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Roderigo
06-09-2010, 16:11
Salerno, ucciso a colpi di pistola sindaco di Pollica

http://img837.imageshack.us/img837/1668/vassallo640.jpg

Con alcuni colpi di pistola mentre si trovava seduto nella sua auto dei sicari hanno ucciso Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, in provincia di Salerno. È successo ad Acciaroli una frazione della cittadina. Indagano polizia e carabinieri di Salerno.

Presumibilmente Angelo Vassallo stava rientrando a casa. È successo la scorsa notte intorno all'una. Stretto riserbo dei carabinieri di Vallo della Lucania che stanno svolgendo indagini coordinati dalla Procura della Repubbilca di Vallo della Lucania. Per il momento le ipotesi su questa esecuzione sono diverse ma non ve ne è una privilegiata rispetto altre.

Angelo Vassallo era stato rieletto sindaco di Pollica, di cui fanno parte le frazioni di Pioppi e Acciaroli, lo scorso mese di marzo, con una lista civica, "Insieme per Pollica". La prima volta che fu nominato primo cittadino del comune cimentano fu nell'aprile 2005. Vassallo ha anche ricoperto la carica di consigliere della Provincia di Salerno. Da molti era considerato uno dei sindaci migliori che abbia avuto il Cilento, privilegiando la difesa dell'ambiente e non gli abusi edilizi rendendo le zone da lui amministrate le più ambite del circondario.

In paese, esercizi pubblici con le serrande abbassate, silenzio irreale, cartellini «chiuso per lutto cittadino» all'esterno di alcuni bar e ristoranti. Pollica è un paese sotto choc: una zona di solito allegramente animata da residenti e turisti, ancora molto numerosi in questa prima settimana di settembre, è caratterizzata stamane da un silenzio irreale. Persino le auto camminano lentamente, nella zona del porto, mentre capannelli di turisti si formano per chiedere cosa sia successo. Nessuno dal Comune ha proclamato il lutto cittadino, ma molti esercenti hanno usato questa formula per manifestare il proprio dolore sulle saracinesche abbassate. «Abbiamo deciso di chiudere - dice il titolare di una pasticceria - perché Angelo Vassallo era una persona seria, un lavoratore che ha dato lustro a questa località balneare. Non è un caso che da anni veniamo premiati con la bandiera blu da Legambiente: è uno dei segni del lavoro realizzato dal sindaco».


06 settembre 2010
www.unita.it (http://www.unita.it/news/italia/103165/salerno_ucciso_a_colpi_di_pistola_sindaco_di_pollica)

Roderigo
06-09-2010, 16:18
SINDACO UCCISO VIDEO INTERVISTA DE L'UNITA' (http://video.unita.it/media/I_viaggi_de_l_Unit_/Sindaco_ucciso_video_intervista_de_l_Unit__1619.html)

Da Positano ad Acciaroli: «La dieta mediterranea è nata qui»

di Marco Giovannelli

Le alici sono un pesce intelligente, per questo a luglio sono venute qui a branchi enormi. Proprio ad Acciaroli. Non succedeva da decenni che ne arrivassero così tante. E con loro i pescherecci da ogni parte del Tirreno. La sera il mare era illuminato da centinaia di lampare, e la mattina all’alba vedevi scaricare le casse piene». Angelo Vassallo se ne intende perché andava per mare da quando aveva i pantaloni corti. Lo chiamano tutti il «sindaco pescatore». Non perché è appassionato, ma perché era davvero il suo lavoro.

«Sai quanti pesci spada ho preso? Gli scampi davano soddisfazione, ora se ne trovano sempre meno. Il tonno è il più difficile perché lotta fino alla fine, mentre la spigola è la più intelligente e furba. Non la trovi mai nelle reti». Da qualche tempo con il suo piccolo gozzo ha ripreso ad alzarsi alle cinque e va per mare. Lo trovo sulla banchina del porto. È appena rientrato e sorride felice con in mano due aragoste. «Queste le porto a mio figlio che ha un ristorante qui in paese». Acciaroli non fa comune. Insieme con Pioppi al mare, e quattro frazioni di collina, fa parte di Pollica. Una realtà unica al mondo. Una sfilza di premi di ogni tipo, soprattutto ambientali. Da alcuni anni è paese Slow con il cacioricotta a fare da bandiera. E a proposito di bandiere, sulla spiaggia sventolano quelle blu e quella delle cinque vele di Legambiente e del Touring, perché Acciaroli e Pioppi sono considerate le località con i parametri migliori di tutta la costa italiana.

«Questo paese ha preso coscienza. Se raggiungiamo il 70% di raccolta differenziata non può essere solo merito dell’amministrazione. I cittadini hanno capito che il territorio è la nostra prima ricchezza, e così noi abbiamo pianificato e scelto di non crescere come abitanti. Le case consumano territorio, e questo non deve più succedere. Non vogliamo che ci sia una politica delle seconde abitazioni. Non portano niente a nessuno». Angelo Vassallo è stato per sette anni anche presidente della Comunità montana e ora è uno degli amministratori del parco del Cilento, istituito nel 1993. «L’Italia è un paese di matti. Lo vedi il porto? Noi lo abbiamo ristrutturato, abbiamo fatto dei mutui per quarant’anni, ci lavorano tanti nostri giovani; e lo Stato cosa fa? Vorrebbe che lo gestissero i privati.

Così loro ci fanno profitti e basta. Noi invece i soldi li investiamo in progetti sociali, e nei servizi per i nostri cittadini. Abbiamo costruito un caffè letterario nel paese più piccolo. Abbiamo realizzato un lungomare pedonale a Pioppi, dove altrimenti la gente non sapeva nemmeno dove incontrarsi. Stiamo costruendo un centro nautico che gestiranno dei ragazzi disabili. Ed entro la prossima estate rifaremo tutto il piazzale a fronte del porto. Per avere la concessione della struttura, che ci costa un sacco di soldi, abbiamo dovuto fare causa allo Stato. Cose da pazzi». Lo provoco sul federalismo e lui non si tira certo indietro. «Questa è un’amministrazione di sinistra, ma noi siamo leghisti. La nostra salvezza viene proprio dalla Lega e confidiamo nella Lega per le riforme delle autonomie. Noi lo vogliamo il federalismo.

L’Italia siamo noi, la somma dei comuni, e il danno della politica a livello nazionale, è che non conosce i territori e non sa più ascoltare. Noi non vogliamo niente dallo Stato, ma almeno ci lasci le nostre cose». Angelo Vassallo ha un’energia e una passione travolgente e quando inizia a raccontare incanta. «La dieta mediterranea è nata qui con Ancel Keys, l’inventore della famosa razione K, che costituì la base per l’alimentazione di sussistenza dei militari americani. Lo scienziato è morto a 101 anni e visse qui per quasi tre decenni in una località che chiamò Minnelea, in omaggio alla sua città di Minneapolis e alla vicina polis magnogreca di Elea, patria di Parmenide e Zenone. Keys mise insieme un gruppo di scienziati dell’alimentazione e le sue ricerche hanno portato benefici in tutto il mondo». A lui, il «sindaco pescatore», lo chiamano da tutta Italia per sapere come fa.


14 agosto 2010
www.unita.it (http://www.unita.it/news/viaggi/102376/da_positano_ad_acciaroli_la_dieta_mediterranea_nata_qui)

Amanda
06-09-2010, 16:38
http://www.crimeblog.it/post/5361/pollica-omicidio-ucciso-sindaco-angelo-vassallo-in-un-agguato


“Non hanno ucciso solo un uomo, hanno ucciso una speranza per il Cilento. Era un simbolo di legalità”. Così ha commentato la notizia della morte di Vassallo il sostituto procuratore di Vallo della Lucania Amedeo Greco, , a telefono con SkyTg24.

cantone nordovest
07-09-2010, 10:44
www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-18370.htm

A Pollica-Acciaroli, nel Cilento, c'è un sindaco che di nome fa Vassallo (Angelo), ma di fatto è un uomo libero e un amministratore onesto e coraggioso. Si è opposto a quel cemento selvaggio che è la vergogna dell'Italia, da Ventimiglia fino a Gela. Ha riparato personalmente il depuratore e ha ottenuto per il suo paese le cinque vele di Legambiente.

Non voleva il porticciolo privato "che prende tutto e non lascia un euro allo Stato". Domenica sera gli hanno sparato nove colpi di pistola e lo hanno tolto di mezzo. In un paese come l'Italia - l'unico, forse, in tutto il G20 dove si spara a un sindaco onesto - Vassallo era decisamente fuori luogo.

Ora sarebbe bello un giorno di silenzio da parte di tutti quei sindaci, magari nel frattempo diventati onorevole o ministro, che NON hanno frenato le speculazioni edilizie, NON hanno fatto funzionare il depuratore e NON hanno lottato per il bene comune e per la legalità. Un giorno in cui chiedersi perché chi è vivo è vivo e chi è morto è morto. La notizia vale la prima pagina (e due ampi reportage dentro) su Repubblica e Corriere.

Sulla Stampa, Mario Calabresi sente il dovere di dedicarvi il primo sfoglio (pp.1-3) e fa slittare più indietro i vari Bossi, Banana e compagnia cenante (ad Arcore). Una scelta di valori, oltre che di valore. E che dire del Giornale di Paolo Berlusconi, che nasconde la notizia a pagina 20?

Pegaso
09-09-2010, 13:27
onore e vergogna per il teatrino italiano della politica che ha continuato con il suo cianciare senza"capire" la gravità di quanto successo

Roderigo
15-09-2010, 13:45
La frontiera di un sindaco di sinistra
di Luigi De Magistris

http://img444.imageshack.us/img444/8496/angelovassallo.jpgBersaglio mobile che deve essere freddato a colpi d'arma da fuoco. Per punirlo, ma anche per inviare un messaggio a quanti decidono di amministrare la cosa pubblica nel solo interesse dei cittadini, contrastando la rapacità dei clan. L'uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica-Acciaroli, gioiello di un Cilento bellissimo, riconsegna al Paese un dolore purtroppo non sconosciuto e ci ricorda come la politica possa diventare il principale obiettivo delle mafie quando dimostra di essere onesta. Quelle mafie che infiltrano le istituzioni, l'economia, il lavoro, la società.

Il volto del killer armato accanto alla faccia «pulita» - e per questo pericolosissima - del business. Siedono nei cda delle società miste; partecipano alle gare per gli appalti pubblici; riescono a gestire lo smaltimento dei rifiuti, incassando commesse in modo apparentemente corretto; sfruttano per la speculazione edilizia piani regolatori confezionati ad hoc; prendono parte all'assegnazione dei finanziamenti europei, elargiti da amministratori conniventi con società controllate da prestanome o spudoratamente riconducibili a criminali. Mafie che non bussano più alla porta della politica perché è la politica che bussa alla loro: offrono voti all'aspirante sindaco o parlamentare, in cambio di un lasciapassare negli affari che le amministrazioni, soprattutto locali, gestiscono. Favorendo il crimine che li ha protetti nella corsa al potere. Quando non arrivano a inserire - ed è frequente - nelle liste elettorali uomini di fiducia, pronti a fare i loro interessi.

Può però capitare che nel paese di Gomorra e de o'sistema, ci sia qualcuno che rompe questa contaminazione illecita. Un primo cittadino che individua il rispetto dell'ambiente come punto cardine del suo operato e che, insieme alle associazioni, si impegna contro l'edilizia abusiva per la difesa delle coste, per la raccolta differenziata. In una terra in cui l'ambiente è forziere di arricchimento e di controllo del territorio per il crimine, questo sindaco non solo è dannoso per gli affari mafiosi ma addirittura offensivo. Un colpo economico, un'onta etica. A cui si risponde in un solo modo: l'esecuzione.

La politica che si fa baluardo di legalità si trasforma in bersaglio mobile delle cosche perché ne esiste un'altra che sceglie di svendersi per vantaggio, ponendosi al servizio dei boss senza contorcimenti morali.

Gli amministratori locali possono essere sentinelle sul territorio e presidio capillare della giustizia, persone come Vassallo, con la schiena dritta, con la capacità di parlare alla popolazione. Lasciati soli dallo Stato, con l'appoggio delle sole forze dell'ordine e della magistratura, alcuni di loro affrontano a «mani nude» le mafie nelle periferie del Paese: un corpo a corpo che senza il Governo rischia di farsi martirio.

La battaglia a cui siamo chiamati deve avere un respiro nazionale, puntando sulla mobilitazione della società. Provvedimenti come il disegno di legge sulle intercettazioni o il processo breve, il condono edilizio e lo scudo fiscale, oppure la vendita all'asta dei beni confiscati non sono certo segnali che vanno nella direzione giusta, ma ostacoli contro l'operato coraggioso dei Vassallo d'Italia. Ora partiti e Governo devono smetterla con la retorica dell'anti-mafia, per scegliere quella della coerenza legislativa e del contrasto politico (garantendo l'occupazione regolare dove il lavoro è presidio di legalità ed impegnandosi al rispetto del codice etico nelle candidature).

La battaglia durissima, epocale contro le mafie si può vincere, ma serve volontà . E questa volontà è politica.


il manifesto 7 settembre 2010
http://www.ilmanifesto.it

Roderigo
16-09-2010, 17:06
Il verde Tarallo, ex sindaco ed ex presidente del Parco

«Altro che isola felice, vi racconto le minacce»

di Romina Rosolia

Altro che isola felice. Il Cilento raccontato da Giuseppe Tarallo è fatto di minacce, pressioni, malavita che si fa sentire eccome. Primo sindaco verde d'Italia, nel 1989 a Montecorice, promotore e presidente del Parco nazionale prima che arrivasse il governo Berlusconi a destituirlo (su questo in concorrenza con Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato domenica sera, che per la mancata nomina abbandonò i Verdi per i Ds), Tarallo è oggi un professore in pensione e il responsabile dei Verdi per la provincia di Salerno.
Ci parla di una relazione presentata negli anni '90 dalla commissione parlamentare antimafia che descriveva il Cilento come «terreno di investimento camorristico nell'usura, nella droga e nelle armi». Tarallo ci racconta come due anni dopo la sua elezione, nel 1991, la maggioranza lo sfiduciò dopo essere stato avvicinato da un uomo che gli disse che se non avesse rinunciato ad abbattere l'ecomostro di Punta Licosa, un mega-albergo sul mare, la sua giunta sarebbe stata comprata per intero. Un assessore titubante venne addirittura sequestrato per più giorni, e si scoprì che il certificato medico presentato per giustificarne l'assenza non era che un falso. Nel 1993 venne rieletto e rimase in carica fino al 2001, quando divenne presidente del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Partiamo dalle affermazioni del fratello del sindaco ucciso, secondo il quale ci sarebbero stati agenti collusi.
Non è una novità che la camorra tiene a libro paga poliziotti, carabinieri e amministratori collusi. Le infiltrazioni camorristiche sulla costa cilentana sono un dato di fatto e chi le combatte rischia di pagarla con la vita.

Lei è stato sindaco e presidente del Parco. A quali pressioni è sottoposto un amministratore da queste parti?
La camorra decide chi deve e chi non deve diventare sindaci. Quando mi sono ricandidato a Montecorice nel 1993, ad esempio, davanti ai seggi c'erano persone sospettate di appartenere o che erano imparentate a famiglie notoriamente camorristiche. Io parlo per la mia esperienza. Tante volte mi sono state fatte offerte lucrose e convenienti se avessi accettato di chiudere un occhio sul piano regolatore o su una concessione edilizia. Mi hanno proposto anche di poter continuare pubblicamente ad oppormi per le mie cause ambientaliste. In sostanza, avrei potuto svolgere un ruolo pubblico di facciata e loro mi avrebbero coperto. Mi hanno minacciato, hanno fatto il nome di mio figlio facendomi capire che sapevano chi ero e dove vivevo ma per fortuna non si è arrivati a quello che è accaduto domenica. Un episodio che segna uno spartiacque.

Il Parco come ha gestito gli abusivismi?
Le faccio l'esempio del famoso "ascensore della camorra". Lo demolimmo con la dinamite. Era un ascensore esterno, ovviamente abusivo, legato a una villa, e che portava direttamente sulla spiaggia di Santa Maria di Castellabate. L'esplosione venne fatta in presenza del camorrista-proprietario. Parlai col suo avvocato e gli dissi che se non avevano impugnata neanche una delle tre ordinanze da noi emesse a cosa pensavano di appellarsi?

È stato difficile diffondere una cultura ambientalista da queste parti? Molti comuni ancora oggi uscirebbero volentieri dal Parco per avere meno vincoli.
Durante la mia presidenza ho avuto un buon rapporto con tutti i sindaci, ma è stata davvero dura far passare l'idea di istituire un parco che seguisse le leggi, non tanto quelle formali dell'uomo, ma della natura. E quindi che è necessario rispettare l'ambiente, preservarlo ed escludere particolari zone dalle aree edificabili. Dalla politica non siamo stati affatto aiutati. Pensi che il piano del Parco, approvato definitivamente dall'assemblea dei sindaci nel 2003, è rimasto nei cassetti della Regione Campania fino alla fine del 2009. Una vera vergogna. Lo scorso anno lo hanno approvato solo perché era necessario classificare le aree del parco in funzione del piano case. La verità è che il parco dà fastidio.

Si è fatto un'idea di quello che è successo domenica?
L'efferatezza ci fa pensare a una grande carica intimidatoria. È una sfida al territorio, come se volessero dirci "non contrastate il nostro dominio". Purtroppo ce ne accorgiamo solo ora, con la vita spezzata di un sindaco molto in vista.

L'antimafia è arrivata anche nel Cilento "isola felice".
Che è anche troppo tardi. Qui purtroppo non non c'è mai stata nessuna attività di contrasto alla camorra, che ormai si è consolidata. Nessun magistrato ci ha creduto veramente. Nelle prossime settimane organizzeremo una mobilitazione di forze politiche e civiche per capire cosa sta realmente cambiando. Non dobbiamo mollare.


il manifesto 8 settembre 2010
http://www.ilmanifesto.it