Visualizza Versione Completa : Hugo Chávez vince ancora in Venezuela
Roderigo
27-09-2010, 15:51
Hugo Chávez vince ancora in Venezuela,
meno disuguaglianza e più dialettica democratica
http://img191.imageshack.us/img191/2760/sufragio2010thumb.jpg
di Gennaro Carotenuto
Al momento (3.30 ora di Caracas) i risultati assegnano al Partito Socialista Unitario (PSUV) di Hugo Chávez 96 seggi su 165 nel prossimo parlamento venezuelano. Al cartello delle opposizioni (il MUD, Tavola di Unità Democratica) vanno 64 seggi. A questi si aggiungeranno nelle prossime ore gli ultimi sei seggi. Vanno a partiti minori, almeno due ad un partito di sinistra, a rappresentanti indigeni o sono ancora in ballottaggio tra le due liste maggiori. L’affluenza supera i due terzi degli aventi diritto.
Se queste sono le cifre, la sensazione più importante è che il Venezuela ha vissuto l’ennesima tranquilla giornata democratica lasciandosi alle spalle la polarizzazione feroce degli anni 2002-2005. Tutti gli osservatori hanno rilevato l’estrema tranquillità con la quale il paese ha votato, la regolarità degli scrutini e il fatto che alle tre della mattina di Caracas ci siano risultati pressoché definitivi.
Anche se frastagliata ed eterogenea, e probabilmente incapace di restare insieme, l’opposizione è forte e può finalmente condizionare il governo, che non ha più la maggioranza qualificata, in parlamento. Lo scellerato boicottaggio del 2005 (indotto dal governo Bush e che puntava ad un rovesciamento violento di Chávez dopo il fallito golpe dell’11 aprile 2002) è alle spalle e in pace e democrazia tornerà ad essere rappresentata in parlamento così come governa già in alcuni stati importanti. All’interno della stessa opposizione, lentamente, stanno passando in seconda fila gli estremisti, quelli che hanno sempre puntato al rovesciamento violento del governo, a favore di politici duramente critici ma vincolati a rispettare i processi democratici che, loro malgrado, continuano a premiare la “rivoluzione bolivariana”. Chávez a parole continua ad essere “il demonio”, ma nei fatti queste elezioni hanno dimostrato che anche l’opposizione oramai ritiene possibile e prioritaria una dialettica democratica normale.
Al momento di chiudere questo commento non sono ancora disponibili le percentuali, ma il partito di Chávez vince o pareggia nella maggior parte degli stati e, a Caracas, elegge sette dei dieci deputati. Perde invece duramente in un paio di ricchi stati alla frontiera con la Colombia, lo Zulia e il Táchira, e nell’Anzoátegui. Se nei primi l’opposizione è stata sempre forte, il segnale dell’Anzoátegui non va sottovalutato perché il PSUV soffre per la figura abbastanza compromessa del governatore chavista, Tarek Williams. Ciò dimostra che, a parte il carisma del Presidente, gli elettori venezuelani discernono e castigano o premiano se necessario il partito di Chávez.
Perché vince Chávez, si domanderà allora il pubblico italiano? Dati come quello sulla riduzione delle disuguaglianze, la più forte al mondo secondo l’ONU, non fanno titoli sui giornali ma hanno significato in questi anni piccoli grandi cambiamenti in positivo per milioni di venezuelani che vivevano nel totale abbandono negli anni ’80 e ’90. Testimoniano che, se oggi la maggioranza del paese si riconosce nel progetto bolivariano, al di là delle critiche che possono essere mosse al Presidente e che tanto scaldano in Europa, è perché in questo trovano dignità e progetti che rendono migliore la vita dei più bisognosi.
Il PSUV, fondato nel 2007, alla prima prova con elezioni parlamentari, si è imposto come uno dei partiti più forti dell’intero continente. È una scommessa vinta dal Presidente Chávez, che supera la frammentazione dei primi anni di governo, quando il chavismo era un conglomerato di partiti e movimenti sociali. Il PSUV, però, non ottiene la maggioranza qualificata nel parlamento di Caracas e quindi non potrà più usare decreti legge senza trattare con l’opposizione. È probabilmente un bene perché riconduce anche il processo venezuelano a quella dialettica parlamentare alla quale sono stati sempre vincolati altri paesi, come il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay dove i partiti di centro-sinistra al governo hanno sempre avuto a che fare con opposizioni responsabili.
Sono tutti paesi che, in questi anni, si sono mossi nella stessa direzione del Venezuela: rivalutazione del ruolo dello Stato dopo il neoliberismo dogmatico degli ultimi 30 anni del XX secolo, riduzione della disuguaglianza, integrazione latinoamericana. Tra una settimana si vota per le presidenziali in Brasile. Con ogni probabilità una donna ex guerrigliera, Dilma Rousseff, succederà nella continuità totale a Lula da Silva. Ed è questa, che piaccia o no, la cifra attuale dell’America latina.
27 settembre 2010
www.gennarocarotenuto.it (http://www.gennarocarotenuto.it/13955-hugo-chvez-vince-ancora-in-venezuela-meno-disuguaglianza-e-pi-dialettica-democratica/?ref=nf)
taccaromiceto
28-09-2010, 00:12
Si sono dimenticati di scrivere che questo risultato è ANCHE figlio della chiusura di alcune emittenti televisive non gradite al Rais?
Si sono dimenticati di scrivere che questo risultato è ANCHE figlio della chiusura di alcune emittenti televisive non gradite al Rais?
stai parlando di berlusca?
stai parlando di berlusca?
MI AUTOQUOTO E MOTIVO
[...] Il governo di Hugo Chávez gode, com’è noto, di una pessima pubblicità: per gran parte dell’informazione “ufficiale”, il presidente venezuelano è un caudillo e un populista, quando non esplicitamente un tiranno. E ciò malgrado gli innumerevoli processi elettorali che ha attraversato, tutti vinti tranne uno, quello del referendum sulla riforma della Costituzione venezuelana nel 2007. Sconfitta serenamente riconosciuta dal presidente (e, oltretutto, di strettissima misura, 50,7% contro 49,3%: percentuali che, se fossero risultate invertite, avrebbero di sicuro fatto gridare la destra alle frodi e al colpo di Stato). E vorremmo farle notare che la Costituzione in vigore prevede anche la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, a cominciare da quella presidenziale, a metà mandato.[...] Fonte Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=2431)
Potremo ricordare anche che il suo è un socialismo democratico, che nel 2002 ci fu un tentativo di colpo di stato, con più di 200 morti e cecchini che sparvano sui manifestanti pro-chavez (che era stato democraticamente eletto). Chavez ebbe anche il coraggio di consegnarsi ai Golpisti per evitare una guerra civile.
Quanto ai canali televisivi il governo ne ha 5 mentre 2 sono gestiti dall'opposizione. Meglio che in Italia dove berlusconi a 5 canali contro 1 dell'opposizione.
Certo ci potrebbe essere anche un maggior equilibrio, e credo che non mancherà di esserci se l'opposizione - come sembrerebbe - ha optato definitivamente per la via democratica.
Le cose in Sud America non sono facili. Ci sono sempre gli USA, per i quali gente come Taccaromiceto sbava, che si considerano i padroni anche a casa degli altri.
Se proprio è necessario far riferimento ad un modello positivo, mi sembra che sarebbe bene apprezzare maggiormente i sistemi politici scandinavi piuttosto che l'impero americano (USA), che tanti mali a portato in molti paesi e che si basa su una forbice sociale enorme a livello interno, segno di un sistema iniquo.
fantasma76
28-09-2010, 09:59
stai parlando di berlusca?
Si al loro Berlusconi non hanno approvato la porcata della Gaspare, e gli hanno mandato l'equivalente rete 4 sul satellite, e dato le frequenze alla TV che legittimamente aveva vinto il bando per le frequenze.
Però questo dimostra che il consenso la destra lo acquista solo se riesce a sostituire il cervello degli individui con una TV.
taccaromiceto
28-09-2010, 12:59
Venezuela: Chavez vince le elezioni
ma senza la supermaggioranza
Il partito del presidente ha ottenuto 95 deputati in parlamento .
Le opposizioni risorgono e raggiungono quota 64
L’affluenza alle urne è stata alta. Il voto pulito. Col 66,45% dei venezuelani che si sono presentati ai seggi il risultato è autorevole e incontrovertibile. Hugo Chavez col suo “Partito socialista unito del Venezuela” ha ottenuto 95 deputati in parlamento, le opposizioni unite si sono fermate a 64, ma il “presidente bolivarista” ha perso molti pezzi per strada e soprattutto la supermaggioranza dei 2/3 dei seggi che gli ha permesso negli ultimi 5 anni di legiferare e nazionalizzare senza il minimo ostacolo secondo una ultra-populista che continua ormai da 12 anni.
Con la maggioranza semplice dei 165 deputati, la vita del governo venezuelano sarà adesso molto più difficile perché le opposizioni che raggruppano formazioni che vanno dalla destra alla sinistra moderata ribatteranno colpo su colpo.
Chavez puntava a 110 seggi ma si è fermato molto al di sotto nonostante la riforma della recente legge elettorale favorisse il suo partito perché assegna lo stesso numero di rappresentanti indipendentemente dal numero degli abitanti.
Secondo Ramon Aveledo, portavoce del Mud, la coazione anti-chavista ha ottenuto complessivamente “il 52% del voto popolare” e questo lascia intendere che il movimento è destinato a crescere soprattutto in vista delle presidenziali del 2012 quando in ballo ci sarà la poltrona dello stesso Chavez.
Raggiungendo il suo elettorato che i trova soprattutto nelle zone più povere del paese e tra le fasce meno abbienti delle periferie di Caracas, con un insolito messaggio via Twitter il presidente bolivarista che molti vedono sulla via del crepuscolo, si è limitato a dire “cari connazionali, abbiamo ottenuto una solida vittoria”, ma non si è sbilanciato nei futuri programmi che pensa di mettere in pratica .La vera polemica di questa ore anche se il voto si è svolto in forma tranquilla, è concentrata sulla “necessità di fare chiarezza” . I partiti della coalizione anti Chavez insistono sul 52% del voto popolare e si sentono i legittimi rappresentanti della maggioranza del paese anche se questo non si riflette nella distribuzione dei seggi parlamentari.
Che la situazione in Venezuela sia in rapido mutamento lo si è capito anche in occasione dell’assemblea generale dell’Onu quando il previsto discorso-show di Chavez è stato cancellato all’ultimo momento perché il presidente non è venuto a New York ma ha preferito continuare aggressivamente la sua campagna elettorale.
Anche sulla diffusione dei risultati ci sono state polemiche .
Il Consiglio Nazionale Elettorale non è stato accusato di brogli ma ha ammesso che il conteggio delle schede che in parte è avvenuto con meccanismi elettronici ha provocato diversi ritardi dovuti a numerose contestazioni. Per il grande amico di Fidel insomma, che si ostina a voler mantenere la rivoluzione socialista/bolivariana, la strada sembra tornata in salita.
http://qn.quotidiano.net/esteri/2010/09/27/390991-venezuela_chavez_vince.shtml
Annibale
28-09-2010, 13:55
E' vero o no che la coalizione antichavista ha avuto il 52% dei voti e solo 1/3 dei seggi?
fantasma76
28-09-2010, 14:09
La Camera dei Comuni consta - attualmente - di 646 membri, eletti a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni. Ogni deputato rappresenta una circoscrizione: dei complessivi 646 seggi, 529 spettano all'Inghilterra, 59 alla Scozia, 40 al Galles, e 18 all'Irlanda del Nord.
Nella prassi invalsa, il Primo Ministro tende a far coincidere la data delle elezioni con il momento ritenuto più favorevole per il partito di appartenenza.
Nell'assegnazione dei seggi, si verifica di regola un marcato scostamento rispetto ad un criterio di rappresentanza proporzionale. La dislocazione fra voti riportati e seggi assegnati può giungere al punto da consegnare la maggioranza parlamentare ad un partito uscito "battuto" dalle urne in termini di percentuale nazionale di suffragi. Tale effetto può determinarsi quando il consenso elettorale di un partito sia distribuito territorialmente in modo tale da assicurargli una maggioranza anche schiacciante di voti in alcune circoscrizioni, facendogli però perdere il seggio "di misura" in un numero relativamente più alto di constituencies. Così, alle elezioni del 1951 i laburisti, con il 48,9 per cento dei voti, ottennero 295 seggi, mentre i conservatori, con il 48 per cento dei suffragi, conseguirono la maggioranza parlamentare (321 seggi su 625). La situazione inversa si verificò alle elezioni del '74, allorché i laburisti, con il 37,2 per cento dei voti, ottennero la maggioranza (301 seggi), laddove il 38,1 per cento dei suffragi riportato dai conservatori non fruttò loro che 296 seggi. Altri esempi di macroscopica discrepanza fra voti e seggi possono essere ricavati dai risultati delle elezioni del 1983. In quell'occasione, il Partito conservatore, con il 42,2 per cento dei suffragi, ottenne oltre il 61 per cento di seggi. Anche i laburisti furono sovrarappresentati (con il 27,6 per cento dei voti, ebbero il 32,2 per cento dei seggi), mentre eccezionalmente penalizzata risultò l'Alleanza liberale-socialdemocratica, alla quale il 25,4 per cento di voti non valse che 23 seggi, pari al 3,5 per cento del totale.
Pur potendo dare adito alle situazioni sopra descritte, il sistema elettorale è generalmente considerato come un fattore essenziale per il buon funzionamento della forma di governo britannica.
In particolare, ad esso si tende ad ascrivere il merito di facilitare la formazione di maggioranze parlamentari solide. Inoltre, il sistema plurality agevolerebbe la periodica alternanza alla guida del Governo, anche attraverso la drastica penalizzazione delle formazioni politiche che periodicamente tentano di promuovere il superamento del two-party-system. Tutto ciò non andrebbe peraltro a discapito del pluralismo della rappresentanza politica, dal momento che posizioni anche fortemente minoritarie su scala nazionale, se fornite di un solido radicamento territoriale - tale da garantire un'elevata concentrazione di suffragi in qualche collegio - sarebbero comunque in grado di inviare, come di fatto inviano, in Parlamento almeno qualcuno dei loro rappresentanti.
http://www.senato.it/notizie/136525/139604/139611/genpagina.htm
Secondo il vostro ragionamento l'Inghilterra e tutti i paesi che hanno una forma di elezione collegiali sono delle dittature.
taccaromiceto
28-09-2010, 15:34
Sicuramente non rispecchiano il volere della maggoranza dei cittadini.
Si critica GIUSTAMENTE il fatto che in Italia non si può scegliere chi votare,figuriamoci se sia giusto avere la maggioranza nei voti e non nel parlamento.
Se poi tale legge è stata partorita dopo la bocciatura di un referendum costituzionale,quasi add evitare una possibile sconfitta......
Comunque tra un pò non potrà più scappare.
Alle elezioni presidenziali,sarà il popolo a scegliere (a maggioranza) chi governerà il paese.
A meno che non se ne inventi un'altra delle sue.
Come ha già fatto quando ha chiuso le tv,o quando ha allungato il periodo di anni massimo,per il quale è consentito svolgere ininterrottamente la funzione di leader del paese.
Guarda che Chavez ha vinto le elezioni ma le anche perse. Ma non fa mica come Berlusconi che quando Prodi ha vinto nel 2006 ha cominciato a piangersi addosso e a fare la vittima.
Cmq in Sud America stai tranquillo che nulla sarà come prima. Sono tanti gli stati che hanno voltato le spalle ai colonialisti. La musica è cambiata.
Annibale
28-09-2010, 16:46
Secondo il vostro ragionamento l'Inghilterra e tutti i paesi che hanno una forma di elezione collegiali sono delle dittature.Non ho detto che il V. è una dittatura, ma trovo molto bizzarro e poco democratico in tutti i casi che chi si presenta unito e ottiene il 52% dei voti ottenga solo 1/3 dei seggi.
Capisco un meccanismo tipo il nostro che penalizza chi si divide (da noi in effetti l'opposizione col 53% dei voti ha il 45% dei seggi) ma cosa molto diversa è penalizzare chi ottiene la maggioranza presentandosi unito.
Roderigo
28-09-2010, 16:52
Non so dire se è effettivamente successo. Al momento il dato del 52% reale è rivendicato dall'opposizione, ma non ho letto alcuna conferma di parte terza. Se il sistema elettorale permette a collegi con popolazione differente di avere un numero non altrettanto dissimile di rappresentanti, in teoria un esito del genere è possibile. Come è possibile anche negli Stati Uniti, la cui differenza di popolazione dei vari stati non trova una corrispondenza proporzionale nel numero dei grandi elettori designati. Nel 2000, Bush vinse le elezioni pur avendo 300 mila voti in meno di Al Gore.
fantasma76
28-09-2010, 18:08
eppure il collegio uninominale è usata da quasi tutte le democrazie anglosassoni, quante dittature.
La maggioranza... perde
La matematica non è un’opinione… eppure in alcuni sistemi elettorali democratici è possibile vincere le elezioni ottenendo meno voti dell’avversario. E in Australia i candidati rischiano il pareggio.
Il sistema maggioritario è il più semplice e antico: assegna la vittoria al candidato che raggiunge il più alto numero di preferenze. Adottato in tutto il mondo anglosassone (USA, Regno Unito, Canada e India) a livello teorico funziona abbastanza bene, ma richiede un basso astensionismo e un massimo di due candidati. Se sono tre o più, il sistema perde l’equità: può infatti accadere che il pretendente A ottenga il 40% dei voti, B il 25 e C il 35%. A verrà eletto, pur senza il consenso del 60% della popolazione.
Anche la divisione del territorio in collegi elettorali, ciascuno dei quali mette in palio un seggio non è esente da rischi: se un candidato è in leggero vantaggio nella maggioranza dei collegi ma molto indietro nei rimanenti, può vincere anche senza totalizzare il maggior numero di preferenze assolute: grazie a questa anomalia nel 2000 George W. Bush ha sconfitto Al Gore alla presidenza degli USA. Eppure Gore aveva ottenuto circa 500.000 voti in più rispetto all’avversario.
Ma gli inganni dei sistemi maggioritari possono essere ancora più sottili, come ha dimostrato Donald Saari, matematico dell’Università della California (vedi box).
E’ possibile ovviare a questi inconvenienti il cui peso politico è tutt’altro che trascurabile? No, si possono solo mettere delle pezze: per esempio istituire un secondo turno elettorale al quale partecipano i due candidati che al primo turno si sono classificati ai primi due posti. Ma anche questo sistema non è corretto al 100%: in Francia, nel 2002, la sinistra ha presentato così tanti candidati che nessuno di loro ha passato il primo turno, lasciando il secondo round a Chirac e Le Pen, entrambi rappresentanti della destra. "Il maggioritario è comunque un sistema molto democratico che attribuisce molta responsabilità ai singoli politici." spiega il professor Galasso "Se un candidato eletto tradisce le attese, non sarà più votato alla prossima tornata".
E se vincono tutti?
Altri sistemi di voto prevedono che l’elettore non scelga un unico candidato, ma esprima un ordine di preferenza tra tutti i nomi presenti sulla scheda: è l’instant run of, adottato in Australia. Qualora nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza assoluta di prime preferenze, il candidato meno votato viene eliminato e le sue schede vengono ripartite fra i rimanenti candidati seguendo le seconde preferenze in esse riportate. Il meccanismo continua così finché nessun candidato residuo abbia raggiunto la prescritta maggioranza assoluta. Nonostante questo sistema sia molto più equo dei sistemi a maggioranza semplice, non è esente da problemi. Il più importante lo ha individuato nel 1785 il matematico francese de Condorcet: cosa succede se tre candidati A, B, C, ottengono da tre elettori le preferenze A-B-C, B-C-A e C-A-B? Ciascuno dei tre canditati ha ricevuto un primo, un secondo e un terzo posto e sono quindi tutti alla pari.
http://www.focus.it/Scienza/speciali/la-democrazia-matematicamente-impossibile_9876_1345_2.aspx
Lo scandalo «Florida 2000» http://www.corriere.it/esteri/speciali/2008/elezioni_usa/notizie/link-florida-2000_999237d2-8fe2-11dd-83b2-00144f02aabc.shtml
fantasma76
28-09-2010, 18:15
Si critica GIUSTAMENTE il fatto che in Italia non si può scegliere chi votare,figuriamoci se sia giusto avere la maggioranza nei voti e non nel parlamento.
Vedi in quei paesi invece ti chiedono collegio per collegio chi vuoi che si siede in parlamento Cicchitto o Pinco Pallino, e se la gente in quel collegio sceglie Pinco Pallino, Cicchitto resta a casa, altro collegio altra sfida chi vuoi Capezzone o .....
Roderigo
29-09-2010, 00:47
Si critica GIUSTAMENTE il fatto che in Italia non si può scegliere chi votare,figuriamoci se sia giusto avere la maggioranza nei voti e non nel parlamento.
In effetti, ha ragione Fantasma76: può succedere in qualsiasi sistema elettorale basato sul collegio uninominale.
Negli Stati Uniti è successo quattro volte.
Roderigo
29-09-2010, 00:49
VENEZUELA
Rivince Chávez. Ma dovrà tener conto dell opposizione
I risultati delle elezioni legislative di domenica
di Barbara Meo Evoli - CARACAS
Domenica sera le strade erano deserte, i locali chiusi, Caracas era silenziosa come non mai. I venezuelani erano incollati davanti ai televisori nell'attesa dei risultati delle legislative. I tempi della vita in Venezuela sono scanditi dalle votazioni, nei mesi prima di un appuntamento elettorale sembra che tutti trattengano il fiato, gli imprenditori non investono, i lavoratori non reclamano, perfino i bambini percepiscono la tensione.
Di solito appena saputo l'esito la gente si ritrova in piazza per celebrare la vittoria elettorale. Ma domenica sia il popolo chavista, non più tanto sicuro di stravincere come negli anni passati, sia l'opposizione anti-chavista non hanno potuto festeggiare in strada. Solo alle due del mattino di lunedì la presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha annunciato i risultati delle elezioni parlamentari.
Nella quindicesima votazione nei 12 anni di governo Chávez l'affluenza alle urne è stata del 66.45%, alta. Il Venezuela non ha un passato di forte partecipazione elettorale e prima del '98 (e di Chávez) l'astensione arrivava fino all'80%. Questa volta le legislative rappresentavano il primo vero banco di prova per il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), voluto da Chávez e nato nel 2007, e, come a ogni tornata elettorale, un plebiscito pro o contro il leader del «socialismo del XXI secolo».
I 110 seggi che il chavismo voleva ottenere nel parlamento unicamerale di 165 seggi, non sono stati raggiunti. I due terzi degli scranni dell'Assemblea a cui i «rojitos» aspiravano per poter portare avanti in solitario il «proceso bolivariano» non sono stati conseguiti. Per ora, visto che devono essere assegnati gli ultimi 6 seggi, il Psuv se n'è aggiudicari 96, il 58%. Ci vuole la maggioranza qualificata, due terzi o tre quinti, per poter approvare le leggi «organiche» e quelle «habilitantes» che consentono (hanno consentito finora) di delegare al governo l'esercizio del potere legislativo, nominare i membri del Cne e attuare le riforme costituzionali.
Per il Psuv i risultati delle elezioni del domenica sono comunque una vittoria che, dopo 11-12 anni di governo, riconferma il chavismo come la maggior forza politica del paese. Ma anche per l'opposizione, innegabilmente, si tratta di un successo. Il Mus, la Tavola dell'unità democratica, l'eterogenea coalizione elettorale anti-chavista, può con qualche ragione cantare vittoria, dopo la decisione suicida di boicottare le ultime legislative del 2005: da zero a 61 seggi a partire da gennaio 2011.
La campagna elettorale del chavismo e dell'opposizione si è combattuta su due temi-chiave su cui sicuramente si giocheranno anche le prossime presidenziali del 2012: la criminalità e l'inflazione, le più alte dell'America latina. I venezuelani, a cui Chávez ha ridato la dignità, su questi due punti vogliono delle risposte precise.
La coalizione anti-chavista del Mud ha puntato tutto sulla critica al governo per la mancanza di un programma in materia di lotta alla delinquenza. Secondo le sue statistiche, gli omicidi degli ultimi 11 anni sarebbero oltre 123 mila e in costante aumento. Dall'altro lato il Psuv ha denunciato che tra le cause della criminalità vi sono la sete di consumo effetto della soggezione secolare al potere e al «modello» Usa, e le differenze socio-economiche aggravate da decenni di liberismo.
L'opposizione ha anche accusato il governo di non stimolare la produzione industriale e di continuare la dipendenza dal petrolio, due fattori che favoriscono l'inflazione (quest'anno al 30-35%). Ma non si può dimenticare che fino al 2008 il paese ha registrato tassi di crescita «cinesi» e che l'inflazione non è un male recente. NeL '96, prima di Chávez, fu del 1000%.
Per contrastare l'aumento dei prezzi, il governo ha avviato mel 2003 la costruzione della rete di negozi Mercal che distribuisce prodotti di prima necessità a prezzi minori del 30% rispetto a quelli degli altri rivenditori; nel 2008 gli alimentari Pdval finanziati con il sovraprezzo del petrolio; quest'anno l'apertura delle «Areperas socialistas» e dei supermercati «Bicentenario». Le prime offrono il pasto tradizionale venezuelano: la «arepa», una pasta di mais farcita con carne, pollo, formaggio, la catena «Bicentenario», prima di proprietà franco-colombiana e oggi nazionalizzata, distribuisce dal cibo ai vestiti, dai giocattoli agli elettrodomestici a un prezzo molto minore di quello dei privati.
«Sono enormi i benefici che abbiamo ricevuto da quando governa Chávez», dice Julieta Troncone, una delle coordinatrici del consiglio comunale, l'organo di auto-governo delle comunità composte da minimo 200 famiglie, della zona di Sarria a Caracas. «I cambiamenti sono palpabili: l'istruzione per i piccoli e i grandi, la sanità e i trasporti che oggi arrivano fino nei quartieri poveri, la costruzione di nuove case popolari. Finalmente abbiamo voce in capitolo, prima non ce l'avevamo e non vogliamo perderla».
il manifesto 28 settembre 2010
http://www.ilmanifesto.it
Roderigo
29-09-2010, 00:51
SEGGI
Tutti i numeri della competizione elettorale
Il 66,45% dei 17.575.975 aventi diritto ha votato domenica nei 63.563 seggi elettorali allestiti in tutto il Venezuela. Il Partito socialista unificato del Venezuela (Psuv) è risultato vincitore nell' Aragua, Barinas, Bolívar, Carabobo, Cojedes, Delta Amacuro, Distrito Capital, Falcón, Guárico, Mérida, Monagas, Lara, Portuguesa, Trujillo, Yaracuy y Vargas, Apure, e ha pareggiato negli stati di Miranda e Sucre. Psuv e Consiglio nazionale indio del Venezuela (Conive) hanno ottenuto anche 6 dei 12 deputati al Parlamento latinoamericano (Parlatino). Il deputato eletto al Parlatino per il Psuv, Roy Chaderton, ha rilevato che l'opposizione - che ha presentato il risultato ottenuto come una vittoria - ha portato a casa 20 deputati in meno rispetto all'ultima elezione a cui ha partecipato, mentre il governo ne ha guadagnati 3 in più. Netta vittoria dell'opposizione del Tavolo di unità democratica (Mud), invece, nello stato di Anzoategui (5 a 1) e nel ricco stato di Zulia (12 a 3).
il manifesto 28 settembre 2010
http://www.ilmanifesto.it
Annibale
29-09-2010, 11:46
In effetti, ha ragione Fantasma76: può succedere in qualsiasi sistema elettorale basato sul collegio uninominale.
Negli Stati Uniti è successo quattro volte.E' successo anche in USA e GB? Male.
Una domanda: in Venezuela c'è il collegio uninominale?
fantasma76
29-09-2010, 12:20
E' successo anche in USA e GB? Male.
Ma non è vero che sia un male, a me il collegio uninominale piace, anche se noi abbiamo 2 parlamenti, e mi piacerebbe che uno diventasse il parlamento delle province che andrebbero abbiosciate, e li si fa l'uninominale provincia per provincia, l'altro parlamento resta nazionale e li si fa il proporzionale.
In Venezuela c'è una repubblica presidenziale, il collegiale per il parlamento, e il maggioritario per il presidente.
E poi rifletti chi ti dica che chi ha votato per tizio sia contro Ciavez e non contro Caino?
Se a palermo per il centrodestra si presenta cuffaro, e per il centro sinistra orlando, una persona onesta di destra perchè non dovrebbe votare Orlando pure restando Berlusconiano?
O se a Napoli si presenta Bassolino contro Bocchino, a me chi mi vieta di votare Bocchino pure restando anti berlusconiano ma non sopportando Bassolino?
Annibale
29-09-2010, 16:02
Ma non è vero che sia un male, a me il collegio uninominale piace, anche se noi abbiamo 2 parlamenti, e mi piacerebbe che uno diventasse il parlamento delle province che andrebbero abbiosciate, e li si fa l'uninominale provincia per provincia, l'altro parlamento resta nazionale e li si fa il proporzionale.
In Venezuela c'è una repubblica presidenziale, il collegiale per il parlamento, e il maggioritario per il presidente.
E poi rifletti chi ti dica che chi ha votato per tizio sia contro Ciavez e non contro Caino?
Se a palermo per il centrodestra si presenta cuffaro, e per il centro sinistra orlando, una persona onesta di destra perchè non dovrebbe votare Orlando pure restando Berlusconiano?
O se a Napoli si presenta Bassolino contro Bocchino, a me chi mi vieta di votare Bocchino pure restando anti berlusconiano ma non sopportando Bassolino?Secondo me, se proprio si vuole avere il sistema uninominale maggioritario, va introdotto un meccanismo correttivo, un premio che scatti in caso di necessità per il partito più votato. Una cosa simile è stata introdotta a Malta dopo diverse elezioni in cui il partito più votato era finito in minoranza rispetto a un altro partito.
fantasma76
29-09-2010, 20:59
Secondo me, se proprio si vuole avere il sistema uninominale maggioritario, va introdotto un meccanismo correttivo, un premio che scatti in caso di necessità per il partito più votato. Una cosa simile è stata introdotta a Malta dopo diverse elezioni in cui il partito più votato era finito in minoranza rispetto a un altro partito.
cosi viene eletto gente che nessuno ha votato, o che comunque è stato sconfitto, io invece trovo molto democratico la scelta diretta del candidato, e quello che viene eletto è il mio rappresentante al parlamento, una delle poche cosa degli USA che mi piacciono.
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