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Visualizza Versione Completa : L’Italia, la UE e i rifugiati



Edric
11-07-2010, 03:40
luglio 11, 2010



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Recentemente, con un certo compiacimento, il Ministro Maroni ha dichiarato (http://unita.it/news/mondo/100845/maroni_tace_sugli_eritrei_e_apre_un_nuovo_fronte_laeroporto_di_malpensa) che, sbarrate le porte del Mediterraneo alle carrette del mare, ora è necessario occuparsi degli areoporti.


“Un’Accordo di liberazione e residenza in cambio di lavoro, secondo il ministro della Pubblica Sicurezza Libico, il generale Younis Al Obeidi, dovrebbe consentire ai 250 rifugiati eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak, nei pressi di Sebha, in Libia la libertà: la libertà di essere schiavi a tempo indeterminato in un campo di lavoro libico senza alcun riconoscimento del loro diritto di asilo e senza alcuna garanzia che gli abusi che hanno già subito non continuino.” – scrive il Prof. Paleogo su Melting Pot Europa (http://www.meltingpot.org/articolo15687.html) .
Il Ministro Frattini ha ribadito in questi giorni che l’Italia, in quanto paese di frontiera, non può accollare sulle sue spalle le migliaia di persone che vorrebbero venire da noi e che è necessario trovare un accordo con gli altri paesi europei per reindirizzare le domande di asilo in modo più equilibrato.
Da circa otto anni i paesi meridionali dell’Unione Europea, ed in particolare l’Italia, la Spagna, Malta e, in maniera crescente, la Grecia e Cipro, vedono arrivare sulle proprie coste migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni o in cerca di una vita migliore. Si tratta quindi di flussi migratori cosiddetti ‘misti’, costituiti cioè sia da migranti economici che da potenziali rifugiati come a riconosciuto l’UNHCR, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite.
Il numero complessivo dei rifugiati ospitati dalla UE nel 2008 (UNHCR – Statistiche) (http://www.unhcr.it/news/dir/73/statistiche.html), ovvero prima dell’entrata a regime dei nostri accordi con la Libia, era di 1,6 milioni di individui, di cui più della metà (850 mila circa) ospitati dalla sola Germania. E’ chiaro che se fosse stato il Ministro degli Esteri della Repubblica Federale Tedesca a puntare l’indici sulla disomogeneità della distribuzione sugli stati membri dell’UE dei Rifugiati, la sua affermazione avrebbe un valore diverso.

Si passa infatti da paesi quali la Germania, la Norvegia e la Svezia, con più di 7 rifugiati ogni 1.000 abitanti, a paesi come la Spagna, la Grecia, il Portogallo e l’Italia con meno di 1 rifugiato ogni 1.000 abitanti. Per la precisione, nel 2008 il rapporto rifugiati/abitanti nel nostro paese era pari allo 0,7 per 1.000.
Se consideriamo che nello stesso periodo di riferimento, sono circa 42 milioni nel mondo le persone costrette alla fuga da guerre e persecuzioni, un numero che comprende 26 milioni di sfollati all’interno del proprio Paese e 16 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, di cui l’80% è stato accolto da Paesi in via di Sviluppo, in genere Paesi che hanno meno mezzi e spesso la necessità loro stessi di assistenza internazionale, non si può fare a meno di rendersi conto che la maggiore pressione di questo fenomeno non ricade certamente su di noi.
Ma entriamo nel dettaglio, per verificare se esiste un problema di distribuzione ed in che termini.
I dati che seguono, relativi all’ultimo anno disponibile (2009) sono tratti dal UNCHR Statistical OnLine Population DataBase (http://www.unhcr.org/pages/49c3646c4d6.html)
(http://www.unhcr.org/pages/49c3646c4d6.html).

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mentre i dati relativi agli altri indicatori utilizzati sono tratti da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea), che cita quali sue fonti la Banca Mondiale per quanto riguarda il PIL e Eurostat per gli altri tipi di dati.
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In seguito i dati sono stati elaborati per verificare se le affermazioni dei nostri politici sono corrette e quindi il nostro paese si fa carico come o più di altri.
Inanzi tutto ho messo a confronto la distribuzione dei Rifugiati con la popolazione residente nei vari stati europei, che è il criterio utilizzato dall’ UNHCR. Successivamente ho fatto la medesima operazione con il PIL, che seppure con molti limiti, dovrebbe rappresentare la ricchezza di un Paese.
Tuttavia, dato che nonostante il PIL è un’indicatore che appare secondo alcuni insufficiente a fotografare con precisione la realtà, ho costruito un quarto indicatore incrementando o decrementando il PIL originale in rapporto a Tasso di Inflazione + Tasso di Disoccupazione - Tasso di crescita economica.
Questo ultimo indicatore, che ho chiamato PIL Mod., ha l’ambizione di rappresentare in modo seppure empirico e approssimativo, una immagine più nitida per verificare sino in fondo se anche in questo caso se il numero reale di Rifugiati e di richiedenti asilo ha una qualche proporzionalità, oppure va in qualche modo sostanzialmente corretta in sede di Unione Europea per armonizzazione degli sforzi dei singoli Paesi che la compongono?
I risultati ottenuti sono i seguenti:
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Appare evidente che anche con l’introduzione del quarto indicatore, molti Paesi europei non fanno la loro parte e pochi altri che lo fanno per tutti.
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Il 16% della Lettonia, in questo caso, è dato dalla presenza di apolidi.





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In questo altro grafico si può notare tra l’altro che, nel 2009, le richieste di Asilo nel nostro paese sono state ben lontane da quelle rivolte ai paesi più tradizionalmente accoglienti o di frontiera come la Grecia.

Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=2301)