Visualizza Versione Completa : Angela Merkel non ha dubbi "Il modello multiculturale è fallito"
gladiatore78rm
17-10-2010, 11:26
ormai in europa se ne accorgono proprio tutti, dalla scandinavia all'olanda, dalla germania alla francia...e anche veltroni in italia. che bello poter dire "io lo avevo detto!"
dal repubblica on line
La cancelliera al congresso dei giovani di Cdu e Csu: "Il Paese non può fare a meno degli immigrati, ma si devono integrare e devono adottare i valori tedeschi"
BERLINO - Il modello multiculturale in Germania è fallito. La lapidaria affermazione, che sicuramente farà discutere, è della cancelliera tedesca, Angela Merkel.
Durante il congresso dei giovani di Cdu e Csu - i due partiti al governo con i liberali di Fdp - a Potsdam, Merkel ha detto che il modello multiculturale è "totalmente fallito". "La Germania non ha manodopera qualificata e non può fare a meno degli immigrati, ma questi si devono integrare e devono adottare la cultura e i valori tedeschi" ha aggiunto. E pur ribadendo che la Germania rimane un Paese aperto ha ribadito: "Non abbiamo bisogno di un'immigrazione che pesi sul nostro sistema sociale".
In Germania il dibattito su questi temi si è acceso dopo la pubblicazione del saggio "La Germania si disfa" di Thilo Sarrazin, nel quale l'ex senatore socialdemocratico ed ex membro del direttorio della Bundesbank sostiene che gli immigrati, a cominciare dagli arabi e dai turchi, stanno portando il Paese all'abbrutimento.
La classe politica ha condannate questa tesi, ma i sondaggi rivelano che la maggioranza dei tedeschi è d'accordo con Sarrazin. Un'indagine i cui risultati sono stati resi noti qualche giorno fa ha evidenziato che più del 50% tollera poco i musulmani, oltre il 35% ritiene che la Germania sia "sommersa" dagli stranieri e il 10% pensa che dovrebbe essere governata "da una mano ferma".
In questa situazione, la cancelliera sembra voler conciliare
le posizioni dell'ala liberale del suo partito e di quella conservatrice, guidata dal capo della Csu Horst Seehofer.
da notare che questa affermazione arriva quando il 10% dell'elettorato tedesco chiede un nuovo furer....se alle parole non seguiranno i fatti la percentuale aumenterà, fino a quando un nuovo furer arriverà davvero, e saranno caxxxxi amari per tutti.
Roderigo
18-10-2010, 13:30
ormai in europa se ne accorgono proprio tutti, dalla scandinavia all'olanda, dalla germania alla francia...e anche veltroni in italia. che bello poter dire "io lo avevo detto!"
da notare che questa affermazione arriva quando il 10% dell'elettorato tedesco chiede un nuovo furer....se alle parole non seguiranno i fatti la percentuale aumenterà, fino a quando un nuovo furer arriverà davvero, e saranno caxxxxi amari per tutti.
Con le teorie autoconfermanti "io l'avevo detto" funziona sempre.
Arrivano qui gli stranieri.
Non gli dò la cittadinanza perchè sono di un'altra cultura e l'integrazione non è possibile.
Spero facciano quello che devono fare per me e poi se ne tornino a casa.
Invece restano qui, ma non diventano cittadini integrati.
Ecco, l'avevo detto che l'integrazione non è possibile.
Questo è il multiculturalismo che fallisce, quello che vuol prendere le braccia altrui, ma non è disponibile a condividere i diritti, quello che leggendo il mondo attraverso le "culture" le mantiene separate, anche nella convivenza, quello che pensa che noi siamo i padroni e loro sono gli ospiti.
Così succede che gli immigrati producano ricchezza e gli xenofobi producano voti; i politici, sempre condizionati dai sondaggi e dalla prospettiva delle prossime e imminenti elezioni, abbiano uno sguardo miope e strabico.
Se gli immigrati potessero votare, lo sguardo di governi e partiti sarebbe più equilibrato.
fantasma76
18-10-2010, 13:42
fa na cosa se non lo hai visto guardatelo http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2010-10-16&ch=3&v=34940&vd=2010-10-16&vc=3
1960 di Gabriele Salvatores
Questa secondo me la migliore recensione
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...
Se gli immigrati potessero votare, lo sguardo di governi e partiti sarebbe più equilibrato.
E ci sarebbe un' integrazione reale e non una "finta integrazione". E' troppo facile chiedere di adeguarsi a valori e regole, senza però riconoscerle quando si tratta degli altri.
A partire dal voto amministrativo. Poi, il problema delle comunità chiuse esiste, nessuno lo nega, ma nelle prime al massimo ancora nelle seconde generazioni. Quando si arriva nelle terze il problema è nell'ospitante, non nell'ospite.
Bisognertebbe chiedersi: ma quella che c'è stata fino ad ora è stata integrazione o assimilazione?
Tzazzamita
18-10-2010, 16:08
E ci sarebbe un' integrazione reale e non una "finta integrazione". E' troppo facile chiedere di adeguarsi a valori e regole, senza però riconoscerle quando si tratta degli altri.
A partire dal voto amministrativo. Poi, il problema delle comunità chiuse esiste, nessuno lo nega, ma nelle prime al massimo ancora nelle seconde generazioni. Quando si arriva nelle terze il problema è nell'ospitante, non nell'ospite.
Bisognertebbe chiedersi: ma quella che c'è stata fino ad ora è stata integrazione o assimilazione?
la vera cosa che fa tremare è l'eventuale programma alternativo,
quel proramma che vorrebbero proporre quel 10% che vedrebbero volentieri una guida forte, ma che significa in termini pratici guida forte sia pergli ospiti e sia per gli ospitanti?
fantasma76
18-10-2010, 17:09
Da Rabat, il presidente della Camera rilancia un nuovo modello di integrazione Fini: «No a un multiculturalismo
senza diritti e senza regole»
di Domenico Naso «Il multiculturalismo inteso come possibilità di non imparare la lingua del paese che lo ospita, di non rispettare le regole di quel paese, di non inserirsi in un modo graduale e ordinato, è un fallimento. Non è multiculturalismo ma anarchia». È Gianfranco Fini a parlare e non da Montecitorio, bensì a Rabat, nel corso di una visita ufficiale in Marocco. Le parole del presidente della Camera si inseriscono nel più ampio dibattito a livello europeo innescato dalle affermazioni di Angela Merkel (“Il multiculturalismo è finito”). «Il dibattito in corso – ha detto Fini – è la conferma della necessità di una integrazione che comporti parità di diritti ma anche obbligo di rispettare dei doveri. È un dibattito estremamente ragionevole». Le risposte, però, possono essere molteplici e sfaccettate, anche se partono tutte da una considerazione di fondo: così com'è, il modello di integrazione in Europa è fallito miseramente.Se Gianfranco Fini parla di “parità di diritti e obbligo di rispettare dei doveri”, forse è perché nel nostro continente si sono imposte, in periodi diversi, due posizioni antitetiche tra loro, entrambe fallimentari, superate dagli eventi e che necessitano di una nuova declinazione sintetica. Da un lato c'era chi chiedeva (giustamente) diritti per gli immigrati ma non non voleva sentir parlare di doveri; dall'altro, invece, c'erano (e ci sono ancora) i teorici dell'immigrazione succube e supina, che deve soltanto rispettare il paese ospitante senza ricevere niente da esso. Ecco, dunque, il multiculturalismo che per Gianfranco Fini è fallito. Quello degli estremi, delle posizioni partigiane e unilaterali. Pari diritti per tutti, doveri e regole da rispettare. Solo attraverso questo circolo virtuoso si può andare incontro alle esigenze di chi, da un lato, cerca una nuova e dignitosa vita e aiuta le nostre economie, e di coloro i quali, dall'altro, si trovano a ospitare migliaia di persone lontane dal loro modo di vivere e di pensare. Per il presidente della Camera, poi, è proprio l'Italia il paese potenzialmente più attrezzato per accogliere con successo questa corrispondenza biunivoca: «Non abbiamo un passato coloniale, quindi potremmo essere il luogo in cui viene messa a punto una strategia di integrazione dello straniero, che non sconti gli errori di un multiculturalismo eccessivo». Non si tratta solo di un libro dei sogni e dei desideri, perché qualche esempio positivo c'è già nel nostro paese ed è rappresentato proprio dalla comunità marocchina. Fini lo ricorda proprio a Rabat, incontrando il suo omologo marocchino, e indicando nel modello italo-marocchino un paradigma da ripetere anche nei rapporti con le altre comunità di immigrati. Il multiculturalismo è finito, dunque? Nì, perché la domanda è posta male. È di tutta evidenza che un certo multiculturalismo sta mostrando la corda e si è dimostrato incapace di gestire la difficile sfida dell'integrazione. Solo un modello multiculturale non eccessivo, tollerante (anzi orgoglioso) delle differenze ma esigente sul rispetto delle regole civili e democratiche del paese ospitante, può governare una fase così tumultuosa e inevitabile della storia umana. Gianfranco Fini lo ha ribadito ancora una volta, parlando a Rabat ma rivolgendosi anche e soprattutto a chi nel nostro paese ha palesato posizioni molto più dure e intransigenti. Ci sono processi storici che si possono soltanto governare e gestire nel migliore dei modi e non ammettono una chiusura totale e ottusa. Questa è la sfida da raccogliere, inevitabile e non più rimandabile.
18 ottobre 2010
http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=9089&Cat=1&I=../immagini/Foto%20D-F/fini_multicult_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L%27Analisi&Codi_Cate_Arti=38
http://it.peacereporter.net/articolo/24765/Germania,+il+volto+conservatore+della+Merkel
18/10/2010
Germania, il volto conservatore della Merkel
Il Cancelliere parla di 'fallimento' del multiculturalismo. E riaccende il dibattito sull'immigrazione
Angela Merkel affonda la società multiculturale e gli sforzi che nella stessa Germania sono stati fatti per crearla. Parlando al congresso giovani della Cdu, stretta all'angolo da una destra del partito conservatrice, il Cancelliere tedesco sembra aver ceduto a chi invoca uno stop deciso all'immigrazione, in particolare a quella musulmana: il multiculturalismo, ha detto la Merkel, ha "completamente fallito".
Le parole della Merkel non sono le stesse di Thilo Sarrazin, l'ex banchiere che ha scritto un volume al limite dell'apologia del razzismo, ma hanno un peso politico molto forte, soprattutto se si tiene conto che il ministro del Lavoro, Ursula von der Leyen, dello stesso partito della Merkel, aveva ipotizzato in una recente intervista un abbassamento delle barriere di ingresso per gli immigrati qualificati, necessari a una Germania in piena crescita. Durante l'infelice discorso al congresso Cdu, il capo di governo tedesco ha poi aggiunto che gli immigrati devono adottare cultura e valori della Germania: "Noi ci sentiamo legati ai valori cristiani. Chi non lo accetta, non è nel suo posto qui", aggiungendo però che l'Islam fa parte della Germania". Secondo la stampa tedesca la Merkel, la cui coalizione di governo liberal-conservatrice è in caduta libera nei sondaggi in vista di sei importanti elezioni regionali nel 2011, tenta di tenere unito il suo partito e di mobilitare i propri elettori su uno dei temi più 'caldi'.
Sabato scorso la Merkel aveva parlato di una Repubblica Federale Tedesca che negli anni '60 aveva aperto le porte a migliaia di lavoratori turchi, che avevano contribuito a ricostruire la nazione dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, politici e amministratori tedeschi si aspettavano che gli immigrati sarebbero tornati a casa, una volta finito il 'lavoro. Invece, molti rimasero, e oggi sono i figli dei loro figli a metter su famiglia.
La settimana scorsa, alcune università tedesche hanno aperto nuovi dipartimenti per la formazione degli imam, al fine - tra le altre cose - di insegnare loro il tedesco e consentirgli così di poter comunicare con le seconde e terze generazioni di immigrati, che spesso conoscono meglio il tedesco dell'arabo.
Il dibattito sull'immigrazione è riesploso anche grazie al libro dell'ex alto funzionario della Banca centrale tedesca Thilo Sarrazin, per il quale il paese "si abbrutisce" sotto il peso degli immigrati musulmani. Il suo volume, "La Germania va in pezzi", è stato un successo editoriale, ma è stato condannato dalla classe politica tedesca per i suoi accenni antisemiti. Secondo un sondaggio del settimanale 'Focus', il 50 percento dei tedeschi non gradisce i musulmani, che con i loro 4 milioni sono circa il 5 percento della popolazione. Oltre il 35 percento pensa che la Germania sia "sommersa" dagli stranieri, e un inquietante 10 percento sente nostalgia di un "Fuehrer".
gladiatore78rm
18-10-2010, 23:13
mi spiace ragazzi ma voi confondete le vostre speranze e i vostri sogni con la realtà. e la realtà vi ha già dato torto.
in romania i rom sono cittadini a pieno titolo eppure rom e rumeni si odiano e non si sono integrati affatto.
nella ex jugoslavia appena è crollato il regime che aveva spinto a convivere culture diverse sono iniziate guerre civili e massacri, nonostante tutti avessero da decenni la stessa cittadinnza.
in india indu' e musulmani si ammazzano ogni giorno di più ma sono cittadini dello stesso stato. nelle banlieu parigine quelli che fanno le rivolte sono cittadini nati e cresciuti in francia. potrei andare avanti per ore mentre tu non potresti farmi neppure un esempio di un multiculturalismo che funziona.
per anni abbiamo voluto chiudere gli occhi dicendoci che mutliculturale è bello, altro che teoria che si autoavvera, questa è una verità negata dalla politica e dalla cultura per decenni fino a che tutti non hanno visto che il re è nudo e appena qualcuno ha iniziato a dirlo è diventato un fragore.
il mutluculturalismo non può esistere perchè è una contraddizione in termini.
la cultura è come una bussola che orienta la società, una nave con molte bussole che indicano ognuna una direzione diversa non può andare da nessuna parte.
accettate la realtà e smettete di arrocarvi ai vostri sogni negando il reale in nome dell'ideologico.
Roderigo
19-10-2010, 17:09
LA CANCELLIERA MERKEL CONTRO IL MULTICULTURALISMO
Nessuna svolta strategica, la Cdu preferisce la «Leitkultur»
Guido Ambrosino
http://img517.imageshack.us/img517/1017/thilosarrazin10.jpgBERLINO. C'è in Germania, e non solo in Germania, una sciagurata tendenza a «etnicizzare» il conflitto sociale. Il demagogico lamento contro gli immigrati «che non si vogliono integrare» (come se dipendesse solo da loro), e pesano sui sistemi d'assistenza, è ricorrente, ma torna particolarmente utile in fasi di ristrettezza fiscale, quando i governi si accingono a risparmiare sul welfare. Per evitare effetti di solidarizzazione, meglio non parlare di «poveri» ma deviare l'attenzione sui migranti in fondo alla piramide: tanto bastonando loro si bastonano pure i tedeschi poveri.
Solo questa voluta strategia della diversione, dalla questione sociale a quella etnica, spiega perché ci si accalori tanto sull'immigrazione, mentre non c'è assolutamente un'emergenza migratoria. Nel 2009 hanno lasciato la Germania 734000 persone, ne sono arrivate 721000: il saldo è negativo. E spiega perché un libro razzista di Thilo Sarrazin, ex membro del direttorio della Bundesbank - vi si sostiene che il quoziente d'intelligenza è prevalentemente ereditario e che quello degli emigrati turchi e arabi è basso - abbia venduto in un mese un milione di copie.
Sebbene il clima sia avvelenato dal nuovo risentimento antislamico, è bene non vedere drammatiche svolte dove svolte non ci sono. Ma piuttosto una continuità con la tradizionale difficoltà tedesca a accettare il fatto dell'immigrazione. Nell'equivoco è caduto il Corriere della Sera del 18 ottobre, in un resoconto su un intervento di Angela Merkel al congresso dei giovani dell'Unione democristiana. Merkel ha tra l'altro ripetuto una dichiarazione standard della Cdu, e cioè che «l'approccio multiculturale ha fallito». Ogni democristiano lo dice da anni, ma per il Corriere è un gran rivolgimento. Il quotidiano scrive: «Svolta strategica di Angela Merkel. Il multiculturalismo modello tedesco - ha detto ieri - ha "fallito, fallito del tutto". Sono quarant'anni di politiche di integrazione degli immigrati, dall'inizio del primo miracolo economico tedesco, sui quali la cancelliera ha voluto mettere inaspettatamente una pietra». Qui ci sono parecchi equivoci da rettificare, a cominciare dalla cronologia.
Magari ci fossero stati «quaranta anni di politiche di integrazione». Nel 1955 gli italiani arrivarono come Gastarbeiter, lavoratori ospiti che avrebbero dovuto tornarsene quando Brandt, nel 1973, dichiarò che braccia straniere non servivano più. C'è voluto il governo rosso-verde per legge del 2004 in cui si parla per la prima volta di immigrazione, anche se solo per «pilotarla e limitarla». Il multiculturalismo, inteso come appello alla tolleranza e come rinuncia a pressioni omologatrici e assimilatorie, è un generoso progetto della sinistra verde tedesca, che non è mai diventato «modello» ufficiale. L'ultima traccia che ne resta è un ufficio per gli affari multiculturali creato nel 1989 a Francoforte da Daniel Cohn-Bendit. «Multikulti» vive soprattutto come bersaglio polemico della destra. Per la Cdu è sempre stato una bestia nera. Per esorcizzare questo spettro, sin dal 2000 i democristiani preferiscono parlare di Leitkultur, ovvero di «cultura guida tedesca», a cui i migranti dovrebbero per favore uniformarsi. Dal 2007 un atto di fede nella «cultura guida tedesca» si trova perfino nel programma della Cdu. Dunque niente paura: Merkel percorre i soliti binari quando dice che gli immigrati devono imparare il tedesco, e che un posto di lavoro a parità di qualificazione va dato prima a un tedesco (sta scritto in una legge voluta anche dalla Spd).
Ma perlomeno la cancelliera non vuole far tornare indietro la ruota della storia: ai giovani democristiani ha anche ricordato che il presidente della repubblica Wulff ha ragione quando dice che anche l'islam ha diritto di cittadinanza in Germania.
il manifesto 19 ottobre 2010
http://www.ilmanifesto.it
gladiatore78rm
19-10-2010, 19:00
quello che i teorici del "lo stato (fascista) sposta l'attenzione della gente sui migranti per avere un capro espiatorio e non dover affrontare i veri problemi sociali" fa acqua da tutte le parti, ma come i dogmi non serve dimostrarlo.
fa acqua perchè:
A) il rapporto tra le varie culture diviene sempre più conflittuale, non mano mano che cala il pil, ma mano mano che aumenta la percentuale di "esterni" alla cultura originaria.
B) gli stati e i loro governanti, i politici e i professori, i giornalisti e i media, ci hanno per vent'anni magnificato le magnifiche sorti e progressive dello stato multiculturale, nonostante questo, man mano che questa situazione diveniva sempre più reale, la gente diventava sempre più contraria, fino alla vera e propria rabbia. ora dire dunque che il rifiuto della società multiculturale è l'effetto di una campgna di rimbambimento, dopo che per vent'anni è avvenuto esattamente l'opposto, è ridicolo.
C) in base a un profondo eurocentrismo i teorici della società multiculturale, (quasi sempre europei) si limitano all'osservazione della società occidentale e tralasciano completamente i casi in cui due popoli non occidentali, per varie ragioni, sono stati costretti a condividere lo stesso territorio. il risultato è inevitabilmente la guerra civile, dal che imputare i fenomeni di resistenza europei, enormemente più blandi, a presunte culture razziste fasciste o naziste (dunque tipicamente europei) è ancora una volta un'operazione solo ideologica.
Tzazzamita
19-10-2010, 19:05
quello che i teorici del "lo stato (fascista) sposta l'attenzione della gente sui migranti per avere un capro espiatorio e non dover affrontare i veri problemi sociali" fa acqua da tutte le parti, ma come i dogmi non serve dimostrarlo.
fa acqua perchè:
A) il rapporto tra le varie culture diviene sempre più conflittuale, non mano mano che cala il pil, ma mano mano che aumenta la percentuale di "esterni" alla cultura originaria.
B) gli stati e i loro governanti, i politici e i professori, i giornalisti e i media, ci hanno per vent'anni magnificato le magnifiche sorti e progressive dello stato multiculturale, nonostante questo, man mano che questa situazione diveniva sempre più reale, la gente diventava sempre più contraria, fino alla vera e propria rabbia. ora dire dunque che il rifiuto della società multiculturale è l'effetto di una campgna di rimbambimento, dopo che per vent'anni è avvenuto esattamente l'opposto, è ridicolo.
C) in base a un profondo eurocentrismo i teorici della società multiculturale, (quasi sempre europei) si limitano all'osservazione della società occidentale e tralasciano completamente i casi in cui due popoli non occidentali, per varie ragioni, sono stati costretti a condividere lo stesso territorio. il risultato è inevitabilmente la guerra civile, dal che imputare i fenomeni di resistenza europei, enormemente più blandi, a presunte culture razziste fasciste o naziste (dunque tipicamente europei) è ancora una volta un'operazione solo ideologica.
mangiato pesante eh?
ti sembrerà lapalissiano ma due culture vanno verso le ostilità quando diventano concorrenti di uno stesso spazio o di una stessa risorsa
ora il venir meno di risorse quale il lavoro, i fondi per il welfare, case a basso costo e così via rende i vari gruppi più concorrenziali, più disposti ad accettare logiche di creazione di esclusività' e quindi di scontro per difendere le esclusività
gladiatore78rm
19-10-2010, 19:06
mangiato pesante eh?
già, come l'82% dei francesi??? beh si sa la cucina francese è ricca di colesterolo.
Tzazzamita
19-10-2010, 19:16
già, come l'82% dei francesi??? beh si sa la cucina francese è ricca di colesterolo.
troppo complesso il tuo post non si capiscono come si possono coagulare le varie volontà
Tzazzamita
19-10-2010, 19:21
già, come l'82% dei francesi??? beh si sa la cucina francese è ricca di colesterolo.
ti ricordi i latini?
quando i gruppi arrivavano al massimo livello di concorrenzialità dicevano: mors tua, vita mea
fantasma76
19-10-2010, 19:34
ti ricordi i latini?
quando i gruppi arrivavano al massimo livello di concorrenzialità dicevano: mors tua, vita mea
Credo sarebbe stata meglio la frase Divide et impera
questa tecnica permette ad un potere centrale, che può essere un governo dispotico, o un governatorato coloniale-imperialista, numericamente modesto, di governare e dominare su una popolazione sensibilmente più numerosa. Elemento tipico di questa tecnica consiste nel creare o alimentare le faide e i dissapori tra le fazioni autoctone: facendo ciò si contribuisce all'indebolimento e al successivo deterioramento dei rapporti tra le fazioni o le tribù dominate, rendendo impossibili eventuali alleanze o coalizioni che potrebbero mettere in discussione il potere dominante.
Tzazzamita
19-10-2010, 19:41
Credo sarebbe stata meglio la frase Divide et impera
questa tecnica permette ad un potere centrale, che può essere un governo dispotico, o un governatorato coloniale-imperialista, numericamente modesto, di governare e dominare su una popolazione sensibilmente più numerosa. Elemento tipico di questa tecnica consiste nel creare o alimentare le faide e i dissapori tra le fazioni autoctone: facendo ciò si contribuisce all'indebolimento e al successivo deterioramento dei rapporti tra le fazioni o le tribù dominate, rendendo impossibili eventuali alleanze o coalizioni che potrebbero mettere in discussione il potere dominante.
ma il 'bizantino' deve controllare la risorsa principale o al massimo un elevato potere di vita/morte o non riesce nel gioco
fantasma76
19-10-2010, 20:12
In realtà non deve controllare proprio nulla, basta dire vedete quelli per colpa loro voi state male, poi andare da quelli e dire lo stesso, e mentre loro si menano lui impera.
Quando i poveri invece di menarsi fra loro si uniranno contro gli altri, per questi cadrà l'impero.
gladiatore78rm
19-10-2010, 20:21
mangiato pesante eh?
ti sembrerà lapalissiano ma due culture vanno verso le ostilità quando diventano concorrenti di uno stesso spazio o di una stessa risorsa
ora il venir meno di risorse quale il lavoro, i fondi per il welfare, case a basso costo e così via rende i vari gruppi più concorrenziali, più disposti ad accettare logiche di creazione di esclusività' e quindi di scontro per difendere le esclusività
ovviamente quello che dici è vero, ma non conclude la questione.
al dilà del fatto che tutti i gruppi, anche nelle società monoculturali, concorrono per le stesse limitate risorse, compresi giovani e vecchi, (basta pensare alla questione delle pensioni che pesano come un macigno sulle nuove generazioni) resta il fatto che, pur variando tutti gli altri fattori (ossia tanto in società in crescita economica che in recessione, in presenza o in assenza di ideologie razziste, chiunque sia al governo etc) l'unico elemento che rimane costante è il fatto che quando una cultura subisce l'arrivo di un numero molto cospiquo di elementi di un'altra cultura scatta l'ostilità e, successivamente, la violenza.
prendiamo l'india. l'india, a differenza dell'italia, ha avuto negli anni recenti non un peggioramento ma una vera e propria esplosione del pil e un immenso miglioramento del tenore di vita. nonostante questo la convivenza in india tra musulmani e indù è caratterizzata da una violenza intensissima. quando un solo elemento è presente in ogni tempo, in ogni luogo, e in ogni situazione specifica (economica, politica, sociale) la si può considerare una legge sociologicamente esatta, come quella di gravità. ecco l'idea multiculturalista ha alla sua base la negazione di una legge di natura, come se le persone si buttassero dai palazzi pensando che la forza di gravità sia solo un pregiudizio fascista. e voi siete quelli che li incoraggiate a farlo, se un domani ci sarà un'europa veramente multicultuarle (e quindi connotata dalla guerra civile) voi ne sareste stati, nel vostro piccolo, responsabili.
Tzazzamita
19-10-2010, 21:37
ovviamente quello che dici è vero, ma non conclude la questione.
al dilà del fatto che tutti i gruppi, anche nelle società monoculturali, concorrono per le stesse limitate risorse, compresi giovani e vecchi, (basta pensare alla questione delle pensioni che pesano come un macigno sulle nuove generazioni) resta il fatto che, pur variando tutti gli altri fattori (ossia tanto in società in crescita economica che in recessione, in presenza o in assenza di ideologie razziste, chiunque sia al governo etc) l'unico elemento che rimane costante è il fatto che quando una cultura subisce l'arrivo di un numero molto cospiquo di elementi di un'altra cultura scatta l'ostilità e, successivamente, la violenza.
prendiamo l'india. l'india, a differenza dell'italia, ha avuto negli anni recenti non un peggioramento ma una vera e propria esplosione del pil e un immenso miglioramento del tenore di vita. nonostante questo la convivenza in india tra musulmani e indù è caratterizzata da una violenza intensissima. quando un solo elemento è presente in ogni tempo, in ogni luogo, e in ogni situazione specifica (economica, politica, sociale) la si può considerare una legge sociologicamente esatta, come quella di gravità. ecco l'idea multiculturalista ha alla sua base la negazione di una legge di natura, come se le persone si buttassero dai palazzi pensando che la forza di gravità sia solo un pregiudizio fascista. e voi siete quelli che li incoraggiate a farlo, se un domani ci sarà un'europa veramente multicultuarle (e quindi connotata dalla guerra civile) voi ne sareste stati, nel vostro piccolo, responsabili.
a parte che nell'india si ammazzano anche i cristiani, però se noi andiamo nella sua storia millenaria vedremo che uno dei sui periodi di splendore fu anche l'Impero moghul musulmano.
ora se andiamo a vedere in india più attentamente chi si ammazza fra di loro, vediamo che non si ammazzano i marajà fra di loro ma i paria.allora diviene spontanea la domanda ma la religione in India quale bandiera di quale battaglia è?
ma lasciamo stare l'india, e torniamo alle beghe di casa nostra. quindi se il multiculturalismo è morto, in alto adige chi buttiamo fuori: gli italiani o i tedeschi? ed in alsazia, quelli che parlano tedesco o quelli che parlano francese?
e a Bruxelles i fiamminghi o i valloni?
nella guascogna visto il 'gene sarezin' naturalmente vanno via gli spagnoli, però i baschi di aquitania cosa faranno?
già il 'gene sarezin',visto che arabi e turchi sono stupidi diviene conveniente farli studiare alle superiori? o sarebbe meglio con i denari risparmiati fare studiare altri?
Tu che parli di cultura, la cultura può anche divenire una gabbia. hai visto gli scontri della partita Italia-Serbia? il tatuaggio del capo-ultras? aveva un tatuaggio '1389'
e l'anno della battaglia della piana dei merli. in nome di quela battaglia si è combattuto la guerra del kosovo.
quando si studia storia del M.O., un elle prime cose che si attenziona è quel fenomeno che si chiama 'frustrazione storica del mondo arabo'.
andiamoci piano prima di porre in cantina il muticulturalismo perchè l'alterativa è ritornare indietro.
a scuola una volta ci fecero fare un esercizio.
fu scritto alla lavagna: 'La democrazia è il potere del popolo'
il candidato scriva cosa intente per potere e cosa intente per popolo.
riuscimmo ad ottenere più di dieci tipi di democrazia, fino a quella democrazia che riesce ad opprimere i suoi cittadini, democraticamente ad uno ad uno.
per arrivare alla conclusione che la democrazia non è una formula ma una tensione morale, un modo di essere dei suoi cittadini.
orbene sai vivere al di qua o al di la di un muro?
e per finire Bertold Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
gladiatore78rm
20-10-2010, 09:39
a parte che nell'india si ammazzano anche i cristiani, però se noi andiamo nella sua storia millenaria vedremo che uno dei sui periodi di splendore fu anche l'Impero moghul musulmano.
ora se andiamo a vedere in india più attentamente chi si ammazza fra di loro, vediamo che non si ammazzano i marajà fra di loro ma i paria.allora diviene spontanea la domanda ma la religione in India quale bandiera di quale battaglia è?
ma lasciamo stare l'india, e torniamo alle beghe di casa nostra. quindi se il multiculturalismo è morto, in alto adige chi buttiamo fuori: gli italiani o i tedeschi? ed in alsazia, quelli che parlano tedesco o quelli che parlano francese?
e a Bruxelles i fiamminghi o i valloni?
nella guascogna visto il 'gene sarezin' naturalmente vanno via gli spagnoli, però i baschi di aquitania cosa faranno?
già il 'gene sarezin',visto che arabi e turchi sono stupidi diviene conveniente farli studiare alle superiori? o sarebbe meglio con i denari risparmiati fare studiare altri?
Tu che parli di cultura, la cultura può anche divenire una gabbia. hai visto gli scontri della partita Italia-Serbia? il tatuaggio del capo-ultras? aveva un tatuaggio '1389'
e l'anno della battaglia della piana dei merli. in nome di quela battaglia si è combattuto la guerra del kosovo.
quando si studia storia del M.O., un elle prime cose che si attenziona è quel fenomeno che si chiama 'frustrazione storica del mondo arabo'.
andiamoci piano prima di porre in cantina il muticulturalismo perchè l'alterativa è ritornare indietro.
a scuola una volta ci fecero fare un esercizio.
fu scritto alla lavagna: 'La democrazia è il potere del popolo'
il candidato scriva cosa intente per potere e cosa intente per popolo.
riuscimmo ad ottenere più di dieci tipi di democrazia, fino a quella democrazia che riesce ad opprimere i suoi cittadini, democraticamente ad uno ad uno.
per arrivare alla conclusione che la democrazia non è una formula ma una tensione morale, un modo di essere dei suoi cittadini.
orbene sai vivere al di qua o al di la di un muro?
e per finire Bertold Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
temo che la questione ti sfugga nelle sue linee essenziali.
punto primo, non e' vero che nelle societ' multiculturali a lottare tra loro siano le classi umili, e' una questione generalizzata.
anche gli esempi che tu fai, come quello dell'alto adige, non sono esempi di multiculturalismo, ma, caso mai, di multilinguismo.
in canada, per esempio, ci sono francofoni e anglofoni, ma i fondamentali culturali sono identici.
Il fatto che non cogli questa differenza mi fa pensare che non hai chiaro cosa si debba intendere per multiculturalismo.
Le questioni economiche sono marginali, ovviamente hanno un peso, ma non e' quello determinante, come non lo sono quelle ideologiche (e pertanto puoi tranquillamente mettere brecht in cantina) perche' la coesione identitaria ha una sua diniamica propria che prescinde da tutte le altre.
prendiamo la svezia dove, di recente, i partiti xenofobi hanno avuto un'enorme crescita.
la svezia e' un paese ricchissimo, con uno stato sociale efficientissimo, e un livello di concentrazione della popolazione molto bassa.
ebbene anche in questa situazione idilliaca (e' probabile che non sia mai esistito uno stato prospero e con ricchezza diffusa come la svezia) con l'aumentare degli stranieri con un'identita' culturale molto lontana da quella svedese, si sta avendo una reazione molto violenta. e questo in uno stato non solo ricchissimo ma con una cultura socialdemocratica pluridecennale.
l'elemento che vi manca e' il concetto di identita', che e' un concetto fortissimo che condiziona profondamente i gruppi.
ignorare questo e cercare spiegazioni di tipo politico (berlusconi, la lega, etc) e' come voler spiegare perche' gli oggetti cadano a terra negando il concetto di forza di gravita'.
credimi e' un errore enorme, che fortunatamente ora moltissimi cominciano a comprendere.
Preem Palver
20-10-2010, 10:43
In Germania il dibattito su questi temi si è acceso dopo la pubblicazione del saggio "La Germania si disfa" di Thilo Sarrazin, nel quale l'ex senatore socialdemocratico ed ex membro del direttorio della Bundesbank sostiene che gli immigrati, a cominciare dagli arabi e dai turchi, stanno portando il Paese all'abbrutimento.
Fuori Oezil dalla nazionale! E anche Boateng e Khedira, natuerlich!
fantasma76
20-10-2010, 11:19
gladiatore onestamente non so se sei pro secessione, perché quando stabilirete che fra voi e i mussulmani c'è un abisso, e che devono tornare a casa loro, poi ve ne uscirete che noi del regno delle 2 Sicilie e gli austro ungarici non c'è nulla in comune, per noi il loro valore di famiglia è nullo, per noi è tutto, quando frequentiamo una ragazza noi frequentiamo un intera famiglia, addirittura c'è un detto che dice se non vuoi un altra mamma sceglila orfana.
Noi abbiamo una venerazione quasi pagana dei santi, del presepe, e loro ancora il culto celtico dell'albero della vita.
gladiatore l'Italia è l'esempio lampante della multicultura, e se la multicultura è finita allora è fallita l'Italia.
Küstenland
20-10-2010, 11:32
Se gli immigrati potessero votare, lo sguardo di governi e partiti sarebbe più equilibrato.
Ciò conferma che la sinistra, con tutti i 'sinistrorsi' (cif. Umberto Bossi), continua a strumentalizzare gli immigrati soltanto per fini elettorali, e ciò rileva l'enorme ipocrisia coperta da buonismo e pietismo nei loro confronti.
Se non provate un minimo di vergogna per la meschinità degli stessi obiettivi della sinistra, è logico ed ovvio che continuerete a prendere sonore batoste elettorali.
Roderigo
20-10-2010, 12:19
Ciò conferma che la sinistra, con tutti i 'sinistrorsi' (cif. Umberto Bossi), continua a strumentalizzare gli immigrati soltanto per fini elettorali, e ciò rileva l'enorme ipocrisia coperta da buonismo e pietismo nei loro confronti.
Si vede che Umberto Bossi ha la faccia tosta.
Io non voglio togliere il diritto di voto ai razzisti e agli xenofobi che votano per lui.
Voglio solo estendere quel diritto anche al suo capro espiatorio.
Così ci si misura alla pari.
Alla pari, hai paura di perdere?
fantasma76
20-10-2010, 12:21
Sentirsi stranieri in casa nostra
L'opportunità della convivenza tra immigrati e italiani
di Francesco Daveri , pubblicato il 19 ottobre 2010
http://www.italiafutura.it/imagesfe/immigrazione2421_img2421_img.jpg C’è un’Italia esasperata dai clandestini, dalla marea di stranieri irregolari presenti sul nostro territorio nazionale. È l’Italia dove si alternano proclami di rigore anti-immigrati e muri contro gli spacciatori insieme con tanto permissivismo quotidiano. È un’Italia che tende a vedere dappertutto gnomi neri o gialli che comprano negozi, appartamenti, bar, naturalmente pagando in contanti, e che fanno lavorare in nero i loro connazionali più poveri in capannoni industriali simili a lager.
Di fronte alle minacce di invasione, vere o presunte, fanno presa e hanno successo i politici che usano parole chiare come il vicepresidente della Giunta Regionale della Lombardia Andrea Gibelli, che tuona: «Nonostante tutto, questa è ancora casa nostra. E noi a casa nostra vogliamo essere padroni». Ci vogliono meno stranieri in casa nostra per essere padroni a casa nostra. Punto.
Eppure, proprio la presenza di tanti stranieri che scelgono e hanno scelto di vivere da noi è in realtà un’occasione per pensare alle volte in cui siamo noi – e succede spesso – a sentirci stranieri in casa nostra, ma non per colpa degli immigrati. Ci capita di sentirci stranieri, cioè estranei, perché siamo insoddisfatti della cornice, dell’ambiente, delle condizioni in cui ci troviamo a lavorare, delle forme di convivenza sociale, delle istituzioni, della politica. Ci succede di sentirci estranei, cioè stranieri in casa nostra, quando il nostro vicino di ufficio fa una carriera più rapida della nostra senza aver fatto quello che doveva per meritarlo, quando i nostri figli fanno fatica a trovare un posto di lavoro nonostante abbiano fatto del loro meglio a scuola o all’università, quando abbiamo difficoltà a ottenere il certificato di cui abbiamo bisogno in un ufficio pubblico.
Certamente sono pochi in ogni paese quelli che, di fronte a un intervistatore, si dichiareranno veramente felici. Non è felice neanche un lavoratore privilegiato come il calciatore e autore di best seller Antonio Cassano, che guadagna un lauto stipendio ma soprattutto vorrebbe essere uno stabile protagonista della nazionale italiana di calcio e invece deve accettare che la sua presenza sia ritenuta fondamentale o inutile a seconda dell’identità del commissario tecnico della nazionale.
Ma l’estraneità non ha direttamente a che vedere con il benessere o la felicità individuale. Anzi, in nessun altro paese come l’Italia le indagini statistiche rivelano la presenza parallela di una relativamente elevata soddisfazione personale e di una altrettanto elevata e quasi routinaria insoddisfazione per il nostro stare insieme, o almeno per l’esito collettivo delle nostre azioni individuali. È questo divario tra soddisfazione individuale e insoddisfazione collettiva che testimonia l’estraneità, il male di cui soffrono tanti italiani. Se questo è il problema, allora in questi anni abbiamo un’opportunità da cogliere: i problemi posti dalla presenza di tanti stranieri nel nostro territorio rappresentano anche un’opportunità di ripensare le basi della convivenza non solo degli stranieri e degli italiani, ma anche degli italiani tra di loro.
A cominciare da un altro pezzo di Italia, più concreta, che guarda al di là dei titoli dei tg e delle prime pagine dei giornali. È l’Italia degli industriali di Treviso che prima della crisi avevano lanciato un progetto di parco tecnologico per attrarre i capitali cinesi. Non è l’Italia degli imprenditori di Milano che, per il 50 per cento, si dicono contrari alla costruzione della moschea proposta dal vescovo Dionigi Tettamanzi perché «costa danèe e rompe le scatole», ma quella degli industriali di Cremona che hanno costruito la moschea per i loro lavoratori indiani che fanno il grana indo-padano. È l’Italia di don Virginio Colmegna, il fondatore della Casa della Carità, che ci ricorda spesso come gli immigrati non siano angeli né diavoli ma solo persone come tutte le altre, capaci di delinquere o di comportarsi civilmente a seconda delle circostanze e del contesto in cui sono inseriti.
http://www.italiafutura.it/dettaglio/110970/sentirsi_stranieri_in_casa_nostra
Roderigo
20-10-2010, 12:23
prendiamo la svezia dove, di recente, i partiti xenofobi hanno avuto un'enorme crescita.
la svezia e' un paese ricchissimo, con uno stato sociale efficientissimo, e un livello di concentrazione della popolazione molto bassa.
ebbene anche in questa situazione idilliaca (e' probabile che non sia mai esistito uno stato prospero e con ricchezza diffusa come la svezia) con l'aumentare degli stranieri con un'identita' culturale molto lontana da quella svedese, si sta avendo una reazione molto violenta. e questo in uno stato non solo ricchissimo ma con una cultura socialdemocratica pluridecennale.
In Svezia, il partito xenofobo non ha avuto una "enorme crescita". Ha solo superato la soglia di sbarramento che gli permette di essere presente in Parlamento.
Inoltre, l'autopercezione di un paese non dipende solo da come sta, ma soprattutto da come prevede che starà. I paesi ricchi hanno paura del futuro, perchè hanno paura di impoverirsi.
Küstenland
20-10-2010, 12:29
Io non voglio togliere il diritto di voto ai razzisti e agli xenofobi che votano per lui.
Uno degli altri motivi per cui la sinistra continua a subire batoste elettorali è proprio per il fatto che i 'sinistrorsi' continuano ad accusare gli elettori di LN di essere razzisti e xenofobi quando in realtà votano LN per salvaguardare tutti i diritti che dovrebbero essere inalienabili dei padani, ma che molto spesso sono stati violati dagli stessi immigrati.
Alla pari, hai paura di perdere?
Non è questione di paura di perdere, semplicemente dare il diritto di voto agli immigrati è una cosa indecente, impensabile (lo pensano solo i 'sinistrorsi' per poter avere qualche poltroncina in più nel parlamento), in quanto ci sarebbe un sovvertimento della volontà popolare REALE (cioè quella dei soli cittadini padani) e non fittizia (tutti sanno che buona parte degli immigrati voterebbe la sinistra).
In altre parole gli immigrati regolari sono e devono continuare ad essere nostri ospiti. Ma dovremmo adoperarci di più per rendere loro la vita sempre più dura, applicando restrizioni su certi lavori che dovrebbero essere vietati per gli immigrati meridionali ed extracomunitari, seguendo l'esempio israeliano che non li accettano per svolgere determinati lavori.
La sinistra dovrebbe quindi imparare dai suoi errori madornali, come quello gravissimo di gridare a tutti i disperati di venire qui perchè troverebbero lavoro e casa, a discapito di tutti i cittadini padani disoccupati e sfrattati.
Ma a quanto pare, sembra che la sinistra non imparerà mai dai suoi errori che si ripetono con puntualità fin dalla rivoluzione russa del 1917.
Roderigo
20-10-2010, 12:42
Non è questione di paura di perdere, semplicemente dare il diritto di voto agli immigrati è una cosa indecente, impensabile (lo pensano solo i 'sinistrorsi' per poter avere qualche poltroncina in più nel parlamento), in quanto ci sarebbe un sovvertimento della volontà popolare REALE (cioè quella dei soli cittadini padani) e non fittizia (tutti sanno che buona parte degli immigrati voterebbe la sinistra).
Dai sondaggi risulta che gli immigrati votano come gli italiani.
Il gruppo nazionale più numeroso è quello dei romeni, i quali, in conseguenza della storia del loro paese, sono prevalentemente anticomunisti.
Certo, se potessero votare, starebbero più attenti a quel che dicono partiti e candidati.
Quindi, anche partiti e candidati starebbero più attenti a come parlano.
Preem Palver
20-10-2010, 12:47
Ma a quanto pare, sembra che la sinistra non imparerà mai dai suoi errori che si ripetono con puntualità fin dalla rivoluzione russa del 1917.
Dici che quella volta lì hanno lasciato le cose a metà?
Küstenland
20-10-2010, 12:54
Il gruppo nazionale più numeroso è quello dei romeni, i quali, in conseguenza della storia del loro paese, sono prevalentemente anticomunisti.
A quanto pare i romeni (pur essendo anticomunisti a causa di Ceausescu) non sono molto amati da queste parti, soprattutto a roma, dove Bertone è stato perfino applaudito dai passanti. Dunque il vero razzismo e xenofobia si trovano in meridione (basti pensare al famoso raid nel campo nomadi a napoli) non a casa nostra, in Padania.
In linea generale, se immigrati andassero a lavorare e a vivere in Romania, non avrebbero comunque il diritto di votare alle elezioni politiche rumene.
Di conseguenza mi sembra giusto, che gli immigrati regolari residenti, non abbiano il diritto di voto.
Dici che quella volta lì hanno lasciato le cose a metà?
Non saprei, dimmelo tu :
http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/comunismo/stephane_courtois/images/stephane_courtois.jpg
Preem Palver
20-10-2010, 13:16
Non saprei, dimmelo tu :
http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/comunismo/stephane_courtois/images/stephane_courtois.jpg
Eccone un altro che parla di "Compagni che sbagliano"
gladiatore78rm
20-10-2010, 15:06
gladiatore onestamente non so se sei pro secessione, perché quando stabilirete che fra voi e i mussulmani c'è un abisso, e che devono tornare a casa loro, poi ve ne uscirete che noi del regno delle 2 Sicilie e gli austro ungarici non c'è nulla in comune, per noi il loro valore di famiglia è nullo, per noi è tutto, quando frequentiamo una ragazza noi frequentiamo un intera famiglia, addirittura c'è un detto che dice se non vuoi un altra mamma sceglila orfana.
Noi abbiamo una venerazione quasi pagana dei santi, del presepe, e loro ancora il culto celtico dell'albero della vita.
gladiatore l'Italia è l'esempio lampante della multicultura, e se la multicultura è finita allora è fallita l'Italia.
scusa ma è francamente una sciocchezza. inventarsi fratture culturali inesistenti non cancellerà quelle vere.
gladiatore78rm
20-10-2010, 15:17
la questione del voto è secondaria. e con questo rispondo a padania e roderigo.
Il voto non è ne un ostacolo ne una panacea. io in linea di massima sono dell'idea di dare il voto agli immigrati, ma la questione è un'altra.
ossia quanti immigrati, da dove, e con quali intenzioni.
ogni cultura può assimiliare senza problemi un numero x di immigrati.
questo numero varia in rapporto alla dissonanza con gli immigrati stessi.
ad esempio, con buona pace di padania e di fantasma, i "terroni" emigrati al nord, sono i più polentoni e leghisti di tutti. questo per dire che quando non esiste, o esististe un'irrisoria, differenza culturale l'assimilazione è facilissima.
anche quando invece la differenza è sostanziale ma il numero è molto molto basso ci sarà una tendenza all'assimilazione nell'arco di pochissime generazioni.
ma c'è un'altra variabile importante, ossia il fine per cui si emigra. un mio carissimo amico, gay, è andato a vivere in spagna dopo alcune vacanze perchè si era innamorato del paese. già ora lavora, parla uno spagnolo perfetto, tifa per la spagna. certo la differenza linguistico culturale è davvero piccola, ma lui dopo un paio di anni è già spagnolo. se invece un cinese, un arabo o un ganese vengono qui solo spinti dal bisogno economico, mantenendo intatto il loro senso di appartenenza a una comunità "altra", imparando poco o nulla la lingua, non avendo alcun interesse per la nostra storia e identità, e frequentando, sposando e allevando i figli, all'interno della sua comunità di appartenenza (il che è il vero multiculturalismo) l'integrazione è impossibile e, inevitabilmente, al superamento di un certo numero scatterà l'ostilità da parte della comunità originaria. ci potete scommettere le chiappe!
Roderigo
20-10-2010, 16:42
ogni cultura può assimiliare senza problemi un numero x di immigrati.
questo numero varia in rapporto alla dissonanza con gli immigrati stessi.
Questa non è una prova dimostrante.
E' una premessa che sarebbe da dimostrare.
C'è persino da dimostrare che il paese accogliente possieda una (e una sola) sua cultura: se un immigrato si assimila a Padania, non si assimila a me.
ad esempio, con buona pace di padania e di fantasma, i "terroni" emigrati al nord, sono i più polentoni e leghisti di tutti. questo per dire che quando non esiste, o esististe un'irrisoria, differenza culturale l'assimilazione è facilissima.
Eppure contro gli immigrati meridionali, negli anni '50 e '60 il razzismo degli autoctoni settentrionali è stato altrettanto forte, anzi più forte di quello manifestato negli anni '90-2000 contro gli immigrati stranieri.
ma c'è un'altra variabile importante, ossia il fine per cui si emigra. un mio carissimo amico, gay, è andato a vivere in spagna dopo alcune vacanze perchè si era innamorato del paese. già ora lavora, parla uno spagnolo perfetto, tifa per la spagna. certo la differenza linguistico culturale è davvero piccola, ma lui dopo un paio di anni è già spagnolo. se invece un cinese, un arabo o un ganese vengono qui solo spinti dal bisogno economico, mantenendo intatto il loro senso di appartenenza a una comunità "altra", imparando poco o nulla la lingua, non avendo alcun interesse per la nostra storia e identità, e frequentando, sposando e allevando i figli, all'interno della sua comunità di appartenenza (il che è il vero multiculturalismo) l'integrazione è impossibile e, inevitabilmente, al superamento di un certo numero scatterà l'ostilità da parte della comunità originaria. ci potete scommettere le chiappe!
E si può dire che tutti coloro che emigrano per motivi economici abbiano queste caratteristiche? Anche questo sarebbe da dimostrare. D'altra parte, chi emigra per motivi diversi? I turisti?
Riguardo il multiculturalismo, la tua idea (e quella delle destre in genere) alla fine coincide con il multicomunitarismo, la convivenza dei separati in casa, che presuppone che ad ogni nazione, ogni etnia, corrisponda una cultura.
E' l'idea della Merkel quando dice abbiamo chiamato i lavoratori stranieri negli anni '60 pensando che poi se ne sarebbero tornati a casa e invece sono rimasti. Nel momento in cui fallisce quella aspettativa, fallisce anche l'ipotesi di convivenza "separata" costruita su quella aspettativa. O non costruita per nulla, lasciando le cose a se stesse, se è vero che la prima legge tedesca sull'immigrazione è del 2004.
Anche se poi, dalle stesse parole della Merkel, non si capisce questo fallimento in cosa in realtà consista, cioè quali disastri starebbero capitando in Germania a causa della presenza degli stranieri.
...
anche quando invece la differenza è sostanziale ma il numero è molto molto basso ci sarà una tendenza all'assimilazione nell'arco di pochissime generazioni.
...
A me personalmente questo concetto di assimilazione non mi va giù. Stai chiedendo assimilazione, chiedi sempre assimilazione e poi ti lamenti che non c'è integrazione. Gladio, l'integrazione è un'altra cosa.
L'assimilazione è il modello francese, tedesco, direi anche olandese, che oggi si accusa di aver fallito nell'integrazione quando non hanno mai promosso integrazione ma assimilazione.
Sono due concetti diversi. Te ne rendi conto?
gladiatore78rm
20-10-2010, 17:23
Questa non è una prova dimostrante.
E' una premessa che sarebbe da dimostrare.
è sufficiente usare un metodo empirico, ossia osservare cosa avviene laddove, in varie epoche e luogi, una popolazione estranea si unisce, mantenendo le proprie caratteristiche, alla popolazione originale. e poi trarne le conclusioni.
C'è persino da dimostrare che il paese accogliente possieda una (e una sola) sua cultura: se un immigrato si assimila a Padania, non si assimila a me.
anche su questo non sono d'accordo. tu e padania avete opinioni diverse ma condividete la stessa cultura, la stessa lingua, gli stessi riferimenti.
per quanto possiate non amarvi alla follia potete convivere perchè gli elementi di fondo sono uguali. se ad esempio padania, e un milione di persone come lui, sostenesse e mettesse in pratica una norma culturale per cui, ad esempio, i gay vanno uccisi lo considerersti non uno con idee diverse ma un nemico da eliminare. lo stesso se pensasse che la democrazia va eliminata.
Eppure contro gli immigrati meridionali, negli anni '50 e '60 il razzismo degli autoctoni settentrionali è stato altrettanto forte, anzi più forte di quello manifestato negli anni '90-2000 contro gli immigrati stranieri.
falso per tre motivi, il primo è che i meridionali erano milioni, torino è la città con il numero più alto di calabresi del mondo, se avvenisse la stessa cosa con i cinesi sarebbe la guerra. secondo perchè i meridionali, in brevissimo tempo, sono diventati settentrionali. terzo perchè esisteva un pregiudizio ma non una reale differenza culturale, per cui non erano mondi isolati (lo stesso bossi è sposato con una terrona)
E si può dire che tutti coloro che emigrano per motivi economici abbiano queste caratteristiche? Anche questo sarebbe da dimostrare. D'altra parte, chi emigra per motivi diversi? I turisti?
tutti coloro, come ad esempio gli italiani negli usa, che emigrano perchè amano e ammirano il paese di arrivo. questi ultimi faranno di tutto per divenire cittadini come gli altri e si identificheranno nelle istituzioni del paese ospite, nella sua cultura e nei suoi valori.
Riguardo il multiculturalismo, la tua idea (e quella delle destre in genere) alla fine coincide con il multicomunitarismo, la convivenza dei separati in casa, che presuppone che ad ogni nazione, ogni etnia, corrisponda una cultura.
non ad ogni nazione o etnia, ma ad ogni cultura. i romeni, ad esempio, sono perfettamente assimilabili con noi, nell'arco di una o due generazioni saranno perfetti italiani, per altre culture la differenza e le resistenze sono molto più forti.
E' l'idea della Merkel quando dice abbiamo chiamato i lavoratori stranieri negli anni '60 pensando che poi se ne sarebbero tornati a casa e invece sono rimasti. Nel momento in cui fallisce quella aspettativa, fallisce anche l'ipotesi di convivenza "separata" costruita su quella aspettativa. O non costruita per nulla, lasciando le cose a se stesse, se è vero che la prima legge tedesca sull'immigrazione è del 2004.
non far dire a merkel cose che non dice. lei sostiene, come ormai tantissimi a destra come a sinistra, che è il modello multiculturale e non quello assimilazionista a essere fallito, quello assimilazionista, ad esempio negli usa, bene o male funziona.
Anche se poi, dalle stesse parole della Merkel, non si capisce questo fallimento in cosa in realtà consista, cioè quali disastri starebbero capitando in Germania a causa della presenza degli stranieri.
lo scollamento delle varie parti del paese. un paese resiste se esiste una profonda coesione e un profondo senso di appartenenza, che si traduce in una solidarietà organica e in uno stato di pace sociale, ma nel multiculturalismo questo non avviene, non è mai avvenuto e non avverrà mai. i vari gruppi si isolano e rafforzano i legami all'interno del proprio ambito di appartenenza, in pratica una maionese impazzita che risputa i suoi ingredienti e dove l'altro è visto come un estraneo, con la conseguenza dell'impossibilità di un disegno comune e di un destino comune.
gladiatore78rm
20-10-2010, 17:27
A me personalmente questo concetto di assimilazione non mi va giù. Stai chiedendo assimilazione, chiedi sempre assimilazione e poi ti lamenti che non c'è integrazione. Gladio, l'integrazione è un'altra cosa.
L'assimilazione è il modello francese, tedesco, direi anche olandese, che oggi si accusa di aver fallito nell'integrazione quando non hanno mai promosso integrazione ma assimilazione.
Sono due concetti diversi. Te ne rendi conto?
tempo fa diedi un esame all'uni che parlava proprio di multiculturalismo (all'epoca non mi ero mai posto la questione) ovviamente la prof e i testi d'esame magnificavano il modello multiculturale, ma gli esempi che ponevano erano tutti fallimentari e al limite della guerra civile.
in sede d'esame (in cui presi 30 e lode anche se un mio amico malevole sostenne che era per ragioni diverse da quelle della preparazione) feci notare alla prof che a bene guardare era un po' difficile sostenere, sulla base degli esempi riportati, che il multiculturalismo funzionasse, e lei mi rispose "ma caro ragazzo il multiculturalismo perfetto non esiste"...non obbiettai ma pensai che tra la perfezione e la lotta di tutti contro tutti c'è una bella differenza.
Roderigo
20-10-2010, 17:42
è sufficiente usare un metodo empirico, ossia osservare cosa avviene laddove, in varie epoche e luogi, una popolazione estranea si unisce, mantenendo le proprie caratteristiche, alla popolazione originale. e poi trarne le conclusioni.
Avviene di tutto e il suo contrario.
Poi, secondo il tuo pregiudizio, consideri i fatti che confermano la tua idea e rimuovi quelli che la smentiscono.
Ma esistono entrambi: i conflitti e le convivenze.
anche su questo non sono d'accordo. tu e padania avete opinioni diverse ma condividete la stessa cultura, la stessa lingua, gli stessi riferimenti.
per quanto possiate non amarvi alla follia potete convivere perchè gli elementi di fondo sono uguali. se ad esempio padania, e un milione di persone come lui, sostenesse e mettesse in pratica una norma culturale per cui, ad esempio, i gay vanno uccisi lo considerersti non uno con idee diverse ma un nemico da eliminare. lo stesso se pensasse che la democrazia va eliminata.
Quali sarebbero gli elementi di fondo che accomunano me e Padania?
L'omofobia e l'avversione alla democrazia non esistono nella "cultura" italiana?
falso per tre motivi, il primo è che i meridionali erano milioni, torino è la città con il numero più alto di calabresi del mondo, se avvenisse la stessa cosa con i cinesi sarebbe la guerra. secondo perchè i meridionali, in brevissimo tempo, sono diventati settentrionali. terzo perchè esisteva un pregiudizio ma non una reale differenza culturale, per cui non erano mondi isolati (lo stesso bossi è sposato con una terrona)
La differenza è che gli immigrati meridionali avevano la cittadinanza italiana. Non potevano essere clandestini. Non poteva esistere una politica di contrasto all'immigrazione meridionale. Questo ha permesso loro di integrarsi.
tutti coloro, come ad esempio gli italiani negli usa, che emigrano perchè amano e ammirano il paese di arrivo. questi ultimi faranno di tutto per divenire cittadini come gli altri e si identificheranno nelle istituzioni del paese ospite, nella sua cultura e nei suoi valori.
Per cosa è esistita l'immigrazione italiana negli Stati Uniti?
Oggi gli italiani amano gli Usa meno che negli anni Venti?
non ad ogni nazione o etnia, ma ad ogni cultura. i romeni, ad esempio, sono perfettamente assimilabili con noi, nell'arco di una o due generazioni saranno perfetti italiani, per altre culture la differenza e le resistenze sono molto più forti.
Ma come? I romeni, non erano quelli che rubano di più, uccidono di più, stuprano di più... adesso sono assimilabili.
Nella xenofobia la moda cambia più velocemente che nell'abbigliamento.
non far dire a merkel cose che non dice. lei sostiene, come ormai tantissimi a destra come a sinistra, che è il modello multiculturale e non quello assimilazionista a essere fallito, quello assimilazionista, ad esempio negli usa, bene o male funziona.
La Merkel ha fatto un discorso contraddittorio.
Ha detto:
«All’inizio degli anni Sessanta abbiamo invitato i lavoratori stranieri a venire in Germania, e adesso vivono nel nostro paese. Ci siamo in parte presi in giro quando abbiamo detto ‘Non rimarranno, prima o poi se ne andranno’, ma non è questa la realtà. L’approccio multiculturale e l’idea di vivere fianco a fianco in serenità ha fallito, fallito completamente.»
Ma pure:
«La Germania non ha manodopera qualificata e non può fare a meno degli immigrati, ma questi si devono integrare e devono adottare la cultura e i valori tedeschi»
Ed ha anche detto:
«Non dovremmo però nemmeno dare l’impressione al mondo esterno che chi non è immediatamente in grado di parlare tedesco e chi non è cresciuto con il tedesco come prima lingua non sia il benvenuto. Faremmo un gravissimo danno al nostro paese»
Inoltre ha aggiunto che:
«l’Islam è parte della Germania, ma bisogna lavorare ancora molto sull’integrazione».
Ora, esistono tre modelli.
Si sta insieme separatamente. (Multiculturalismo, multicomunitarismo)
Si sta insieme, ma tu diventi come me. (Assimilazione)
Si sta insieme, e insieme ci integriamo: tu diventi un po' come me, io un po' come te. Chi ha più filo da tessere, tesserà di più. (Integrazione)
lo scollamento delle varie parti del paese. un paese resiste se esiste una profonda coesione e un profondo senso di appartenenza, che si traduce in una solidarietà organica e in uno stato di pace sociale, ma nel multiculturalismo questo non avviene, non è mai avvenuto e non avverrà mai. i vari gruppi si isolano e rafforzano i legami all'interno del proprio ambito di appartenenza, in pratica una maionese impazzita che risputa i suoi ingredienti e dove l'altro è visto come un estraneo, con la conseguenza dell'impossibilità di un disegno comune e di un destino comune.
Però non mi dici cosa sta capitando in Germania. E non lo dice neanche la Merkel. Il discorso sul fallimento del multiculturalismo resta molto generico. La coesione sociale di una paese può essere erosa anche dall'atomizzazione della vita urbana, dai campanilismi, dagli integralismi. Dalla crisi economica che provoca povertà, precarietà, disoccupazione.
gladiatore78rm
20-10-2010, 19:34
Avviene di tutto e il suo contrario.
Poi, secondo il tuo pregiudizio, consideri i fatti che confermano la tua idea e rimuovi quelli che la smentiscono.
Ma esistono entrambi: i conflitti e le convivenze.
no roderigo, ti sbagli. infatti mentre io posso farti un miliardo di esempi di convivenze tra popoli con culture diverse che sono diventate lotte (da israele alla ex jugolavia, dall'africa alla romania) tu mi puoi fare un esempio opposto? ossia una realtà in cui nello stesso stato e nello stesso territorio popoli di cultura e provenienza diversa hanno convissuto pacificamente? quali sono questi esempi storici o di altro genere di popoli che hanno accolto altre culture, in maniera cospiqua al punto da diventare altra cosa, in maniera pacifica??
Quali sarebbero gli elementi di fondo che accomunano me e Padania?
L'omofobia e l'avversione alla democrazia non esistono nella "cultura" italiana?
non esistono se non in funzione antisociale, dovrebbe esserti chiara la differenza. padania può magari pensare che lui non uscirebbe mai con un gay o con un comunista o quello che vuoi, come tu magari non usciresti mai con un leghista, ma poichè entrambi avete lo stesso orientamento culturale nessuno dei due penserebbe mai di perseguitare o uccidere l'altro, come padania non penserebbe mai di incarcerare me perchè sono gay. casi di persone che rifiutano questa concezione ci sono, vedi svastichella, e giustamente finiscono in carcere. se gli svastichella non fossero fenomeni isolati ma ci fosse magari un 20, 30% della popolazione che si identifica in quell'idea ci sarebbe la guerra civile. come è avvenuta negli anni 70 quando comunisti e fascisti si ammazzavano perchè non avevano un terreno comune.
La differenza è che gli immigrati meridionali avevano la cittadinanza italiana. Non potevano essere clandestini. Non poteva esistere una politica di contrasto all'immigrazione meridionale. Questo ha permesso loro di integrarsi.
totalmente falso. infatti in romania, ad esempio, i rom hanno la cittadinanza da decenni ma non sono integrati e si odiano con i romeni, o in india musulmani e indu e via dicendo...inutile cercare scappatoie, i fatti stanno così.
Per cosa è esistita l'immigrazione italiana negli Stati Uniti?
Oggi gli italiani amano gli Usa meno che negli anni Venti?
oggi non hanno motivo economico, per quanto alcuni ancora vanno per scelta, ma il punto è che, quale che sia il motivo principale, che normalmente è economico, un conto è se vai in una comunità di cui vuoi essere parte, un conto se vai in una comunità che consideri aliena e ti relazioni solo con quelli della tua nazionalità.
Ma come? I romeni, non erano quelli che rubano di più, uccidono di più, stuprano di più... adesso sono assimilabili.
Nella xenofobia la moda cambia più velocemente che nell'abbigliamento.
da questo commento mi accorgo che ti sfugge proprio il punto del discorso. le due questioni sono diversissime, i romeni hanno tassi criminali più alti perchè, come ti ho detto tante volte e come sai, il crimine è variabile dipendente dalle condizioni socioeconomiche.
questo non ha nulla a che fare con l'appartenenza e l'integrazione. a torbellamonaca ci sono tassi criminali molto alti, coerentemente con lo status socioeconomico, ma non c'è multiculturalismo, i romeni con il tempo risolvono le loro situazioni problematiche e non presentano problemi di estraneità alla cultura di arrivo.
Tzazzamita
20-10-2010, 20:45
no roderigo, ti sbagli. infatti mentre io posso farti un miliardo di esempi di convivenze tra popoli con culture diverse che sono diventate lotte (da israele alla ex jugolavia, dall'africa alla romania) tu mi puoi fare un esempio opposto? ossia una realtà in cui nello stesso stato e nello stesso territorio popoli di cultura e provenienza diversa hanno convissuto pacificamente? quali sono questi esempi storici o di altro genere di popoli che hanno accolto altre culture, in maniera cospiqua al punto da diventare altra cosa, in maniera pacifica??
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allora gli Stati Uniti se pensiamo ai Pellirossa o la Nuova Zelanda se pensiamo ai Maori non dovrebbero esistere.
le migrazioni sono sempre esistite da quelli preistoriche , a quelle degli arii, o dei popoli del mare, della Magna Grecia,dell'Hansa, dei Variaghi, dei normanni e così via
possiamo ritardarle, cercare di convogliarle, cercare di dominarle ma mai fermarle.
Roderigo
20-10-2010, 21:56
no roderigo, ti sbagli. infatti mentre io posso farti un miliardo di esempi di convivenze tra popoli con culture diverse che sono diventate lotte (da israele alla ex jugolavia, dall'africa alla romania) tu mi puoi fare un esempio opposto? ossia una realtà in cui nello stesso stato e nello stesso territorio popoli di cultura e provenienza diversa hanno convissuto pacificamente? quali sono questi esempi storici o di altro genere di popoli che hanno accolto altre culture, in maniera cospiqua al punto da diventare altra cosa, in maniera pacifica??
Posso fare gli stessi esempi che fai tu, considerando periodi diversi o anche solo spazi diversi. Gli israeliani sono in conflitto con i palestinesi di Gaza e Cisgiordania, ma gli ebrei sono in pace con gli arabi di cittadinanza israeliana (e questo dimostra che la pace tra diversi può esistere se i diritti di cittadinanza sono condivisi). Le guerre balcaniche sono state intervallate da lunghi decenni di convivenza pacifica. Hutu e Tutsi convivono pacificamente in Rwanda, nonostante il genocidio del 1994. E così bianchi e neri nel Sudafrica, nonostante il passato dell'apartheid. D'altra parte esempi di guerre civili e dittature si possono fare anche per realtà etnicamente o culturalmente ritenute omogenee, comprese l'Italia e la Germania.
Tu sapresti impostare il tuo discorso in positivo?
Invece di parlare del "fallimento del multiculturalismo" citando tutti gli esempi fallimentari, sapresti parlarci del successo del monoculturalismo, citando esempi di società monoculturali armoniose, vincenti, progressive?
La Germania multiculturale edificata a partire dalla ricostruzione del dopoguerra sarebbe fallita. Esiste una Germania precedente migliore, campionessa di autorealizzazione? Puoi dirci quale?
non esistono se non in funzione antisociale, dovrebbe esserti chiara la differenza. padania può magari pensare che lui non uscirebbe mai con un gay o con un comunista o quello che vuoi, come tu magari non usciresti mai con un leghista, ma poichè entrambi avete lo stesso orientamento culturale nessuno dei due penserebbe mai di perseguitare o uccidere l'altro, come padania non penserebbe mai di incarcerare me perchè sono gay. casi di persone che rifiutano questa concezione ci sono, vedi svastichella, e giustamente finiscono in carcere. se gli svastichella non fossero fenomeni isolati ma ci fosse magari un 20, 30% della popolazione che si identifica in quell'idea ci sarebbe la guerra civile. come è avvenuta negli anni 70 quando comunisti e fascisti si ammazzavano perchè non avevano un terreno comune.
L'avversione ai gay può essere vissuta nella legalità, senza commettere alcun delitto. Dei gay posso parlare male. Posso usare la loro condizione come motivo di insulto o dileggio. Posso non assumerli o trovare una scusa per licenziarli. Idem, l'avversione alla democrazia. Non è necessario che faccia un colpo di stato, è sufficiente che disprezzi partiti, parlamento e sindacati, che sia qualunquista. Gli antidemocratici in Italia, così come gli omofobi, gli antisemiti, i maschilisti, e tutti i generi di reazionari, non sono qui tra noi perchè scesi dalla luna o perchè immigrati da altri paesi. Ci sono sempre stati, a volte più forti, a volte più deboli. Sono nati e cresciuti qui. Sono parte della "nostra" cultura.
totalmente falso. infatti in romania, ad esempio, i rom hanno la cittadinanza da decenni ma non sono integrati e si odiano con i romeni, o in india musulmani e indu e via dicendo...inutile cercare scappatoie, i fatti stanno così.
I Rom in Romania non hanno una casa e un lavoro? Sono in guerra con i romeni? Cosa vuol dire che si odiano? Che si dicono le cose che si dicono milanesi e napoletani quando possono insultarsi attraverso le telefonate di una libera trasmissione radiofonica?
oggi non hanno motivo economico, per quanto alcuni ancora vanno per scelta, ma il punto è che, quale che sia il motivo principale, che normalmente è economico, un conto è se vai in una comunità di cui vuoi essere parte, un conto se vai in una comunità che consideri aliena e ti relazioni solo con quelli della tua nazionalità.
Secondo te un immigrato parte avendo in testa la pianificazione delle sue pratiche e dei suoi sensi di appartenenza, come fosse un ideologo comunitarista? Parte e va. Il seguito dipende dalle condizioni che trova. Se lo accolgono chiusura e pregiudizi, cercherà conforto e solidarietà presso i suoi connazionali.
da questo commento mi accorgo che ti sfugge proprio il punto del discorso. le due questioni sono diversissime, i romeni hanno tassi criminali più alti perchè, come ti ho detto tante volte e come sai, il crimine è variabile dipendente dalle condizioni socioeconomiche.
questo non ha nulla a che fare con l'appartenenza e l'integrazione. a torbellamonaca ci sono tassi criminali molto alti, coerentemente con lo status socioeconomico, ma non c'è multiculturalismo, i romeni con il tempo risolvono le loro situazioni problematiche e non presentano problemi di estraneità alla cultura di arrivo.
La xenofobia ha tante varianti.
Küstenland
21-10-2010, 08:14
sapresti parlarci del successo del monoculturalismo, citando esempi di società monoculturali armoniose, vincenti, progressive?
Un esempio di società monoculturale armoniosa, vincente, progressiva è il Giappone.
E' arcinoto che i giapponesi non amano gli immigrati, infatti in Giappone l'immigrazione è pressoché inesistente (in termini di proporzioni), e ogni giapponese che incontra o vede un immigrato, lo chiama con il famoso termine 'Gaijin', che significa semplicemente 'non-giapponese' o 'alieno'.
Considerando che il Giappone è la terza potenza economica mondiale, quindi direi che il monoculturalismo (anche dal punto di vista etnico) può portare al successo, alla ricchezza ed alla prosperità.
Infatti, almeno per me, il Giappone è uno dei miei paesi di riferimento soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione. Basti pensare che nel 2004, in Giappone, c'erano soltanto 250.000 immigrati su una popolazione di oltre 120 milioni, grazie alla politica d'immigrazione giapponese che è estremamente selettiva con la concessione dell'accesso nel paese soltanto agli immigrati che possiedono un elevatissima istruzione ed un ottima padronanza della lingua giapponese.
Ho vissuto per 20 anni in Germania, e posso garantirti che il cosi detto fallimento del multiculturalismo è il frutto di una politica ben precisa, che descriveva i stranieri come "Gastarbeiter" (Gast= Ospite, Arbeiter= Lavoratore).
Ce una bella differenza fra la parola "Gastarbeiter " e " immigrante". Il primo è una figura che temporaneamente vive per motivi di lavoro al estero . L'immigrante invece decide di passare il resto della sua vita in un altro paese (che diventa cosi la sua patria).
Roderigo
21-10-2010, 11:59
Un esempio di società monoculturale armoniosa, vincente, progressiva è il Giappone.
Considerando che il Giappone è la terza potenza economica mondiale, quindi direi che il monoculturalismo (anche dal punto di vista etnico) può portare al successo, alla ricchezza ed alla prosperità.
Il Giappone è uno stato insulare. Ha una densità molto elevata: 337 abitanti per Kmq. Sette volte superiore alla media mondiale. La sua collocazione e conformazione geografica, ne favorisce molto l'omogeneità etnica.
E' la terza potenza economica mondiale. Ma era la seconda.
In Giappone ci sono venti milioni di poveri.
30 mila suicidi l'anno.
Un quarto della popolazione over 65 anni, che sarà un terzo entro il 2050.
Un sistema politico a lungo bloccato e molto corrotto.
E poi la caccia alle balene.
Ho vissuto per 20 anni in Germania, e posso garantirti che il cosi detto fallimento del multiculturalismo è il frutto di una politica ben precisa, che descriveva i stranieri come "Gastarbeiter" (Gast= Ospite, Arbeiter= Lavoratore).
Ce una bella differenza fra la parola "Gastarbeiter " e " immigrante". Il primo è una figura che temporaneamente vive per motivi di lavoro al estero . L'immigrante invece decide di passare il resto della sua vita in un altro paese (che diventa cosi la sua patria).
Esattamente quello che dicevo io.
Küstenland
21-10-2010, 12:30
Il Giappone è uno stato insulare. Ha una densità molto elevata: 337 abitanti per Kmq. Sette volte superiore alla media mondiale. La sua collocazione e conformazione geografica, ne favorisce molto l'omogeneità etnica.
Non ha alcun senso.
Allora cosa dovremmo dire per il Regno Unito, stato insulare, pieno di immigrati e che secondo la tua teoria strampalata avrebbe dovuto favorire l'omogeneità etnica?
La verità è che i giapponesi hanno avuto gli attributi giusti per evitare l'immigrazione selvaggia.
E' la terza potenza economica mondiale. Ma era la seconda.
Resta sempre una delle prime cinque potenze mondiali.
In Giappone ci sono venti milioni di poveri.
Il concetto di povertà in Giappone è molto diverso che in Europa o negli USA.
E' stato omesso (apposta) il fatto che la soglia di povertà giapponese è stata ricalcolata e collocata intorno a un reddito annuo di 22mila euro per una famiglia di quattro persone.
22 mila euro sono sufficienti per sopravvivere, l'unica cosa che cambia è che le altre attività sociali come uscire con gli amici o andare al cinema restano precluse.
In altre parole i 20 milioni di 'poveri' giapponesi riescono a sfamarsi e a sopravvivere.
In Padania, invece, ci sono disoccupati e sfrattati padani che si sono visti soffiare il lavoro e gli alloggi popolari dagli immigrati.
30 mila suicidi l'anno.
Sono pochi se rapportati al numero della popolazione giapponese. Preoccupa molto di più invece che in Europa ci siano più vittime di suicidi che sulle strade.
Un quarto della popolazione over 65 anni, che sarà un terzo entro il 2050.
Il governo giapponese sta studiando delle politiche sociali per incrementare la demografia giapponese per compensare l'invecchiamento.
Un sistema politico a lungo bloccato e molto corrotto.
Sicuramente è meno corrotto di quello centralista di Roma (Ladrona).
E poi la caccia alle balene.
Questo è un altro discorso.
Preem Palver
21-10-2010, 13:00
Sicuramente è meno corrotto di quello centralista di Roma (Ladrona).
Dove ci stanno i leghisti. (Ladroni)
Küstenland
21-10-2010, 13:11
Dove ci stanno i leghisti. (Ladroni)
Il discorso è molto semplice, caro Preem Palver, dateci l'indipendenza e ce ne andremo volentieri.
Preem Palver
21-10-2010, 13:19
Il discorso è molto semplice, caro Preem Palver, dateci l'indipendenza e ce ne andremo volentieri.
Il discorso è molto più semplice, caro Padania: a Roma ladrona ci sta la la Lega a rubare.
Quello che potrebbe essere, chi lo sa.
Küstenland
21-10-2010, 13:40
Il discorso è molto più semplice, caro Padania: a Roma ladrona ci sta la la Lega a rubare.
Quello che potrebbe essere, chi lo sa.
I leghisti parlamentari stanno lavorando per curare i nostri interessi e giustamente percepiscono lo stipendio previsto delle leggi.
Rubare è quello che fanno spesso i nomadi, zingari, sono forse i tuoi compagni di merende ?
Preem Palver
21-10-2010, 15:16
I leghisti parlamentari stanno lavorando per curare i nostri interessi e giustamente percepiscono lo stipendio previsto delle leggi.
Rubare è quello che fanno spesso i nomadi, zingari, sono forse i tuoi compagni di merende ?
Io non ho compagni di merende.
Ma quanto a rubare, ti ricordo cosa avevi scritto tu oggi, riferendoti al GOVERNO giapponese
Sicuramente è meno corrotto di quello centralista di Roma (Ladrona).
Datosi che al Governo di Roma Ladrona ci stanno (anche) i Leghisti, sei tu che hai accusato i tuoi camerati di rubare.
http://ilderviscio.wordpress.com/2010/10/24/la-germania-e-lislam/
Il tre ottobre, giorno della riunione delle due Germanie, il Presidente Christian Wulff (cristiano democratico) ha pronunciato un discorso che ha fatto scalpore.
Dopo aver affermato che ormai est e ovest appartengono con pari dignità alla nuova società della Germania unita, ha affermato che, oltre all’ebraismo e al cristianesimo, ormai anche l’Islam (ca. quattro milioni di cittadini) appartiene alla cultura tedesca.
Numerose e stizzite le smentite, soprattutto nel partito cristiano sociale (CSU, partito tradizionalmente bavarese) e anche nello stesso partito democratico cristiano (CDU). La stessa cancelliera, Angela Merkel, si è affrettata a puntualizzare che “la società multiculturale è fallita”. Anche se a pappagallo la frase è riportata e fatta propria da tutti i media e politici improvvisamente elettisi difensori dell’Europa dai valori cristiani, nessuno sa cosa voglia dire.
La società italiana, fatta di tradizioni e culture montane dalla val d’Aosta al Friuli, tradizioni e culture contadine della pianura padana, dalle culture e tradizioni marinare di Venezia, Genova, Mazara del Vallo, non è già una società multiculturale? La presenza di popolazioni che parlano il francese, il tedesco, lo slavo, il sardo, idiomi e dialetti farciti di volta in volta da vocaboli arabi, fenici, greci, albanesi, turchi, non costituisce della società italiana, anche senza la presenza di immigrati, una società multiculturale? Gli spaghetti, il torrone, il caffè, il tabacco, le banali patate, la “padana” casoéla e la cotoletta alla “milanese”, non sono forse retaggio dell’incontro con altri popoli? In Germania la situazione, cambiati i fattori, è la stessa. Prussiani, bajuvari, francesi, sudeti, danesi, sorabi, frisoni, cattolici, protestanti, pagani, atei, contadini, montanari, pastori, marinai, … Una varietà di etnie, religioni, lingue, tradizioni da una regione all’altra, tanto da rendere necessaria una struttura federativa dello Stato con larghe autonomie legislative locali per soddisfare necessità particolari. Anche le festività nel calendario variano da Regione a Regione.
Allora, cosa vuol dire dichiarare il fallimento della società multiculturale?
La società, tutte le società, sono multiculturali. Non esiste una società monolitica, altrimenti si dovrebbe definire “moneitá”.
Christian Wulff ha quindi avuto il coraggio di definire le cose così come sono rompendo con l’ipocrisia della politica della divisione e della discriminazione.
La civiltà umana è una, le sue manifestazioni nell’arte, nella cultura, nella religione, nella lingua e nel colore della pelle, sono molteplici.
Voler stabilire una classifica è una follia.
Forse sarebbe il caso di ricordare ai predicatori dell’odio e della divisione la metafora del corpo umano, nel quale non esistono parti più o meno nobili, ma un’armonia e un’interazione che permettono la sopravvivenza di tutto l’organismo.
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