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Visualizza Versione Completa : Noi non siamo complici!



Edric
03-07-2010, 01:00
luglio 3, 2010


http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/profughi-300x199.jpg (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/profughi.jpg)



Attraverso il suo blog, Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com/), e attraverso un articolo pubblicato ieri sull’Unità, dal titolo Il pugno duro di Gheddafi sulla rivolta dei senza diritti (http://www.unita.it/news/mondo/100666/il_pugno_duro_di_gheddafi_sulla_rivolta_dei_senza_diritti) , Gabriele Del Grande, che da anni si occupa di documentare e denunciare il dramma dei profughi che bussano alle nostre porte in fuga da guerre, dittature, sconquassi ambientali, ha lanciato un accorato appello affinchè ogni cittadino che crede ancora che l’Italia debba sedersi tra i paesi civili solleciti le nostre istituzioni, ed in particolare il nostro Presidente della Repubblica, affinchè i 300 cittadini eritrei che sono stati caricati su dei container e trasferiti dal Centro di Detenzione di Misurata al carcere di Brak vengano accolti nel nostro paese, salvando la vita a molti di loro.
Il carcere di Brak si trova nella valle dello Shaty, a circa 75 chilometri da Seba. La segnalazione è partita da Tripoli anche se ormai il Centro di Detenzione di Mesurata è inibito ai funzionari dell’UNHCR (http://www.unhcr.it/news/dir/20/view/805/emergenza-per-i-rifugiati-somali-in-fuga-80500.html) (L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), il cui ufficio in Libia è stato chiuso da Gheddafi il 2 giugno senza alcuna spiegazione.
I cittadini etiopi, tra cui vi sono anche donne e bambini, sono stati percossi dalle guardie libiche perchè si sono rifiutati di rilasciare le proprie generalità temendo di venire rimpatriati in blocco. Le ultime notizie erano drammatiche e si teme che molti possano perdere la vita, ma al momento non si hanno più loro notizie perchè sono stati probabilmente sequestrati tutti i loro cellulari (ne ha parlato anche il TG3 nell’edizione di mezzanotte).Tra di loro ci sarebbero anche dei feriti gravi.
La richiesta di asilo è un diritto individuale, che il nostro Governo, a parole, ha sempre detto di voler rispettare e dichiarando che le domande dovrebbero essere presentate anche all’estero, in modo da evitare i rischi legati ai viaggi della speranza sulle carrette del mare.
Nel ricordare che la Libia è uno dei pochi paesi che non ha la Convenzione di Ginevra che regola e stabilisce i principi del diritto internazionale umanitario (http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_internazionale_umanitario).
Mandiamo tutti una email a:

la posta del Quirinale. (https://servizi.quirinale.it/webmail/)

Questo il testo del mio appello a Giorgio Napolitano:


OGGETTO: CITTADINI ERITREI DEPORTATI NEL SAHARA

Egr. Sig. Presidente della Repubblica,
ho appreso dalla stampa che almeno 300 eritrei sono stati deportati dalla Libia in un carcere nel deserto del Sahara, in località Brak. Tra queste persone, vi sarebbero anche donne e bambini, e persone ferite.
In qualità di cittadino italiano Le chiedo di accogliere queste persone, nel nostro Paese e di consentire loro di fare Domanda di Asilo come loro diritto e come è nostro dovere, in base all’umanità che ci ha da sempre contraddistinto e nel rispetto delle Convenzioni internazionali sui diritti umani che l’Italia ha sottoscritto.
Non possiamo lavarci le mani e fare finta di nulla, ne renderci complici di tutto quello che potrebbe irreparabilmente capitare a queste persone, di cui al momento non si ha più notizia.
I migliori saluti.

Aderiamo in molti a questo appello! Aderiamo tutti.

Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=2205#more-2205)

Pegaso
03-07-2010, 06:33
lo farò circolare,ma mi devi dare il Link di riferimento per staccarlo da MF...problemi se va su fB, TWitter e altro, compresi forum stranieri di varie nazionalitài?

Edric
03-07-2010, 09:29
Ma figurati se ci sono problemi a farlo girare, ci mancherebbe! Su FACEBOOK c'è già nel sito di Fortress Europe, ma ieri non funzionava la condivisione.

Il testo della email dovrebbe essere personale - credo.
Andrebbe inviato qui:

la posta del Quirinale. (https://servizi.quirinale.it/webmail/) <--- QUI

Come da indicazioni dello stesso Gabriele Del Grande
Non sò se però vale anche per i cittadini di paesi esteri che vivono all'estero.
Può valere come informazione ma casomai dovrebbero scrivere alle autorità del loro paese.
I link su Guerre Contro ci sono tutti.
Oggi dovrebbe uscire un'altro articolo in prima pagina su l'Unità

Edric
03-07-2010, 09:42
Ecco qui l'appello de L'Unità di oggi.

Massacro in Libia L'appello de l'Unità per gli eritrei prigionieri

di Umberto De Giovannangeli (http://cerca.unita.it/?f=fir&orderby=1&key=Umberto%20De%20Giovannangeli)tutti gli articoli dell'autore (http://cerca.unita.it/?f=fir&orderby=1&key=Umberto%20De%20Giovannangeli) SCARICA LA CARTOLINA (http://www.unita.it/file/324_03EST09A.PDF)

Il dramma dei 245 rifugiati eritrei e somali trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di Misurata al centro Sebha, nel sud della Libia, il 30 giugno si sta ulteriormente aggravando.[/URL]Cresce l'indignazione dopo la denuncia dell'Unità. (http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=100666)

Secondo testimonianze dirette raccolte oggi dal Consiglio Italiano Rifugiati, i 245 sono stati sottoposti a forti maltrattamenti e sono tenuti in estrema scarsità di acqua e di cibo. Alle persone che presentano ferite e gravi condizioni di salute non sono fornite cure mediche. Molti rifugiati, riferisce il Cir, sono feriti ed estremamente debilitati dopo un viaggio nel deserto chiusi in container di metallo per oltre 12 ore: dall'alba al tramonto del 30 giugno.

Il centro di Sebha
Si trova nel mezzo del deserto del Sahara dove attualmente la temperatura supera i 50 gradi. Sembra che questo trattamento sia stato decretato come «punizione» per una rivolta e un tentativo di fuga che si è verificato nel centro di Misurata la sera del 29 giugno. Il Cir sottolinea che tra le persone ci sono numerosi rifugiati eritrei respinti nel 2009 dalle forze italiane dal Canale di Sicilia in Libia. Anche in riferimento al trattato di amicizia italo-libico, già la sera del 30 giugno il Cir aveva chiesto l'intervento del premier Berlusconi e del ministro degli Esteri Frattini. Il Cir ha inviato oggi una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano, appellandosi alla sua sensibilità per i diritti umani; contemporaneamente, ha scritto una lettera al ministro dell'Interno Maroni, chiedendo che l'Italia si faccia carico di queste persone, offrendo al governo libico l'immediato trasferimento e reinsediamento nel nostro paese.

Il Pd: Frattini continua a tacere
«Per salvare la vita ai circa trecento eritrei che si trovano ora rinchiusi nel centro di detenzione di sebha in libia, il governo italiano deve muoversi immediatamente usando tutti i mezzi diplomatici e tutte le pressioni politiche del caso».Llo chiede Jean Leonard Touadi, parlamentare del Partito Democratico. Toaudi sottolinea che «a tutt'oggi frattini continua a tacere, il suo silenzio è imbarazzante e se dovesse proseguire getterebbe un'ombra pesante sulla credibilità internazionale dell'Italia. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale - conclude il deputato Pd - il governo italiano deve intervenire su Tripoli. Alla luce di questo ennesimo episodio di negazione dei diritti umani ci dobbiamo interrogare sull'opportunità degli accordi sui respingimenti con il governo libico».

Indignato anche l'Idv
«La vicenda dei 300 cittadini eritrei fa emergere sempre di più il grave errore commesso dal governo italiano che ha scelto di delegare la Libia nelle politiche d'immigrazione», sottolinea il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. Il Pd e il partito di Antonio Di Pietro annunciano una interrogazione parlamentare sul caso.


Fonte: [URL="http://www.unita.it/news/italia/100693/massacro_in_libia_lappello_de_lunit_per_gli_eritrei_prigionieri"]L'Unità (http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=100666)

Edric
03-07-2010, 11:17
di Jean-Léonard Touadi (http://cerca.unita.it/?f=fir&orderby=1&key=Jean-L%C3%A9onard%20Touadi)

Silenzio di Morte» era questo il titolo dell'editoriale de l'Unità che, unico quotidiano italiano, ha squarciato ieri il velo di cinica indifferenza che circonda il dramma che stanno vivendo i profughi eritrei in Libia. Ma la notizia avrebbe meritato la prima pagina di tutti gli altri giornali.

Una notizia come quella del dramma dei profughi eritrei avrebbe meritato la prima pagina di tutti gli altri giornali perché si tratta di un’emergenza nel contempo umanitaria, politica e costituzionale.

L’emergenza umanitaria immediata riguarda la sorte di trecento profughi eritrei in pericolo di morte con l’avallo del nostro governo firmatario di un “trattato d'amicizia” con un regime orgogliosamente ed ostinatamente basato sulla violazione sistematica dei diritti umani, come ampiamente documentato in questi anni da numerosi report indipendenti.

Da fonti attendibili in Libia gli immigrati eritrei - molti dei quali espulsi dall’Italia - sono stati trasferiti da Misrath verso Sebha nel sud della Libia in due container di ferro, del tipo di quelli utilizzati per il trasporto di merci sulle navi cargo, in condizioni inumane e degradanti per l’alta temperatura, il sovraffollamento e la mancanza d’aria. Le stesse fonti riferiscono di conoscere nomi e cognomi degli immigrati eritrei con i quali sono in contatto permanente e riferiscono di maltrattamenti e addirittura di torture subiti. Quest’ultima circostanza, se confermata, metterebbe l'Italia in una situazione di palese violazione del dettato costituzionale che proibisce al nostro paese di espellere cittadini stranieri in paesi dove possono subire torture o trattamenti degradanti e disumani.

Per salvare la vita ai circa trecento eritrei che si trovano ora rinchiusi nel centro di detenzione di Sebha in Libia, il governo italiano deve muoversi immediatamente usando tutti i mezzi diplomatici e tutte le pressioni politiche. Le autorità diplomatiche della nostra ambasciata sul posto a Tripoli sono state informate della situazione dagli organismi di sostegno e accompagnamento degli immigrati. La situazione a Sebha è grave.

Il governo italiano ha solo 48 ore di tempo per non incorrere nel gravissimo reato di non assistenza a persone in pericolo e di correità per deportazioni di massa.

Sullo sfondo c'è la politica dei respingimenti del nostro governo. Non solo contraria al diritto internazionale che sancisce in modo inequivocabile il principio di non-respingimento (articolo 33 della Convenzione di Ginevra), ma del tutto ideologica e strumentale in quanto la fermezza sbandierata lede il diritto al vita di quei pochi tra gli immigrati irregolari (meno del 10 per cento degli irregolari che entrano in Italia) in possesso dei requisiti per richiedere l’asilo politico esercitando un diritto garantito dalla nostra Costituzione. Con la benedizione dell’Italia, Gheddafi ha allestito sulle coste e nei deserti libici una piccola Guantanamo personale.

Rivolgiamo un appello urgente al governo e alle forze politiche tutte per salvare le vite umane degli immigrati africani in Libia. La “difesa della vita”, slogan molto presente nel dibattito politico italiano, non può e deve limitarsi all’embrione e al malato terminale. C’è di mezzo la vita dei tanti già nati che rivendicano il diritto di restare in vita.
03 luglio 2010

Fonte: L'Unità (http://www.unita.it/news/commenti/100713/salviamo_quelle_vite)

Pegaso
03-07-2010, 11:24
facebook
http://www.facebook.com/pages/Fortress-Europe/130089875814?ref=ts

fantasma76
03-07-2010, 14:44
Ma noi chi?
Il 39% degli italiani xenofobi che vota un governo xenofobo?
Gladiatore e taccaro che dicono che stanno meglio a casa loro che qui a rubarci il lavoro?

Edric
03-07-2010, 15:02
Noi che abbiamo scritto al capo della Repubblica.

Edric
03-07-2010, 23:22
Questo video è esplicativo di quello che spesso succede a queste persone quando vengono rimpatriati.

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Pegaso
04-07-2010, 07:43
finora il governo ..tace

Edric
05-07-2010, 18:07
Ho sentito un breve servizio sul TG3 delle 19.00.
La Farnesina continua a tacere.

Hanno detto che se ne deve occupare l'UE.

Questa è stata l'unica cosa che è stato capace di dire Maroni

MALPENSA (VARESE) - Dopo aver risolto l'emergenza sbarchi a Lampedusa, "ora l'aeroporto di Malpensa è la frontiera più avanzata per l'ingresso di immigrati clandestini, perché da un anno Lampedusa è uscita dai traffici di clandestini dalla Libia". Lo ha affermato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, presentando una ricerca sul contrasto all'immigrazione irregolare all'aeroporto di Milano Malpensa. [...]
Fonte: ANSA (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/07/05/visualizza_new.html_1850156783.html)

Edric
05-07-2010, 18:18
Aggiornamento da Brak: espulsione di massa entro una settimana? (http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/aggiornamento-da-brak-espulsione-di.html)

Mussie Zerai, presidente dell'associazione Habeshia (http://habeshia.blogspot.com/), a Roma, é riuscito oggi 3 luglio a contattare di nuovo i 250 eritrei deportati a Brak, nel sahara libico, a sud di Sebha. Ecco la sua testimonianza.

"Stamattina ci hanno contattato gli eritrei detenuti a Brak. Ieri sera, il direttore del centro di detenzione ha comunicato ai detenuti che al massimo tra una settimana saranno rimandati nel loro paese di origine. Sono stati avvisati che gli é andata bene, perché per l'insurrezione nel campo di Misratah avrebbero potuto essere messi a morte. Una rivolta simile, in Libya é vietata, ecco la ragione di questa punizione esemplare: la deportazione in una zona desertica invivibile, in condizioni di totale abbandono.
Secondo i testimoni inoltre, tre persone sono scomparse, non si sa che fine abbiano fatto, si sa solo che sono state prelevate dai servizi di sicurezza e non hanno fatto ritorno.
Il centro di detenzione di Brak infatti é gestito dai servizi di sicurezza dell'esercito libico e non dalla polizia, come il centro di Misratah.
I detenuti eritrei inoltre dicono di temere per la loro vita, proprio perché considerati dal regime libico come pericolosi per la sicurezza nazionale.
In ogni cella sono detenute fino a 90 persone, in spazi angusti. Ci sono 18 persone detenute in gravi condizioni di salute: feriti durante gli scontri con i militari nel campo di Misratah, dal momento della deportazione nel camion container non hanno ricevuto nessuna assistenza medica, con il rischio di infezione, vista la sporcizia dove sono costretti a vivere. Tre dei 18 versano in condizioni particolarmente preoccupanti.
Acqua e cibo continuano a essere insufficienti per tutti.
E continuano le violenze. A ogni cambio turno, durante l'appello e il conteggio, i detenuti vengono picchiati.
I servizi di sicurezza libici hanno inoltre sequestrato tutti i beni in possesso dei detenuti: denaro, orologi, telefonini...

Gli eritrei di Brak chiedono - tramite Habeshia - di essere accolti da un paese democratico in grado di rispettare il diritto dei richiedenti asilo politico e rifugiati".

Fonte: Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/aggiornamento-da-brak-espulsione-di.html)

Amanda
05-07-2010, 18:35
http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/07_luglio/05/libia_rifugiati_eritrei_touadi_governo_cinico_resta_in_silenzio,25080137.html



Libia/ Rifugiati eritrei, Touadì: Governo cinico resta in silenzio
La vita di migliaia di persone è in pericolo, noi non taceremo

Roma, 5 lug. (Apcom) - "Prosegue in Libia la lenta e pianificata agonia dei 300 rifugiati eritrei nel campo Brak di Sheba nel Sud della Libia. A più di tre giorni dalla richiesta di soccorso, inviata via sms dall'interno dei container e delle roventi celle sotterranee del campo, rilanciata in Italia da numerose associazioni, da parlamentari e da numerosi messaggi di una rete improvvisata di cittadini, il governo italiano ha scelto la linea dura e cinica del silenzio". Lo afferma in una nota Jean-Léonard Touadi, deputato del Pd.

"Un muro di gomma - prosegue - d'indifferenza che con il passare delle ore diventa complicità e avallo implicito dello scellerato e criminale operato del governo libico. Tacciono anche i 'difensori della vita', solitamente molto loquaci e con magafoni potenti. Noi non taceremo. Continueremo, anzi, a chiedere al governo di vigilare sui diritti umani, attraverso l'ordine del giorno Marcenaro, accolto al Senato, che impegna il governo italiano a monitorare l'applicazione del Trattato di amicizia Italia-Libia. La vita di migliaia di persone è in pericolo nei campi di detenzione libici".

Amanda
05-07-2010, 18:39
http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2010/07_luglio/05/libia_appello_di_amnesty_non_rimpatriate_i_rifugiati_eritrei,25076827.html






Roma, 5 lug. (Apcom) - Amnesty International ha lanciato un appello urgente chiedendo al governo della Libia di non rimpatriare in Eritrea un gruppo di oltre 200 eritrei che si trovano attualmente nel centro di detenzione di Sabha, nel sud della Libia, in condizioni drammatiche. Se rinviate in Eritrea, scrive Amnesty in un comunicato, queste persone rischiano di subire la tortura, punizione riservata ai colpevoli di "tradimento" e diserzione.

Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, all'alba del 30 giugno un centinaio di soldati e poliziotti libici, pesantemente armati, ha fatto irruzione nel centro di detenzione di Misratah, situato nel nord del paese. Dopo aver effettuato un pestaggio, che ha costretto al ricovero 14 detenuti, i libici hanno caricato oltre 200 eritrei su due container e li hanno trasportati a Sabha.

Nelle settimane precedenti, ai migranti eritrei detenuti a Misratah era stato chiesto di compilare un formulario concernente dati biografici, data di partenza dall'Eritrea, lunghezza della permanenza in Libia e l'eventuale desiderio di rientrare nel paese. Quest'ultima domanda aveva messo in allarme molti dei migranti che, temendo che tali informazioni sarebbero state trasmesse alle autorità eritree in vista del rimpatrio, avevano rifiutato di riempire il modulo.

Le condizioni del centro di detenzione di Sabha sono drammatiche: oltre al sovraffollamento, l'acqua e il cibo sono insufficienti e i servizi igienici inadeguati.

Amnesty International ha pertanto sollecitato il governo della Libia a non rinviare forzatamente in Eritrea gli oltre 200 cittadini eritrei, rispettando in questo modo il principio internazionale del "non respingimento" verso paesi in cui una persona potrebbe essere a rischio di subire tortura o altre forme di maltrattamento o dove "la sua vita, l'integrità fisica e la libertà personale potrebbero essere minacciate"

L'organizzazione per i diritti umani ha anche chiesto alle autorità di Tripoli di fornire acqua, cibo e servizi igienici adeguati, nonchè cure mediche ai detenuti che ne necessitino.

Amanda
05-07-2010, 18:41
http://www.unita.it/news/italia/100693/massacro_in_libia_lappello_de_lunit_per_gli_eritrei_prigionieri



Masacro in Libia L'appello de l'Unità per gli eritrei prigionieri Massacro in Libia L'appello de l'Unità per gli eritrei prigionieri
di U. De Giovannangeli

Il dramma dei 245 rifugiati eritrei e somali trasferiti forzatamente dal centro di detenzione di Misurata al centro Sebha, nel sud della Libia, il 30 giugno si sta ulteriormente aggravando.

Cresce l'indignazione dopo la denuncia dell'Unità.

Secondo testimonianze dirette raccolte oggi dal Consiglio Italiano Rifugiati, i 245 sono stati sottoposti a forti maltrattamenti e sono tenuti in estrema scarsità di acqua e di cibo. Alle persone che presentano ferite e gravi condizioni di salute non sono fornite cure mediche. Molti rifugiati, riferisce il Cir, sono feriti ed estremamente debilitati dopo un viaggio nel deserto chiusi in container di metallo per oltre 12 ore: dall'alba al tramonto del 30 giugno.

Il centro di Sebha
Si trova nel mezzo del deserto del Sahara dove attualmente la temperatura supera i 50 gradi. Sembra che questo trattamento sia stato decretato come «punizione» per una rivolta e un tentativo di fuga che si è verificato nel centro di Misurata la sera del 29 giugno. Il Cir sottolinea che tra le persone ci sono numerosi rifugiati eritrei respinti nel 2009 dalle forze italiane dal Canale di Sicilia in Libia. Anche in riferimento al trattato di amicizia italo-libico, già la sera del 30 giugno il Cir aveva chiesto l'intervento del premier Berlusconi e del ministro degli Esteri Frattini. Il Cir ha inviato oggi una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano, appellandosi alla sua sensibilità per i diritti umani; contemporaneamente, ha scritto una lettera al ministro dell'Interno Maroni, chiedendo che l'Italia si faccia carico di queste persone, offrendo al governo libico l'immediato trasferimento e reinsediamento nel nostro paese.

Il Pd: Frattini continua a tacere
«Per salvare la vita ai circa trecento eritrei che si trovano ora rinchiusi nel centro di detenzione di sebha in libia, il governo italiano deve muoversi immediatamente usando tutti i mezzi diplomatici e tutte le pressioni politiche del caso».Llo chiede Jean Leonard Touadi, parlamentare del Partito Democratico. Toaudi sottolinea che «a tutt'oggi frattini continua a tacere, il suo silenzio è imbarazzante e se dovesse proseguire getterebbe un'ombra pesante sulla credibilità internazionale dell'Italia. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale - conclude il deputato Pd - il governo italiano deve intervenire su Tripoli. Alla luce di questo ennesimo episodio di negazione dei diritti umani ci dobbiamo interrogare sull'opportunità degli accordi sui respingimenti con il governo libico».

Indignato anche l'Idv
«La vicenda dei 300 cittadini eritrei fa emergere sempre di più il grave errore commesso dal governo italiano che ha scelto di delegare la Libia nelle politiche d'immigrazione», sottolinea il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. Il Pd e il partito di Antonio Di Pietro annunciano una interrogazione parlamentare sul caso.

Amanda
05-07-2010, 18:56
scusa roderigo, si puo' unificare a noi non siamo complici sezione gli altri siamo noi? non lo avevo visto

taccaromiceto
05-07-2010, 22:01
dall' ''unità'' di oggi:

Non ci sono prove che i 300 uomini che sono rinchiusi in Libia siano stati respinti dall'Italia,ma non c'è nemmeno la prova del contrario!

Se non fosse un argomento serissimo ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Ma oltre all'unità,chi poteva scrivere una cazzata del genere?

fantasma76
05-07-2010, 22:34
In effetti non vi era nessuna necessita di dire che era stata la marina italiana a respingerli, visto che paghiamo la Libia per fare questo compito, quindi un esercito pagato dalle tasse italiane sta facendo questo massacro.

taccaromiceto
06-07-2010, 08:43
Se anche fosse coome dici tu,riesci ad affermare che sarebbero sbarcati in Italia e non a Malta,in Grecia ecc ecc?

Tra un pò proporrete di andarli a prendere direttamente dall'Eritrea....

Edric
06-07-2010, 10:22
Se anche fosse coome dici tu,riesci ad affermare che sarebbero sbarcati in Italia e non a Malta,in Grecia ecc ecc?

Tra un pò proporrete di andarli a prendere direttamente dall'Eritrea....

Veramente era il tuo governo che proponeva di istituire degli uffici per i richiedenti asilo addirittura nei paesi di provvenienza, proposta demagogica irrealizzabile. Non riuscite a far funzionare un ufficio del genere in Libia dove sborsiamo una barca di soldi a Gheddafi.
Aver sottoscritto tali accordi non vi sottrae dalla corresponsabilità morale, politica (ed anche penale, mi augurerei) rispetto a quello che sta succedendo. Gli eritrei hanno in genere tutte le caratteristiche per essere considerati rifugiati. Sono nel contempo rifugiati politici, economici ed ambientali.
Sareste più coerenti prendendo le convenzioni internazionali che l'Italia ha firmato e facendone carta straccia, come vuole fare Bossi con il Tricolore e Berlusconi con la Costituzione.
Gheddafi per lo meno è più coerente dato che ha deciso di fare business sulla gestione dei rimpatri ma nemmeno a firmato nulla che lo impegni nel rispetto dei diritti umani.

fantasma76
06-07-2010, 12:46
Se anche fosse coome dici tu,riesci ad affermare che sarebbero sbarcati in Italia e non a Malta,in Grecia ecc ecc?
Visto che sulla 2° parte ti hanno già risposto ti rispondo solo sulla prima, noi con le nostre tasse abbiamo armato un pazzo, gli diamo soldi e poi gli vendiamo armi, le camionette per corrergli dietro, le imbarcazioni per fermare i nostri pescherecci, e i soldi per costruire i lager, siamo comunque corresponsabili di questo genocidio.

Edric
06-07-2010, 12:49
Visto che sulla 2° parte ti hanno già risposto ti rispondo solo sulla prima, noi con le nostre tasse abbiamo armato un pazzo, gli diamo soldi e poi gli vendiamo armi, le camionette per corrergli dietro, le imbarcazioni per fermare i nostri pescherecci, e i soldi per costruire i lager, siamo comunque corresponsabili di questo genocidio.

Gli regaliamo. Ancora peggio.

Amanda
06-07-2010, 13:51
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6650AC20100706

6 luglio 2010

(Reuters) - Il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha chiesto la cooperazione italiana per chiarire la situazione dei 250 eritrei detenuti in Libia che, secondo alcuni rapporti, sono stati sottoposti a violenze e potrebbero essere obbligati a tornare in Eritrea.
Lo ha scritto il commissario Thomas Hammarberg in due lettere indirizzate al ministro degli Esteri Franco Frattini e al ministro dell'Interno Roberto Maroni (e pubblicate sul sito web del Consiglio), affermando anche che alcuni degli eritrei avrebbero cercato la protezione italiana, ma sarebbero stati rimandati in Libia senza avere la possibilità di essere protetti dalla comunità internazionale.

"La situazione mi preoccupa. Ci sono motivi per credere che se questi migranti dovessero essere rimandati in Eritrea potrebbero essere esposti a serie violazioni dei diritti umani", scrive nella lettera a Maroni il commissario, chiedendo anche una pronta risposta del Governo italiano.

Hammarberg chiede l'intervento dell'Italia per chiarire anche la situazione con la Libia, che di recente ha imposto all'agenzia dell'Onu per i rifugiati Unhcr di limitare strettamente le proprie attività nel paese.

"Secondo questi rapporti, il 30 giugno circa 250 eritrei detenuti a Misratah sono stati caricati su camion e trasportati nella prigione di Sebha. Prima del loro trasferimento, hanno subito le violenze della polizia militare libica che ha ferito gravemente alcuni di loro", ha scritto il commissario nella lettera indirizzata a Frattini.

I media riportano oggi la testimonianza diretta di alcuni degli eritrei, feriti in Libia e impauriti da un possibile rimpatrio nell'ex colonia italiana, dove temono di essere uccisi.

Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha richiamato pochi giorni fa le autorità italiane a rispettare le misure indicate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulle espulsioni degli immigrati, rilevando almeno tre violazioni del diritto degli immigrati di appellarsi alla Corte.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

Edric
06-07-2010, 14:36
FIRMIAMO APPELLO AMNESTY INTERNATIONAL (http://www.amnesty.it/Libia_Eritrea_rimpatrio_forzato)!

taccaromiceto
06-07-2010, 18:30
Veramente era il tuo governo che proponeva di istituire degli uffici per i richiedenti asilo addirittura nei paesi di provvenienza, proposta demagogica irrealizzabile.

Io sono daccordo con quella proposta,a patto che tali uffici servano per fare richiesta d'asilo alla UE!
Poi la Ue li smista in base alle capacità sociali,al tasso di disoccupazione,al debito pubblico ecc dello stato che dovrebbe accoglierli.

Voi invece vorreste prenderli TUTTI,indifferentemente da provenienza e numero di disperati.

Forse è più demagogica la tua di proposta

Amanda
06-07-2010, 18:32
FIRMIAMO APPELLO AMNESTY INTERNATIONAL (http://www.amnesty.it/Libia_Eritrea_rimpatrio_forzato)!

firmato..sperando che serva a qualcosa

Raptor
06-07-2010, 18:42
Se anche fosse coome dici tu,riesci ad affermare che sarebbero sbarcati in Italia e non a Malta,in Grecia ecc ecc?

Tra un pò proporrete di andarli a prendere direttamente dall'Eritrea....

Scusa, eh, ma le cazzate alle quali ti attacchi pur di minimizzare sulla fine atroce di questi poveretti sono veramente squallide.

fantasma76
06-07-2010, 20:33
Io sono daccordo con quella proposta,a patto che tali uffici servano per fare richiesta d'asilo alla UE!
Poi la Ue li smista in base alle capacità sociali,al tasso di disoccupazione,al debito pubblico ecc dello stato che dovrebbe accoglierli.

Voi invece vorreste prenderli TUTTI,indifferentemente da provenienza e numero di disperati.
a parte che almeno per me, quando dico accogliere, intendo noi dei paesi che stanno meglio, quindi già intendevo l'intera Europa, poi le leggi italiane dicono che dopo 5 anni il rifugiato diventa italiano, quindi cittadino europeo, le leggi romene potrebbero dire che dopo 1 anno il rifugiato diventa cittadino romeno, e secondo te dopo il rifugiato dove va?

taccaromiceto
06-07-2010, 21:59
Scusa, eh, ma le cazzate alle quali ti attacchi pur di minimizzare sulla fine atroce di questi poveretti sono veramente squallide.

La differenza è abissale.

Se venivano da me può anche essere colpa mia (nel senso dell'europa che non ci tutela abbastanza)

Se invece andavano in grecia o a Malta non minimizzo niente,dico solo che non vedo il motivo pr cui mi dovrei sentire in qualche modo responabile.

Edric
06-07-2010, 22:39
Io sono daccordo con quella proposta,a patto che tali uffici servano per fare richiesta d'asilo alla UE!
Poi la Ue li smista in base alle capacità sociali,al tasso di disoccupazione,al debito pubblico ecc dello stato che dovrebbe accoglierli.
...

Uno stato non democratico non permette l'esistenza di uffici internazionali che fanno scappare gli oppositori che perseguita.
Sui rifugiati il problema non può essere scaricato solo sui paesi confinanti anche se non è del tutto così. Vi sono paesi come la Germania che hanno già molti molti più richiedenti asilo che non l'Italia, ad esempio.

taccaromiceto
06-07-2010, 23:31
Uno stato non democratico non permette l'esistenza di uffici internazionali che fanno scappare gli oppositori che perseguita.
Sui rifugiati il problema non può essere scaricato solo sui paesi confinanti anche se non è del tutto così. Vi sono paesi come la Germania che hanno già molti molti più richiedenti asilo che non l'Italia, ad esempio.

Bisogna vedere quanti clandestini non rifugiati (cioè che non ne avrebbero diritto) ha la Germania, e se le loro leggi permettono l'esodo di massa dei criminali,come dichiarato da un ministro rumeno a proposito dei latitanti di quel paese parlando dell'Italia.

Inoltre basterebbe mettere questi cavolo di uffici nei paesi confinanti ed il problema sarebbe risolto.

Amanda
07-07-2010, 17:22
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http://www.beppegrillo.it/2010/07/eritrei_al_macello.html


L'Italia respinge i rifugiati politici eritrei e li consegna ai loro carnefici. Gli eritrei sono il popolo africano che più ha amato gli italiani. Si meritano la giusta punizione.


""Il 29 giugno sono arrivati funzionari hanno chiesto le nostre generalità per comunicarle all'ambasciata Eritrea. Ci siamo rifiutati. Il regime di Asmara si sarebbe vendicato sulle nostre famiglie. Il presidente Isayas Afeworki è implacabile e non tollera il dissenso. Così i libici ci hanno accusato di insubordinazione e ribellione. I militari sono arrivati di notte, ci hanno caricato su camion e portato ad Al Brak un migliaio di chilometri più a sud. Chi ha tentato di fuggire è stato catturato e picchiato a sangue. Siamo stati torturati e picchiati perché ubbidissimo. Inutile l’appello all’Unhcr, l'Alto Commissariato dell'ONU per i Rifugiati: è stato cacciato dalla Libia. Siamo disperati. Se non ubbidiamo ci deportano in Eritrea e per noi vuol dire la morte. Se ubbidiamo saranno i nostri familiari a morire; si vendicheranno su di loro perché noi siamo scappati." Ecco, quando il nostro paese respinge i profughi li consegna a questi aguzzini: i quali, d'altronde, sono nostri amici. Non vengono i conati anche a voi?"

Amanda
08-07-2010, 17:33
http://roma.indymedia.org/node/22270

Promotore evento:

unaluceperladignita@gmail.com



Mobilitazione nazionale per la liberazione dei profughi deportati nel deserto libico
8 LUGLIO
ROMA dalle 18.30
davanti all'Ambasciata Libica in Via Nomentana 365 (altezza Via Asmara)

NAPOLI dalle 19.00 in Piazza Bellini
9 LUGLIO

in tutta Italia davanti alle Prefetture

Portiamo tutti una candela davanti all'Ambasciata Libica e manifestiamo davanti alle Prefetture

UNA LUCE PER LA DIGNITA'

Libertà e diritto d'asilo per 250 profughi eritrei deportati nel deserto Libico.
Fermiamo le violenze della polizia libica contro i migranti.
Rivediamo gli accordi Italia - Libia e fermiamo la politica dei respingimenti.

Edric
09-07-2010, 21:55
05 July 2010



http://farm4.static.flickr.com/3090/2845385205_2830cbd2e1_z.jpg
Dagmawi Yimer


ROMA – Studiava giurisprudenza all’università di Addis Abeba, in Etiopia. E fu costretto a fuggire dopo la dura stagione di repressione seguita alle proteste degli studenti. Nell’inverno 2005 ha attraversato il deserto tra Sudan e Libia e dalla Libia ha raggiunto l’Italia via mare. Oggi vive a Roma come rifugiato politico, lavora come regista ed è un nuovo cittadino del nostro paese. Si chiama Dagmawi Yimer, e molti lo ricorderanno per il documentario “Come un uomo sulla terra”, il film che svelò i retroscena dell’accordo Italia-Libia, di cui curò la regia insieme a Andrea Segre e Riccardo Biadene. Avendo vissuto in prima persona l’esperienza delle carceri libiche, gli abbiamo chiesto di commentare i fatti di Brak. Ecco la sua lettera.


«Mi appello al governo italiano e a quello libico, in nome di tutti gli eritrei, i somali e gli etiopi che in questo momento stanno soffrendo in Libia. So benissimo cosa vuol dire essere nelle mani della polizia libica. Uso le ultime parole che mi rimangono, perché anche le parole finiscono quando non avviene nessun cambiamento. Mi sento impotente davanti a questi governi crudeli che non sanno cosa vuol dire essere privati della libertà non per una singola giornata, ma per due, tre o quattro anni…

Io l’ho vissuto sulla mia pelle: i maltrattamenti nelle carceri libiche, gli schiaffi, le bastonate, gli insulti dei poliziotti libici. Anche io sono stato deportato dentro un container, durante un giorno e mezzo di viaggio, verso il carcere di Kufrah, con altre 110 persone, ammucchiati come sardine. Con noi c’erano anche otto donne e un bambino eritreo di quattro anni. Si chiamava Adam. Chissà che fine ha fatto quel bambino, chissà se è riuscito a salvarsi dalla trappola italo libica, chissà se sua mamma non è stata violentata dai poliziotti libici davanti a lui… Se è sopravvissuto, ormai avrà otto anni, e comincerà a capire piano piano che razza di mondo è riservato per lui e tanti altri come lui.

Perché tutta questa violenza, questo odio contro di noi? È vero, è giusto che per garantire il ben essere di uno, l’altro debba soffrire, debba pagare il prezzo?

Veniamo da paesi dove l’Italia non ha ancora fatto i conti con i suoi massacri durante il periodo coloniale e dove ancora oggi, dopo mezzo secolo, usa i libici per combattere gli eritrei, come all’epoca delle colonie usava gli eritrei per combattere i libici. È vero che la libertà di questi miei fratelli minaccia il benessere dei cittadini europei? È vero quindi che un accordo per il gas e il petrolio vale di più delle vite umane e della loro libertà naturale? Perché l’Italia, da paese civile, non ha previsto nell’accordo con la Libia il minimo rispetto dei diritti “inviolabili” degli esseri umani invece di chiudere un occhio e vantarsi di aver bloccato l’emigrazione via mare?

Mi ricorda la stessa ipocrisia con cui Mussolini fece credere al suo popolo che l’Italia avesse stravinto sugli abissini senza dire nulla sui mezzi che avevano portato a quelle vittorie, ovvero tonnellate e tonnellate di gas utilizzate senza pietà per sterminare i civili. Il tono del governo è lo stesso, oggi come allora, ed è la stessa la reazione della gente.

Se ripenso a Adam, il bambino di quattro anni che era con noi sul container, mi chiedo: quale era la sua colpa? Mi ricordo che ogni tanto l’autista del container (Iveco) si fermava per mangiare o per i suoi bisogni, mentre 110 persone urlavano per il caldo infernale del Sahara, per la mancanza d’aria, che a malapena entrava mentre il camion era in movimento. Il piccolo Adam lo tenevamo vicino al buco da dove entrava un po’ d’aria da respirare… mentre chi si trovava in fondo al container si agitava disperatamente, urlava, piangeva. È possibile vedere ancora deportazioni di massa dentro i container?

Quando ci hanno arrestato poi, i libici non ci hanno chiesto perché fossimo in Libia e cosa volessimo. Eravamo semplicemente la preda dei poliziotti, eravamo donne da stuprare e uomini da bastonare. Pochi giorni fa ho incontrato una persona, in una situazione che non voglio descrivere. Questa persona lavora a Tripoli e mi ha detto che tra gli ultimi respinti in mare verso la Libia c’era una ragazza di 22 anni che è stata violentata dai poliziotti libici appena arrestata. Alla fine è riuscita a evadere, corrompendo una guardia, ma ora è incinta e non vuole far nascere un figliastro di cui non conosce nemmeno il padre…

Perché non si reagisce prima che diventi troppo tardi? Perché tutto questa indifferenza verso la sofferenza degli altri, oltretutto provocata dall’Italia stessa? Dov’è la “civiltà” di un paese che finanzia un soggetto terzo per eseguire il lavoro sporco e lavarsene le mani come Pilato? Quando smetterà l’Italia di essere il “mandante” di queste violenze?

Guarda caso poi, dopo la “deportazione” i poliziotti libici ci vendettero per 30 dinari a testa (circa 18 euro) agli intermediari che poi ci riportarono sulla costa.

Anche noi abbiamo dei genitori, che si ricordano sempre di noi, e che piangono assieme pensando alle sofferenze che viviamo, alle botte e agli insulti che prendiamo. Ma anche noi avremo giustizia per tutto quello che stiamo subendo. Oggi paghiamo il prezzo che i vostri governi hanno deciso di pagare per far godere al “popolo” la sicurezza energetica. Ma le lacrime e il sangue versato non saranno dimenticati.

Uso le ultime parole che mi sono rimaste, l’ultima energia dopo due anni di battaglia su questo tema ma spero di poterlo avere ancora. Ho girato l’Italia, partecipando a centinaia di incontri e di proiezioni (di “Come un uomo sulla terra”, ndr.) e ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto vedere la loro indignazione e la loro vergogna di essere rappresentati da questi governi ipocriti.

Ma mi chiedo: se io che grido da qui non ho ascolto, figuriamoci i miei fratelli che stanno nella bocca del lupo. Ma continuo a gridare lo stesso e dico: Italia tu che sei civile e potente guarda queste persone e ricordati cosa hai fatto ai loro nonni.»

FONTE: Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/litalia-ripensi-al-colonialismo-la.html)

fantasma76
10-07-2010, 22:18
Libia: «245 eritrei respinti dall'Italia»




Sarebbero 400 i rifugiati politici eritrei presenti in Libia e di questi, 245 sono stati respinti da pattuglie italiane e consegnati alla Libia. Lo ha reso noto nei giorni scorsi l'agenzia ufficiale Jana in un comunicato ripreso dall'agenzia di stampa Reuters. Nella nota, il portavoce della Jamahiriya nega che i profughi siano stati vittime di violenze: "Sono trattati come ospiti temporanei - dice un comunicato del ministero degli esteri libico citato dall'agenzia Jana-. Le autorità libiche hanno aperto i centri di detenzione agli organizmi umanitari e ai rappresentanti diplomatici perché testimonino le condizioni e il trattamento dei migranti. È una cosa che smentisce le accuse di maltrattamento».
Malgrado le rassicurazioni fornite dall'Italia e dalla Libia, le condizioni dei 250 profughi eritrei detenuti nel carcere di Brak, nel cuore del deserto libico, non sono cambiate. La liberazione sembra essere ancora lontana.

L'APPELLO DI NAPOLITANO
Chiarire al più presto «le ragioni che hanno determinato la richiesta di iauto dei rifugiati eritrei». E poi «fare luce sulle condizioni della loro permanenza presso i campi profughi della Libia». Il Quirinale interviene con forza nella vicenda dei profughi rinchiusi da ormai più di dieci giorni nel carcere di Brak, un punto disperso nel rovente deserto libico. In una lettera al Comitato italiano rifugiati (Cir), che nei giorni scorsi si era appellato proprio a Napolitano per una soluzione alla vicenda, il consigliere degli Affari diplomatici del Colle, Rocco Cangelosi, ha confermato che il capo dello Stato «sta seguendo con attenzione, in stretto raccordo con il Governo, la vicenda degli 245 eritrei detenuti». E ha rilevato che «la Farnesina, unitamente all’Ambasciata a Tripoli, si è attivata per la piena ripresa delle attività dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Libia e ha rappresentato l’esigenza di assicurare ai rifugiati assistenza umanitaria, protezione, un trattamento che non sia lesivo della loro dignità ed incolumità fisica». Un segnale importante, secondo i vertici stessi del Cir, visto che finora proprio l’Acnur era stato "tagliato" fuori dalla vicenda.

Intanto, però, non è ancora finita l’odissea dei 250 profughi eritrei rinchiusi nel carcere di Brak: nessuno è stato ancora liberato, nonostante la notizia del vicino accordo con le autorità di Tripoli e la promessa di dar loro un lavoro, assomiglia ancora solo a un buon proposito. E mentre proprio dal governo libico è arrivata giovedì la secca smentita dei maltrattamenti avvenuti dietro le sbarre, anche se le condizioni dei prigionieri sembrano essere migliorate – pare che finalmente siano arrivati cibo e acqua sufficienti per tutti – l’attesa continua. Carica di dubbi e perplessità.
Prima fra tutte, quella sui particolari stessi dell’accordo, ancora poco chiari secondo le associazioni impegnate in difesa dei diritti umanitari. Come quello dell’identificazione dei profughi: una procedura che la prassi vuole sia avviata in stretta collaborazione con le autorità del Paese di provenienza degli immigrati, in questo caso l’Eritrea. Ma proprio per la delicata posizione dei 250 profughi, il passaggio di dati potrebbe ritorcersi contro i loro familiari che sono rimasti in patria, determinando nuove violenze e maltrattamenti. E poi sul piatto rimane la questione, altrettanto problematica, dello status degli eritrei in Libia, dove non esiste diritto d’asilo e non viene riconosciuta la condizione di rifugiato: «Ci chiediamo che tipo di tutele potrebbero avere, una volta liberati da Brak e messi a lavorare in territorio libico, per giunta divisi gli uni dagli altri – ha sottolineato Christopher Hein, direttore del Comitato italiano rifugiati (Cir) –. Per questo continueremo a insistere sulla necessità del loro immediato trasferimento in Italia».

Sulla stessa proposta, peraltro, ieri ha calcato la mano anche l’associazione Papa Giovanni XXIII, che con una nota-appello alle autorità italiane e al presidente Napolitano, ha chiesto che gli eritrei vengano trasferiti nel nostro Paese, dando anche la disponibilità di accoglierli presso le strutture e le case famiglia dell’associazione: «Anche dopo la scarcerazione – spiega l’associazione fondata da don Benzi – queste persone immigrate per disperazione dal proprio Paese si vedono costrette a restare nella nazione libica senza nessuna possibilità di poter rivendicare il proprio diritto di asilo e la realizzazione dei loro bisogni primari. È impietoso il trattamento che questi fratelli stanno subendo anche dall’Italia e dall’Europa».
http://www.avvenire.it/Cronaca/Eritrei_Libia_+respingimento_201007101432227800000.htm


<!-- © riproduzione riservata -->

Edric
11-07-2010, 11:14
L’Italia respinse degli Eritrei in Libia nel 2009

July 9, 2010

http://www.hrw.org/en/sites/default/files/imagecache/crop-300x200/media/images/photographs/2009_Pushedback_thumb.jpg

(Washington, DC) - Il governo italiano dovrebbe offrire immediatamente accoglienza ad almeno 11 Eritrei che aveva respinto, in precedenza, in Libia, dove ora sono detenuti con la minaccia di deportazione in Eritrea, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.
La Marina italiana aveva impedito a questi Eritrei di raggiungere l'Italia via mare, respingendoli sommariamente in Libia senza dar loro la possibilità di richiedere asilo.
"L'Italia non ha mai dato a questi individui la possibilità di chiedere asilo, e adesso essi corrono il grave rischio di ritrovarsi scaricati nel deserto o deportati in Eritrea," ha dichiarato Bill Frelick, direttore del Refugee Program a Human Rights Watch. "L'Italia è responsabile per le persone che ha respinto in Libia, un Paese senza legge sull'asilo che li ha brutalizzati. È l'Italia che li ha esposti a questo pericolo, ed è l'Italia che da tale condizione dovrebbe toglierli."
Il governo italiano sostiene di aver mediato un accordo sul rilascio di questi detenuti eritrei per la realizzazione di lavoro "socialmente utile" in Libia, sotto la direzione delle autorità libiche. Secondo il Ministero degli Esteri libico, l'ambasciata eritrea a Tripoli consegnerà carte di identità a circa 400 Eritrei in Libia.
I detenuti hanno opposto resistenza al requisito di identificazione da parte del governo del Paese da cui sono fuggiti. Alcuni di loro sono stati in grado di contattare Human Rights Watch. Hanno dichiarato il timore che riempiendo con le proprie generalità questi moduli forniti dall'ambasciata Eritrea, metteranno in pericolo le proprie famiglie in Eritrea e forse spianeranno la strada per la propria deportazione.
"Il governo eritreo considera coloro che scappano dal Paese come dei traditori" ha detto Frelick, "Che la Libia richieda loro di fornire al governo da cui sono scappati le proprie generalità, dimostra che sono ancora in pericolo in Libia."
Secondo i media italiani, 140 dei detenuti hanno firmato i moduli. Alcuni di loro hanno riferito a Human Rights Watch che quanti hanno firmato lo hanno fatto sotto costrizione o per inganno, e che hanno paura delle conseguenze per le proprie famiglie ancora in Eritrea. Le autorità libiche stanno usando mezzi durissimi sui detenuti per costringerli a firmare i moduli. I detenuti hanno informato Human Rights Watch che 10 dei 205 Eritrei che erano stati trasferiti dal centro di detenzione di Misurata a quello di al-Biraq, erano stati portati all'aperto e picchiati. Il 7 luglio, un gruppo rimasto a Misurata, composto da 31 uomini, 13 donne e 7 bambini, ha detto di essere stato picchiato dopo aver rifiutato nuovamente di riempire i moduli.
"Dato l'effetto deterrente dell'interdizione navale italiana, che ha causato un declino drastico delle partenze di barconi dalla Libia, e la mancanza di opportunità per gli Eritrei di cercare o godere del diritto d'asilo in Libia," prosegue Frelick, "l'Italia dovrebbe prendere in considerazione l'offerta di risistemare l'intero gruppo di 400 Eritrei costretti a registrarsi presso l'ambasciata Eritrea di Tripoli."
Il 1° luglio 2009, nell'ambito di una campagna per impedire ai rifugiati di raggiungere le proprie coste, la Marina italiana ha obbligato 82 individui, di cui 76 eritrei, che scappavano in barca verso l'Italia, a salire su un'imbarcazione libica. Essi sono poi stati presi in consegna dalle autorità libiche. Almeno 11 degli Eritrei respinti quel giorno fanno parte di un gruppo trasferito dal centro di Misurata il 30 giugno. Le autorità libiche li hanno trasportati al centro di detenzione di al-Biraq, nel deserto del Sahara nei pressi di Sabha, un villaggio con un aeroporto che è stato, in passato, sito di deportazioni verso Paesi sub-sahariani.
I detenuti hanno informato Human Rights Watch che gli Eritrei erano stati ammucchiati in tre container montati su camion per il viaggio di 12 ore, senza soste, attraverso il deserto. Hanno anche riferito a Human Rights Watch di essere stati picchiati selvaggiamente dalle guardie libiche a Misurata, così come nel viaggio per al-Biraq. Alcuni di loro sono stati portati in ospedale da Misurata, mentre altri sono arrivati ad al-Biraq con arti fratturati. I detenuti hanno raccontato di non aver ricevuto cibo né acqua durante il viaggio, né cure mediche una volta arrivati ad al-Biraq. Hanno anche raccontato che le guardie libiche dicevano loro che sarebbero stati deportati in Eritrea. La Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951, di cui l'Italia è stato parte, proibisce "in qualsiasi modo" il respingimento con la forza (refoulement) di individui verso un luogo dove la loro vita o libertà siano minacciate. Tale proibizione impedisce alle autorità di un Paese di respingere richiedenti asilo verso un Paese che, a sua volta, li rimpatrierebbe senza prendere in considerazione le loro richieste d'asilo. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo, anche questa sottoscritta dall'Italia, vieta il rinvio con la forza di individui verso Paesi dove rischierebbero concretamente di venire sottoposti a un trattamento inumano o degradante del tipo che questi Eritrei stanno ora sperimentando in Libia.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per Rifugiati (Acnur) ha raccomandato che i governi ospiti si astengano dal rinviare con la forza in Eritrea persino individui ai quali sia stato negato asilo, per via del pericolo che gli Eritrei respinti vengano sottoposti a detenzione e tortura. Nel settembre del 2009, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto, "Scacciati e schiacciati (http://www.hrw.org/en/reports/2009/09/21/scacciati-e-schiacciati-0)", che documentava la politica di interdizione dell'Italia e il rinvio sommario di migranti e richiedenti asilo in Libia. Il rapporto documentava inoltre i frequenti abusi subiti dai migranti durante la detenzione in Libia, così come la pratica generale di detenere i migranti per periodi indefiniti.

Fonte: HRW (http://www.hrw.org/en/news/2010/07/09/l-italia-accolga-gli-eritrei-detenuti-ed-abusati-dalla-libia)

Edric
15-07-2010, 18:33
La sala di tortura di Brak, l`altro volto degli accordi Italia-Libia
di Fulvio Vassallo (http://www.terrelibere.org/autore/Fulvio%20Vassallo)

Centinaia di eritrei sono stati trasferiti dal centro libico di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto, nota per gli episodi di tortura. I profughi avrebbero diritto all`esame della richiesta di asilo politico, invece rischiano di essere rimpatriati e uccisi. Non hanno niente da dire i 413 deputati che hanno votato il trattato Italia - Libia?
http://cache2.artprintimages.com/ncr/p/LRG/37/3793/STAIF00Z/iron-torture-mask-from-france.jpg


Apprendiamo con angoscia crescente, ogni giorno che passa, delle torture e del rischio di “deportazione in patria” subiti dagli eritrei trasferiti il 30 giugno dal centro di detenzione di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto, vicino Sebha, una prigione gestita direttamente dalle forze di sicurezza libiche. Neppure le decine di persone che erano state gravemente ferite a Misurata, durante i primi tentativi di “identificazione” da parte di rappresentanti del governo eritreo, vengono curate e sembrerebbe che almeno due eritrei non siano più ritornati nelle camerate, dopo essere stati condotti nelle sale di tortura del carcere di Brak.
Dopo un viaggio in condizioni disumane, stipati dentro un container, probabilmente trainato da una delle motrici Iveco cedute dall`Italia alla Libia, nell`ambito degli accordi di collaborazione in materia di contrasto dell`immigrazione irregolare, centinaia di uomini, giovani donne e minori, detenuti in condizioni disumane, rimangono esposti ad abusi sistematici, sorte che da anni tocca in Libia a tutti gli eritrei che vengono arrestati dalla polizia, come già confermato da testimonianze dirette e da dettagliati rapporti delle principali agenzie umanitarie, Human Rights Watch ed Amnesty International, da ultimo, proprio pochi mesi fa.
Mentre i carcerieri libici stanno infliggendo, ancora in queste ore, le peggiori torture ai detenuti eritrei, e mentre potrebbero ripetersi gli abusi e le violenze sessuali, che la maggior parte delle donne giunte in Italia dalla Libia hanno confermato, la stampa italiana, con l`eccezione dell`Unità, e di qualche sito web, continua ad ignorare sistematicamente fatti gravissimi che dovrebbero inquietare la coscienza di chiunque. Evidentemente anche chi protesta contro la “legge bavaglio” che limita la libertà di informazione, quando si tratta di abusi subiti da migranti in Libia preferisce tacere, forse perché sarebbe troppo rischioso far conoscere all`opinione pubblica quali e quanti sono i vari responsabili degli accordi tra Italia e Libia contro l`immigrazione irregolare, e quali le connivenze di cui gode nel nostro paese il regime di Gheddafi negli ambienti politici, economici e giornalistici.
Eppure i fatti da raccontare, che hanno anticipato la deportazione dei profughi eritrei, non mancherebbero. All`inizio di giugno Gheddafi ha deciso di chiudere - con l`accusa di svolgere attività illegale - la piccola delegazione di Tripoli dell`Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati che, malgrado la Libia non aderisse alla Convenzione di Ginevra, almeno riusciva ad incontrare alcuni richiedenti asilo, proprio come gli eritrei trattenuti a Misurata. Una delegazione molto importante, al punto che il governo italiano l`aveva richiamata in diverse occasioni per giustificare gli accordi di cooperazione con la Libia ed i respingimenti collettivi in acque internazionali.
Il Parlamento Europeo lo scorso 17 giugno protestava per le esecuzioni capitali che la giustizia libica aveva sancito dopo processi senza alcuna garanzia effettiva di difesa, in alcuni dei quali erano coinvolti anche degli immigrati nigeriani. Nella sua risoluzione, in diversi passaggi, il Parlamento europeo esprimeva anche forte preoccupazione per la sorte dei migranti bloccati in Libia, ricordando il divieto di trattamenti inumani o degradanti, oltre che della tortura e della pena di morte. Adesso centinaia gli eritrei detenuti in Libia sono sottoposti giorno dopo giorno a trattamenti inumani o degradanti e rischiano di essere riconsegnati ad altri torturatori, che già li attendono nel paese di origine, oppure di essere dispersi nel deserto, ancora una volta alla mercé dei trafficanti e dei poliziotti collusi.
La collaborazione Italia-Libia nel contrasto dell`immigrazione irregolare, in realtà nel blocco e nell`arresto di migliaia potenziali richiedenti asilo, procede da un “successo&rdquo; ad un altro. Il tutto condito dalla “cattiveria” annunciata, e poi praticata dal ministro Maroni. Mentre società italiane si stanno preparando a costruire una barriera elettronica che dovrebbe impedire gli attraversamenti dei confini meridionali della Libia dopo che poliziotti italiani hanno svolto corsi di addestramento degli agenti libici. Ci si potrebbe chiedere, con quali risultati sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali della persona? Nessuna delle autorità italiane e straniere alle quali sono stati rivolti accorati appelli per la liberazione degli eritrei deportati da Misurata ha ancora avviato una azione di pressione sulla Libia perché questo scempio di persone innocenti cessi al più presto. Sembra soltanto che sia stata presentata una interrogazione parlamentare, una iniziativa importante ed utile, almeno per fare memoria, alla quale seguirà la solita scontata litania da parte di qualche sottosegretario con delega all`immigrazione, che garantirà il rispetto dei diritti umani in Libia.
Eppure anche il parlamento italiano potrebbe fare qualcosa, dopo avere approvato a larghissima maggioranza, prima alla Camera nella seduta del 21 gennaio 2009, presieduta da Rosy Bindi, con 413 voti a favore, su 513 votanti, appena 63 contrari e 37 astenuti (i nomi si possono rinvenire nei siti che riportano gli atti della Camera) e poi al Senato, con analoga maggioranza bipartisan, la legge di ratifica 7/09 del 6 febbraio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2009 , e dunque il Trattato di amicizia tra Italia e Libia del 30 agosto 2008, che includeva e rendeva operanti i precedenti protocolli d`intesa siglati dal governo Prodi con Gheddafi nel dicembre del 2007.
Accordi in base ai quali erano previsti, oltre alla cessione di mezzi navali e terrestri, un sistema di comando interforze unificato a guida libica, “manovre congiunte e scambio di esperti e tecnici”. Un raro esempio di politica “bipartisan”, che continua con la vicendevole omertà degli ultimi giorni, un caso piuttosto raro ormai, in tempi di (almeno apparenti) contrapposizioni frontali, che in questo campo, quando è in gioco il rispetto dei diritti umani di uomini, donne, minori, sono sfumate in un gelido voto di ratifica sulla base delle politiche di “larghe intese”.
Senza che successivamente, almeno, fosse rispettato l`impegno contenuto in un ordine del giorno, approvato contestualmente alla stessa legge di ratifica nel febbraio del 2009, che prevedeva di verificare, dopo un anno, la situazione dei rapporti con la Libia, inviando in quel paese una delegazione parlamentare per verificare lo stato di attuazione degli accordi ed il rispetto dei diritti umani dei migranti. Nell`ultimo viaggio di Berlusconi a Tripoli neppure un cenno a questo tema, mentre veniva risolto l`ennesimo sequestro in acque internazionali, ma ormai affidate al controllo libico, di tre pescherecci mazaresi da parte delle motovedette regalate dall`Italia a Gheddafi. Sarebbe bene che i parlamentari ed i partiti che hanno approvato gli accordi con la Libia riflettessero sulle attuali conseguenze del loro voto di ratifica degli accordi italo-libici, soprattutto per la legittimazione che quel voto ha rappresentato per le politiche più violente di Gheddafi nei confronti dei migranti, in gran parte potenziali richiedenti asilo, persone che se fossero giunte in Italia, come gli eritrei, avrebbero certamente avuto diritto ad una protezione internazionale.
Adesso, probabilmente, di molti degli eritrei detenuti e torturati a Brak non si saprà più nulla, i morti saranno fatti sparire come in passato, altri saranno dispersi nel deserto, altri ancora scompariranno nelle segrete delle carceri e nei campi di lavoro forzato in Eritrea, dopo la loro deportazione. Le loro famiglie non sapranno più nulla di loro. Come è successo per altri migranti che, a partire dal 2004, hanno tentato anche di difendersi inviando istanze e presentando ricorsi ai più importanti organismi internazionali, come la Commissione Europea e la Corte Europea dei diritti dell`Uomo.
Il governo italiano, quando è stato chiamato in causa, ha dato prova di raro cinismo, mettendo in discussione la stessa esistenza dei ricorrenti, attaccando sistematicamente gli avvocati che erano riusciti a raccogliere le denunce delle persone, presentate prima della loro espulsione, da centri di detenzione italiani, come negli anni dal 2004 al 2005, o che si era riusciti a fare arrivare fino alla Corte di Strasburgo, per la prima volta lo scorso anno, da un un centro di detenzione in Libia, dopo un respingimento collettivo praticato direttamente da mezzi militari italiani. Adesso il timore è che, ancora una volta, coloro che hanno presentato (o potrebbero presentare) denunce e ricorsi davanti a tribunali o organismi internazionali possano essere deportati dalla Libia e quindi fatti scomparire. La Corte Europea dei diritti dell`uomo, con una decisione assai grave ( Caso Hussun/Italia del 19 gennaio 2010), che riguardava un gruppo di immigrati trattenuti nel 2005 in un centro di detenzione italiano, alcuni fuggiti dal centro e quindi irreperibili nel territorio italiano, altri successivamente espulsi in Libia, ha affermato che la circostanza che i migranti avessero perso i contatti con gli avvocati, magari a distanza di anni di tempo dal ricorso, rendeva lo stesso ricorso individuale privo di un interesse da affermare, quasi come se fosse venuto meno l`interesse della persona (che aveva lamentato una violazione della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell`uomo ma che non era più in contatto con il suo avvocato) ad ottenere una sentenza di condanna dello stato che era chiamato in causa.
Al paragrafo 49 della decisione di cancellazione dal ruolo del caso Hussun/Italia, si osserva come “tenuto conto della impossibilità di stabilire il benché minimo contatto con i ricorrenti in questione, la Corte considera che i loro rappresentanti non possono, in modo significativo, continuare la procedura pendente innanzi a lei (vedere, mutatis mutandis, Ali c. Svizzera, 5 agosto 1998, §§ 32-33, Recueil des arrêts et décisions 1998 V e Tubajika c. Paesi Bassi, no 6864/06, dec. 30 giugno 2009)”. Secondo la Corte “in queste circostanze, è in effetti impossibile approfondire la conoscenza di elementi di fatto riguardanti la particolare situazione di ogni ricorrente. Soprattutto per quanto riguarda i ricorrenti espulsi, non è possibile per la Corte acquisire informazioni riguardanti, da una parte, il luogo in cui questi ricorrenti sono stati rinviati in Libia e, dall’altra parte, le condizioni di accoglienza di questi ultimi da parte delle autorità libiche”.
Come se si dovessero attendere le memorie scritte dei ricorrenti espulsi in Libia per conoscere le “condizioni di accoglienza”o, meglio, a “quali trattamenti disumani o degradanti” sarebbero stati esposti in maniera sistematica, abusi sui quali non si dovrebbe più dubitare, come recentemente ammesso anche dal Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) dello stesso Consiglio d`Europa, in un dettagliatissimo rapporto sulla Libia. Una decisione, questa della Corte di Strasburgo che, se si legge oggi alla luce delle “sparizioni” sistematiche di migranti detenuti in Libia, “sparizioni” che si stanno verificando in modo più evidente e tragico in questi giorni, ma che si sono verificate anche negli anni passati, ai danni di nigeriani e somali soprattutto, oltre che di eritrei, interroga sul ruolo effettivo di garanzia che la Corte può ancora assolvere nei casi di trattamenti inumani o degradanti inflitti ai migranti irregolari espulsi o respinti in quel paese o in altri paesi di transito, o nei casi di respingimento collettivo, praticati con il concorso di autorità appartenenti a paesi firmatari della Convenzione, casi vietati adesso anche dall`art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell`Unione Europea. Vorremmo invece, oltre al blocco - già avvenuto- dei negoziati tra l`Unione Europea e la Libia in materia di immigrazione, che la Corte Europea dei diritti dell`uomo si pronunci al più presto sul ricorso presentato contro l`Italia dopo i respingimenti collettivi in mare effettuati da nostre unità militari il 6 e 7 maggio dello scorso anno.
Da quella decisione e dalla sua portata potrebbe dipendere il destino di molte vite, non solo quello dei ricorrenti, una circostanza che, al di là del carattere individuale del ricorso, la Corte di Strasburgo non può certo ignorare. Non sappiamo come e quando il Parlamento Italiano rispetterà i suoi impegni di inviare una delegazione in Libia per verificare l`applicazione degli accordi, con specifico riferimento al rispetto dei diritti umani dei migranti arrestati in quel paese e dei potenziali richiedenti asilo. Vorremmo soltanto che i parlamentari, che nel 2009 hanno votato in massa a favore di quegli accordi, pensino qualche volta alle tragiche notizie che giungono dalla Libia ancora in questi giorni, quando guardano negli occhi figli e mogli al sicuro nelle loro case. E che magari provino a sollecitare in Parlamento una sospensione degli accordi con Gheddafi fino a quando la Libia non si atterrà, nella forma e nella sostanza, al rispetto delle convenzioni internazionali che garantiscono i diritti umani e la protezione dei rifugiati.

Fonte: Terrelibere.org (http://www.terrelibere.org/terrediconfine/la-sala-di-tortura-di-brak-l-altro-volto-degli-accordi-italia-libia)

Edric
16-07-2010, 23:02
Liberi! Gli eritrei di Brak rilasciati dopo 17 giorni di prigionia (http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/liberi-gli-eritrei-di-brak-rilasciati.html)

MILANO - Finalmente liberi! I 205 eritrei detenuti a Brak dopo la rivolta di Misratah del 29 giugno, sono tornati in liberta'. Una volta tanto Gheddafi e' stato di parola. A mezzanotte di ieri sono stati trasportati nel centro di detenzione di Sebha, dove questa mattina sono stati rilasciati con un documento d'identita' valido in tutta la Libia, della durata di 3 mesi. Li abbiamo raggiunti telefonicamente, in questo momento stanno bene, ma sono ancora a Sebha. E si' perche' anche se liberi, nessun autista finora ha accettato di prenderli a bordo. E chi e' riuscito a convincere i taxisti si e' visto fermare ai posti di blocco fuori citta' ed e' stato fatto tornare indietro. Probabilmente ci vorra' qualche giorno prima che la comunicazione arrivi alle autorita' competenti. Intanto pero' l'OIM, l'UNHCR e il CIR a Tripoli sono stati informati della situazione e speriamo trovino una soluzione a breve.

L'altro problema e' che il documento di soggiorno scade fra tre mesi. In teoria lo possono rinnovare trovando un contratto di lavoro e rinnovando il visto su un passaporto, cosi' e' stato detto loro, ma il passaporto non possono certo andarlo a ritirare all'ambasciata eritrea a Tripoli. Infatti, molti sono disertori dell'esercito e presentandosi alle autorita' consolari, rischiano di mettere a repentaglio i familiari rimasti in Eritrea. Inoltre chi di loro e' gia' registrato presso l'ufficio rifugiati dell'Onu a Tripoli non ha piu' speranze, dato che la Libia non avendo mai firmato la Convenzione di Ginevra non riconosce l'asilo politico a queste persone. Insomma il problema e' solo rimandato di tre mesi. Se l'Italia e l'Europa non accolgono queste persone prima di tre mesi, il documento temporaneo che oggi hanno avuto scadra' e di nuovo rischieranno di essere arrestati e rimpatriati.

Da parte nostra riportiamo l'appello che ci e' stato fatto dagli eritrei al telefono. Chiedono all'Italia e all'Europa di accoglierli. La loro meta non e' la Libia. L'Italia in particolare e' doppiamente tirata in causa, visto che una buona meta' dei 205 eritrei di Brak sono stati respinti in mare nel 2009 dalle nostre motovedette.

Grazie a tutti quelli che hanno sostenuto la campagna mediatica per la liberazione degli eritrei.

Adesso pero' si tratta di continuare a fare pressione affinche' si arrivi all'accoglienza di queste persone e al loro reinsediamento in Europa come rifugiati politici. Basta poco. Basterebbe che ogni Stato membro si dichiarasse disponibile ad accogliere 10 eritrei, e gia' sarebbero 270 persone a cui eviteremmo di rischiare la vita in mare. Ricordatevi di loro la prossima volta che si conteranno i morti al largo di Lampedusa, ricordatevi che li avevamo incontrati prima, quando ancora erano nelle carceri libiche, che ci eravamo spesi per la loro liberazione, ma che poi nessun paese li volle accogliere. Perche' partiranno. Nessuno di loro in Libia ha una prospettiva a queste condizioni. Se non si trova una soluzione prima di tre mesi, c'e' da aspettarsi che arriveranno via mare. E c'e' da sperare che il viaggio si concluda senza vittime, come purtroppo troppo spesso accade.

FORTRESS EUROPE (http://fortresseurope.blogspot.com/2010/07/liberi-gli-eritrei-di-brak-rilasciati.html)

Fortress Europe (http://www.facebook.com/pages/Fortress-Europe/130089875814)

GRAZIE A CHI HA SOSTENUTO LA MOBILITAZIONE NAZIONALE PER GLI ERITREI. E ORA L'EUROPA LI ACCOLGA, BASTANO 10 PERSONE IN OGNI STATO MEMBRO. PRIMA CHE QUALCUNO DI LORO MUOIA ATTRAVERSANDO DI NUOVO IL MEDITERRANEO