Visualizza Versione Completa : I figli nati in Italia degli immigrati
Roderigo
16-09-2010, 13:43
"I figli nati in Italia degli immigrati
devono essere considerati stranieri"
E' bufera a Roma per le dichiarazioni dell'assessore alla Scuola, Laura Marsilio: "E' una questione culturale". Alemanno cerca di correggere il tiro ("si è espressa male"), il Pd chiede dimissioni immediate
http://img693.imageshack.us/img693/4551/1356467779d8f733a3d2044.jpg"Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico, ma una questione culturale". Lo ha dichiarato l'assessore alla scuola di Roma Laura Marsilio durante la sua visita alla scuola elementare ex Pisacane. Una 'uscita' poco felice, da cui ha preso subito le distanze il sindaco Gianni Alemanno, correggendo il tiro: "L'assessore si è espressa male in chiave istituzionale e legislativa. Sappiamo che in Italia non esiste il diritto di cittadinanza in base alla nascita - ha detto - voglio dire con chiarezza che tutti i bambini che nascono qui sono un patrimonio per questa città, e quindi non mi sento di definirli stranieri".
L'assessore stamattina era arrivata nella scuola multietnica dove un'intera classe (LEGGI (http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/12/news/scuola_ecco_la_prima_b_in_classe_tutti_immigrati-7002786)) è formata di soli stranieri per verificare di persona il caso dell'ex Pisacane (FOTO (http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/13/foto/primo_giorno_di_scuola_alla_pisacane-7030209/1)), in un confronto a distanza con la dirigenza scolastica 'sospettata' di forzare la mano sullo sforamento del tetto del 30 per cento degli stranieri in classe voluto dal ministero. "E' bene che questi bambini possano convivere con quelli di origine italiana - ha sottolineato Marsilio - si favorisce un sentimento di appartenenza. Altrimenti c'è una idea sbagliata di integrazione, ed è grave pensarla così. E' aberrante l'istituzione di un plesso con soli stranieri: integrazione significa scambio e non isolamento".
L'affermazione dell'assessore comunale ha suscitato immediate reazioni. Fortemente negative quelle della deputata Pd, Ileana Argentin: "Sono gravissime le parole dell'assessore Marsilio. La gravità di quanto ha detto si comprende se pensiamo alla violenza psicologica fatta nei confronti dei figli di stranieri che alla Pisacane, dopo averla ascoltata, si saranno chiesti se mai saranno cittadini italiani". Argentin ha anche chiesto la revoca delle deleghe di Marsilio. Ancora più duro il consigliere comunale del Pd, Paolo Masini: "Chiedo che il sindaco venga immediatamente in aula a riferire quali siano le linee pedagogiche dell'amministrazione in particolare sui temi dell'integrazione. Dopo due anni di continuo 'sbullonamento' della comunità romana, di annientamento dei progetti di integrazione, ecco la ciliegina finale dove traspare il vero pensiero di questi signori".
Di parere opposto i consiglieri Pdl dei Municipio VI Maurizio Politi, Daniele Rinaldi e Flavia Siviero, che hanno espresso la loro "piena sintonia" con le dichiarazioni di Marsilio: "Il semplice fatto che un bambino sia nato in Italia, come ha spiegato anche l'assessore, non significa che possa essere considerato cittadino italiano, perché il problema non può essere esclusivamente il riconoscimento formale della cittadinanza, ma prioritaria deve essere sempre l'interiorizzazione dei valori e dei principi e che sono alla base della Costituzione e delle leggi, che inoltre subordinano l'acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, a un periodo di residenza continuativa e al compimento del diciottesimo anno di età, anche per chi è nato sul suolo italiano".
"Le dichiarazioni dell'assessore Laura Marsilio a proposito dei bambini nati in Italia ma figli di cittadini stranieri mostrano il vero volto di una destra che nessuna cura di Fiuggi è riuscita a cambiare", dichiara in una nota Jean-Leonard Touadi, parlamentare Pd. "E' la destra del 'sangue' e della 'razza' così lontana da un'idea moderna di cittadinanza. I bambini nati in Italia sono stranieri solo per coloro che pervicacemente chiudono l'orizzonte - sostiene - ad un inevitabile futuro di mescolanza che appartiene, tra l'altro, alla storia migliore di questa città aperta per vocazione al mondo. Non bastano le rettifiche di circostanza del sindaco Alemanno. L'assessore Marsilio deve presentarsi in Consiglio Comunale per ammettere la sua inadeguatezza a ricoprire un ruolo così delicato per una città in pieno mutamento sociale e culturale".
16 settembre 2010
www.repubblica.it (http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/16/news/assessore_marsilio_i_figli_di_immigrati_anche_se_nati_in_italia_sono_stranieri-7135365/?ref=HREC1-5)
peccato che i ragazzini stranieri si sentono italiani, peccato che questo clima li fa sentire stranieri, peccato che certi italiani siano stranieri alla civiltà e alla dignità: stranieri loro non i figli degli immigrati
http://babbo.tumblr.com/post/1133290104/bambini-italiani-padani
Ma non è la signora Laura Marsilio a fare il record, il peggio viene da alcuni suoi compagni di partito del Pdl Maurizio Politi, Daniele Rinaldi e Flavia Siviero, che a mente fredda hanno così dichiarato: “Il semplice fatto che un bambino sia nato in Italia non significa che possa essere considerato cittadino italiano, perché il problema non può essere esclusivamente il riconoscimento formale della cittadinanza, ma prioritaria deve essere sempre l’interiorizzazione dei valori e dei principi e che sono alla base della Costituzione e delle leggi, che inoltre subordinano l’acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, a un periodo di residenza continuativa e al compimento del diciottesimo anno di età, anche per chi è nato sul suolo italiano”.
Bravi! Per essere italiani bisogna sentirsi italiani dentro. Come si sentono italiani Bossi e compagnia bella intendete, cari alleati della secessionista e padana Lega, quella che ha preso a calci in culo i vostri concittadini italiani che a Venezia, durante la festa padana, avevano in mano il tricolore.
foglie di acqua
22-09-2010, 15:04
Vivere con la paura
Igiaba Scego
l primo film che ho visto dei fratelli Taviani l’ho visto in Somalia all’Istituto di cultura italiano. Ero piccola, erano ancora gli anni ’80 e la guerra non si era mangiata il Paese. Quel giorno l’Istituto apriva le sue porte e il film era "San Michele aveva un gallo", la storia di un anarchico condannato all’ergastolo. Giulio Manieri, così si chiamava, cercava di vincere lo sgomento della segregazione riempiendo la sua cella di fantasie e di impegno politico. Giulio attraverso l’immaginazione si conservava vivo. Io ero piccola, ma ricordo che mi colpì la forza di quel personaggio. Quando l’altro giorno ho sentito parlare Vittorio Taviani (al Salina Doc Festival) mi sono ricordata di Giulio Manieri. Ho intravisto in quel signore, che tanto ha dato al nostro cinema, una forza che i nostri politici non hanno più. Vittorio Taviani rivendicava il suo essere toscano, romano e anche un po’ siciliano, anzi salinese. L’identità è un flusso in movimento, non una entità rigida diceva il signor Vittorio.
Siamo da sempre un popolo in continuo meticciato. Peccato non aver avuto un registratore con me. Avrei registrato quelle parole per l’assessore di Roma Marsilio (che vi ricordo ha detto che i figli di migranti nati in Italia non sono italiani, poi ha smentito per le pressioni politiche). Essere italiani è sempre stato complesso, ma la sfida che abbiamo davanti è creare un italiano felice e a suo agio nella sua complessità. Dire che i figli di migranti non sono italiani è un passo falso. Un precedente molto pericoloso. Un popolo complesso è felice solo se ogni sua parte è accettata e amata. Invece l’assessore di Roma ha puntato il dito e ha voluto alimentare le paure degli italiani. Ma come dice un proverbio spagnolo “Vivir con miedo es como vivir a medias”: vivere con la paura è come vivere a metà. Speriamo che Dio ci salvi da questo vivere a metà.
22 settembre 2010
http://www.unita.it (http://www.unita.it/news/igiaba_scego/103742/vivere_con_la_paura)
Annibale
22-09-2010, 17:21
Non capisco cosa abbia detto di così strano questo assessore: sono le nostre stesse leggi che non considerano italiani i figli degli stranieri nati in Italia. Si può proporre di cambiare le leggi, ma ora come ora le cose stanno così.
Si, ma essendo nati qui parlano italiano quindi non ha senso inserirli nel conto per la formazione delle classi
Küstenland
23-09-2010, 07:29
"I figli nati in Italia degli immigrati devono essere considerati stranieri"
"Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico, ma una questione culturale".
Sono perfettamente in linea con quanto detto dall'assessore.
[..] è formata di soli stranieri per verificare di persona il caso dell'ex Pisacane, in un confronto a distanza con la dirigenza scolastica 'sospettata' di forzare la mano sullo sforamento del tetto del 30 per cento degli stranieri in classe voluto dal ministero.
Bisognerebbe fare una verifica sullo sforamento del 30% ed eventualmente prendere i provvedimenti necessari affinché venga rispettato questo tetto.
peccato che i ragazzini stranieri si sentono italiani, peccato che questo clima li fa sentire stranieri, peccato che certi italiani siano stranieri alla civiltà e alla dignità: stranieri loro non i figli degli immigrati
La legge è legge e bisogna rispettarla. Il resto sono solo ciacole.
“Il semplice fatto che un bambino sia nato in Italia non significa che possa essere considerato cittadino italiano, perché il problema non può essere esclusivamente il riconoscimento formale della cittadinanza, ma prioritaria deve essere sempre l’interiorizzazione dei valori e dei principi e che sono alla base della Costituzione e delle leggi, che inoltre subordinano l’acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, a un periodo di residenza continuativa e al compimento del diciottesimo anno di età, anche per chi è nato sul suolo italiano”.
Ha detto una cosa giustissima.
Bravi! Per essere italiani bisogna sentirsi italiani dentro. Come si sentono italiani Bossi e compagnia bella intendete, cari alleati della secessionista e padana Lega, quella che ha preso a calci in culo i vostri concittadini italiani che a Venezia, durante la festa padana, avevano in mano il tricolore.
Noi ci sentiamo padani dentro, non italiani. Dateci l'indipendenza e ce ne andremo da Roma Ladrona. Per quanto riguarda Venezia, ti ricordo che i provocatori politici con il tricolore sono stati identificati, dalle autorità, per manifestazione non autorizzata, ma ci starebbe stata bene anche una denuncia per istigazione alla violenza. Pazienza.
Non capisco cosa abbia detto di così strano questo assessore: sono le nostre stesse leggi che non considerano italiani i figli degli stranieri nati in Italia. Si può proporre di cambiare le leggi, ma ora come ora le cose stanno così.
Non esiste che si pensi di cambiare le leggi, già ora sono troppo permissive.
Si, ma essendo nati qui parlano italiano quindi non ha senso inserirli nel conto per la formazione delle classi
Invece si, le leggi non lo permettono e di conseguenza fanno parte del tetto del 30%.
...
Invece si, le leggi non lo permettono e di conseguenza fanno parte del tetto del 30%.
Certo, una legge di merda fatta da voi.
Küstenland
23-09-2010, 08:45
Certo, una legge di merda fatta da voi.
E come pensate di mettere in pratica la cosiddetta 'integrazione', tanto cara a voi di sinistra ?
Se in una classe ci sono solo immigrati, è ovvio e logico che non può esserci integrazione.
E' quindi una legge necessaria per permettere agli immigrati di 'integrarsi' con i padani in Padania e con itagliani in itaglia.
E' cosa buona e giusta, anzi secondo me il tetto del 30% è già troppo alto.
Ma ti rendi conto che ci sono figli di cittadini stranieri nati in Italia che parlano l'italiano meglio di un leghista della Val Brembana (non me ne vogliano quelli della Val Brembana :D)!
Quindi non hanno problemi a seguire la didattica.
Inoltre è un'assurdità dal punto di vista pratico mettere rigidamente certi paletti quando non c'è una distribuzione uniforme sul territorio. Alcuni aspetti della legge potrebbero essere positivi ma rischiano dal punto di vista pratico, se applicati rigidamente, di essere difficilmente applicabili, come eravate stati messi a suo tempo in guardia.
Küstenland
23-09-2010, 08:59
Ma ti rendi conto che ci sono figli di cittadini stranieri nati in Italia che parlano l'italiano meglio di un leghista
Per quello che ne so i figli di cittadini stranieri nati in italia, parlano nella loro lingua madre e l'itagliano è la loro seconda lingua. Di conseguenza NON possono assolutamente parlarlo meglio.
Ecco perchè esiste il tetto del 30% e bisognerebbe applicarlo rigidamente.
Chiedilo agli insegnanti come lo parlano l'italiano, al posto che fare deduzioni campate in aria ed intrise di razzismo
Preem Palver
23-09-2010, 09:04
Per quello che ne so i figli di cittadini stranieri nati in italia, parlano nella loro lingua madre e l'itagliano è la loro seconda lingua. Di conseguenza NON possono assolutamente parlarlo meglio.
Ecco perchè esiste il tetto del 30% e bisognerebbe applicarlo rigidamente.
E tu in che lingua scrivi?
Küstenland
23-09-2010, 09:07
Chiedilo agli insegnanti come lo parlano l'italiano, al posto che fare deduzioni campate in aria ed intrise di razzismo
Vai a fare un giretto nei ghetti tipo 'chinatown', o di quelli delle 'kebaberie', ti renderai conto che parlano in cinese o in turco. E' ovvio che parlano male l'italiano.
Fa conto che i turchi non capiscono nemmeno cosa significa 'carne di maiale' e 'vino'.
I cinesi, poi, parlano con la 'L' al posto della 'R'. Che strazio.
Ci sarebbero altre decine di esempi di questo genere.
A causa della tua ideologia non vuoi e non puoi vedere le cose come stanno veramente.
E tu in che lingua scrivi?
Itagliano è stato scritto apposta, per lo stesso motivo di alcuni che scrivono 'padagna'.
Preem Palver
23-09-2010, 09:11
Itagliano è stato scritto apposta, per lo stesso motivo di alcuni che scrivono 'padagna'.
Quindi tu ti esprimi in itagliano, e non in italiano. Ora capisco.
Fa conto che i turchi non capiscono nemmeno cosa significa 'carne di maiale' e 'vino'.
'.
http://www.cosgan.de/images/midi/froehlich/d050.gif
Küstenland
23-09-2010, 09:22
Quindi tu ti esprimi in itagliano, e non in italiano. Ora capisco.
Per la cronaca, la mia madrelingua è il dialetto locale poi viene l'ita(g)liano, come un padano doc.
Difficilmente puoi arrivare a capire questo.
http://www.cosgan.de/images/midi/froehlich/d050.gif
Più che da ridere, è una cosa che fa incavolare e di brutto.
Più che da ridere, è una cosa che fa incavolare e di brutto.
..non rido dei turchi, ma della tua affermazione.
I turchi sono uno dei popoli con il più altro consumo di superalcoolici..il famoso raki distillato di anice ti dice qualcosa?
Preem Palver
23-09-2010, 09:35
Per la cronaca, la mia madrelingua è il dialetto locale poi viene l'ita(g)liano, come un padano doc.
Difficilmente puoi arrivare a capire questo.
No, no! Lo capisco benissimo, anzi ti dirò di più: si vede dalla tua padronanza della lingua italiana.
Più o meno come certi poliziotti bergamaschi in TV
Küstenland
23-09-2010, 09:35
..non rido dei turchi, ma della tua affermazione.
I turchi sono uno dei popoli con il più altro consumo di superalcoolici..il famoso raki distillato di anice ti dice qualcosa?
E il vino? E la carne di maiale?
No, no! Lo capisco benissimo, anzi ti dirò di più: si vede dalla tua padronanza della lingua italiana.
Più o meno come certi poliziotti bergamaschi in TV
Ciò conferma che sei pure razzista contro i tuoi stessi popoli.
taccaromiceto
23-09-2010, 09:39
E da quando i bergamaschi sono una razza?
Io ti ci vedo a compilare moduli in dialetto locale..
mwuauaahahahaha
E il vino? E la carne di maiale?
Rakı (latte di leone) è il forte liquore all'anice; è un distillato di anice con alcol a 45°. I Turchi amano bere raki, in bicchieri di vetro lunghi e stretti. Il raki solitamente trasparente miscielandolo con acqua il colore cambia in bianco-latteo. L'accompagnamento migliore sono i meze.
La birra (bira) è molto diffusa, non troppo forte e buona.
Vino (Şarap - "sciarap"):
L'Anatolia è stato uno dei primi paesi al mondo a produrre il vino. Lo si beveva come un rituale già nel 2000 A.C. Gli imperatori ittiti usavano offrire il vino agli dei per ringraziarli. Alcuni bassorilievi che ritraggono queste scene si possono ammirare nel museo delle civilizzazioni anatoliche.
Oggi, in Turchia viene prodotta tanta e buona varietà di vino. Ma, purtroppo i vini turchi non sono né molto conosciuti né propagandati, anche a causa della scarsa simpatica in cui la religione islamica tiene le bevande alcoliche. Ma sono buoni, talvolta ottimi.
I maggiori centri produttori di vino sono: Ankara, La Cappadocia e Yozgat in Anatolia Centrale; Tekirdag, Mürefte, Sarköy, le isole di Marmara e di Avsa, Bozcaada nella Regione di Marmara; Izmir, Sirince, Denizli, Güney e Sal nella regione del Egeo.
Il rosso (Kırmızı Şarap) viene da vitigni piantati in Anatolia (parte asiatica del paese); dalla zona di Izmir (Smirne) vengono i vini bianchi (Beyaz Şarap). E’ ragionevole nel prezzo e di buona qualità. Vi sono alcune buone selezioni come: Kavaklıdere Yakut Ozel (rosso), Çankaya (bianco), Doluca (bianco) e Villa Doluca (sia rosso che bianco).
http://www.turchia.net/informazioni%20utili/cosa%20si%20mangia.htm#Le Bevande
Poi so che in campagna si mangia il cinghiale :beerchug:
allora i turchi posso rimanere ??:D
Küstenland
23-09-2010, 09:41
E da quando i bergamaschi sono una razza?
Io ti ci vedo a compilare moduli in dialetto locale..
mwuauaahahahaha
Non sono un razza, sono un etnia.
I bergamaschi hanno un propria lingua locale. Bèrghem = Bergamo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_bergamasco
Sarebbe un ottima idea dover compilare moduli nei dialetti locali, per far in modo che certa gente non possa accedere così facilmente ai servizi.
foglie di acqua
23-09-2010, 10:39
peccato che i ragazzini stranieri si sentono italiani, peccato che questo clima li fa sentire stranieri, peccato che certi italiani siano stranieri alla civiltà e alla dignità: stranieri loro non i figli degli immigrati
Ma ti rendi conto che ci sono figli di cittadini stranieri nati in Italia che parlano l'italiano meglio di un leghista della Val Brembana (non me ne vogliano quelli della Val Brembana :D)!
Quindi non hanno problemi a seguire la didattica.
Inoltre è un'assurdità dal punto di vista pratico mettere rigidamente certi paletti quando non c'è una distribuzione uniforme sul territorio. Alcuni aspetti della legge potrebbero essere positivi ma rischiano dal punto di vista pratico, se applicati rigidamente, di essere difficilmente applicabili, come eravate stati messi a suo tempo in guardia.
Infatti.
L’istituto Carlo Pisacane si trova in un quartiere che da decenni è presente un’alta densità di immigrati in particolare bengalesi e cinesi.
Negli ultimi anni proprio per questa alta presenza di figli di immigrati nella scuola i genitori italiani hanno preferito iscrivere i propri figli in altre scuole situate in altri quartieri, isolando e squalificando così il lavoro formativo e d’integrazione dei docenti. Ad aggravare di più la situazione sono stati alcuni politici ed articoli di giornali che hanno definito l’Istituto un “ghetto”.
Come si può pensare a definire “ghetto” una scuola solo perché raccoglie bambini del quartiere che in maggioranza sono figli di genitori non italiani? Che colpa devono scontare questi bambini che gli adulti gli ricordano sempre che seppur nati in Italia sono stranieri (estranei) perchè figli di stranieri?
Se la vera integrazione inizia dalla scuola con queste premesse che messaggio si dà ai bambini?
Non è che si risolve il problema dell’integrazione applicando il tetto del 30% , e si continua a considerare questi bambini come corpi estranei.
http://babbo.tumblr.com/post/1133290104/bambini-italiani-padani
Ma non è la signora Laura Marsilio a fare il record, il peggio viene da alcuni suoi compagni di partito del Pdl Maurizio Politi, Daniele Rinaldi e Flavia Siviero, che a mente fredda hanno così dichiarato: “Il semplice fatto che un bambino sia nato in Italia non significa che possa essere considerato cittadino italiano, perché il problema non può essere esclusivamente il riconoscimento formale della cittadinanza, ma prioritaria deve essere sempre l’interiorizzazione dei valori e dei principi e che sono alla base della Costituzione e delle leggi, che inoltre subordinano l’acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, a un periodo di residenza continuativa e al compimento del diciottesimo anno di età, anche per chi è nato sul suolo italiano”.
Bravi! Per essere italiani bisogna sentirsi italiani dentro. Come si sentono italiani Bossi e compagnia bella intendete, cari alleati della secessionista e padana Lega, quella che ha preso a calci in culo i vostri concittadini italiani che a Venezia, durante la festa padana, avevano in mano il tricolore.
concordo pienamente
Annibale
23-09-2010, 11:56
Si, ma essendo nati qui parlano italiano quindi non ha senso inserirli nel conto per la formazione delle classiConcordo. Il limite del 30% deve riferirsi a chi non sa l'italiano, non agli stranieri, se no non è più per facilitare la didattica ma diventa una specie di quota razziale inaccettabile.
Ma perchè, si intendeva in questo senso? Allora avevo capito male.
taccaromiceto
23-09-2010, 18:42
Non sono un razza, sono un etnia.
I bergamaschi hanno un propria lingua locale. Bèrghem = Bergamo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_bergamasco
Sarebbe un ottima idea dover compilare moduli nei dialetti locali, per far in modo che certa gente non possa accedere così facilmente ai servizi.
Peccato che sei in Italia.
Quindi i moduli li fai in Italiano.
Senza considerare che un romagnolo non riuscirebbe a compilare un modulo bergamasco.
Ma la colleghi la testa prima di parlare?
taccaromiceto
23-09-2010, 18:43
Concordo. Il limite del 30% deve riferirsi a chi non sa l'italiano, non agli stranieri, se no non è più per facilitare la didattica ma diventa una specie di quota razziale inaccettabile.
Ma perchè, si intendeva in questo senso? Allora avevo capito male.
Scusate.
Essere nati in Italia non vuol dire sapere l'italiano,specie se a casa si parla SOLO la lingua madre.
Magari si potrebbe saltare fuori con un test per verificare la conoscenza dell'italiano, e decidere se farli entrare o no,nel famoso 30%
test che applicherei anche agli italiani che parlano il dialetto, ma che stai dicendo? Sono italiani, nati in italia, hanno frequentato le nostre scuole ,e che diavolo vuol dire il famoso 30%. Ci sono ormai istituti dove i cognomi sono stranieri i luoghi di nascita italiani ..finanziasse il Ministero corsi di alfabetizzazione invece di rompere con cifre che poche scuole possono rispettare pena la chiusura dello stesso istituto
taccaromiceto
23-09-2010, 22:16
Tu non lo ritieni un problema?
Mia nipote a milano ha visto il programma fermarsi ad 1/4 del regolare svolgimento.
Tutto questo per star dietro a bambini che non conoscono una,e dico una,parola in Italiano.
Oppure lei,essendo italiana,non aveva diritto all'istruzione?
Sarebbe stato normale bocciare tutti quei bambini che non riuscivano a tenere il ritmo.
1 nascere in Italia vuol dire conoscere l'italiano perchè la scuola è obbligatoria
2 nelle scuole per gli stranieri che non conoscono l'italiano esistono corsi di alfabetizzazione e si dovrebbe lavorare per obiettivi. La scusa che il programma viene ritardato è stata applicata per i disabili, i ragazzi delle borgate a Roma, i ragazzi del sud nel Nord
3 il problema esiste in ogni scuola dell'obbligo, ma si risolve utilizzando flessibilità e corsi di aggiornamento. Finanziando risorse e non togliendole. Posso asssicurarti che ci sono ragazzi stranieri licenziati con il dieci e ragazzi italiani bocciati e viciversa
4 Il programma , con il taglio attuato rispetto alle ore usuali, non è possibile completarlo e , le prove invalsi, puntano alla comprensione del testo e così Storia ecc.
5 Ripeto la soglia del 30%cento è stata smentita dalla realtà: dipende dai quartieri
Non sono un razza, sono un etnia.
I bergamaschi hanno un propria lingua locale. Bèrghem = Bergamo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_bergamasco
Sarebbe un ottima idea dover compilare moduli nei dialetti locali, per far in modo che certa gente non possa accedere così facilmente ai servizi.
esattamente quello che ho detto: impariamo il dialetto e dimentichiamo come si scrive in italiano: effettivamente il bergamasco è al centro del mondo e compreso da tutti
Küstenland
24-09-2010, 07:45
1 nascere in Italia vuol dire conoscere l'italiano perchè la scuola è obbligatoria
Mica vero. La scuola è obbligatoria a partire soltanto dai 5-6 anni in su.
Nel frattempo, durante la crescita, cioé dalla nascita fino ai 5-6 anni, a casa propria il/la bambino/a parla con i genitori e/o parenti nella LORO madrelingua originale (es.: in una famiglia di cinesi, parla in cinese, in una famiglia di turchi, parla in turco, ecc..).
Di conseguenza all'età di 5-6 anni entra nella prima classe SENZA conoscere a sufficienza l'italiano e questo crea ostacoli ai bambini padani che si ritrovano ad apprendere molto meno di quello previsto dal programma scolastico.
2 nelle scuole per gli stranieri che non conoscono l'italiano esistono corsi di alfabetizzazione e si dovrebbe lavorare per obiettivi.
La frequenza di quei corsi non è obbligatoria e di conseguenza gli immigrati vengono un giorno sì ed un giorno no, e continuano ad avere gravissime lacune nell'italiano parlato e scritto.
3 il problema esiste in ogni scuola dell'obbligo, ma si risolve utilizzando flessibilità e corsi di aggiornamento. Finanziando risorse e non togliendole.
Il tetto del 30% non ha alcun costo da parte dei contribuenti ed è molto più efficace che sprecare risorse in obiettivi piuttosto altisonanti e che non hanno alcuna garanzia che possano essere raggiunti.
5 Ripeto la soglia del 30%cento è stata smentita dalla realtà: dipende dai quartieri
Bisogna comunque applicarlo rigidamente, e nel caso in cui qualche classe abbia sforato il 30%, è assolutamente necessario che si sposti l'alunno/a nelle classi in cui non sia raggiunto il sopracitato tetto.
Preem Palver
24-09-2010, 08:57
Mica vero. La scuola è obbligatoria a partire soltanto dai 5-6 anni in su.
Nel frattempo, durante la crescita, cioé dalla nascita fino ai 5-6 anni, a casa propria il/la bambino/a parla con i genitori e/o parenti nella LORO madrelingua originale (es.: in una famiglia di cinesi, parla in cinese, in una famiglia di turchi, parla in turco, ecc..).
Di conseguenza all'età di 5-6 anni entra nella prima classe SENZA conoscere a sufficienza l'italiano e questo crea ostacoli ai bambini padani che si ritrovano ad apprendere molto meno di quello previsto dal programma scolastico.
La frequenza di quei corsi non è obbligatoria e di conseguenza gli immigrati vengono un giorno sì ed un giorno no, e continuano ad avere gravissime lacune nell'italiano parlato e scritto.
Il tetto del 30% non ha alcun costo da parte dei contribuenti ed è molto più efficace che sprecare risorse in obiettivi piuttosto altisonanti e che non hanno alcuna garanzia che possano essere raggiunti.
Bisogna comunque applicarlo rigidamente, e nel caso in cui qualche classe abbia sforato il 30%, è assolutamente necessario che si sposti l'alunno/a nelle classi in cui non sia raggiunto il sopracitato tetto.
Ma non eri tu che dicevi che la tua prima lingua è il dialetto locale?
E allora non c'è nessuna differenza tra il bambino padano, che a casa parla dialetto, e il bambino extracomunitario che a casa parla la sua lingua.
A meno che tu non mi venga a dire che i dialetti padani derivano tutti dall'italiano.
Küstenland
24-09-2010, 09:05
Ma non eri tu che dicevi che la tua prima lingua è il dialetto locale?
E allora non c'è nessuna differenza tra il bambino padano, che a casa parla dialetto, e il bambino extracomunitario che a casa parla la sua lingua.
A meno che tu non mi venga a dire che i dialetti padani derivano tutti dall'italiano.
Nutro dubbi sulla tua effettiva capacità intellettiva di comprendere anche le cose più semplici.
Il dialetto nelle scuole
Nelle linee guida dei tecnici si chiede la conoscenza al biennio del rapporto tra italiano e dialetto
Nelle superiori si insegnerà l’italiano ma si dovrà avere una conoscenza anche del dialetto. Modi, tempi, quantità saranno definite più in là, per ora il ministero ha soltanto indicato la propria volontà. Lo ha fatto nelle linee guida per i nuovi istituti tecnici che vedranno la luce dal prossimo anno, nelle «schede di lavoro» relative alle materie del primo biennio.
Ai futuri studenti dei primi due anni il ministero chiede «competenze», ovvero conoscenze generiche, in «registri dell’italiano contemporaneo, diversità tra scritto e parlato ma anche rapporto con i dialetti». All’interno dell’insegnamento dell’italiano, insomma, non potranno prescindere da queste conoscenze.
E al ministero dell’Istruzione confermano. «Anzi. Rivendichiamo con forza la necessità di queste conoscenze sui dialetti e le tradizioni locali per favorire la conoscenza dei luoghi in cui si vive, delle proprie radici».
Insomma, i dialetti entrano nella vita degli studenti delle superiori, un tema molto caro alla Lega. Era stato il leader del Carroccio Umberto Bossi lo scorso Ferragosto a spiegare di essere pronto a preparare una legge. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, l’aveva accontentato subito con un ddl che voleva rendere obbligatorio il dialetto in tutti i cicli scolastici: dalla primaria passando per le medie fino alle superiori. Secondo la Lega l’insegnamento doveva essere affidato ad «insegnanti specializzati», con una competenza da verificare durante i concorsi di accesso alla professione.
[...]
lastampa.it (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=923&ID_sezione=274&sezione=)
Preem Palver
24-09-2010, 09:14
Ma non eri tu che dicevi che la tua prima lingua è il dialetto locale?
E allora non c'è nessuna differenza tra il bambino padano, che a casa parla dialetto, e il bambino extracomunitario che a casa parla la sua lingua.
A meno che tu non mi venga a dire che i dialetti padani derivano tutti dall'italiano.
Quante scemenze scrivi.
A me sembra che le scemenze le scrivi tu:
Mica vero. La scuola è obbligatoria a partire soltanto dai 5-6 anni in su.
Nel frattempo, durante la crescita, cioé dalla nascita fino ai 5-6 anni, a casa propria il/la bambino/a parla con i genitori e/o parenti nella LORO madrelingua originale (es.: in una famiglia di cinesi, parla in cinese, in una famiglia di turchi, parla in turco, ecc..).
Di conseguenza all'età di 5-6 anni entra nella prima classe SENZA conoscere a sufficienza l'italiano e questo crea ostacoli ai bambini padani che si ritrovano ad apprendere molto meno di quello previsto dal programma scolastico.
Quindi sei tu che consideri la conoscenza dell’italano come indispensabile. O forse no?
Oppure ora sì, ora no, come la freccia dei carbinieri.
Il dialetto nelle scuole
Nelle linee guida dei tecnici si chiede la conoscenza al biennio del rapporto tra italiano e dialetto
Nelle superiori si insegnerà l’italiano ma si dovrà avere una conoscenza anche del dialetto. Modi, tempi, quantità saranno definite più in là, per ora il ministero ha soltanto indicato la propria volontà. Lo ha fatto nelle linee guida per i nuovi istituti tecnici che vedranno la luce dal prossimo anno, nelle «schede di lavoro» relative alle materie del primo biennio.
Ai futuri studenti dei primi due anni il ministero chiede «competenze», ovvero conoscenze generiche, in «registri dell’italiano contemporaneo, diversità tra scritto e parlato ma anche rapporto con i dialetti». All’interno dell’insegnamento dell’italiano, insomma, non potranno prescindere da queste conoscenze.
E al ministero dell’Istruzione confermano. «Anzi. Rivendichiamo con forza la necessità di queste conoscenze sui dialetti e le tradizioni locali per favorire la conoscenza dei luoghi in cui si vive, delle proprie radici».
Insomma, i dialetti entrano nella vita degli studenti delle superiori, un tema molto caro alla Lega. Era stato il leader del Carroccio Umberto Bossi lo scorso Ferragosto a spiegare di essere pronto a preparare una legge. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, l’aveva accontentato subito con un ddl che voleva rendere obbligatorio il dialetto in tutti i cicli scolastici: dalla primaria passando per le medie fino alle superiori. Secondo la Lega l’insegnamento doveva essere affidato ad «insegnanti specializzati», con una competenza da verificare durante i concorsi di accesso alla professione.
Geniale. Se penso ad un ragazzo di 16 anni che si trasferisce da Bergamo a Milano, o viceversa, mi viene da sganasciarmi dalle risate.
Siete ridicoli.
Küstenland
24-09-2010, 09:26
Se penso ad un ragazzo di 16 anni che si trasferisce da Bergamo a Milano
La scelta è sua, pertanto sono affari suoi e quindi dovrà studiare di più e comunque questo comporterebbe senz'altro maggior acculturamento.
Preem Palver
24-09-2010, 09:30
La scelta è sua, pertanto sono affari suoi e quindi dovrà studiare di più e comunque questo comporterebbe senz'altro maggior acculturamento.
A sedici anni la scelta è dei suoi genitori, e non sua.
Sul maggiore acculturamento conseguito nell'imparare il bergamasco, sinceramente, è meglio stendere un pietoso velo.
Küstenland
24-09-2010, 09:37
A sedici anni la scelta è dei suoi genitori, e non sua.
L'istruzione è obbligatoria fino ai 16 anni, dopodiché può decidere quale scuola ed indirizzo dove andare.
Sul maggiore acculturamento conseguito nell'imparare il bergamasco, sinceramente, è meglio stendere un pietoso velo.
Perchè evidentemente ti piace rimanere ignorante, nel senso che ignori l'arricchimento culturale che ne consegue con l'apprendimento di un dialetto.
Preem Palver
24-09-2010, 13:15
L'istruzione è obbligatoria fino ai 16 anni, dopodiché può decidere quale scuola ed indirizzo dove andare.
Non parlavo di istruzione, parlavo di trasferimenti. Se una famiglia si trasferisce ..... t'è capì ora?
Perchè evidentemente ti piace rimanere ignorante, nel senso che ignori l'arricchimento culturale che ne consegue con l'apprendimento di un dialetto.
Ma certamente! Adesso facciamo un elenco di cose più importanti da apprendere: l'inglese, il tedesco, la storia, la lingua italiana, la matematica, l'economia, il cinese, non so se devo andare avanti: dimmi tu.
Pota!
taccaromiceto
24-09-2010, 18:12
1 nascere in Italia vuol dire conoscere l'italiano perchè la scuola è obbligatoria
Ma come!
Stiamo parlando di ingresso nella scuola dell'obbligo.
Quindi di prima elementare.
Essere nati in Italia non vuol dire quindi conoscere l'italiano al momento dell'ingresso nella scuola dell'obbligo.
Alle superiori è CHIARO che tutti parlano l'italiano.
P.S.
Non è colpa mia,se tutti i cinesi di Milano hanno deciso di abitare in via Paolo Sarpi.
Andranno a scuola nel quartiere più vicino.
Ma come!
Stiamo parlando di ingresso nella scuola dell'obbligo.
Quindi di prima elementare.
Essere nati in Italia non vuol dire quindi conoscere l'italiano al momento dell'ingresso nella scuola dell'obbligo.
Alle superiori è CHIARO che tutti parlano l'italiano.
P.S.
...
Guarda che chi è nato in Italia magari ha frequentato anche la scuola materna, quindi l'italiano lo sa come un bambino nato da genitori italiani. I cinesi tendono forse più di altri a rimanere un pò di più tra di loro. Forse in questo caso qualche difficoltà in più ci può essere.
Non è colpa mia,se tutti i cinesi di Milano hanno deciso di abitare in via Paolo Sarpi.
Andranno a scuola nel quartiere più vicino.
La teoria dei vasi comunicanti non la conosci?
A parte il fatto che in parte ci possono essere dei motivi endogeni, ma la scelta del luogo in cui abitare per moti emigrati è determinato sopprattutto da cause esogene: negli altri quartieri gli italiani non li vogliono!
Non per niente i quartieri di prima immigrazione sono tendenzialmente sempre gli stessi nelle grandi città: prima ci sono passati i veneti, poi i meridionali, ora i nuovi immigrati, comunitari e non. Man mano che i gruppi si integrano, si spostano anche in altre zone.
Quindi il fatto che abitano in un posto piuttosto che un altro solitamente non è una libera scelta ma una situazione determinata da condizioni di fatto.
In ogni caso, in base alle nuove norme scolastiche vorra dire che la scuola di via Paolo Sarpi avrà il 30% di alunni immigrati mentre per il restante 70% sarà composta da italiani che abitano in un altro quartiere. Non sarà mica la fine del mondo!
Per ultimo, mia figlia va a scuola in una classe in cui sono presenti poco meno del 50% di bambini che provengono da famiglie di immigrati, il che è stato un arricchimento. Sono in linea con i programmi e non hanno perso neppure un colpo.
In questo caso mia figlia è stata fortunata, e lo è stata per un semplice motivo: ha trovato una coppia di insegnanti preparati che non sono mai cambiati in 5 anni (fa l'ultimo anno). Tutto questo nella scuola pubblica, a dimostrazione che se c'è la volontà di fare funzionare le cose le cose possono funzionare egregiamente, anche senza il "maestro di riferimento" che va solo a coprire altri vuoti organizzativi e la precarizzazione del rapporto di lavoro nelle scuole, ma che non risponde ai criteri di specializzazione nell'insegnamento che sono necessari già nelle scuole di primo grado. L'insegnamento è una professione.
taccaromiceto
25-09-2010, 11:58
La scuola materna non è una scuola dell'obbligo.
Potrei capire che fosse esonerato dal 30% solo i bambini stranieri che hanno fatto la scuola materna.
Ma a quel punto la prenderebbe nel deretano quello che il figlio ce lo avrebbe anche mandato,se solo ci fosse stato il posto!
Quindi per me il test è una cosa più che attendibile ed antidiscriminatoria che ci sia.
http://www.metaforum.it/showthread.php?17276-Pellegrino-(PDL)-choc-quot-Basta-disabili-a-scuola.-Non-imparano-e-disturbano-quot-...
E come pensate di mettere in pratica la cosiddetta 'integrazione', tanto cara a voi di sinistra ?
Se in una classe ci sono solo immigrati, è ovvio e logico che non può esserci integrazione.
E' quindi una legge necessaria per permettere agli immigrati di 'integrarsi' con i padani in Padania e con itagliani in itaglia.
E' cosa buona e giusta, anzi secondo me il tetto del 30% è già troppo alto.
comincia ad applicare questo tetto nelle fabbriche, nell'industria, nei campi e così via
Per quello che ne so i figli di cittadini stranieri nati in italia, parlano nella loro lingua madre e l'itagliano è la loro seconda lingua. Di conseguenza NON possono assolutamente parlarlo meglio.
Ecco perchè esiste il tetto del 30% e bisognerebbe applicarlo rigidamente.
evidentemente non frequenti le scuole, se mai l'hai frequentate da molto tempo
taccaromiceto
25-09-2010, 12:23
http://www.metaforum.it/showthread.php?17276-Pellegrino-(PDL)-choc-quot-Basta-disabili-a-scuola.-Non-imparano-e-disturbano-quot-...
Se te la senti di fare quel paragone,vuol dire che quel paragone TI appartiene
o no ho solo anticipato i tempi seguendo la logica che la sottintende..processo logico non difficile basta ragionare per sequenze e collegare: immigrati, disabili e poi?
http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ&feature=player_embedded
taccaromiceto
25-09-2010, 13:16
ti risulta per caso che io abbia affermato che gli immigrati andrebbero istruiti in scuole specializzate?
Ti risulta che abbia detto che non hanno diritto all'alfabetizzazione?
I disabili hanno gli insegnanti di sostegno
Ti risulta che io abbia richiesto degli insegnanti di sostegno per gli immigrati?
Io ho solo detto che la nascita in Italia non corrisponde ad una conoscenza dell'italiano.
Ma pensi che una famiglia di tedschi in casa parli italiano solo perchè si trova in Italia?
Ma vi svegliate o no?
L'asilo non è obbligatorio, e purtroppo molte volte non si trova nemmeno posto.
TI ripeto la domanda:
Mia nipote ha diritto ad andare avanti con il programma, o no?
ti risulta per caso che io abbia affermato che gli immigrati andrebbero istruiti in scuole specializzate?
Ti risulta che abbia detto che non hanno diritto all'alfabetizzazione?
I disabili hanno gli insegnanti di sostegno
Ti risulta che io abbia richiesto degli insegnanti di sostegno per gli immigrati?
Io ho solo detto che la nascita in Italia non corrisponde ad una conoscenza dell'italiano.
Ma pensi che una famiglia di tedschi in casa parli italiano solo perchè si trova in Italia?
Ma vi svegliate o no?
L'asilo non è obbligatorio, e purtroppo molte volte non si trova nemmeno posto.
TI ripeto la domanda:
Mia nipote ha diritto ad andare avanti con il programma, o no?
1 No
2 leggi la dichiarazione dell'onorevole del PDL per capire il senso della risposta
3 non ha senso e quindi non c'è risposta in quanto di questo problema nessuno ne ha parlato : si è specificato la necessità di corsi di alfabetizzazione, il sostegno è altro
4 già risposto: i bambini nati in Italia frequentano la scuola italiana dalla prima, parlano italiano stimolati anche dalla frequentazione con i coetanei. All'asilo nido hanno più possibilità di entrare proprio perchè esiste una graduatoria
5 Il Programma è molto duttile come definizione in linea di massima si lavora per obiettivi diversificati e questo discorso del programma non svolto apre : il punto 2, come tanti anni fa lo aveva aperto per i ragazzini che parlavano dialetto e così via..inoltre il programma è ritardato, se mai, dal fatto che non si studia e non si sta attenti: questo è trasversale
premetto: le ore di insegnamento e compresenza sono state ridotte e il TP oggettivamente eliminato. conseguentemente il problema non è l'ampliamento della conoscenza, ma il risparmio ..non a caso sono state diminuite le ore di sotegno e limitato l'intervento ai casi "molto particolari"
taccaromiceto
25-09-2010, 13:29
4 già risposto: i bambini nati in Italia frequentano la scuola italiana dalla prima, parlano italiano stimolati anche dalla frequentazione con i coetanei. All'asilo nido hanno più possibilità di entrare proprio perchè esiste una graduatoria
Ti considero una persona intelligente,non farmi ricredere!
Ti ho già detto che si sta parlando dell'inserimento in prima elementare.
Lo so che dopo le elementari e le medie parlano e scrivono in maniera identica l'italiano,come i madrelingua
Qui stiamo parlando di ingresso nella scuola dell'obbligo,quindi PRIMA della scuola elementare.
P.S: non so in che città vivi,a Milano rimangono senza asilo tantissime famiglie.
in prima elementare, a parte che provengono molti dall'asilo per i motivi sopraindicati, il problema si pone fino a un certo punto :
a) nè gli italiani nè gli stranieri sanno scrivere o leggere
b) il sistema usato è globale, quindi imparano i segni matematici e alfabetici
c) non devono affrontare storia o geografia
d) la comprensione del testo è limitata e spesso simbolica: si lavora come per i bambini italiani per obiettivi e solitamente si è affiancati da un'altra insegnante proprio per i casi indicati. Sempre di meno cmq visto che anche i bambini piccoli, se non vanno all'asilo, giocano nei giardinetti con i coetanei italiani e la prima cosa che solitamente apprendono sono le parolacce nell'altrui lingua
e) esistono programmi di informatica molto utili per l'apprendimento della lingua italiana come gioco
A me sembra grave questo che conferma quanto detto
Spesa pubblica per l'istruzione, l’Italia scende al 21° posto
Era al 18° un anno fa. La spesa più alta è in Danimarca, Svezia e Belgio. Università, meno dell’Italia spende soltanto la Slovacchia.
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5169&PHPSESSID=cb021e5a639d467f9c4cced8075ac906
PS si stanno diffondendo associazioni volontarie gestite da genitori italiani e stranieri che organizzano corsi al mattino per le donne straniere e possono portare i loro figli..questa è una strada.
http://www.stranieriinitalia.it/logo.jpg
http://www.stranieriinitalia.it/forum-stranieri/figli-degli-stranieri-nati-in-italia-t13084.html
e sarei curiosa di sapere quanti italiani nati in italia o nelle verdi valli della Padania saprerebbero rispondere esattamente
http://homes.chass.utoronto.ca/~ngargano/corsi/varia/indextesto.html
taccaromiceto
25-09-2010, 15:43
Il problema non è legger e scrivere ma comprendere esattamente di cosa si sta parlando.
I biambini stranieri che no frequentano l'asilo hanno difficoltà a comprendere l'italiano.
non mi sembra che i bimbi italiani hanno lo stesso problema
1 riguarda anche noi o siamo tutti geniali?....
2 la difficoltà di comprendere l'italiano più si è piccoli, prima viene superato e i bambini stranieri hanno facilità di apprendimento proprio perchè "costretti" a sviluppare maggiore flessibilità mentale: elemento essenziale dell'apprendimento
3 ti ho già detto che per fortuna esistono i parchi, i cortili dove i piccoli possono incontrarsi, visto che ancora non siamo riusciti a chiuderli nellle loro case per evitare pericolosi incontri ravvicinati
La scuola materna non è una scuola dell'obbligo.
....
L'ultimo anno di scuola materna fa già parte della scuola dell'obbligo.
http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2010/10_ottobre/04/tariq_ramadan_per_musulmani_di_2a_generazione_europa_e_loro_casa,26351524.html
Tariq Ramadan: Per musulmani di 2a generazione Europa è loro casa
Leader islamofobici sfruttano la "paura dell'altro"
Ferrara, 4 ott. (Apcom) - Bisogna trovare un terreno di dialogo basato sui valori e sulle speranze comuni e voltare le spalle alla paura dell'altro, che 'altro' non è, perchè per i musulmani di seconda generazione l'Europa è la loro casa. E' questa la chiave per andare avanti nel processo di integrazione dei musulmani in Europa e per far fronte a un presunto scontro di civiltà, secondo Tariq Ramadan, fra i più noti intellettuali ed esperti di Islam, uno degli ospiti di spicco del Festival di Internazionale a Ferrara.
"I partiti populisti in Europa giocano sulla paura dell'altro, utilizzano la paura degli stranieri per vincere le elezioni. Ma non bisogna fermarsi alle percezioni, bisogna guardare ai fatti e i fatti dicono che la maggioranza degli europei musulmani, oggi, è integrata nella società, è in linea con quelle che io definisco le tre "L": rispettano la Legge, parlano la Lingua e sono Leali, nel senso che vogliono il bene del Paese in cui abitano perché sanno che i loro figli vivranno qui", spiega Ramadan. "Allo stesso tempo è necessario che i musulmani diventino attori di una nuova visibilità: non quella delle moschee, del velo, dei minareti, ma una visibilità in quanto cittadini, nella lotta per i diritti, sul mercato del lavoro, nei media, nello sport."
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