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Amanda
24-10-2010, 19:53
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-1bfaed24-e258-4145-84bf-feb0730ef509.html

24 Ottobre 2010

Marchionne: "Se tagliassimo l'Italia, la Fiat farebbe più utile"
Lo ha detto l'amministratore delegato del Lingotto durante la registrazione della puntata di "Che tempo che fa". Ha aggiunto che in due anni Fiat è stata l'unica azienda a non aver chiesto aiuti allo Stato.

MILANO - "Quest'anno abbiamo annunciato che faremo oltre 2 miliardi di utile operativo e nemmeno un euro è fatto in Italia". Sono le parole pronunciate dall'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, durante la registrazione della puntata di questa sera di "Che tempo che fa" condotta da Fabio Fazio. "Fiat – ha dichiarato l'ad del Lingotto - potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia. Fiat - ha sottolineato - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre". Rispondendo alle domande del conduttore, Marchionne ha ricordato che la proposta attuale di Fiat "è quella di dare la capacità alla rete industriale italiana di poter competere almeno con i Paesi vicini".

NIENTE POLITICA. Marchionne per ora non ne vuole sentire parlare di un suo possibile ingresso in politica. "Ma scherziamo? Io faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori", ha detto, infatti, rispondendo a Fazio.

L'ACCORDO DI MELFI. L'amministratore delegato di Fiat ha difeso l'accordo raggiunto nello stabilimento di Melfi, in Basilicata, che ha portato a una riduzione di dieci minuti delle pause lavorative. "L'accordo di Melfi - ha detto - è già applicato a Mirafiori, non si tratta di nulla di eccezionale e fa parte degli sforzi per ridisegnare i processi di produzione". Marchionne ha sottolineato che la "riduzione dell'orario di pausa è stata pagata finanziariamente" e che la Fiat si trova di fronte a un "problema di competitività del nostro sistema con quello di paesi come Germania, Francia e Inghilterra". A Melfi, ha proseguito Marchionne "abbiamo avuto esempi di anarchia, così non posso gestire la fabbrica, io faccio vetture e non comizi". Marchionne ha detto che il Gruppo Fiat è pronto a portare i salari degli operai "ai livelli dei Paesi che ci circondano". Commentando la recente proposta di accorciare le pause di lavoro nello stabilimento di Melfi, Marchionne ha ricordato che si tratta di un progetto "disegnato per dare all'Italia la capacità di poter competere con i Paesi da cui siamo circondati. In cambio - ha proseguito - sono disposto a portare il salario dei dipendenti ai livelli dei Paesi che ci circondano". La situazione, ha poi precisato, "cambierà se arriveremo ai livelli competitivi degli altri". "Stiamo cercando – ha aggiunto - di creare le condizioni per aumentare questi 1.200 euro e il dialogo con i sindacati e' assolutamente chiaro su questo". Marchionne ha poi ricordato che "colmare il divario con gli altri Paesi" per la Fiat e' "un compito" per il quale pero' serve "la collaborazione di tutti". "Quando tre operai - ha detto, ricordando la vicenda di Pomigliano - fermano la produzione e' anarchia e non democrazia".

COMPETITIVITA'. Il maager della Fiat ha spiegato che l'Italia è al 118esimo posto su 139 Paesi come efficienza del lavoro e 48esimo sull'elenco della competitività industriale". Non si tratta, quindi, di "una buona pagella, il nostro sistema industriale - ha proseguito l'ad Fiat - ha perso competitività anno per anno e non è mai stato capace di tenere il passo". Questa classifica, secondo Marchionne, non può essere ignorata, in quanto "nessun investitore viene dall'estero" per la pagella dell'efficienza del lavoro in Italia. La proposta di Fiat per migliorare il sistema produttivo dell'azienda - ha concluso - è stata pensata per dare a Fiat la capacità di competere con altri Paesi".

IN DUE ANNI "NIENTE AIUTI DI STATO". Marchionne ha poi ricordato che "tra il 2008 e il 2009 la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato" diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. "Non voglio ricevere un grazie - ha spiegato - ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi - ha poi proseguito - sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere".

POMIGLIANO. Marchionne ha poi fatto riferimento alla situazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco dicendo che "Se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo, credo, un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la camorra è molto attiva". "Considerando l'indotto - ha aggiunto - lavorano 20mila persone". Riguardo alle richieste sindacali di conoscere il piano dei nuovi modelli previsti, l'ad di Fiat ha replicato: "di nuovi modelli ne abbiamo quanti se ne vuole, dobbiamo però dare ai nostri stabilimenti la possibilità di produrre ed esportare, gli impianti devono essere competitivi, altrimenti non possono produrre e vendere niente". Marchionne ha poi confrontato l'Italia con la Polonia, dove: "I nostri 6.100 dipendenti producono oggi le stesse auto che si producono in tutti gli stabilimenti italiani".

Amanda
24-10-2010, 19:55
http://www.leggo.it/articolo.php?id=86283


Il gruppo Fiat ha chiuso il terzo trimestre 2010 un utile della gestione ordinaria di 586 milioni, quasi raddoppiato "grazie al contributo positivo di tutti i business" e con un utile netto di 190 milioni di euro.

I ricavi del gruppo Fiat nel terzo trimestre sono pari a 13,5 miliardi di euro, sono aumentati dell'11,9% rispetto allo stesso periodo del 2009, con il business delle Macchine per l'Agricoltura e le Costruzioni che ha registrato l'incremento più significativo (a 3 miliardi di euro, in aumento del 31,9%).

La Fiat ha rivisto al rialzo gli obiettivi per l'anno: utile della gestione ordinaria ad almeno 2 miliardi di euro e indebitamento industriale netto sotto la soglia dei 4 miliardi.

L'indebitamento netto industriale nel terzo trimestre è rimasto sostanzialmente stabile a 4 miliardi di euro (3,7 miliardi di euro alla fine del secondo trimestre 2010), con lo stagionale assorbimento di cassa in buona parte compensato dalla positiva performance operativa. La liquidità è rimasta forte a 12,9 miliardi di euro (13,5 miliardi di euro a fine giugno 2010), dopo il rimborso anticipato di un prestito obbligazionario di Cnh pari a 0,5 miliardi.

Amanda
24-10-2010, 19:58
http://economia.virgilio.it/notizie/economia/fiat_idv_marchionne_sia_coerente_restituendo_soldi_a_italia,26681418.html


Fiat/ Idv. Marchionne sia coerente, restituendo soldi a ItaliaQuanti soldi il sistema bancario riversa sulla Fiat?Inserito 2 ore fa da APCOM
"Le affermazioni di Marchionne, sul fatto che la Fiat andrebbe bene senza l'Italia, sarebbero coerenti se l'amministratore delegato restituisse tutti soldi che l'Italia ha dato all'azienda. E se chiarisse, soprattutto, quanti soldi il nostro sistema bancario ha riversato e tuttora riversa sulla Fiat". Lo afferma in una nota il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. "Marchionne - aggiunge Zipponi - non ha ancora risposto a tre domande fondamentali: come intende recuperare sul mercato italiano ed europeo con nuovi modelli e nuovi processi innovativi? Quali sono le alternative alla chiusura di Termini Imerese? Come pensa di saturare gli impianti italiani che oggi lavorano mediamente al 40% ? Altro che 10 minuti di pausa al giorno! La Fiat sta lavorando unicamente sulla riduzione dei salari italiani e sull'aumento dei carichi di lavoro. Esattamente l'opposto di quello fanno i tedeschi. L'Italia dei Valori, ancora una volta, chiede che la presidenza del Consiglio si occupi al pi presto della questione e che inviti Marchionne ad adottare, per il nostro Paese, lo stesso comportamento che ha in Usa

Amanda
24-10-2010, 20:07
mancanza di competitivita' significa che si vendono poche macchine o che gli operai non ne producono abbastanza?

aria
24-10-2010, 21:32
A mio avviso significa che si continua a produrre auto in un paese come l'italia, dove la gente non puo' comprarsi neanche il cibo
dalla 2 settimana del mese in giu' e non ha assolutamente intenzione di cambiare l'auto, cosi come invece la pubblicita' insegna.

Diciamolo pure: abbiamo una poverta' economica che giustamente intristisce Marchionne, (ma del resto, anche noi siamo un po' tristi...).
Non siamo ne' belli nè biondi ne' felici, come i messaggi pubblicitari vorrebbero dimostrere

Andasse a produrre e a vendere le auto dove vuole: L'importante è che ridia tutte le agevolazioni fiscali ed economiche che la FIAT ha avuto nel corso degli anni dallo stato.
E l'importante è che non licenzi neanche uno degli operai suoi dipendenti: se in Italia serve una riconversione della produzione, la si ottemperino.
Con tutti i soldi che si beccano, dobbiamo essere noi ad insegnare cosa produrre di veramente utile?

aria
24-10-2010, 21:40
http://www.youtube.com/watch?v=Iny2cs1mvYs&feature=related

Amanda
25-10-2010, 08:18
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arjuna
25-10-2010, 10:58
niente di nuovo.

l'avevo già detto; non per vaticinio o per preveggenza, ma per presenza personale alle programmazioni del gruppo auto della fiat nel dicembre 2008.

l'avevo già anche scritto nel 3D su Pomigliano.

in sintesi:

l'headquarters si sposterà a Detroit.
motori e sviluppi produttivi a Pune (TATA India)
carrozzerie e telai a Naberezhnye Chelny (Sollers Russia)
carrozzerie e telai auto industriali a Nanchino (Naveco Cina)
carrozzerie e telai auto e motori tra Curitiba e Belo Horizonte (FSA e Tritec in Brasile)

chiuderanno termini, pomigliano, mirafiori (melfi no, per il momento)

fanno quello che vogliono per il guadagno, fiat si sposta dove costa meno non dove si produce di più (che è una questione tecnica di linee non di operai) ,
ogni altro commento è superfluo.

:mad:

Bondourant
25-10-2010, 11:39
Marchionne ieri sera faceva il filosofo del profitto,
questo paese in 10 anni si è fottuto non solo la FIAT ma anche
la credibilità.
chi verrebbe qui a fare impresa? un pazzo, e non tanto
per il costo del lavoro, che potrebbe anche essere compatibile con il manufatto,
ma soprattutto per la totale mancanza dello stato.

questo è un paese perfetto per maneggioni truffatori faccendieri evasori
l'impresa è un' altra cosa.

infatti M. non ha certo accusato gli operai

Amanda
25-10-2010, 12:28
http://img824.imageshack.us/img824/1407/vignetta.jpg

Roderigo
25-10-2010, 15:03
http://img697.imageshack.us/img697/7044/finimarchionne.jpg (http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_25/fini-marchionne_289ee0fe-e01f-11df-a41e-00144f02aabc.shtml)


Fiat, domande senza risposta

Sergio Marchionne ha speso sull'Italia parole di verità che sono diventate parole di troppo a causa di alcuni, rumorosi silenzi. Parole che non vorremmo leggere come il prologo di un addio. Senza l'Italia la Fiat andrebbe meglio, sostiene il suo amministratore delegato.

Certo, negli anni in cui concentra la produzione nelle fabbriche polacche e brasiliane (nuove o rifatte, snelle e con bassi salari), e domani quando esalterà la Chrysler sussidiata dalla Casa Bianca, i costi fissi della vecchia, pletorica intelaiatura domestica ammazzano il conto economico. Ma se si limita a citare la triste posizione dell'Italia nelle classifiche sulla competitività industriale, salvo non spiegarci come mai con le sue medie e piccole imprese sia la seconda potenza esportatrice d'Europa, Marchionne finirà con il dare fiato a chi lo sospetta di manovrare perdite e profitti Paese per Paese, allo scopo di contrattare al meglio aiuti pubblici e sconti sindacali. Ieri, oggi e domani. L'Italia è quello che è. Lo scriviamo in tanti da sempre. Marchionne aggiunge la sua testimonianza d'eccezione. Bene. Ma quest'Italia e anche questa Fiat, così spesso malgestite dall'alto, sono anche quel Paese e quell'azienda che hanno inventato il common rail, il multijet e il multiair.

Tutti parlano e non si capisce dove vada il Paese, lamenta Marchionne. Una frustata al radicalismo sindacale e al governo, che a parole sostiene l'azienda, ma poi non fa politica industriale. E tuttavia il capo della Fiat esercita anche lui un potere del quale dovrebbe rendere conto non solo agli analisti finanziari. Le domande s'affollano. Che cosa ha inventato di grande in quest'ultimo lustro la Fiat? Come lavora l'ufficio progetti? Quanto incidono i 10 minuti di pausa in meno o il sabato lavorativo in più sui margini di contribuzione dei diversi modelli? Come intende cambiare stabilimento per stabilimento, e con quale spesa, l'obsoleta struttura produttiva italiana? I mitici 20 miliardi in 5 anni vanno bene per introdurre, ma poi bisogna spiegarsi. Anche perché la Fiat non sta investendo al ritmo promesso. I molti, che hanno visto in Marchionne l'eroe della rinascita italiana, vorrebbero capirne di più. Il capo della Fiat dovrebbe rispondere in particolare ai sindacati moderati che gli hanno firmato una cambiale in bianco rischiando la propria reputazione. Promettere di avvicinare i salari Fiat a quelli francesi o tedeschi pare troppo bello per essere vero. Citare le percentuali del tesseramento per delegittimare il sindacato non è un pò superficiale? La Francia, assai meno sindacalizzata dell'Italia, sta mettendo in croce Sarkozy.

Se avesse preso la Opel, la Fiat avrebbe accettato il regime della codecisione con i sindacati tedeschi, che hanno meno iscritti degli italiani. Perché dunque non istituzionalizzare la collaborazione sfidando Fim, Fiom e Uilm, ma anche le altre grandi imprese private e pubbliche, sul terreno ambizioso della codecisione? Nel Novecento, la Fiat modernizzò l'Italia imitando la Ford.

Ma da vent'anni l'America non ha più nulla da insegnare nell'auto. In Europa, per l'auto, e non solo, il modello è la Germania, terra di doveri e di diritti, dove il governo taglia la spesa pubblica, impone sacrifici, ma fa politica industriale, finanzia la ricerca e conserva, nonostante le lamentele della Confindustria tedesca, il ruolo centrale e stabilizzatore del sindacato; e poi, quando torna il bello, ripaga.


Massimo Mucchetti
25 ottobre 2010

www.corriere.it (http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_25/marchionne-mucchetti_764d078e-dff9-11df-a41e-00144f02aabc.shtml)

Roderigo
25-10-2010, 15:26
Airaudo (Fiom), per competere lavoratori da soli non bastano

Torino, 25 ott. - (Adnkronos) - Un intervento ''non condivisibile'', ma ''chiaro''. Cosi' il segretario piemontese della Fiom, Giorgio Airaudo, commenta con l'Adnkronos l'intervento dell'ad di Fiat, Sergio Marchionne, ieri sera alla trasmissione di Fabio Fazio 'Che tempo che fa'. ''Le parole di Marchionne - spiega il leader della Fiom piemontese - non sono condivisibili perche' la Fiat non puo' rinunciare al peso e alla responsabilita' che ha avuto nella storia del Paese solo perche' e' in atto una crisi globale o perche' c'e' un manager che lo dice, ne' puo' pensare che la competitivita' del sistema Italia e la produttivita' dipendano solo dai lavoratori che accettando turni di lavoro diversi e rinunciando a qualche pausa possono cambiare le sorti del paese''.
''A me pare, piuttosto, che ad avere la peggio dall'intervista dell'ad della Fiat siano stati piuttosto il governo e la classe politica del Paese, finora assenti sulle questioni che hanno riguardato il Gruppo torinese con il quale e' tempo, invece, che si apra un tavolo di confronto serio su nuovi prodotti e investimenti'', prosegue il dirigente della Fiom.
''Per quanto riguarda il sindacato - conclude l'esponente sindacale -mi pare evidente che Marchionne approffitti delle divisioni che in qualche modo ha contribuito a creare. E' quindi necessario che tutti i sindacati riflettano sulla necessita' di avviare una contrattazione di fronte a un mercato globale che non puo', pero', vedere i lavoratori messi a disposizione delle imprese per essere cannibalizzati''.

Roderigo
25-10-2010, 15:51
Le scorciatoie del Lingotto

di Luciano Gallino

Se si mettono insieme diagnosi e proposte formulate in tv dall´ad Sergio Marchionne si è forzati a concludere che il grosso della produzione di Fiat auto è ormai destinato a svilupparsi all´estero. Non si vede infatti come sia possibile raccordare le prime con le seconde.

Dal lato delle diagnosi, l´ad forse esagera quando afferma che l´Italia è al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro, ma ha ragione nel dire che negli ultimi 10 anni l´Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri paesi - aggiungendo subito che non è colpa dei lavoratori. Il problema è che da parte sua neanche la Fiat ha saputo reggere il passo con gli altri costruttori europei. Una parte delle difficoltà del gruppo proviene certo dalla situazione del paese. Però di suo, nel decennio, Fiat ci ha messo sia la difficoltà a produrre e vendere su larga scala modelli di fascia medio-alta, quelli su cui si guadagna sul serio (anche quando ne aveva di eccellenti, come accadde con l´Alfa 156), sia una organizzazione complessiva della produzione, e con essa della filiera della fornitura, che ha ridotto a livelli troppo bassi l´utilizzazione degli impianti nazionali. Si parla del 30-40 per cento, mentre gli stabilimenti francesi e tedeschi fan segnare tassi di utilizzazione all´incirca doppi.

Se questi sono i problemi cruciali di Fiat Auto, è arduo capire come il famoso piano Fabbrica Italia riesca a risolverli. Forse riducendo le pause da due di 20 minuti a tre di 10 minuti, come a Pomigliano e a Melfi? Oppure introducendo la nuova metrica del lavoro contenuta nel documento di aprile (19 pagine su 36!) che sotto l´etichetta dell´ergonomia intensifica in ogni minuto secondo la prestazione fisica e mentale dell´operaio? Allo scopo di far salire l´utilizzazione degli impianti la soluzione starebbe semmai nella concentrazione della produzione in due o tre stabilimenti, e nel completo ridisegno della filiera della componentistica, in modo da ridurre drasticamente i chilometri che ogni pezzo percorre prima di arrivare dove viene montato. Può anche darsi che la soluzione che Fiat ha in mente sia appunto questa. Ma se tale fosse il disegno, sarebbe preferibile dirlo, piuttosto che girare attorno alla questione insistendo sull´anarchia degli stabilimenti italiani che impedisce di produrre, per addetto, quanto in Polonia o in Argentina.

L´ad Marchionne ha anche detto - così riportano le cronache - che se le anomalie della gestione degli stabilimenti italiani cessassero, sarebbe disposto a portare il salario dei dipendenti a livello dei nostri paesi vicini. Questi sono la Francia, la Svizzera e l´Austria. Poco più in là c´è la Germania. Ora, nel 2008, il salario annuo lordo dei dipendenti dell´industria e dei servizi, esclusa pubblica amministrazione, istruzione, sistema sanitario e simili, era - a parità di potere d´acquisto - di circa 23.000 euro in Italia, 30.000 in Francia, 35-36.000 in Svizzera e Austria, 42.000 in Germania. Portare i nostri salari a livello dei vicini significherebbe dunque aumentarli tra il 30 e l´80 per cento.

Roba da correre subito, se uno ci crede, a sottoscrivere il piano Fabbrica Italia. Se non fosse che quel piano dovrebbe prima spiegare come si raddoppia o magari si triplica l´utilizzazione degli stabilimenti Fiat in Italia; come si articola la produzione di quei due terzi di auto che sono fabbricati al di fuori di essi; e come si pensa di affrontare nei prossimi anni un mercato europeo dove i costruttori francesi e tedeschi propongono al momento 20-22 modelli di auto ciascuno, grosso modo il doppio di Fiat, ed i consumatori probabilmente non aspettano il 2014 se hanno intenzione e mezzi per cambiare la macchina. In mancanza di questo corredo esplicativo, lo scenario cui dobbiamo guardare con rammarico e preoccupazione è una Fiat, unico tra i grandi costruttori europei, che in sostanza si accinge a fare del suo paese uno dei tanti in cui de-localizza secondo convenienza le sue produzioni.


Repubblica 25 ottobre 2010

gladiatore78rm
25-10-2010, 15:58
la questione è davvero molto complicata e cruciale. da un lato c'è un fatto, non posso produrre auto dello stesso livello a prezzo triplo rispetto a altri paesi, perchè esco dal mercato. d'altronde per produrre in italia auto economiche (perchè nessuno compra un'utilitaria a 30 mila euro) devo competere con paesi in cui il prezzo del lavoro è un decimo e non esistono sindacati. qual'è la soluzione??

Bondourant
25-10-2010, 17:07
''A me pare, piuttosto, che ad avere la peggio dall'intervista dell'ad della Fiat siano stati piuttosto il governo e la classe politica del Paese, finora assenti sulle questioni che hanno riguardato il Gruppo torinese con il quale e' tempo, invece, che si apra un tavolo di confronto serio su nuovi prodotti e investimenti'', prosegue il dirigente della Fiom.


esattamente quello che ho scritto prima. M non ha minimamente menzionato o criticato il lavoro
anzi ha detto che sarebbe più che "felice" di portare gli stipendi a livello tedesco pe es
era lampante la sua presa di posizione nei confronti di questa classe politica che si chiama silvio berlusconi.

punto.

Bondourant
25-10-2010, 17:13
la questione è davvero molto complicata e cruciale. da un lato c'è un fatto, non posso produrre auto dello stesso livello a prezzo triplo rispetto a altri paesi, perchè esco dal mercato. d'altronde per produrre in italia auto economiche (perchè nessuno compra un'utilitaria a 30 mila euro) devo competere con paesi in cui il prezzo del lavoro è un decimo e non esistono sindacati. qual'è la soluzione??

non c'è soluzione al declino italiano.
- 60 miliardi dalla corruzione 130 miliardi di evasione -
il default è alle porte. (in meno di 5 anni) questo paese del nonmenefregauncazzo è fottuto
sono felice di non avere vent'anni qui non c'è futuro

fantasma76
25-10-2010, 17:26
Secondo me è perchè negli altri paesi c'è troppa gente, se li facciamo venire tutti in Italia poi li Marchionne non trova nessuno che produca

Amanda
25-10-2010, 17:27
http://pressblog.secondoprotocollo.org/index.php?mod=read&id=1288022161
Quando la FIAT era degli Agnelli

Tutto si può dire del defunto Avvocato Agnelli meno che non avesse stile. La sua eleganza, mai volgare, mai tracotante, era indiscussa e indiscutibile. Anche nelle parole e negli atti “politici”, il vecchio Avv. Agnelli aveva stile. Otteneva ciò che voleva, quando voleva e come voleva senza mai alzare la voce o minacciare ritorsioni. Magari faceva capire, sott’intendeva, ma mai si dimostrava arrogante.


Oggi non c’è più l’Avv. Agnelli e si vede. Le dichiarazione rilasciate ieri da Marchionne alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, sono di una arroganza tale da mettere d’accordo, fatto più unico che raro, maggioranza e opposizione. Si dirà che Marchionne fa il suo lavoro che è quello del manager e quindi, conti alla mano, se dice che la FIAT dei due miliardi di euro guadagnati nei primi otto mesi del 2010 non ha preso un centesimo dall’Italia, ha le sue ragioni (o ha i suoi conti). Quello che Marchionne però si guarda bene dal dire è che, come in tutte le imprese industriali, non può esserci guadagno senza investimento. Quanto ha investito la FIAT in Italia negli ultimi anni? ZERO. Le catene di montaggio sono ferme a tecnologie di 10 anni fa, mentre in Polonia e in Brasile sono modernissime. Alla Crysler la FIAT ha investito centinaia di milioni di dollari (dei contribuenti americani) per modernizzare la catena di montaggio.

Allora cosa vuole Marchionne? Le solite cose che voleva l’Avvocato Agnelli, cioè che i contribuenti italiani paghino la modernizzazione delle fabbriche italiane della FIAT. Solo che il manager italo-canadese non ha la classe dell’Avvocato nel chiedere (e ottenere) le cose. E’ talmente pieno di se, così tracotante da riuscire ad apparire inviso in maniera assolutamente trasversale, si potrebbe dire “bipartisan”.

E no, Marchionne non è l’Avvocato Agnelli, non ha quella classe indiscussa nel ripulire le casse dello Stato (e quindi degli italiani). Lui ha adottato la tattica della rapina a mano armata dove l’arma sono le migliaia di operai della FIAT che rischiano di andare a casa. Anche quando c’era l’Avvocato l’arma era sempre la stessa, ma almeno rimaneva quel briciolo di italica dignità (e persino riconoscenza verso gli italiani) che oggi è scomparsa. L’arma l’Avvocato Agnelli non la brandiva, la teneva in tasca e magari era solo un dito che sembrava una canna della pistola.

Pubblicato Lunedi 25 Ottobre 2010

Annibale
25-10-2010, 17:35
la questione è davvero molto complicata e cruciale. da un lato c'è un fatto, non posso produrre auto dello stesso livello a prezzo triplo rispetto a altri paesi, perchè esco dal mercato. d'altronde per produrre in italia auto economiche (perchè nessuno compra un'utilitaria a 30 mila euro) devo competere con paesi in cui il prezzo del lavoro è un decimo e non esistono sindacati. qual'è la soluzione??
I fattori che rendono conveniente o non conveniente investire in un paese sono tanti, non solo i salari e i diritti dei lavoratori. Vanno citati l'efficienza della pubblica amministrazione, la sicurezza, il costo dell'energia, la formazione della manodopera, la disponibilità di vie di comunicazione, il peso delle imposte e dei contributi, e magari altri che non mi vengono in mente. Per questo in Germania i salari sono molto più alti che in Italia e ciononostante la Germania attira molti più investimenti dell'Italia.
Spetterebbe alla politica dare le risposte su questi punti, invece di dividersi in chi idolatra Marchionne e chi lo demonizza.

Amanda
25-10-2010, 17:59
ma e' vero che il 40% della produzione delle macchine Fiat si vendono in Italia?

Amanda
25-10-2010, 18:23
I fattori che rendono conveniente o non conveniente investire in un paese sono tanti, non solo i salari e i diritti dei lavoratori. Vanno citati l'efficienza della pubblica amministrazione, la sicurezza, il costo dell'energia, la formazione della manodopera, la disponibilità di vie di comunicazione, il peso delle imposte e dei contributi, e magari altri che non mi vengono in mente. Per questo in Germania i salari sono molto più alti che in Italia e ciononostante la Germania attira molti più investimenti dell'Italia.
Spetterebbe alla politica dare le risposte su questi punti, invece di dividersi in chi idolatra Marchionne e chi lo demonizza.

http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/202-la-guerra-di-sergio


: soltanto un mese fa, la Confindustria tedesca ha concluso un accordo collettivo con i sindacati in base al quale sarà vietato licenziare qualsiasi operaio senza l’esplicito assenso delle loro organizzazioni rappresentative. Nello stesso tempo, Mercedes, Audi, Volkswagen continuano a macinare vendite e profitti in tutto il mondo, con i loro modelli aggiornati, precisi, di tendenza; prodotti che il top management del Lingotto non ha mai saputo nemmeno immaginare e, certo, non per colpa dei Campionati mondiali di calcio.

aria
25-10-2010, 21:51
Basta con la produzione di cose inutili e inquinanti!
Con due miliardi di utili, la FIAT viene a piangere miseria proprio qui?

Le discariche che stanno sovrastando i napoletani, sono solo la pallida iconografia
di quello che la FIAT vorrebbe fosse questo Paese: un Paese pieno di auto che nessuno riuscirebbe piu' a mantenere (tra costi assicurativi e di benzina), in una societa' che non puo' permettersi neanche il bollito a Natale! E piange miseria per due miliardi di utili!

Mi permetto di pensare che qui c'è un sacco di gente da prendere a calci: a cominciare dai Ministri dell'economia e dello sviluppo industriale e prima ancora al capo di quel governo, (tutto preso a cancellare le zampe di gallina ai lati degli occhi e a ripiantar capelli su una testa del tutto inutile).
Per Passare ai sindacati e ai "luminari" che scrivono bestiate sui giornali economici.

Merchionne fa' il suo mestiere: peccato che il suo stipendio glielo pago io, che non posso fare la tac perche' non ci ho i soldi necessari.

Amanda
26-10-2010, 04:51
http://alterpensiero.altervista.org/attualita/3184/perche-marchionne-offende-il-sistema-italia/

1.Il 40/45% delle auto prodotte dalla FIAT sono vendute in Italia.
2.Il costo degli operai incide solo per l’8% sul costo finale delle auto prodotte.
3.Solo qualche mese fa è stato inaugurato il Piano Strategico 2010-2014, noto come Fabbrica Italia, in cui l’azienda ha previsto grossi investimenti in Italia e l’intenzione di affermare le radici tutte italiane del marchio. Ecco cosa diceva la nota firmata da Elkann e Marchionne: “Fabbrica Italia è il più straordinario piano industriale che il nostro Paese abbia mai avuto”.
A questo punto è lecito porsi una domanda:

Cosa vuole ottenere Marchionne sputando sull’Italia?

Non credo sia interessato a guadagnarsi l’antipatia degli italiani e relativa perdita di clienti, e non mi pare che il costo degli operai incida in maniera significativa sul costo di produzione o che non ci sia disponibilità al dialogo da parte dei sindacati.

Poi, che fine ha fatto il progetto Fabbrica Italia che impegna gli investimenti della FIAT per i prossimi 4 anni in Italia e che dovrebbe rimarcare l’orgoglio tutto nazionale dell’azienda?


http://img824.imageshack.us/img824/1952/amici42.jpg

Roderigo
27-10-2010, 00:44
INTERVISTA A LANDINI

Le bugie e i silenzi di Marchionne

di Loris Campetti

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs125.ash2/39588_1649659531820_1546928244_1578386_6198617_n.jpgSe Marchionne è un metalmeccanico tu cosa sei, un finanziere? Un rentier? Ride Maurizio Landini, travolto in un vortice di riunioni sindacali, trattative, assemblee, talk show: «È vero, è un metalmeccanico. Anzi è 435 metalmeccanici, visto che guadagna 435 volte più di ciascuno di loro». Landini riesce a trasmettere messaggi positivi e credibili perché, per dirla con Gramsci, è «in connessione sentimentale con il suo popolo». Ma il suo dna lo mette in sicurezza: il segretario generale della Fiom è innanzi tutto un operaio. Marchionne è andato in tv e ha detto a Fabio Fazio che lui è un metalmeccanico e l'idea di «scendere in politica» non gli passa per l'anticamera del cervello. E a Landini, così corteggiato dalla sinistra? Altra risata: «La mia esperienza è di sindacalista, altro non mi interessa. Sulla politica posso solo esprimere la speranza che i partiti ricomincino a occuparsi di lavoro, sempre che vogliano rappresentare chi lavora. Sta in questa lacuna che dura da troppo tempo la prima ragione della crisi della sinistra». Il segretario risponde punto per punto alle considerazioni di Marchionne: «Il suo non era un messaggio forte. È segno di debolezza dire bugie sulle condizioni di lavoro, sugli accordi e tacere sui contenuti, sul piano industriale, sugli investimenti che non partono e i nuovi modelli che slittano al 2012».

Landini, come valuti l'intervista di Marchionne a «Che tempo che fa»?
Marchionne ha detto cose inesatte sulle condizioni di lavoro, sugli accordi, sull'assentesismo e sulla produttività. Non è vero che a Mirafiori esista un accordo che riduce la pause da 40 a 30 minuti: le pause sono tre, rispettivamente da 15, 15 e 10 minuti per un totale di 40 minuti. Non è vero che dall'Italia non viene un euro - o un dollaro, se preferisce - di utili perché Ferrari fa utili, così come Iveco, Cnh, Sevel. Dal grosso dell'auto non vengono utili e neanche fatturato, perché a farla da padrona è la cassa integrazione. Non è vero che l'assenteismo è alto a Pomigliano, in pochi anni è sceso al 3,7%. Come fa a dire che Melfi non è produttiva, se fino a pochi mesi fa la si presentava al mondo e agli Usa come fiore all'occhiello della Fiat? Poi c'è quel che Marchionne non ha detto: nulla sui nuovi modelli, nulla sui tempi, nulla sui progetti e sugli investimenti.

Tu la butti in politica, mentre Marchionne ha detto che la Fiom in Fiat non conta niente, non più del 12%.Degli iscritti, non dei sindacalizzati. Se fossimo ininfluenti, che problema ci sarebbe?
Marchionne potrebbe andare avanti tranquillo. Ma non è così: tra i lavoratori, a Pomigliano come in tutti gli altri stabilimenti, c'è una grande preoccupazione, un dissenso forte contro un modello produttivo basato sullo scambio tra lavoro - solo ipotetico - e diritti certi. Nessun investimento è partito, neanche un euro è stato speso in Italia e i nuovi prodotti sono in grave ritardo. La Fiat sta perdendo vendite più degli altri, riduce la sua quota in Italia e in Europa. Gli altri produttori investono su ricerca e nuovi modelli, ciò significa che quando anche ripartisse la domanda la Fiat si troverebbe ancora in difficoltà. Altro che triplicare la produzione in Italia. Se aspetti tempi migliori per investire sei bell'e finito. E la cosa di cui Marchionne si vanta, che non ci sia alcun intervento pubblico sull'auto, e penso soprattutto alla ricerca su prodotti socialmente ed ecologicamente compatibili, non è un pregio ma un problema. Tutti gli altri stati stanno investendo, Obama docet.

Cosa vuole la Fiat: abbandonare l'Italia, perché sotto sotto Marchionne si aspettava un rifiuto da parte di tutti i sindacati del piano impresentabile di Pomigliano? Oppure vuole solo la firma, la complicità, della Fiom?
Marchionne sa che senza consenso di tutti i sindacati e della maggioranza dei lavoratori non si governa. A Pomigliano ha tentato di imporre un sistema senza vincoli per competere al ribasso. Ora le cose non funzionano e sa che il problema principale non è la Fiom, ma la sua stessa politica. Marchionne è molto preso negli Usa con la Chrysle e fa lo spin-off separando l'auto dal resto della Fiat, dalla parte cioè che ha sostenuto i suoi bilanci. Temo un depotenziamento dell'auto in Italia con l'obiettivo di trasformare la Fiat-Chrysler in Chrysler-Fiat. Perciò dà per fatta la chiusura di Termini Imerese e magari a seguire quella di altri stabilimenti italiani. Per noi la partita Termini è completamente aperta.

Ma insomma, la volete riaprire o no una trattativa con la Fiat?
Fosse dipeso da noi non l'avremmo mai chiusa. Vogliamo trattare, discutere le scelte di politica industriale, i modelli, gli stabilimenti, l'occupazione. Anche l'organizzazione del lavoro, ma non a prescindere. Non sotto ricatto «o stai alle mie regole o chiudo tutto e chi s'è visto s'è visto». Se faranno la Newco costringendo i lavoratori a firmare le sue clausole incostituzionali prima della riassunzione, saranno responsabili di una clamorosa violazione delle regole democratiche.

Fim e Uilm sono in imbarazzo di fronte all'emnnesimo schiaffo di Marchionne a cui hanno firmato una cambiale in bianco. Cosa diresti loro?
Avete abbandonato una posizione unitaria invece di andare avanti insieme per raggiungere un accordo migliore, rispettoso dei lavoratori e delle leggi. Ora valutate quel che accade: Marchionne scarica anche su di voi responsabilità che sono sue. Ripartiamo dai lavoratori, restituiamo la parola e le decisioni agli interessati, facciamoci dare un mandato a trattare con la Fiat. La strada degli accordi separati e delle deroghe ai contratti non porta da nessuna parte. Né fa bene alla Fiat.

La Fiat sta perdendo tutte le cause.
In pochi giorni si è presa due condanne per antisindacalità, a Melfi e Torino. È una buona notizia che l'impiegato licenziato a Mirafiori abbia ripreso il suo lavoro. Ma a Melfi i tre licenziati sono fuori. Se Marchionne cerca il confronto dovrebbe far prevalere il buonsenso sulla prepotenza.

Il 16 c'è stata una grandissima manifestazione promossa dalla Fiom con al centro i diritti che ha coagulato il consenso e la partecipazione di ampi strati di popolazione. È stata una meta o l'avvio di un cammino comune?
Il 16 c'è stata una grande novità, anzi due. Il lavoro ha riconquistato una giusta visibilità e ha avuto la capacità di unire studenti, precari, movimenti, soggetti sociali sofferenti, migranti su un'idea diversa di società. Da piazza San Giovanni si sono alzate molte domande a cui dobbiamo rispondere. Come Fiom lo faremo in fabbrica, difendendo l'occupazione, la condizione e i diritti dei lavoratori. Più in generale penso che la Cgil debba assumere la domanda di cambiamento e costruire un percorso che, attraverso la manifestazione del 25 novembre, arrivi alla proclamazione dello sciopero generale. Rimandando al mittente l'idea della Confindustria che in nome della produttività vorrebbe cancellare tutto, contrattazione e diritti. È una ricetta sbagliata, nessun confronto può ripartire senza riconosce pari dignità al lavoro e alle imprese.

La Cgil ha colto questo messaggio, della piazza e della Fiom?
Emerge la volontà di riflettere, ma serve più coraggio: lo sciopero generale va deciso ora e deve effettuarsi in tempi utili a produrre risultati.

Che vuol dire in tempi utili?
Vuol dire entro l'anno. La seconda cosa che mi aspetto dalla Cgil è che faccia propria fino in fondo la battaglia per la democrazia nei luoghi di lavoro: ogni piattaforma e ogni accordo, per avere valore devono essere discussi e votati dai lavoratori.

Guido Viale ha scritto sul manifesto una lettera aperta alla Fiom per proporre un'alternativa all'auto e al modello di basato sulla mobilità individuale a quattro ruote. Cosa rispondi?
Viale affronta un tema importante che richiede cautela. Sono convinto anch'io che la pura estensione del modello attuale, ammesso che sia praticabile, provocherebbe un disastro di proporzioni globali. Il prodotto su cui incentrare ricerche e battaglie non può più essere semplicenente l'auto ma la mobilità. Ciò premesso, sai quante persone lavorano alla costruzione di automobili nel mondo? 12 milioni. Allora parliamo di quali vetture costruire, di quali propulsori, di elettricità, dunque di ricerca e innovazione. Insieme alla costruzione di un nuovo modello di mobilità dobbiamo creare alternative occupazionali certe per chi oggi assembla carrozzerie e motori. Solo da una discussione concreta può partire la costruzione di un nuovo modello di sviluppo.


il manifesto 26 ottobre 2010
http://www.ilmanifesto.it/

Roderigo
27-10-2010, 00:47
http://img525.imageshack.us/img525/4091/schermatair.png (http://www.libera.tv/videos/701/cremaschi-(fiom)-risponde-a-marchionne-(fiat).html)

Amanda
29-10-2010, 14:03
http://larticolouno.blogspot.com/2010/10/fonte-foto-come-sempre-piu-spesso.html

mercoledì 27 ottobre 2010
I profitti agli azionisti e gli obblighi alla collettività



Come sempre più spesso accade, il governo di un altro paese offre spunto di riflessione.
Parlo della solita Francia che chiede ufficialmente a due colossi dell'auto, Renault e PSA (Peugeot/Citroen) di non intrattenere più alcun rapporto commerciale con una multinazionale statunitense, la MOLEX.

Il colosso americano, specializzato in componentistica per auto è colpevole di aver chiuso una fabbrica su suolo francese licenziando come ovvia conseguenza tutti i dipendenti. Ha recentemente annunciato di non voler più finanziare il "piano sociale" per la ricollocazione dei lavoratori congedati e nel contempo ha aumentato di quasi il 15% i dividendi degli azionisti. A spanne è quanto ha fatto anche Telecom Italia qui da noi o sbaglio?

Il ministro dell'economia dello stato d'oltralpe è stato perentorio e dichiara che utilizzerà ogni mezzo che la giustizia del suo paese mette a disposizione per sanare un comportamento
"..... di disprezzo più totale, sia per i lavoratori di Molex sia per il governo e la giustizia della Francia".

Un esempio di quello che a mio avviso dovrebbe fare un governo che si trova alle prese con un'azienda disposta a venir meno agli obblighi sociali in nome del profitto, quando, per anni ha approfittato di contributi e agevolazioni statali, proprio come per decenni succede con la nostra FIAT che ora nella persona del suo AD sputa nel piatto dove ha mangiato. Non calza perfettamente a pennello certo, qui parliamo di una società straniera che ha investito all'estero e ora si tira indietro ma proprio perchè non si trova su suolo americano non può certo pensare di operare ignorando le leggi delo stato che finora l'ha ospitata. La MOLEX non avrà mica la presunzione di godere di qualche sorta di immunità diplomatica.

Roderigo
29-10-2010, 14:34
Ecco tutta la verità su quanto guadagna la Fiat in Italia.
Ferrari e i veicoli commerciali, per esempio...

di Andrea Malan

«Quest'anno prevediamo di fare oltre 2 miliardi di utile operativo. Guardate che nemmeno un euro è fatto in Italia. Se dovessi togliere la parte italiana, la Fiat farebbe meglio». Così Sergio Marchionne domenica sera, in televisione da Fabio Fazio. Nel rilanciare il progetto Fabbrica Italia, che avrebbe l'obiettivo di portare la produzione nel nostro Paese da 650mila veicoli a 1,4 milioni, l'amministratore delegato della Fiat lancia nuovamente un sasso nello stagno sulla scarsa competitività della produzione nel nostro paese.

Lasciando per un attimo da parte la polemica sulla produttività del lavoro, quanto guadagna davvero la Fiat in Italia? Un conto economico per Paese non c'è e sarebbe impossibile calcolarlo: la produzione e la vendita in tutta Europa sono troppo interdipendenti. I conti per le singole attività (marchi del settore auto, veicoli commerciali) sono calcolati dall'azienda - almeno fino al risultato operativo - ma non pubblicati; dei concorrenti, solo Volkswagen lo fa.

In Italia ci sono attività che guadagnano, e anche bene. Come la Ferrari, che peraltro non è compresa nel perimetro di Fiat Auto. O come i veicoli commerciali leggeri (Doblò, Ducato, eccetera) prodotti in Italia, Francia e Turchia, in stabilimenti parzialmente in joint venture con il gruppo Peugeot; anch'essi possono essere scorporati, almeno a livello di stima, e anch'essi guadagnano - qualche centinaio di milioni.

E il resto? Un calcolo preciso è in realtà impossibile. Qualche analista finanziario ha provato a scomporre i risultati di Fiat Auto, e ha fatto delle stime per i singoli marchi, e per le attività brasiliane. La Fiat do Brasil è in effetti un'entità a sé stante, con un efficientissimo stabilimento e con componenti prodotti quasi interamente in loco, e guadagna moltissimo: per quest'anno c'è chi stima fino a 1 miliardo di euro. Le stime degli analisti vengono fatte valutando i prezzi di vendita (la cosa più facile), stimando i costi diretti della produzione nei vari stabilimenti e aggiungendo la quota dei costi fissi di ogni prodotto (lo sviluppo e l'ingegnerizzazione), la ricerca, le spese di vendita e così via. Il grosso delle spese generali, amministrative, della ricerca, è sostenuto nel nostro paese - ma tali spese devono essere ripartite sui veicoli venduti in tutto il mondo.

Secondo un osservatore industriale, in realtà Fiat sulle auto vendute in Italia guadagna o quanto meno non perde : essendo leader di mercato vende infatti a prezzi migliori che all'estero, e vende in volumi molto più elevati che in Francia o in Germania. Ciò che è in davvero perdita è l'attività di produzione di auto in Italia per l'esportazione. Che dipende da vari fattori: pesa certamente la bassa produttività degli impianti italiani, che Marchionne ha più volte sottolineato, ma anche la posizione molto debole di Fiat in quasi tutti i maggiori mercati europei al di fuori dall'Italia. I cinque stabilimenti che producono auto nel nostro Paese (di cui Termini Imerese destinato alla chiusura tra poco più di un anno) hanno sfornato nel 2009 circa 650mila auto (di cui circa metà Punto) - troppo poche per produrre economicamente, soprattutto ai prezzi cui la casa torinese è costretta a vendere le auto fuori dall'Italia.

Anche la tipologia della gamma di prodotto penalizza la produzione in Italia: mentre i costruttori tedeschi sono specializzati nelle auto di lusso e di prezzo elevato , a più alto valore aggiunto, Fiat si è specializzata (come e più dei concorrenti francesi) nelle vetture piccole sulle quali si guadagna di meno e alcune delle quali - Panda e 500 - sono fabbricate in Polonia; auto come la Bravo, la Croma o l'Alfa 159 sono state insuccessi commerciali (rispetto agli obiettivi resi noti dalla stessa Fiat) e anche economici.

25 ottobre 2010
www.ilsole24ore.com (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-10-25/ecco-tutta-verita-quanto-081414.shtml?uuid=AYLScudC)

Roderigo
29-10-2010, 14:37
Le bugie di Marchionne,
Fabio Fazio e Raffaella Carrà

di Giorgio Cremaschi

Nell’intervista televisiva con Fabio Fazio l’amministratore delegato della Fiat ha fornito due dati. L’Italia, ha detto Marchionne, è al 118° posto su 139 paesi per efficienza del lavoro e al 48° per competitività. Fazio non ha chiesto nulla su questi dati come su tutto il resto, così un grande manager ha potuto vendere tranquillamente nella tv pubblica numeri che gli servivano per dimostrare che i lavoratori sono sfaticati e che le aziende fanno tutto il loro dovere.

Infatti, se l’Italia è al 118° posto, immagino dietro a paesi arretratissimi, per efficienza del lavoro e al 48° per competitività, vuol dire che i poveri imprenditori con la loro fatica recuperano i disastri di quei fannulloni che mantengono come dipendenti.

Questi dati hanno girato tranquillamente sulla grande stampa. Eppure sono di parte e usati in maniera falsa.
Questa classifica è quella del Word economic forum, cioè l’associazione di padroni, banchieri e manager che si riunisce ogni anno a Davos in Svizzera. E per contestare i dati e le scelte di questo meeting è nato il Social forum.

Sarebbe come se noi fossimo andati in televisione a dare i dati della Fiom senza dire che sono i dati della Fiom.
In ogni caso, però, non solo Marchionne non ha detto la fonte, e neppure gli è stato chiesto, ma ha usato in maniera assolutamente distorta e falsata quei dati.

Infatti, come si può vedere da una semplice ricerca su internet, il Word economic forum stabilisce una classifica della competitività dei paesi sulla base dei giudizi dei manager. Vengono calibrati i giudizi su diversi fattori e il 48° posto dell’Italia è frutto dell’equilibrio tra di essi. Ad esempio, il 101° posto dato al mercato finanziario e posizioni altrettanto basse per la giustizia fiscale, la corruzione, la competitività ambientale, la pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda il lavoro l’Italia è, secondo i manager del Word economic forum, al 20° posto per costi ridondanti del lavoro. Cioè il costo del lavoro è molto più virtuoso dei costi della finanza, degli investimenti nell’innovazione tecnologica o del sistema politico. Anzi, li riequilibra enormemente, è il fattore più virtuoso di tutta la classifica.

Il 118° posto l’Italia lo riceve non per l’efficienza dei lavoratori, ma per l’efficienza del mercato del lavoro, cioè per la libertà delle imprese, e qui ci sarebbe molto da discutere, di assumere e anche licenziare. E’ un giudizio, naturalmente, ma se Marchionne avesse detto in televisione: “siamo tra gli ultimi per la possibilità di licenziare” non avrebbe fatto la stessa figura.

Molti di noi hanno chiesto che per riequilibrare la tracotanza unilaterale e anche le offese di Marchionne ai lavoratori Fiat, i tre licenziati e reintegrati a Melfi, da lui esplicitamente citati, vengano invitati con lo stesso tempo in trasmissione. Allo stato non c’è risposta, mentre sulla stampa sono annunciate interviste riparatorie con la nuova segretaria della Cgil, che non è assolutamente la stessa cosa.

Ci viene in mente che negli anni Ottanta Raffaella Carrà, quando conduceva Domenica In, invitò in trasmissione Luigi Lucchini, barone dell’acciaio che aveva in corso dure vertenze sindacali a Brescia. La Fiom di Brescia chiese che venissero ascoltati i lavoratori delle aziende di quell’imprenditore e la settimana dopo Raffaella Carrà chiamò un delegato sindacale a raccontare come si viveva davvero in quelle fabbriche.

Chissà perché tutte le volte che si fa un paragone con fatti del passato si scopre che siamo andati solo indietro.


(28 ottobre 2010)
www.micromega.net (http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-bugie-di-marchionne-fabio-fazio-e-raffaella-carra/)

Amanda
29-10-2010, 14:50
Ecco tutta la verità su quanto guadagna la Fiat in Italia.
Ferrari e i veicoli commerciali, per esempio...


ma i bilanci della Fiat sono pubblici? forse e' una domanda stupida ma davvero non lo so

Roderigo
29-10-2010, 15:07
Bilancio trimestrale Fiat
luglio settembre 2010

Fiat ha archiviato il terzo trimestre 2010 con ricavi pari a 13,5 miliardi di euro, in crescita dell’11,9% rispetto al terzo trimestre 2009, un risultato riconducibile soprattutto all’ottima performance registrata nel settore relativo alle macchine per l’agricoltura e le costruzioni, nonchè alla crescita dei volumi in Iveco, CNH e al buon andamento del business relativo alle automobili.

L’utile della gestione ordinaria ha raggiunto quota 586 milioni di euro rispetto ai 308 milioni di euro registrati nel terzo trimestre 2009, mentre l’utile netto si è attestato a 190 milioni di euro dai 25 milioni di euro del terzo trimestre 2009.

Al 30 settembre 2010 l’indebitamento è risultato pari a 4 miliardi di euro dai 3,7 miliardi di euro del 30 giugno 2010 mentre la liquidità è stata di 12,9 miliardi di euro dai 13,5 miliardi di euro di fine giugno 2010.

Alla luce dell’ottima performance realizzata nel corso del terzo trimestre, che tra le altre cose è considerato il peggiore dell’anno per via della concomitanza con il periodo estivo, Fiat ha deciso di rivedere al rialzo le stime per l’anno in corso. Il Lingotto, in particolare, ha fatto sapere di prevedere di riuscire a raggiungere al 31 dicembre 2010 ricavi superiori a 55 miliardi rispetto agli oltre 50 miliardi annunciati nelle precedenti stime, un utile dalla gestione ordinaria di almeno 2 miliardi, da 1,1-1,2 miliardi, un utile netto di circa 0,4 miliardi e un indebitamento netto industriale leggermente sotto i 4 miliardi, rispetto agli oltre 5 miliardi delle precedenti stime.

Inutile dire che i dati trimestrali positivi e il rialzo delle stime per l’anno in corso hanno spinto in alto il titolo Fiat che al momento a Piazza Affari segna un incremento del 2,47% a 12,01 euro.


21 ottobre 2010
www.piazzaffari.info (http://www.piazzaffari.info/settore-auto/bilancio-trimestrale-fiat-luglio-settembre-2010.html)

Roderigo
29-10-2010, 15:08
ma i bilanci della Fiat sono pubblici? forse e' una domanda stupida ma davvero non lo so
Direi di si.

http://www.fiatgroup.com/it-it/shai/banns/3/pagine/default.aspx

http://www.fiatgroup.com/it-it/shai/banns/budgets/pagine/default.aspx

Ma nell'articolo del Sole 24 Ore si dice che è impossibile calcolare quanto guadagna un'azienda sovranazionale di queste dimensioni in un singolo paese perchè sono troppe le interdipendenze. Però si possono elaborare delle stime.

Amanda
29-10-2010, 15:31
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/una-profonda-antipatia-emana-come-uno-strano/73635/


Non ha spiegato, alla prudente domanda di Fazio, chi sono gli animali scappati dai cancelli aperti dello zoo. Non ha detto come fa la Ferrari – che in quel momento stava vincendo sulle altre marche del mondo – a campare, visto che si trova al 118esimo posto di efficienza del lavoro, al 48esimo per la competitività. Non ha spiegato come fa la Fiat a non guadagnare un euro in Italia, dove si progettano e realizzano i prototipi delle Fiat da produrre nel mondo. Chiaro che si tratta di una trovata contabile per umiliare gli operai italiani. E, dato il tono poco invitante, non gli è stato chiesto come venderebbe un auto senza bandiera. La Toyota produce e vende molto più negli Usa che in Giappone. Nessuno, alla Toyota, anche nei momenti peggiori, si è sognato di dire “Ah, se potessimo tagliare il Giappone”. Ma queste erano riflessioni dell’Avvocato Agnelli, di cui Marchionne non sa nulla. E nessuno si è azzardato a dirgli che la simpatia conta molto nelle vendite. Più del gelo e del disprezzo.




http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/10/25/FIAT-Perche-la-mosca-bianca-Marchionne-ce-l-ha-tanto-con-la-Fiom-/121968/




. Ma Fabio Fazio, che lo ha intervistato a “Che tempo che fa”, ha mancato di fargli la domanda davvero interessante: di chi è la colpa?
Ammesso e non concesso che sia una colpa essere meno competitivi di Paesi come la Thailanda, governata da una dittatura, o Taiwan, dove non esiste la protezione sociale, e guardando solo alle economie di Paesi a noi molto simili, come Francia, Germania, Inghilterra, una risposta a questa domanda va assolutamente data.
Nell’intervista a “Che tempo che fa” l’attenzione dell’amministratore delegato della Fiat si è concentrata, per motivi legati alla cronaca, sui sindacati e sulla Fiom-Cgil in particolare (“alla quale aderisce il 12% dei dipendenti Fiat sindacalizzati che sono la metà del totale”). Però è un po’ difficile sostenere che la perdita di tutte queste posizioni nel ranking mondiale della competitività siano da imputare unicamente alla Fiom-Cgil, anche perché il nostro è un male che viene da lontano, anche se, certamente, è vero che il sindacalismo antiquato che le sigle italiane hanno attuato nel corso dei decenni ha dato un proprio non secondario contributo.
Marchionne ha risposto poi alla sua celebre frase sugli “zoo” che in Italia sono stati aperti e dai quali sono usciti “tutti gli animali”. Difficile non vedere in questa critica un attacco al mondo politico e ai suoi “abitanti” (virgolette nostre). Certamente la politica ha colpe incommensurabili sulla perdita di competitività dell’Italia, ma è molto, molto difficile estrapolare dal novero delle responsabilità quegli industriali che per decenni non hanno trovato di meglio che farsi assistere proprio da quella politica che oggi denigrano come fosse uno “zoo”.
Per cercare altre responsabilità Marchionne dovrebbe volgere lo sguardo indietro e controllare quante volte la Fiat è stata portatrice sana di competitività in un Paese nel quale nessuno aveva interesse a introdurla. Lo “zoo” di cui parla Marchionne è quello non soltanto che ha garantito le rottamazioni, ma anche la cassa integrazione per le persone che sarebbero state espulse dal sistema produttivo per le decine di clamorosi errori industriali della fabbrica torinese che, mentre i suoi concorrenti innovavano, preferiva incassare soldi pubblici dallo “zoo” che non è vero che sono stati ripagati. ..continua

Roderigo
04-11-2010, 15:55
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fantasma76
04-11-2010, 18:13
ma i bilanci della Fiat sono pubblici? forse e' una domanda stupida ma davvero non lo so
Tutte le aziende quotate in borsa devono avere bilanci pubblici da consultare prima di acquistare azioni, solo che in Italia il falso in bilancio è legale, quindi so pubblici ma so falsi.