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17.09.2010
L'11 settembre della Lega
Il Cda Rai autorizza il film sul frate Marco D'Aviano caro a Bossi. A 4 milioni di euro
La Padania non è soltanto (si fa per dire) scuole pubbliche "brandizzate", o concorsi di bellezza, o ancora voglia di un giro ciclistico. E' anche cinema. Il Cda della Rai (con i voti contrari dell'opposizione e del presidente Garimberti) ha autorizzato il finanziamento di 4,1 milioni di euro, più un altro milione da Rai Cinema, del film su Marco D'Aviano, il frate caro a Bossi che guidò i cristiani nella battaglia contro i musulmani l'11 settembre 1683, alle porte di Vienna. Il film, che vedremo anche in tv, uscirà prima al cinema col titolo 11 settembre, abbastanza "paraculo" per far parlare molto già da ora.
Il regista è Renzo Martinelli, già noto alle cronache per aver realizzato flop storici e costosi come Barbarossa. I consiglieri d'opposizione hanno parlato di cifre del tutto fuori mercato, anche se Martinelli, intervistato da Il Giornale, tiene a precisare che "il 40 per cento è coperto dalla Rai, il 20 per cento dalla tv pubblica polacca, il 10 dall’Austria e il restante dagli sponsor. La versione per la Tv sarà abbondantemente ripagata dalla pubblicità. Confidiamo nella risposta del pubblico in sala e soprattutto nella vendita all’estero". Alla domanda: "ma lei ottiene i finanziamenti perché rientra nei 'giri' di Bossi?", il regista ribatte: "La risposta è solo una: questa è una grande coproduzione internazionale, italiana, polacca, austriaca, con attori di Hollywood".
Ma il titolo 11 settembre, non è come dire un minimo provocatorio? Martinelli dice che Marco D'Aviano purtroppo "non è molto conosciuto e invece dovrebbe diventare un simbolo per l’Europa come Giovanna D’Arco. Quindi per dare al film un maggiore impatto pensiamo di intitolarlo 11 settembre". L'anti Michael Moore è arrivato e beve l'acqua alla fonte del Po. A 4 milioni di euro.
Bondourant
22-09-2010, 14:26
dicono che stanno cambiando la storia.
figurati in che casini siamo messi, il più normale ne uscirà
come trota bossi
Küstenland
23-09-2010, 08:31
Quanti milioni sono stati buttati via per fiction meridionali pessimi come quelli de 'La Piovra' ed 'Commissario Montalbano' ?
Per non parlare di quell'altra fiction meridionale razzista 'distretto di polizia 10' che non sono altro che stereotipi offensivi per i padani.
Zaia contro le fiction "Stereotipi offensivi per la gente del Nord"
Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha scritto al Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri lamentando stereotipi offensivi nei confronti della gente del Nord, come ad esempio, a suo dire, nella fiction 'Diretto di Polizia 10'
Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha scritto al Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri lamentando che questa grande azienda del Nord usi nei programmi di fiction - in questo caso la serie ‘Distretto di Polizia 10’ - stereotipi offensivi nei confronti della gente del Nord. Nella serie poliziesca in onda su Canale 5 infatti uno dei personaggi è un agente bergamasco poco intelligente e sensibile.
Questo il testo della lettera: "Caro Presidente mi rivolgo a Te per l’amicizia e la stima che ho nei tuoi confronti e perchè mi spiace constatare che la più grande rete televisiva commerciale d’Italia, Mediaset, che nasce al Nord e vive di pubblicità raccolta dalle aziende che sono in gran parte al Nord e possiede una casa editrice, la Mondadori, alla quale mi onoro di ascrivermi come autore, abbia sposato l’andazzo di culturame razzista nei confronti del Nord e dei suoi abitanti. Mi riferisco, caro Presidente, all’ultima trovata del personaggio dell’agente scelto Giovanni Brenta entrato di recente a far parte della decima serie della fiction ‘Distretto di Polizia' in onda su Canale 5 che sfodera un indubitabile accento del Nord, per la precisione bergamasco, e mostra un carattere che la stessa presentazione fatta dagli autori spiega che 'non brilla nè per sensibilità nè per intelligenza' ".
"Siamo alle solite. Il nordista, veneto o lombardo o piemontese che sia, è raffigurato nelle serie televisive pensate prodotte e realizzate a Roma, come terragno, servile, interessato, poco perspicace - spiega Zaia - Stereotipi che rifiuto, caratterizzazioni inaccettabili al di fuori di qualsiasi verosimiglianza. Mi sento messo in mezzo, caro Presidente, perché Bergamo, la provincia da cui sembra provenire il poliziotto della serie televisiva che fa grandi ascolti e quindi grandi danni, ha fatto parte per secoli della Serenissima Repubblica di Venezia che ne ha influenzato lingua, costume e storia".
"Io scrivo, penso e parlo da veneto, come i miei concittadini che hanno costituito quella classe dirigente che guida il sistema economico nazionale. E me ne vanto. Come molti bergamaschi - continua Zaia - So che non ho il potere di cambiare le produzioni nè i palinsesti televisivi, ma almeno voglio farti sentire la forte incazzatura mia personale e di milioni di miei concittadini veneti a est e a ovest del Tagliamento e dell’Adda. Posto poi che i tuoi autori sappiano andare oltre il Tevere e l’Aniene".
"Accettino un suggerimento questi sceneggiatori: trasferiscano l’agente scelto (non molto sveglio oggi, ma domani in altro contesto, chissà!) Giovanni Brenta bergamasco di stanza alla guardiola del decimo Tuscolano di Roma a Porto Marghera, e invece di basarsi su una scrittura superficiale e stereotipata prendano l’occasione per far davvero vedere come vive con intelligenza e serietà la gente del Nord - continua Zaia - E non credere che ci manchi il senso dell’umorismo. Ricordo che anche il grande regista Luigi Comencini in 'Pane Amore e Fantasia' aveva caratterizzato un suo personaggio, un carabiniere del nordest di buon carattere e serio che corteggiava la Bersagliera Gina Lollobrigida; con una differenza essenziale: lì si trattava di arte cinematografica questa è invece tv spazzatura che non ha neanche il merito di far nascere una bella risata autoironica".
http://qn.quotidiano.net/spettacoli/tv/2010/09/22/388415-zaia_contro_fiction.shtml
Inoltre, il fim su Marco D'Aviano è storico, non una fiction. Quindi poche storie.
Preem Palver
23-09-2010, 08:58
Zaia è mica quello che da ministro sponsorizzava il panino McItaly, quello che doveva essere venduto in tutto il mondo da McDonald, e che non è durato nemmeno tre mesi in Italia?
Fa bene ad occuparsi dei poliziotti bergamaschi in Tivù: visto che non riesce ad evitare le figuracce, almeno non fa danni.
A proposito: Presidente Zaia, abbia pazienza, ma Bergamo, al momento, si trova in Lombardia.
Delle vere opere cinematografiche.
Il Barbarossa di Martinelli? Non lo vedono neanche i leghisti (http://www.polisblog.it/post/5816/il-barbarossa-di-martinelli-non-lo-vedono-neanche-i-leghisti)
Küstenland
23-09-2010, 09:02
Zaia è mica quello che da ministro sponsorizzava il panino McItaly,
Esatto.
A proposito: Presidente Zaia, abbia pazienza, ma Bergamo, al momento, si trova in Lombardia.
I lombardi, come i veneti, e tutti gli altri popoli del Nord, siamo tutti popoli padani e dobbiamo essere tutti uniti per difendere le nostre identità contro il razzismo meridionale.
Preem Palver
23-09-2010, 09:08
Zaia è mica quello che da ministro sponsorizzava il panino McItaly, quello che doveva essere venduto in tutto il mondo da McDonald, e che non è durato nemmeno tre mesi in Italia?
Esatto.
Così va meglio.
A proposito: Presidente Zaia, abbia pazienza, ma Bergamo, al momento, si trova in Lombardia.
Esatto.
I lombardi, come i veneti, e tutti gli altri popoli del Nord, siamo tutti popoli padani e dobbiamo essere tutti uniti per difendere le nostre identità contro il razzismo meridionale.
I Lombardi "siamo"?
Pensare che, secondo te, sono io che mi esprimo male in lingua italiana.
Sul razzismo meridionale sorrido e basta.
Küstenland
23-09-2010, 09:39
Sul razzismo meridionale sorrido e basta.
Anch'io sul presunto razzismo e xenofobia del partito democratico svedese sorrido e basta.
Preem Palver
23-09-2010, 09:40
Anch'io sul presunto razzismo e xenofobia del partito democratico svedese sorrido e basta.
Cuor contento il ciel l'aiuta
foglie di acqua
23-09-2010, 15:37
Il nuovo film di Martinelli divide il cda Rai: propaganda anti-islamica?
La Lega ci riprova
con la battaglia di Vienna
Rosalinda Cappello
http://www.stpauls.it/madre/0804md/images/0804m12b.jpg La Lega Nord come la Lega Santa? La propaganda leghista non vorrà riprovarci di nuovo? Non tenterà per caso ancora una volta di reinterpretare la storia a modo suo? Del resto, ieri, ha cercato di farlo con Barbarossa. Domani sarà la volta del frate Marco d’Aviano?
Un anno fa, il film del regista Renzo Martinelli, amico del Senatùr, aveva strizzato l’occhio alla “balla ottocentesca” sull’epopea di Barbarossa e di Alberto da Giussano, della battaglia di Legnano e della Lega Lombarda. Come, ai tempi dell’uscita del film, sottolineava lo storico Franco Cardini, infatti, non vi fu nessuna lega delle città lombarde per combattere lo straniero usurpatore, né una battaglia di paladini uniti contro la libertà. Il film, allora, fu un flop cinematografico – in tv non è ancora passato – e il cineasta è convinto che la colpa sia del pregiudizio verso la sua vicinanza con Bossi. Un pregiudizio, se c’è, avvalorato dal tentativo non troppo ben mascherato di cercare giustificazioni e autorevolezza storica a un’idea che si vuole affermare, a un’identità che non esiste.
Oggi, un altro progetto di Martinelli torna a far parlare di sé, suscitando divisioni all’interno del consiglio di amministrazione della Rai. L’azienda di Stato, infatti, produrrà il suo film-fiction sulla Battaglia di Vienna dell’11-12 settembre 1683 che liberò Vienna da un assedio, durato mesi, da parte dell’esercito turco. Un’operazione vittoriosa con cui i cristiani respinsero – come in una nuova Lepanto – i musulmani, grazie all’intervento fondamentale della Lega Santa messa insieme da frate Marco d’Aviano, inviato di papa Innocenzo XI.
Un tema, quello della cacciata dei musulmani, che porta a fin troppo facili collegamenti con il presente e con la storia più recente dell’Occidente. Un parallelo reso ancora più evidente dalla data: 11 settembre. E l’11 settembre più conosciuto è quello in cui Al Qaeda e il fondamentalismo islamico colpirono al cuore l’Occidente.
Ed è su questo punto – oltre che sugli investimenti – che il cda Rai si è diviso, con i due consiglieri vicini al centrosinistra, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, e il presidente Paolo Garimberti in posizione critica rispetto alla decisione presa dalla maggioranza. I tre, infatti, sono dubbiosi sulla strumentalità del lavoro, soprattutto per via del fatto che - mentre la versione televisiva si chiamerà Marco D’Aviano – la versione cinematografica dovrebbe intitolarsi proprio “11 settembre”. «Ci sembrava francamente sbagliato e inopportuno – afferma Van Straten - che un servizio pubblico partecipi alla produzione di un film che si preannuncia marcatamente anti-islamico e che ha un titolo provocatorio».
E sul carattere strumentale e sull’intento provocatorio del film non lascia dubbi nemmeno un articolo del Domenicale del 2003, che riferisce dell’intenzione, appunto “provocatoria”, di Martinelli – a quel tempo alla ricerca di finanziamenti per questo lavoro – di voler comprare una pagina su Variety International, una voce autorevole della cinematografia, per pubblicare queste parole: «11 settembre 1683 attacco musulmano a Vienna (non si dimentichi che Maometto IV la chiamava “la mela d’oro”); 11 settembre 2001 attacco alle Torri Gemelle (la “Grande Mela”). Marco D’Aviano, il film! Per informazioni rivolgersi a… ecc. ecc.». E ancora: «Voglio vedere - dice con soddisfazione – se Oltreoceano rimarranno indifferenti a quest’analogia».
Ecco, a voler mettere da parte la questione dei finanziamenti - «non si conosce ancora la quota che metterà Rai Cinema ma già la quota Rai di 4,1 milioni di euro per la fiction tv è fuori dai parametri aziendali», ha dichiarato il consigliere Rizzo Nervo – non si può tacere la perplessità su un’operazione che ha il sapore della propaganda e della contrapposizione con l’Islam, mascherata dall’intento di far conoscere a un grande pubblico la storia poco nota del frate che con la Lega Santa, sconfiggendo le truppe ottomane, respinse i musulmani dall’Occidente.
Con questi presupposti e visto il precedente tentativo di forzare la storia per assecondare un alibi identitario e la sindrome di Lepanto, questa produzione suscita un certo scetticismo.
17 settembre 2010
http://www.ffwebmagazine.it (http://www.ffwebmagazine.it/FFW/page.asp?VisImg=S&Art=8386&Cat=1&I=immagini/Foto%20A-C/battagliavienna_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Cultura&Codi_Cate_Arti=28)
Delle vere opere cinematografiche.
Il Barbarossa di Martinelli? Non lo vedono neanche i leghisti (http://www.polisblog.it/post/5816/il-barbarossa-di-martinelli-non-lo-vedono-neanche-i-leghisti)
http://www.spreconi.it/2009/10/barbarossa-flop-a-spese-nostre.html
Barbarossa, flop a spese nostre
Tra le tante voci di spesa, ci sono 400 costumi, 100 carri falcati, 200 armature (perfette riproduzioni realizzate in India), 4.550 cavalli, 12 mila comparse, più i cachet degli attori, incluso Raz Degan nei panni di Alberto da Giussano. E tutto il resto, naturalmente. Spesa finale: 30 milioni di dollari, compresa la postproduzione per le 800 scene trattate con effetti speciali digitali.
Chi ha pagato? Al 60 per cento imprenditori privati vicino alla Lega, al 40 per cento la Rai: 12 milioni di euro di soldi dei contribuenti, quindi, a pesare sul bilancio già drammaticamente in rosso della tivù pubblica.
Soldi che, ormai è certo, non torneranno mai indietro: nei cinema "Barbarossa" è un flop e l'incasso dei botteghini - secondo le previsioni - non coprirà nemmeno un terzo delle spese sostenute.
L'ultimo spreco di denaro pubblico ha un nome e cognome preciso: Umberto Bossi, capo della Lega e grande sponsor politico del progetto, nonchè amico personale del regista e pure presente in un cameo nella pellicola di Renzo Martinelli.
Berlusconi insomma ha usato la Rai (che imporrà il film in due puntate anche sul piccolo schermo) per tenersi buono l'alleato di governo, a spese nostre.
Dev'essere questo il famoso "Roma ladrona", lo slogan con cui la Lega ha mosso i suoi primi passi fino ad arrivare direttamente a usufruire del bottino.
14/10/09
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