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Visualizza Versione Completa : Turchia: PKK pronto al disarmo in cambio di diritti



Edric
21-07-2010, 18:34
luglio 21, 2010



http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/murat_karayilan-300x168.jpg (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/murat_karayilan.jpg)



Murat Karayilan, il nuovo leader del Partito Kurdo dei Lavoratori, attraverso una intervista (http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-10707935) rilasciata alla BBC, ha fatto sapere che il PKK sarebbe disponibile a deporre le armi sotto la supervisione dell’ONU in cambio di maggiori diritti politici e culturali per i kurdi in Turchia.
Se venisse raggiunto un accordo porrebbe la fine ad un conflitto che dura ormai da 26 anni, e ciò potrebbe anche facilitare l'ingresso a pieno titolo della Turchia nella UE.
Gli scontri tra il PKK e le forze governative erano riprese nei mesi scorsi, dopo la rottura della tregua unilaterale proclamata nel marzo 2009 da Ocalan. Questo segnale positivo non era stato tuttavia raccolto dal governo di Ankara che, al contrario, nel giugno di quest’anno ha fatto arrestare una trentina di persone, ritornate nel Kurdistan turco come ‘gruppi di pace’. Qualche mese prima era anche stato messo fuori legge anche il Partito Democratico del Kurdistan (PDK), che aveva portato alcuni suoi rappresentanti in parlamento.
Le richieste di Karayilan prevedono la fine degli attacchi contro la popolazione civile da parte dell’esercito turco e dell’arresto di esponenti politici.
Non è stata chiesta invece in contropartita la liberazione di Abdullah “Apo” Ocalan, lo storico leader del PKK rinchiuso nell’isola-carcere di Imrali, sulle cui condizioni di prigionia è intervenuta più volte la Commissione Europea per i diritti umani. Questa mossa sembrerebbe legata al fatto di non irritare i principali partiti politici turchi, in particolare i partiti nazionalisti di opposizione, che hanno più volte accusato Erdogan, anche in vista delle nuove elezioni generali che si terranno tra un anno, di non usare abbastanza il pugno di ferro con i kurdi.
Gabriel Gatehouse, il giornalista della BBC che ha incontrato il leader del PKK sui monti del Kurdistan iracheno, è convinto che l’intenzioni di Murat Karayilan siano sincere, e che vi sia una reale disponibilità a trattare.

In questi anni la Turchia ha sempre mantenuto una rigida politica di non negoziazione verso quelli che lei considera gruppi terroristici. Le uniche dichiarazioni per il momento sono quelle di un funzionario del governo che ha liquidato la faccenda affermando che “non è l’abitudine commentare dichiarazioni rilasciate da terroristi”.
I kurdi in Turchia, che secondo le ultime stime rappresenterebbe circa 1/5 della popolazione complessiva, hanno da tempo rinunciato al chiedere l'indipendenza e si accontenterebbero che gli venisse riconosciuta una certa autonomia ed i loro diritti linguistici e culturali.
Il governo turco da parte sua aveva già allentato alcune restrizioni sulla lingua curda, ma molte altre ne restano. Il pacchetto di diritti per i Kurdi che il Governo aveva sostenuto di voler approvare in realtà è rimasto lettera morta; bloccato in Parlamento dall’opposizione nazionalista.
Il leader del PKK ha però anche dichiarato “Se la questione curda verrà risolta in modo democratico attraverso il dialogo, noi abbandoneremo le armi, diversamente saremo costretti ad annunciare la nostra Indipendenza”

Non c’è dubbio comunque che un vero e proprio cessate il fuoco bilaterale rappresenterebbe un importante passo avanti in un conflitto che dal 1984 ha causato la morte di circa 40.000 persone.