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Visualizza Versione Completa : Taranto: «Appartiene al Pkk», in manette Alì Orgen turco di etnia curda



Roderigo
30-08-2010, 21:44
TERRORISMO L'uomo, residente da anni in Puglia, è titolare un phone center. Verrà estradato in Turchia

Taranto: «Appartiene al Pkk», in manette turco di etnia curda

di Ornella Bellucci - TARANTO

La Taranto che il 18 agosto scorso Ali Orgen, ha scorto dal phone center tirato su in via Mazzini 103, deve essergli parsa davvero simile alla sua Bismil. Ali, 36enne curdo turco regolarmente residente in città da 6 anni, lo diceva spesso, ma questa volta le sue parole non avrebbero tradito nostalgia. Erano le 11 circa quando all'Alicenter si sono presentati in quattro, tra personale di polizia giudiziaria e ufficio immigrazione, coordinati dall'Ucigos e dall'Interpol, per arrestarlo in esecuzione di un mandato di cattura emesso dalla procura di Diyarbakir il 26 giugno scorso. Ma fino a quel momento non si sapeva per quale motivo. Così Ali, che stava dando una mano agli operai che stanno ristrutturando il locale, ha lasciato tutto e li ha seguiti prima in questura, poi in carcere. Ieri mattina la Corte d'Appello di Taranto ha convalidato l'arresto, e si è saputo per cosa. La prima camera della Corte di sicurezza di Diyarbakir il 13 dicembre del '99 lo ha condannato a sei anni di reclusione accusandolo di «lottare allo scopo di separare una parte del territorio dello Stato», sentenza divenuta irrevocabile il 20 dicembre '99. Orgen avrebbe avuto un ruolo di «agente di comunicazione» tra vari gruppi del Pkk dal febbraio del 1995 fino al giugno del 96. In pratica avrebbe fatto la staffetta. La stessa procura conferma che non è mai stato coinvolto in fatti di sangue, non ha mai sparato un colpo. Viene arrestato il 5 novembre del 96. Nel 99, dopo tre anni di carcere preventivo e torture, la corte decide di condannarlo a morte e poi di tramutare la pena in ergastolo. Poiché si è pentito ed «era docile durante il dibattimento», la corte riduce la condanna a sei anni di reclusione, «perché l'imputato ha dato gli atti e le informazioni importanti per fondare l'organizzazione (...), non ha ucciso oppure ferito qualcuno a mano armata». La corte lo priva dei diritti pubblici, ma ordina il suo rilascio. Ali Orgen condannato senza essere presente in aula, neppure tramite legale, era stato trattenuto in carcere 1133 giorni e all'estinzione della pena ne occorrevano altri 509. Una volta libero, viene in Italia. Qui si rifa una vita, ma nel 2005 il Codice turco viene inasprito, e sulla base di quei cambiamenti viene rivisto anche il suo processo.

Deve finire di scontare la pena, quindi la Turchia chiede l'estradizione e la polizia italiana lo arresta senza battere ciglio. Orgen vive a Taranto da circa sei anni. È in possesso di un permesso di soggiorno per lavoro in fase di rinnovo. Ali Orgen era noto all'Ucigos per contatti con alcuni indagati nell'inchiesta che il 26 febbraio scorso a Venezia ha portato all'arresto di 10 cittadini turchi di etnia curda e un italiano accusati di associazione con finalità di terrorismo internazionale per aver arruolato e addestrato in Italia e in altri paesi europei nuove leve per il PKK. In quel caso tutti gli indagati sono stati rimessi in libertà, per insussistenza di prove.


il manifesto 21 agosto 2010
http://www.ilmanifesto.it

Roderigo
31-08-2010, 00:38
TERRORISMO

«Una persecuzione messa in atto dal governo turco contro il popolo curdo»

L'arresto di un cittadino curdo a Taranto è l'ultima di una serie di intimidazioni finite sempre con il rilascio delle persone fermate

di Orsola Casagrande

L'arresto qualche giorno fa di un altro cittadino curdo residente in Italia (Ali Orgen che vive e lavora a Taranto) riporta in primo piano le operazioni di polizia nei confronti dei cittadini curdi in questo paese. A febbraio la più ampia. Con l'arresto di dieci persone, tutte scarcerate dal Tribunale della Libertà, accusate di aver messo in piedi per conto del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) campi di addestramento, non militare (circostanza vigorosamente esclusa dal procuratore di Venezia, Borraccetti) ma 'ideologico'. A luglio a Padova è stato arrestato l'ex deputato curdo Nizamettin Toguc, che è stato rilasciato come ordinato dalla Corte d'Appello di Venezia la settimana scorsa. Toguc era stato arrestato mentre si trovava in vacanza in Italia con la moglie. La polizia ha agito su mandato della Turchia che ha chiesto l'estradizione di Toguc, accusato di essere un esponente di spicco del Pkk in Europa. Toguc è presidente di KonKurd, la confederazione delle associazioni curde in Europa. E' cittadino olandese. In Olanda ha ottenuto asilo politico nel 1994. Eletto al parlamento turco nel 1990 (assieme a Leyla Zana tra gli altri) si è rifugiato in Europa dopo essere miracolosamente scampato a due attentati. E' stato tra i fondatori del Parlamento curdo in esilio. La Corte d'Appello ha stabilito che Toguc deve rimanere in Italia, perché ancora pende su di lui la richiesta di estradizione. «Non è un mistero - dice Toguc - che la Turchia e l'Italia sono buoni amici. Mi sembra che il premier Silvio Berlusconi abbia voluto fare un favore al suo amico, il premier turco, Recep Tayyip Erdogan. Il mio nome - aggiunge - era nella lista dell'Interpol. La Turchia mi vuole da quando sono uscito dal paese, negli anni '90. Dicono che sono un terrorista. E' chiaro che ci sono governi e paesi pronti a aiutare la Turchia».

Un concetto, quello delle pressioni turche sui paesi europei che ribadisce anche l'avvocato di Toguc (e dei curdi arrestati a febbraio), Arturo Salerni. «Il fatto che l'Italia abbia deciso di far eseguire l'ordine di cattura internazionale per Toguc - dice - dimostra che negli ultimi mesi esistono forti pressioni da parte degli apparati turchi nei confronti dei nostri apparati di sicurezza, e che purtroppo i nostri apparati non sono insensibili alla pressione». Fortunatamente, sinora, il Tribunale di Venezia e le corti d'Appello di Roma e di Firenze hanno fatto prevalere le ragioni del diritto su quelle dei rapporti tra governi. «Forse - aggiunge Salerni - sulle vicende degli ultimi mesi ha pesato il rapporto particolare esistente tra il presidente Berlusconi e il presidente Erdogan». Salerni ricorda anche un altro caso recente, quello di Nedin Seven, anche lui accusato dalle autorità giudiziarie turche di essere uno dei capi del Pkk in Europa. «La corte di Appello di Roma aveva nei mesi scorsi respinto la richiesta di riestradizione (dalla Francia in Turchia) di Seven e quindi anche Parigi ha detto no alla sua consegna». In precedenza infatti Seven era stato consegnato dall'Italia alla Francia in esecuzione di un mandato di arresto europeo. «Il caso di Toguc - sottolinea Salerni - è ancora più eclatante, per certi versi, di quello di Seven proprio per il ruolo ricoperto da Toguc sino al 1994 nel parlamento turco ed attualmente svolto nella diaspora kurda in Europa».

In un comunicato l'Ufficio di Informazione per il Kurdistan sottolinea come «l'utilizzo dei servizi di intelligence internazionali per operazioni di antiterrorismo che puntualmente si dimostrano infondate e di matrice prettamente politica è solo l'ennesima dimostrazione della volontà persecutoria della Turchia contro il popolo curdo».


il manifesto 22 agosto 2010
http://www.ilmanifesto.it

Roderigo
31-08-2010, 00:40
ALI ORGEN Rischia l'estradizione in Turchia

Taranto si mobilita per il curdo arrestato

di Ornella Bellucci - TARANTO

Ali Orgen, il giovane curdo arrestato il 18 agosto a Taranto dalla Digos su mandato della procura turca di Dyarbakir, che ne chiede l'estradizione perché sconti una condanna «politica» a sei anni, è stato trasferito dal carcere tarantino, dov'è stato tenuto in isolamento dal 17 al 26 agosto, a quello di Benevento. La Guantanamo italiana, dice chi ci è passato, con tanto di braccio «speciale» per detenuti politici, per lo più arabi e mediorientali. L'ordine di cattura, emesso il 24 giugno scorso dalla procura turca su incarico della Corte di Assise di Diyarbakir, è stato eseguito senza battere ciglio dalla polizia italiana coordinata dall'Ucigos e dall'Intepol e convalidato per direttissima dalla Corte d'Appello di Lecce, sezione di Taranto.

Per la «giustizia» turca Ali Orgen è un terrorista. Davanti alla Corte di sicurezza di Diyarbakir l'accusa gli imputa di aver partecipato all'organizzazione Pkk «allo scopo di separare una parte del territorio dello stato» e ne chiede la condanna a morte. Che la corte prima accoglie e poi stempera, prima in ergastolo e poi in sei mesi di reclusione. L'affievolimento della pena è chiarito nelle motivazioni della sentenza del 13 dicembre del '99. Il ruolo nel Pkk che la corte imputa a Orgen è di «agente di comunicazione» tra cellule dell'organizzazione. In pratica, avrebbe fatto la staffetta. La stessa corte dichiara che Ali Orgen «non ha ucciso o ferito qualcuno a mano armata». E spiega la forte riduzione di pena: «Ha dato gli atti e le informazioni importanti» ed «era docile durante il dibattimento». Quella sentenza viene istruita dopo tre anni e tre mesi di carcere preventivo e torture, ed è frutto di un processo celebrato in assenza di un legale. Fino ad allora era stato trattenuto in carcere 1133 giorni e all'estinzione della pena ne occorrevano 509. La corte lo priva dei diritti pubblici, ma ordina il suo rilascio e lui viene in Italia. Nel 2005 il codice penale turco viene riformato e viene rivisto anche il suo «processo». Il 28 giugno 2005 la Corte di Assise di Dyarbakir porta a sei anni di reclusione la prima condanna a sei mesi. A giugno scorso la procura chiede l'arresto e la restituzione del «delinquente». Tutto si scatena quando Orgen, residente a Taranto dal 2003, fa richiesta di passaporto all'ambasciata di Roma. A oggi è in possesso di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro in attesa di rinnovo. Come tanti curdi, anche Ali arrivando nel Belpaese ha chiesto asilo, ma inutilmente. Ha anche impugnato davanti al Tar il provvedimento ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione. E da allora non ne ha più fatto richiesta.

Da quando è a Taranto Ali ha sempre lavorato: come cuoco, bracciante, autista, operaio dell'indotto Ilva. Metteva da parte i soldi per tirare su il phone center che ha poi realizzato, in via Mazzini. Alicenter si chiama, ed è un luogo d'incontro per immigrati e italiani unico in città.

Quando si è saputo dell'arresto di Alì, vicini, amici, conoscenti si sono stretti intorno alla vetrina spenta del suo phone center. E in questi giorni stanno crescendo le iniziative pubbliche del neonato comitato cittadino in solidarietà ad Ali Orgen, per la sua immediata scarcerazione e contro la sua estradizione. Sono giorni di riunioni, volantinaggio, raccolta firme, presidi. Ieri mattina l'ultimo, itinerante, dall'Alicenter alla prefettura, e che ha compattato un centinaio di persone. Per ribadire che Ali Orgen non è un terrorista «come l'hanno dipinto i mass media imbeccati dalle note dell'Interpol e dell'Ucigos». Che «non è affatto coinvolto nell'inchiesta sul cosiddetto 'terrorismo curdo' in Italia, che si è conclusa in un nulla di fatto, né su questo si basa la sua richiesta di estradizione».

Poi ci sono gli amici. Daniela è titolare dell'attività di money transfer con cui l'Alicenter condivide la sede. Conosce Ali dal 2008, quando aveva appena avviato il phone center. «Lavoravamo nella stessa zona, ma senza pestarci i piedi. Poi per me le cose sono andate male, e Ali mi ha proposto di lavorare insieme».

Anche Mohamd ha conosciuto Ali. È del Marocco, ha 27 anni. Sta in Italia con un permesso per motivi familiari, è un cassintegrato dell'indotto Ilva. «Ali lavorava all'Ilva, aveva delle amicizie, poi mi ha presentato e sono andato a lavorare con lui». Mohamd spera che «lo liberino. Non deve essere la Turchia a giudicarlo, perché loro sono curdi, sono considerati come le ultime persone sulla terra».

Durante i volantinaggi davanti all'Alicenter si incrociano persone diverse. Anche il cinese che vende tutto accanto al phone center si ferma sulla soglia del negozio per ritirare il volantino. Ha capito che si chiede la scarcerazione di Ali. Il tipo delle onoranze funebri all'altro isolato battibecca col titolare, che dice: «Ah sì, il terrorista». E l'altro dice: «Ma ce terrorist! Alì è 'nu tarantine come a nuije».


il manifesto 29 agosto 2010
http://www.ilmanifesto.it

Amanda
31-08-2010, 16:28
http://img832.imageshack.us/img832/8720/orgenalicurdo200200.jpg

http://www.nuovaresistenza.org/2010/08/28/ali-nasce-il-comitato-amnesty-studia-il-caso/







MARTEDÌ 24 AGOSTO 2010
– La protesta passa da virtuale a reale. Organizzarsi in un comitato: è questa la decisione presa ieri nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di diverse associazioni sul “caso Alì Orgen”. Obiettivo, bloccare l’estradizione del cittadino turco, di etnia curda, arrestato la scorsa settimana a Taranto con l’accusa di terrorismo perchè vicino al Pkk. Subito dopo l’arresto di Orgen è partita la mobilitazione, su Face-book, a sostegno dell’uomo che nel suo Paese è stato condannato a sei anni di reclusione.

L’appello lanciato nel web dagli amici di Alì adesso arriverà anche nelle strade e nelle piazze di Taranto. “Stiamo pensando a diverse iniziative” spiega Ciccio Maresca, anche lui presente ieri sera alla riunione che ha sancito la nascita del comitato “No all’estradizione di AlìOrgen”. “Si tratta di una questione umanitaria, non politica. Per questo, della vicenda verrà interessata anche Amnesty International, con alcuni loro rappresentanti che saranno a Taranto per approfondire quanto sta accadendo. Intendiamo anche allargare il pool di legali chiamato a seguire la vicenda”. Ma il neonato comitato è pronto anche ad altre azioni. “Già da questa sera, continua Maresca, verrà avviato un volantinaggio partendo da via Mazzini, dove Alì aveva il suo phone center. La gente lo ha sempre visto come un bravo ragazzo, un gran lavoratore, e tutti sono rimasti increduli per quanto accaduto. Noi vogliamo far capire ai cittadini che Alì è la persona che conoscono, non un pericoloso terrorista”. Nel contempo, il gruppo su Facebook di sostegno ad Alì anche questa mattina ha fatto registrare più di un intervento. “Abbiamo parlato con la psicologa del carcere: Alì è molto provato, ma ha voglia di reagire” è uno dei commenti postati dagli utenti. Questa sera, è prevista una nuova riunione, convocata dagli aderenti del comitato, per fare il punto della situazione