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Edric
29-10-2010, 19:49
Il lodo dell’impunità

29 ottobre 2010


http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/10/BerlusconiScudo.jpg


A margine della Conferenza annuale dell’UPI, Unione Province italiane, che si è svolta il 19-20 ottobre 2010 a Catania, il Ministro Alfano ha dichiarato:“…la tutela della serenità dello svolgimento delle funzioni di alcune alte cariche che è un valore riconosciuto anche dalla Corte costituzionale, e in questo senso riteniamo di aver seguito la strada che il Parlamento aveva tracciato, cioè la legge che aveva e ha un valore transitorio, il cosiddetto legittimo impedimento, nelle more della quale si potrà approvare una legge costituzionale che affermi un principio che è presente in tanti altri ordinamenti stranieri”.(Fonte (http://www.guidasicilia.it/il-ministro-alfano-difende-il-suo-lodo-ma/news/41898))

Nulla di nuovo rispetto a quanto siamo abituati a sentire in televisione, sui giornali e nei talk-show ai quali i politici del centro-destra sono invitati, con una ripetività assordante, con l’obiettvo di convincere la maggioranza degli italiani che è cosa buona e giusta, tutelare le più alte cariche dello Stato dalla scure della giustizia, al di la della natura del reato di cui si sia accusati e di quando sia stato eventualmente commesso.

Tutto questo sarebbe ancor più necessario, secondo l’attuale governo, in quanto in Italia non esiste l’istituto dell’immunità parlamentare, eliminato ai tempi di Tangentopoli (http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite).
Attualmente il testo in vigore, è l’articolo 68 della Costituzione, il cui precetto è il seguente:

Art. 68.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Quello precedente, invece, recitava:

Art. 68.
I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Quindi, la prima falsità, che è bene sfatare, è che in Italia non esista l’immunità parlamentare. Semplicemente rispetto all’istituto che era in vigore prima del 1993, il parlamentare – e quindi anche i membri del Governo che siano parlamentari – possono essere sottoposti a procedimento penale nel caso in cui siano accusati di un reato comune (come succede per qualsiasi cittadino) ma, a meno che non siano colti in fragranza, non possono essere arrestati, perquisiti, privati per qualsiasi motivo della libertà senza l’autorizzazione della camera al quale il parlamentare appartiene. Sono sempre e comunque tutelati nella loro libertà di espressione del loro pensiero nell’esercizio delle loro funzioni, nè sono naturalmente tenuti a rendere conto del loro voto, secondo i principi di irresponsabilità e di inviolabilità che sono comuni in tutte le democrazie. Quindi non è affatto vero, come sostiene Berlusconi che i cambiamenti intervenuti nel 1993 all’istituto dell’immunità parlamentare hanno avuto conseguenze disastrose.

Anzi, nel 2003, l’Italia è stata condannata dalla Alta Corte Europea per aver interpretato troppo ampliamente il concetto dell’immunità parlamentare nel procedimento penale Cordova contro Sgarbi (http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/file/casocordova.html), nel quale un cittadino Italiano si era costituito come parte civile. (il caso fu vinto dal Procuratore Agostino Cordova).

Inoltre tra le democrazie occidentali non esiste nessun Paese nel quale vi siano particolari tutele nei confronti delle più alte cariche dello Stato. Dai sostenitori del Lodo Alfano viene spesso citata la specificità francese, l’unica del caso che in qualche modo tutela il Presidente della Repubblica d’oltralpe.

In Francia tutti i ministri, compreso il primo ministro, possono essere indagati senza bisogno di richieste ed in qualsiasi momento. L’ex Presidente della Repubblica Chirac ha potuto godere di un’immunità “ad hoc” riformata durante il proprio mandato, concessagli dal Consiglio costituzionale nel 1999 e riconfermata dalla Cassazione a sezioni unite nel 2000 fino al 2007. La norma, per altro molto discussa e controversa in Francia, è attualmente ancora in vigore ma un voto dei 3/5 del Parlamento a camere riunite può scioglierla. Forse è interessante sapere che, all’epoca un giudice si dimise, perchè disgustato dalla sentenza, che dal suo punto di vista andò contro i precetti enunciati dall’articolo 26 della Costituzione francese (http://en.wikipedia.org/wiki/Constitution_of_France). La Costituzione francese non dice niente sulla responsabilità penale o civile dei ministri su atti commessi fuori della loro funzione, per i quali sono trattati come normali cittadini. L’eventuale condanna di un politico è inoltre causa di ‘illeggibilità perpetua.

Negli USA, il cosidetto paese delle libertà, i membri del Congresso godono dei privilegi parlamentari, ovvero non possono essere perseguiti per nulla fin tanto che si trovano – si dice – sul pavimento della Camera o del Senato. Dal punto di vista penale, essi sono uguali a tutti i cittadini, e fuori dalla Camera o del Senato non possono opporsi all’arresto. Essi però hanno il diritto di essere presenti al Congresso anche se si trovano in stato di detenzione, finchè non termina il loro mandato. Dal carcere possono essere tradotti al Congresso e, terminati i loro lavori, vengono riaccompagnati in carcere. Questo ultimo è un diritto scritto nella Costituzione americana ma, essendo uno dei più controversi nella storia americana, i tribunali lo hanno sempre interpretato in maniera restrittiva.

Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=4713)

fantasma76
29-10-2010, 20:37
nel 2003, l’Italia è stata condannata dalla Alta Corte Europea per aver interpretato troppo ampliamente il concetto dell’immunità parlamentare nel procedimento penale Cordova contro Sgarbi (http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/file/casocordova.html), nel quale un cittadino Italiano si era costituito come parte civile. (il caso fu vinto dal Procuratore Agostino Cordova).
Sta cosa mi era nuova, come mai nessuno lo dice, e si ricordano solo che siamo stati puniti della lentezza della giustizia?