Visualizza Versione Completa : Festival del diritto di Piacenza: Disuguaglianze
foglie di acqua
22-09-2010, 10:01
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La storia dell’umanità è una storia di disuguaglianze.
Per millenni, gli ordinamenti giuridici e politici si sono fondati su gerarchie - sociali, di rango, di potere e sapere - ritenute immodificabili e, soprattutto, positive.
È con la modernità che si afferma - attraverso lotte dure e una vera e propria rivoluzione della mentalità - l’idea che gli uomini possano e debbano essere considerati sostanzialmente uguali, nei diritti e nelle libertà.
Le disuguaglianze diventano così discriminazioni cui porre rimedio, innanzitutto attraverso il diritto.
Tutte le conquiste più rilevanti del mondo moderno - in termini di libertà civili, partecipazione politica, diritti sociali - sono state ottenute in nome dell’uguaglianza. Questo percorso ha trovato il suo compimento negli Stati costituzionali di diritto del secondo Novecento. Un compromesso di successo, che oggi mostra però molte crepe.
Non a caso, le disuguaglianze tornano ad acuirsi, sia all’interno delle nostre società, sia tra le diverse aree del pianeta.
L’idea stessa di uguaglianza sembra aver perso la sua spinta propulsiva e mobilitante.
Oltre a quelle tradizionali, emergono nuove forme di disuguaglianza, legate al genere, all’accesso al sapere e alle tecnologie, ai diritti di chi è escluso dalla cittadinanza, alle condizioni di lavoro e di vita, soprattutto nei paesi emergenti.
Migranti, donne, minoranze, bambini, lavoratori espulsi dal circuito produttivo sperimentano vecchie e nuove forme di discriminazione.
Motivi di allarme non mancano.
Stiamo davvero andando verso un nuovo Antico Regime globale? È ancora possibile un punto di equilibrio tra le ragioni dell’individuo e quelle dell’uguaglianza, tra libertà soggettiva e legame sociale?
Logiche economiche e rivendicazioni identitarie sono destinate a comprimere lo spazio della legalità e degli ‘uguali’ diritti?
Le promesse di emancipazione dalle diseguaglianze più intollerabili, proprie del progetto illuminista, possono essere rinnovate su scala mondiale, e in che modo?
L’edizione del 2010 del Festival del Diritto di Piacenza affronterà senza reticenze né pregiudizi uno dei temi fondamentali dell’agenda di questi anni, che troppo a lungo è stato rimosso.
Stefano Rodotà
Responsabile scientifico
http://www.festivaldeldiritto.it
(http://www.festivaldeldiritto.it/app/document-detail.jsp?IdC=1034&IdC1=1035&tipo=0&nome=Festival&id_prodotto=2297&css=)
foglie di acqua
22-09-2010, 10:07
La rivoluzione dell'eguaglianza.
Così si garantisce il legame sociale
Per difendere uno dei principi fondamentali bisogna capire come si è evoluto. Le diversità culturali religiose e di genere sono un banco di prova. Resta un concetto centrale rispetto ad ogni tentativo di distorcere la democrazia
STEFANO RODOTÀ
Quando, alla fine del Settecento, sulle due sponde del Lago Atlantico le dichiarazioni dei diritti pronunciano le parole «tutti gli uomini nascono liberi e eguali», si manifesta pubblicamente la fondazione di un'altra società e d'un altro diritto, e "la rivoluzione dell'eguaglianza" diviene un tratto caratteristico della modernità. Per l'eguaglianza comincia una nuova storia, nella quale si riconoscono riflessioni millenarie e diffidenze mai sopite, con una ritornante contrapposizione della libertà all'eguaglianza. È una vicenda che attraversa due secoli, non è conclusa, nel Novecento ha conosciuto tragedie, ma ha pure generato una promessa che ancora ci sfida e attende d´essere adempiuta.
Con questi dilemmi si misurano, nel momento fondativo della Repubblica, i costituenti italiani. Riconciliare libertà e eguaglianza è tra i loro obiettivi. E nasce un capolavoro istituzionale, l'art. 3 della Costituzione, frutto di un incontro tra consapevolezza politica e maturità culturale oggi impensabile. Muovendo da qui, si possono indicare sinteticamente alcuni itinerari da seguire perché davvero si possa essere liberi e eguali.
1) Un esercizio di memoria, anzitutto. La triade rivoluzionaria «libertà, eguaglianza, fraternità» vede precocemente dissolto il legame tra libertà e eguaglianza dal ruolo attribuito alla proprietà (Napoleone, nel proclama del 18 Brumaio, parlerà di «libertà, eguaglianza, proprietà»). La proprietà si presenta come presidio della libertà: solo il proprietario è davvero libero, e così torna il germe della diseguaglianza che sarà all'origine delle tensioni dei decenni successivi.
2) Proprio il tema delle diseguaglianze economiche, e più in generale "di fatto", caratterizza l'art. 3 della Costituzione, dove si prevede che compito della Repubblica sia quello di rimuoverle. In questo riconoscimento dell'eguaglianza sostanziale, che segue quello dell´eguaglianza formale, si sono visti «due modelli contrapposti di struttura socio-economica e socio-istituzionale», «l'uno per rifiutarlo, l'altro per instaurarlo». Ma non possiamo più dire che si tratta di una norma a due facce, l'una volta verso la conservazione dell'eredità, l'eguaglianza formale; l'altra rivolta alla costruzione del futuro, l'eguaglianza sostanziale. Già l'inizio dell'art. 3, che parla di dignità sociale, dà evidenza a un sistema di relazioni, al contesto in cui si trovano i soggetti dell´eguaglianza, poi esplicitamente considerato dalla seconda parte della norma. Questa lettura unitaria dell´articolo non ne depotenzia la forza "eversiva", ma dice che la stessa ricostruzione dell'eguaglianza formale non può essere condotta nell'indifferenza per la materialità della vita delle persone. E la concretezza dell'eguaglianza ha trovato riconoscimento nella versione finale della Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, dove il riferimento astratto "tutti" è stato sostituito da "ogni persona".
3) Il riferimento alla dignità dà ulteriori indicazioni. Descrivendo il tragitto che ha portato all'emersione dell'eguaglianza come principio costituzionale, si è parlato di un passaggio dall'homo hierarchicus a quello aequalis. Ora quel tragitto si è allungato, ci ha portato all'homo dignus e la rilevanza assunta dalla dignità induce a proporne una lettura che la vede come sintesi di libertà e eguaglianza, rafforzate nel loro essere fondamento della democrazia. L'antica contrapposizione tra libertà e eguaglianza è respinta sullo sfondo dalla loro esplicita associazione nell'art. 3. A questo si deve aggiungere l'«esistenza libera e dignitosa» di cui parla l´art. 36. Dobbiamo concludere che l'ineliminabile associazione con la libertà è la via che immunizza dagli eccessi dell'eguaglianza e dalle ambiguità della dignità, che tanto avevano inquietato nel secolo passato e che proiettano ancora un´ombra sulle discussioni di oggi?
4) L´eguaglianza oggi è alla prova delle diversità, e più radicalmente della differenza di genere. La Carta dei diritti fondamentali «rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica» e stila l'elenco fino a oggi più completo dei divieti di discriminazione. Il rispetto delle diversità diventa così fondamento dell´eguaglianza, in palese connessione con il libero sviluppo della personalità, dunque con una rinnovata affermazione del nesso tra eguaglianza e libertà. E l´eguaglianza si dirama in due direzioni. Da una parte, si presenta come rimozione delle cause che producono diseguaglianza; dall´altra, come accettazione/legittimazione delle differenze, rendendo esplicita la sua vocazione dinamica, "inclusiva".
5) Si distingue tra eguaglianza delle opportunità o dei punti di partenza e eguaglianza dei punti di arrivo. Negli ultimi tempi, ponendo l´accento sulla difficoltà delle politiche redistributive, si è quasi cancellato il momento dei risultati con un riduzionismo improponibile. Un solo esempio: per la tutela della salute si può prescindere dall'effettiva disponibilità dei farmaci? Altrimenti si rischia di consegnare al cittadino "eguale" una chiave che apre solo una stanza vuota.
6) L´eguaglianza riguarda l´accesso ai beni della vita. Alla conoscenza, superando ogni "divario", e non solo quello digitale. Alla salute e al cibo, che non possono essere affidati alle disponibilità finanziarie. Al lavoro, che non può subire le esigenze della globalizzazione fino a cancellare la dignità della persona. Altrimenti, il peso delle diseguaglianze, associato alla pura logica di mercato, fa rinascere la cittadinanza censitaria. E la disponibilità crescente di opportunità tecnologiche, l´avvento del post-umano, impongono una attenzione forte per eguaglianza e dignità, insieme a una libertà declinata come autodeterminazione.
7) L´associazione di eguaglianza, libertà e dignità può metterci al riparo dal rischio dell'eguaglianza assoluta o estrema, che dissolve la società e attenta ai diritti delle persone. Ma le difficoltà antiche e nuove delle politiche egualitarie, la pressione delle identità possono indurre ad un pericoloso realismo che accantoni l´eguaglianza come inservibile. Errore politico e culturale clamoroso. La costruzione infinita della persona eguale rimane tema ineludibile. L´eguaglianza non significa solo divieto di leggi ad personam, ma garanzia del legame sociale. Proprio quando è negata, è lì ad ammonirci, a inquietare le coscienze. Rimane un potente strumento di azione culturale e lotta politica, "eversivo" rispetto a ogni tentativo di restaurare gerarchie sociali e di distorcere la democrazia.
22 SETTEMBRE 2010
LA REPUBBLICA
Roderigo
24-09-2010, 15:45
Amato e la lezione sull’immigrazione
«Italia democrazia a scartamento ridotto»
Il dottor Sottile ha parlato di immigrazione e di valore della personaa Piacenza la terza edizione del Festival di Diritto dedicato alle «disuguaglianze» e curato da Stefano Rodotà. Tre giorni per «dare voce a chi non ne ha»
di Federica Fantozzi
http://img832.imageshack.us/img832/8343/giuliano20amato.jpg«L’irregolare, l’immigrato clandestino in Italia ha cessato di esistere. Non ha più diritti. Io non sono monsignor Marchetto, ma da laico chiedo: è o non è una persona?». A modo suo, sottile come è nei suoi modi codificati persino in un soprannome nella Prima Repubblica, Giuliano Amato non lesina durezze sulle pecche della nostra società così poco plurietnica e pluriculturale. Né su chi la governa: «Capita che un bambino studi qui dai 6 ai 18 anni, poi se non ha un lavoro viene espulso. Ma dovrebbe essere cittadino italiano a quel punto. È compatibile con la democrazia che chi governa non sia responsabile di chi ne subisce le decisioni? È ammissibile che i governanti non rispondano ai governati?». Questo, dice, è il problema che ci rende «una democrazia a scartamento ridotto». E che priva chi attraversa mezzo continente in cerca di futuro per sé e la propria famiglia dei più elementari diritti umani.
Con un monito sull’altro versante: «Con la diversità si può convivere se si pongono in essere politiche attive ad hoc, altrimenti prevale la diffidenza. Il volersi bene fine a se stesso è un'ideologia che non funziona». Ma «se la diversità consapevole si esprime con un velo, che riconosciamo alle nostre suore e alla Madonna, perché negarlo a chi viene da altre tradizioni?». Amato, ieri, ha inaugurato a Piacenza la terza edizione del Festival di Diritto dedicato alle «disuguaglianze» e curato da Stefano Rodotà. Tre giorni per «dare voce a chi non ne ha»: precari, migranti, donne e minori, vecchi e nuovi poveri, Paesi afflitti da un modello di sviluppo che li depreda e li inquina. Un viaggio politico, giuridico e filosofico attraverso le discriminazioni e le disparità di trattamento che tuttora si intersecano nelle pieghe delle moderne conquiste civili. E oggi, attesissimo, sarà Gianfranco Fini a indagare il compito delle istituzioni nei confronti dei "nuovi cittadini" di diverse etnie e religioni, e soprattutto nella codificazione dei loro diritti.
Impresa che, ad ascoltare l'ex ministro dell'Interno del centrosinistra, è solo agli inizi. Ed ha un importante contraltare nella coscienza di ciascuno: «Le disuguaglianze aumentano fuori perché crescono dentro di noi. Oggi eguaglianza significa non pari trattamento ma pari libertà partendo da situazione impari«. Ovvero, libertà di essere diversi. Ricordando come il primo emendamento della Costituzione Usa garantisce la libertà di religione e come le «drammatiche devianze« degli anni '20 e '30 («L'identificazione di diverse razze umane è la disuguaglianza più obbrobriosa. Chi l'ha pensata è all’inferno») abbiano prodotto la stagione delle dichiarazioni dei diritti umani. Con un importante salto di qualità: dai diritti dei cittadini si passa a quelli della persona. E dunque: «Abbiamo trionfato sul male? No, un dubbio che dilaga e ci avvelena la vita». Si chiede Amato: «A chi viene qui spetta tutto il nostro welfare? Se è qui da 5 anni e guadagna meno di me, italiano da 5 generazioni, mi passa davanti per l'alloggio popolare? Suo figlio entrerà all'asilo e il mio no? Devo consentire a un musulmano di erigere qui la sua moschea? Di segregare in casa sua moglie perché così dice il Corano? Di impedire ai figli di convertirsi al cristianesimo?». La risposta, secondo il relatore, è in una duplice bussola. Da un lato, la Costituzione e le leggi per cui ogni diversità è accettata e protetta purché non abbia come prezzo i diritti essenziali di altri. E dunque «chi viene da società più arretrate deve capire che da noi le donne hanno uguale peso e i figli diritto a scelte civili e morali». Dall’altro lato, la coscienza del singolo: «Pensiamo di costruire una società insieme o chiuderci in noi e ridurre il fenomeno dell’immigrazione finché si estinguerà da solo?».
l'Unità 24 settembre 2010
Gli interventi di amato sono spesso apprezzabili, come in questo caso.
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