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Visualizza Versione Completa : Scuole, progetti, iniziative che volano al di là dell'essere straniero o italiano



Pegaso
18-09-2010, 11:46
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Edric
19-09-2010, 01:46
La coesione sociale nasce da proposte concrete

19 settembre 2010
http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/social_cohesion-300x198.jpg (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/social_cohesion.jpg)

Venerdi mattina, ho ascoltato la trasmissione radiofonica Radio3 Primapagina (http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-0dfbdee7-7032-42b9-b3af-33c7dd578823.html#) condotta in questa settimana dal giornalista de Il Manifesto, Loris Campetti. L’argomento principi era naturalmente la questione Sarkozy-Rom e l’intervento di Berlusconi a sostegno del Presidente francese.

Verso la conclusione della puntata è intervenuto un signore che ha riportato, con una certa sorpresa da parte mia ma anche di Loris Campetti, e suppongo di altri radioascoltatori, la testimonianza di un progetto per favorire l’integrazione nato dalla precendente giunta di Centro-sinistra di una cittadina del nord-est, portato avanti dall’attuale giunta di Centro-destra e realizzato anche con il contributo del Ministero al Welfare.

“E’ normale che se chiedi sei favorevole ai Rom e hai Sinti la gente non è favorevole, fa parte del senso comune e viene presentato come un dato di fatto. C’è sempre qualcuno che è considerato più ‘meridionale’ di qualcun’altro e proprio” inizia il suo intervento l’ascoltatore, “Noi abbiamo realizzato un progetto, ‘A mezzanotte va la ronda del dialogo’, con mediatori civici che intervengono 7 giorni su sette, 24 ore su 24, in un comune di circa 26.000 abitanti, il 22% dei quali sono immigrati di 66 provenienze diverse. Il progetto è rivolto alle persone di buon senso, e soprattutto alle persone che vogliono generare coesione e convivialità, in modo da gestire i problemi piuttosto che evitarli e creare ancora una volta esclusione.”

Continua l’ascoltatore: “A qualche km c’è anche Adro ma i leghisti intervengono dal bambino che da il cazzottone all’altro, piuttosto che non nel caso della signora Tina, o quello che non paga il condominio, etc., e generanonon tanto l’idea che qualcuno si deve conformare – come diceva Bossi ieri sera - alle “nostre legalità”, usi e costumi, quanto piuttosto si parte da due concetti culturali diversi, dalle regole della comunità più grande, per creare un nuovo contesto di regole condivise.”

Ora verrebbe da pensare che l’esperienza riportanta nel corso dell’intervento sia una di quelle esperienze che si dovrebbero estendere in quanto buone prassi: continuità di intervento al di là del colore politico, partecipazione, dialogo, rispetto, creazione di un sistema di regole condivise partendo dalla maggioranza ma andando incontro alle istanze delle minoranze attraverso il loro coinvolgimento, quindi maggiore coesione sociale e diminuzione della conflittualità. Quello che in altre parole potrebbe essere descritto come un classico processo democratico. Una proposta concreta che va al di là di una semplice contrapposizione ‘sterile’ ma mette anche in campo delle pratiche alternative.

Ritengo però che, viste in termini più generali questo tipo di esperienze possano avere due facce. Essere politicamente tollerate da chi propone a livello nazionale e a spron battuto politiche fondate su messaggi di intolleranza , di paura, di percezione di insicurezza per poter difendersi, nel caso in cui fosse necessario (“Non è vero che noi siamo così … Guardate quello che stiamo facendo nel paese X!”). In tal caso rimangono esperienze, sperimentazioni isolate, che una parte politica si guarda bene dal pubblicizzare o estendere, ma che è pronta a tirare fuori dal cilindro se messa alle strette. Oppure essere realmente un punto di partenza per estendere questo tipo di approccio su una scala più grande che affronti realmente i problemi culturali di un Paese che, per la prima volta in 150 anni di storia e da 30 anni a questa parte, si è trasformato progressivamente da Paese di Emigrati a Paese d’Immigrazione.

E’ chiaro, a mio avviso, che qualsiasi esperienza positiva sia importante, e lo sia tanto di più quanto non basata su basi demagogiche e ideologiche, soprattutto perchè dimostra che è possibile fare ( fare oggi è la parola magica della politica) qualcosa di semplicemente diverso dalla demolizione dei campi abusivi e non (quello di Triborniano – MI, ad esempio), senza l’individuazione di soluzioni abitative alternative neppure per ai cittadini italiani di etnia Rom che vi abitano, che è possibile fare qualcosa di semplicemente diverso dal vietare la costruzione di un luogo di culto per le persone di religione musulmana o dal propagandare, in generale, l’idea che l’Altro da Noi sia qualcuno che è venuto a togliere la casa, il lavoro e chissà che altro, permettendo invece a qualcuno che sta sopra di farlo con noi.

Non possiamo nascondere che nello stesso tempo la coesione sociale e l’integrazione richiedono politiche di lungo respiro, attraversano inevitabilmente anche momenti di conflitto che, come starebbe a dimostrare l’esperienza del radioascoltatore richiede l’uso della mediazione piuttosto che ulteriori contrapposizioni. Alcuni eventi, ad esempio, vanno in qualche modo interpretati e compresi. Premetto che questo non vuol dire giustificare la violenza o il mancato rispetto delle norme che una società in quel momento storico ha. Mi viene in mente, a titolo esemplificativo, l’aggressione subita dagli operatori del 118 (http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_settembre_17/incidente-nomadi-barzaghi-tensioni-1703782624768.shtml) che erano giunti in soccorso di alcuni Rom che avevano avuto un’incidente stradale nei pressi del campo nomadi di via Barzaghi a Milano. A quanto riferito dal 118, il personale sanitario al suo arrivo – con quattro ambulanze e un’automedica – ha trovato un gruppo di nomadi intorno all’auto. Alcuni dei presenti, protestando per una presunta lentezza dei soccorsi, e hanno preso a schiaffi il personale del primo mezzo intervenuto, un’ambulanza della Croce Verde Sempione. E’ chiaro che l’aggressione è stato un atto deplorevole. Anche in condizioni di effettivo ritardo dei soccorsi, era necessario prestare la massima collaborazione sul momento, riservando eventuali contestazioni in seguito. Il primo pensiero potrebbe essere: ‘Che cosa vogliono questi stranieri? Non solo gli andiamo a soccorrere …’. A parte il fatto che, in situazioni drammatiche,questi episodi non sono rari neppure tra gli italiani (http://www.crimeblog.it/post/3475/napoli-operatori-del-118-aggrediti-dai-familiari-del-paziente-perche-erano-arrivati-in-ritardo), non possiamo non considerare il clima che generano frasi come (http://www.gadlerner.it/2008/04/17/matteo-salvini-al-mercato-della-bovisasca.html)“Anche se i topi sono più facili da debellare degli zingari”, detti a turno in diverse occasioni da alcuni personaggi politici oppure il pensiero di ritrovarsi dall’oggi al domani a dormire non si sà dove sotto le stelle.

Il problema è, come dicevo prima citando l’esperienza di “Le ronde del dialogo”, una rondine non fa primavera. E’ necessario costruire intorno a ciò che ci circonda un contesto di civiltà. La politica (http://www.gadlerner.it/2010/08/26/rom-a-milano-peccato-siano-cosi-pochi.html?cp=1) e i mass-media hanno grandi responsabilità. Ognuno di noi anche, nel suo piccolo.

Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=3735)