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Roderigo
22-06-2010, 13:17
1.898.000 stranieri occupati


http://img192.imageshack.us/img192/5759/stranieriinps.jpg (http://roma.repubblica.it/multimedia/home/23332461)


Tito Boeri


Nel 2009 c'erano 1.898.000 stranieri occupati in Italia. Lo conferma la rilevazione della forza lavoro fatta dall'Istat. L'anno scorso, inoltre, c'è stato un forte aumento degli stranieri in cerca di occupazione: dai 162mila del 2008 si è passati ai 239mila del 2009, cioè 77mila disoccupati in più nell'arco di dodici mesi.

Questi stranieri si sono iscritti ai centri per l'impiego in modo da ottenere il permesso di soggiorno “per attesa occupazione”. Hanno solo sei mesi di tempo per trovare un nuovo lavoro: in caso contrario diventeranno irregolari. Cosa che puntualmente sta succedendo a molti di loro. Non esagera chi sostiene che dal settembre del 2008 potrebbero aver perso il posto più di 90mila lavoratori stranieri: una parte consistente dei nuovi disoccupati causati dalla crisi in Italia. Il fatto che molti siano impiegati in uno dei settori più colpiti, l'edilizia, la precarietà dei contratti di lavoro e l'obbligo per legge di iscriversi nei centri per l'impiego possono spiegare perché gli immigrati (oggi il 7,5 per cento della forza lavoro del paese) rappresentino oltre il 12 per cento delle persone in cerca di occupazione.

Ma c'è un altro aspetto importante che differenzia i lavoratori stranieri da quelli italiani: il destino dei contributi previdenziali. I lavoratori stranieri, sia quelli che restano in Italia sia quelli che tornano nei paesi d'origine, non conoscono bene la normativa e in pochi hanno presentato la domanda di riscossione. Quindi non vedranno un centesimo, e quei soldi resteranno in buona parte in Italia nelle casse dell'Inps.


Internazionale 18 giugno 2010

taccaromiceto
22-06-2010, 19:22
chissà cosa ne pensano 1.898.000 disoccupati italiani

Roderigo
22-06-2010, 19:47
chissà cosa ne pensano 1.898.000 disoccupati italiani
Tu non sei un disoccupato italiano, eppure sei fissato con gli stranieri.

Per converso, possono esserci tanti disoccupati italiani che non sono xenofobi.

D'altra parte, le aspirazioni lavorative di tanti disoccupati autoctoni sono diverse dalle occupazioni lavorative di tanti immigrati.

taccaromiceto
22-06-2010, 20:08
Questo lo dice confindustria.

Ti propongo una cosa:

Perchè non vai a pomigliano ad esprimere questo splendido pensiero?

Ancora alle marmotte che confezionavano la cioccolata dai retta?

Meno di 10 anni fa,centinaia di ragazzi del sud partivano per fare la stagione nella riviera adriatica.

Ora, sono totalmente cambiate le aspirazioni lavorative dei giovani in meno di 10 anni (e ti posso assicurare che ne conosco a decine che non le hanno cambiate affatto),oppure mi/ti stai raccontando una favola per sentirti meglio con te stesso,dato che tu stesso ammetti che gli operai di pomigliano (ad esempio) voteranno si piuttosto che rimanere disoccupati.

Fai pace con te stesso Rod.

P.S. I soldi che affermi vanno a riequilibrare gli stili di vita di tutto il mondo,con le rimesse ecc,non li freghi all'albergatore (capitalista e ricco),che uno doveva pagare ed uno ne paga (anzi, mezzo),li freghi all'operaio disgraziato del sud.
Quindi bada che la guerra tra poveri la fai tu,non io

Li togli al ragazzo del sud che veniva a fare la stagione.

Roderigo
22-06-2010, 22:28
http://img822.imageshack.us/img822/7733/1331m09.gif

L'idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l'occupazione scende in tre anni dal 34,3 al 25,6%. E dal 41,5 al 51,3% l'idea che gli immigrati costituiscano una risorsa per la nostra economia. Da notare che ciò avviene nonostante la più grave crisi economico-finanziaria dal dopoguerra.

La vicenda di Pomigliano è la dimostrazione evidente che la concorrenza tra lavoratori stranieri avviene indipendentemente dall'immigrazione. La Fiat può ricattare i lavoratori italiani giocando l'alternativa dei lavoratori polacchi di Tichy, pagati 580 euro al mese. Lavoratori che restano a "casa loro" come piace agli xenofobi di "casa nostra". Paradossalmente, se quei lavoratori emigrassero in Italia la loro concorrenza sarebbe meno insidiosa, poichè neanche da irregolari verrebbero pagati così poco.

A dire che il lavoro straniero non è in concorrenza con il lavoro degli italiani è uno studio della Banca d'Italia (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200908articoli/46502girata.asp).

La presenza degli stranieri crea occupazione per gli italiani: mediatori culturali, istruttori, insegnanti. Avremmo meno cattedre senza gli scolari e gli alunni stranieri. Le colf straniere permettono a molte donne italiane di lavorare. "(...) l’afflusso di lavoratori stranieri «impiegati con mansioni tecniche ed operaie può aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate tra gli italiani»"

Il lavoro degli stranieri produce ricchezza. 146 miliardi di euro l'anno. Ricchezza che a sua volta crea posti di lavoro.

Le rimesse degli stranieri che ammontano a circa 6-7 miliardi sono parte del loro salario. Sono soldi che si sono guadagnati onestamente e costituiscono il più valido aiuto per i paesi di provenienza, determinando in questo modo un argine alla futura immigrazione. Polemizzare contro le rimesse è miope proprio da un punto di vista xenofobo, se non fosse che il punto di vista xenofobo non può essere altro che miope.

taccaromiceto
22-06-2010, 23:56
questo studio,quello studio.

Io ti parlo di conoscenze personali,di fatti vissuti.

Io conosco CENTINAIA di ragazzi che non possono più andare a fare la stagione in rivera perchè il LORO POSTO è stato prso dagli altri.

E ti sto parlando di gente disposta a fare centinaia di km pur di lavorare 3 mesi.

La situazion di pomigliano dimostra solo che tale ricattabilità può essere perpretata solo nei settori in cui è possibile delocalizzare.

I fornai,elettricisti,muraotri,albergatori ecc ecc,non si possono mica delocalizzare.

Sulle rimesse ho scritto un'altra cosa.

TU in altri post hai scritto che l'immigrazione è un modo di ridistribuire la ricchezza.

Io ti ho dimostrato che il livellamento della ricchezza avviene solo tra gli operai (che diventano sempre più poveri),dato che i capitalisti non ci smenano un cent

Preem Palver
23-06-2010, 08:16
Io conosco CENTINAIA di ragazzi che non possono più andare a fare la stagione in rivera perchè il LORO POSTO è stato prso dagli altri.


Non capisco dove stia il problema. A parte il fatto che il posto non è il loro, gli basta fare come gli operai di Pomigliano: lavorare a condizioni più svantaggiose rispetto alla concorrenza.
Fagli fare un bel referendum: volete lavorare di più e guadagnare di meno degli immigrati? Se rispondono sì, eccoli di nuovo assunti. E per giunta l'Italia diventa un paese più moderno, come dice Sacconi.

Roderigo
23-06-2010, 10:39
Taccaromiceto, per conoscere la realtà, bisogna anche leggere e studiare. Sulla sola base dei vissuti, delle conoscenze personali, dei testimoni oculari, arriveremmo presto alla conclusione che, non solo gli immigrati "rubano" il lavoro, ma che lo "rubano" anche gli extraterrestri. Il vissuto personale prende un dato particolare, lo sovradimensiona e lo generalizza, ed è spesso deformato dal filtro di paure, proiezioni e pregiudizi.

Intorno all'industria manifatturiera ruota il resto dell'economia. Non puoi pensare che gli operai precipitino nel terzo mondo, mentre i pizzaioli ascendono all'Olimpo, basti solo tener fuori gli immigrati. A parte che l'industria assorbe il 40% della manodopera straniera e l'alberghiero solo il 9%. A parte che anche il turismo può delocalizzarsi e andare in Grecia o in Romania a villeggiare dove costa meno. Resta il fatto che se ristagna o arretra il reddito operaio, ristagna o arretra anche la domanda interna, a scapito di fornai, elettricisti, muratori, albergatori, negozianti, etc.

Riguardo i capitalisti, hai ragione in parte. In verità, la concorrenza straniera riduce anche i profitti per le aziende nostrane, quando non le porta al fallimento. Per il resto ho già scritto che il riequilibrio della diseguaglianza deve passare anche per una redistribuzione all'interno delle società occidentali e questo può avvenire solo attraverso la leva fiscale, tassando progressivamente i redditi più alti, le rendite finanziarie, il patrimonio.

Preem Palver
23-06-2010, 11:12
Non puoi pensare che gli operai precipitino nel terzo mondo, mentre i pizzaioli ascendono all'Olimpo, basti solo tener fuori gli immigrati.

Impossibile: i pizzaioli sono tutti egiziani.

gladiatore78rm
23-06-2010, 11:34
un discorso fatto e rifatto mille volte.
le opinioni sono inconciliabili, e per di più è anche impossibile il dialogo con gente come roderigo che difronte al dissenso motivato e non pregiudiziale ma argomentato si trincera dietro insulti e demonizzazioni.
gli immigrati sono una grande risorsa per l'economia italiana se visti dalla parte dei capitalisti, sono una concorrenza pericolosissima se visti da parte di quelle classi basse che con essi sono in competizione. un chirurgo estetico, un notaio o un imprenditore possono avere vantaggi dalla presenza di molti immigrati marocchini o romeni, un pizzettaro italiano molto meno.

Preem Palver
23-06-2010, 11:48
Qui non è che ci sia tanto da menare il torrone.
Vi piace il capitalismo? Bene, il capitalismo è quello.
Vi piace la deregulation? Bene, la deregulation è quella
Vi piace la libera concorrenza? Bene, la libera concorrenza è quella.

Fino a 15 anni fa sostenevamo le nostre esportazioni svalutando la moneta. Fino a 20 anni fa eravamo noi a fornire manodopera a basso costo.
Oggi lo fanno i cinesi.

Non volete più i lacci e i lacciuoli che limitano la libertà di impresa? Bene: arrivano i cinesi che lavorano 10 ore al giorno e poi iniziano a fare gli straordinari.

Però il parrucchiere cinese fa pagare 1 quello che l'italiano ne fa pagare 10; e così il tappezziere cinese e il pizzaiolo egiziano.

E' il capitalismo, baby.

Roderigo
23-06-2010, 12:57
un discorso fatto e rifatto mille volte.
le opinioni sono inconciliabili, e per di più è anche impossibile il dialogo con gente come roderigo che difronte al dissenso motivato e non pregiudiziale ma argomentato si trincera dietro insulti e demonizzazioni.
gli immigrati sono una grande risorsa per l'economia italiana se visti dalla parte dei capitalisti, sono una concorrenza pericolosissima se visti da parte di quelle classi basse che con essi sono in competizione. un chirurgo estetico, un notaio o un imprenditore possono avere vantaggi dalla presenza di molti immigrati marocchini o romeni, un pizzettaro italiano molto meno.
Anche dal punto di vista delle "classi basse" quello che esponi è un orientamento minoritario, se pure più consistente.

Sempre dall'inchiesta Demos & Pi, Aprile 2010: "Nelle famiglie in cui la crisi ha colpito maggiormente - perdita lavoro, mobilità, cassa integrazione - l´idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l´occupazione è più elevata rispetto a chi invece non ha vissuto questi problemi (37% contro 23%). Il che lascia intendere come la crisi produca alimenti tensioni nei settori più deboli della società."

gladiatore78rm
23-06-2010, 14:15
Anche dal punto di vista delle "classi basse" quello che esponi è un orientamento minoritario, se pure più consistente.

Sempre dall'inchiesta Demos & Pi, Aprile 2010: "Nelle famiglie in cui la crisi ha colpito maggiormente - perdita lavoro, mobilità, cassa integrazione - l´idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l´occupazione è più elevata rispetto a chi invece non ha vissuto questi problemi (37% contro 23%). Il che lascia intendere come la crisi produca alimenti tensioni nei settori più deboli della società."

il lascia intendere è tale se si vuole prendere una determinata impostazione ideologica. mi spiego, la tua affermazione è paragonabile a questa: "le donne hanno più paura di girare di notte nei parchi da sole, il che lascia intendere che queste ultime siano particolarmente sensibili alla propaganda sessista che descrive ogni maschio come uno stupratore" mentre in senso più oggettivo si potrebbe dire "il che lascia intendere che corrono più rischi dei maschi a andare sole di notte". inoltre anche metodologicamente il campione è impreciso. si parla di gente che ha perso il lavoro o che è in mobilità/cassaintegrazione. ma a perdere il lavoro può essere anche un individuo di alto status (il mio coinquilino che fa il copy writer tempo fa ha perso il lavoro per via della crisi e poco dopo l'ha ritrovato, ma non era in concorrenza con gli immigrati, difficilmente un senegalese o un romeno potrebbero soffiargli un posto per scrivere le pubblicità in tv,) il dato sarebbe stato realistico se si fosse riferito a coloro che hanno basso titolo di isrtuzione fanno (o aspirano a fare) lavori manuali, e avresti visto che la percentuale sarebbe stata ancora più alta. paradossalmente quindi a non condividere gli assunti della sinistra sull'immigrazione sono proprio quegli individui appartenenti ai ceti più bassi cui la sinistra si rivolgeva.

gladiatore78rm
23-06-2010, 14:17
Qui non è che ci sia tanto da menare il torrone.
Vi piace il capitalismo? Bene, il capitalismo è quello.
Vi piace la deregulation? Bene, la deregulation è quella
Vi piace la libera concorrenza? Bene, la libera concorrenza è quella.

.

a parte che chi ti ha detto che abbiamo voluto liberalizzazioni e deregulation? caso mai li abbiamo subiti come l'immigrazione, a volere entrambi sono i poteri forti. inoltre esiste un capitalismo regolato e renano che ha fatto la fortuna dell'europa per decenni.

satya
23-06-2010, 14:18
un discorso fatto e rifatto mille volte.
le opinioni sono inconciliabili, e per di più è anche impossibile il dialogo con gente come roderigo che difronte al dissenso motivato e non pregiudiziale ma argomentato si trincera dietro insulti e demonizzazioni.
(...)

In questo 3d mi sono sfuggiti:
- il dissenso motivato e non pregiudiziale ma argomentato (di chi?)
- gli insulti e le demonizzazioni di Roderigo.

Me li potresti indicare?

Preem Palver
23-06-2010, 14:26
a parte che chi ti ha detto che abbiamo voluto liberalizzazioni e deregulation? caso mai li abbiamo subiti come l'immigrazione, a volere entrambi sono i poteri forti. inoltre esiste un capitalismo regolato e renano che ha fatto la fortuna dell'europa per decenni.

Quindi abbasso Ronald Reagan e Margareth Thatcher, e viva i lacci e i lacciuoli che imbrigliano l'iniziativa privata.
Però il capitalismo Renano mi sembra che sia quello che accoglieva prima i mangiaspaghetti e poi spagnoli, portoghesi, turchi eccetera. A quel capitalismo l'immigrazione evidentemente non dava troppo fastidio.

gladiatore78rm
23-06-2010, 14:31
Quindi abbasso Ronald Reagan e Margareth Thatcher, e viva i lacci e i lacciuoli che imbrigliano l'iniziativa privata.
.

la prima parte si. assolutamente no alle idee di regan e tatcher. lacci e lacciuli sono regole e garanzia, e la crisi odierna mostra quanto siano necessari altro che imbrigliare l'iniziativa privata!

Preem Palver
23-06-2010, 14:44
la prima parte si. assolutamente no alle idee di regan e tatcher. lacci e lacciuli sono regole e garanzia, e la crisi odierna mostra quanto siano necessari altro che imbrigliare l'iniziativa privata!
Ti potessero leggere Scargill o i controllori di volo americani ... Beh, ormai è fatta.
:))

gladiatore78rm
23-06-2010, 15:15
Ti potessero leggere Scargill o i controllori di volo americani ... Beh, ormai è fatta.
:))

A) chi se li incula scargll e i controllori di volo americani?
B) ormai è fatta? deve essere la stessa cosa che hanno detto i sovietici dopo la rivoluzione comunista, ma la storia insegna che quelli che pensano che una situazione sia irreversibile e da "fine della storia" vengono poi puntualmente contraddetti.

Preem Palver
23-06-2010, 15:51
A) chi se li incula scargll e i controllori di volo americani?
B) ormai è fatta? deve essere la stessa cosa che hanno detto i sovietici dopo la rivoluzione comunista, ma la storia insegna che quelli che pensano che una situazione sia irreversibile e da "fine della storia" vengono poi puntualmente contraddetti.

Scargill se lo è inculato la Thatcher insieme a tutti i minatori. I controllori di volo americani se li è inculati Reagan.
E ormai credo ci sia poco da fare

fantasma76
23-06-2010, 16:42
gadiato non capisco perché quando si parla di extracomunitari risvegli il Berlusconi che è in te, ma non siamo tutti fratelli?
Perché vuoi far morire di fame sti poveracci nel Burchinafaso quando qui abbiamo il liberismo sfrenato?

Poi gli extracomunitari rubano il lavoro al povero depresso maschio italiano, lo rubano pure le donne, lo ruba pure il meridionale che va al nord, lo rubano pure i trattori che zappano il doppio di un bracciante, lo ruba pure la macchinetta che fa le tracce per i percorsi dei tubi alle pareti, questo è la fine che faranno i camerieri

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E poi onestamente piuttosto di fare la fine del Giappone preferisco gli immigrati

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Giappone: robot al posto degli immigrati (http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_aprile_06/vanguard_giappone_figli_robot_current_51f8c84c-22bc-11de-9ce1-00144f02aabc.shtml)

taccaromiceto
26-06-2010, 09:28
La teconologia del trattore ha permesso di aumentare produttività e quindi operai.
Magari non falciatori,ma raccoglitori,irrigatori ecc ecc.

Un posto di lavoro ''fisico'',non può fare altro che togliere lo stesso lavoro ad un altro.

Bisogna vivere sui dati coome dice Rod?

Facciamo come in Inghilterra:

A parità di requisiti,negli uffici collocamento hanno la precedenza i nativi inglesi.

Non esiste nessun problema vero?

Tanto gli italiani certi mestieri non li vogliono fare,per non parlare dei trasferimenti....

Naturalmente in Inghilterra se rifiuti una chiamata da parte del centro per l'impiego,perdi automaticamente il posto in graduatoria....

Se è come dicono Fantasma e Rod,questa legge non è discriminante!!!

Se non c'è una concorrenza,come fa ad esserci una concorrenza sleale,dato che non cercsano ne lo stesso mestiere,ne lo stesso posto?

Roderigo
26-06-2010, 12:15
In Gran Bretagna regole più severe sui lavoratori extracomunitari

di Nicol Degli Innocenti

Il Governo britannico insiste sul tema dei "British jobs for British workers": i lavoratori britannici devono essere privilegiati nell’assegnazione di posti di lavoro. Cambia quindi la politica sull’immigrazione per "riflettere le condizioni economiche attuali," ha spiegato il ministro dell’Interno Jacqui Smith. Il giro di vite riguarda i lavoratori provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea, che l’anno scorso erano 3,8 milioni in Gran Bretagna. Le nuove regole prevedono che a partire da aprile i cittadini non-Ue che vogliono venire a lavorare in Gran Bretagna dovranno avere non solo la laurea ma anche un Master o equivalente qualifica post-laurea e dovranno dimostrare di avere uno stipendio superiore alle 20mila sterline annue. Nessun posto di lavoro inoltre dovrà essere concesso a uno straniero se è possibile trovare un cittadino britannico con le qualifiche richieste. "Data la situazione economica, non deve essere possibile che qualcuno arrivi nel nostro Paese e ottenga un impiego qualificato a meno che quel posto di lavoro sia stato prima offerto a lavoratori britannici tramite il centro di collocamento Jobcentre Plus," ha detto la Smith. Secondo il ministero la nuova misura bloccherà l’ingresso di almeno 12mila immigrati già quest’anno.

La Smith ha anche annunciato l’avvio di un’inchiesta sull’impatto sociale dell’arrivo in Gran Bretagna delle famiglie dei lavoratori stranieri. "Devono dimostrare il contributo che intendono dare all’economia britannica," ha detto il ministro.

La questione dei lavoratori stranieri è diventato un tema caldo in seguito alle polemiche sulla raffineria di Lindsey, controllata dalla Total. Gli operai britannici avevano protestato per una settimana contro l’utilizzo di lavoratori italiani e portoghesi da parte della ditta siciliana che aveva vinto l’appalto. La disputa si era conclusa poi con una vittoria del sindacato britannico e la garanzia di un impiego per gli operai del posto.


Il Sole24Ore 23 febbraio 2009

fantasma76
26-06-2010, 17:41
La teconologia del trattore ha permesso di aumentare produttività e quindi operai.
Magari non falciatori,ma raccoglitori,irrigatori ecc ecc.

Un posto di lavoro ''fisico'',non può fare altro che togliere lo stesso lavoro ad un altro.
Sai chi erano i luddisti?
Ti scannerizzo il mio testo di storia sostituisco alla parola macchina extracomunitari e globalizzazione ed ecco:


Mantoux ha cercato di giustificarla: «Quante volte il loro atteggiamento è stato condannato in nome del progresso e dell'economia politica! Quante volte ha fatto gridare all'ignoranza ed alle barbarie! Tuttavia si tratta di una reazione più che naturale. Non possedendo che la propria forza lavoro e la propria abilità professionale , tutto ciò che tende a sminuire il valore dell'una o dell'altra priva l'operaio di una parte della sua proprietà. Il grande vantaggio degli extracomunitari e la sua ragion d'essere consiste nell'economia di manodopera che essa consente. Ma l'operaio considera a buon diritto che questa economia viene realizzata a sue spese. La classica risposta a questa obiezione popolare è che, abbassando i prezzi, la globalizzazione stimola il consumo, l'aumento delle ordinazioni accelera lo sviluppo dell'industria e, alla fine, per la manodopera nostrana, ben lontana dall'essere eliminata, ci saranno sempre più posti. Ma questo ragionamento, che una lunga esperienza ha rivelato fondato, non fu compreso dagli operai che per la prima volta si trovarono di fronte la competizione globale [...] Le violenze commesse danneggiarono in generale, più il loro fisico che le loro idee. Gli extracomunitari rispondevano a un'esigenza economica reale ed urgente e offrivano ineguagliabili possibilità di profitto ed anche di fortuna a chi disponeva del capitale necessario per avviare un'impresa. Gli operai si trovarono di fronte alla classe degli industriale che aveva interesse a consolidare la globalizzazione. La loro reazione istintiva fu la medesima: marciare contro la globalizzazione e ammazzare gli extracomunitari.» (Mantoux, cit.)

L'episodio che diede il via ad una resistenza su vasta scala fu la distruzione di una segheria di immigrati a Limehouse. Nel 1769 fu emanata una legge per reprimere in modo esemplare i disordini, ma ciò non impedì la loro ripetizione con crescente frequenza. Nel 1799 nel Lancashire scoppiò una rivolta di notevoli proporzioni e vi furono scontri a fuoco tra operai e gruppi di minatori da un lato e truppe di stanza a Liverpool dall'altro. I rivoltosi erano in numero di circa ottocento. Secondo alcune testimonianze, i soldati aprirono il fuoco su una folla disarmata. Fu solo il secondo giorno che anche operai e minatori cominciarono a sparare.
Alcuni rimasero senza vita sul campo. Moltissimi se la diedero a gambe. Alcuni furono catturati, processati con rito direttissimo e impiccati. Alla fine vennero calcolate circa 10.000 sterline di danni, una cifra molto alta per l'epoca. Dopo le sommosse vi fu qualcuno che prese l'iniziativa di presentare una petizione al Parlamento per ottenere la proibizione dei lavoratori extracomunitari. Ovviamente ci fu un dibattito e le conclusioni non furono unanimi. Ma alla fine prevalse il fronte dei sostenitori della globalizzazione. E come spesso accade nella storia, ci fu anche un repentino rovesciamento di posizione. Gli operai del cotone furono tra i primi a riconoscere la laboriosità degli extracomunitari, ed ad accorgersi che l'aumento di produttività comportava un'espansione del mercato e portava nuovi posti di lavoro.
Nel settore della lana, al contrario, le resistenze continuarono ed ancora nel 1802 ci furono disordini nello Yorkshire, in particolare nelle contee di Witts e Somerset, per protestare contro l'introduzione di operai extracomunitari nelle garzatrici..
La vicenda proseguì con fasi alterne di scoppi e di relativa calma fino all'esplosione della rivolta dei luddisti nel 1811 e nel 1812.
Le considerazioni che andrebbero fatte sono di vario tipo. Dopo il 1789, cioè dopo la rivoluzione francese, l'Inghilterra conobbe un impegno bellico senza precedenti e vi fu una lunga fase di blocco continentale delle merci. Si ebbero momenti di flessione e caduta della produzione, di aumento dei prezzi dei generi alimentari, mentre i salari reali scendevano, o comunque non salivano insieme ai prezzi. La parola giusta è crisi, una crisi di andamento ciclico, con alti e bassi, difficile da interpretare anno per anno. Ma a questa crisi di natura generale si sommavano fattori e complicazioni di natura particolare quale l'odio per gli extracomunitari e la loro sudditanza, mentre i lavoratori nostrani erano abituati diversamente, la questione salariale, la difesa della professionalità e dell'abilità dei lavoratori, messa seriamente in questione dalla globalizzazione.
Il lavoratore abituato a ritenersi padrone del mestiere e quindi indispensabile, di fronte alla concorrenza si trova improvvisamente, se non inutile, sostituibile da chiunque, persino da un bambino. Il suo valore specifico è svalutato, crolla. Come può pretendere di essere ancora pagato alla vecchia maniera, 16- 20 scellini alla settimana, se il suo lavoro può essere ora svolto da una donna per cinque scellini alla settimana, o da un bambino per 2 0 3 scellini, od anche solo in cambio di vitto ed alloggio?
Non sono in gioco solo i livelli di occupazione: la posta è molto più alta, evidentemente. Contrariamente a quanto pensano i reazionari più superficiali, un uomo non diventa mai, o quasi mai, un bandito ed un ribelle a cuor leggero. Se decide di protestare, se decide di scioperare, se infine decide di armarsi e combattere, è perché non può fare altrimenti, è con l'acqua alla gola.
Non si tratta qui di giustificare, ma di capire, ad esempio perché i manufacturers del settore laniero, compresi molti imprenditori, opposero una così ampia resistenza. Non tutti i padroni avevano la capacità finanziaria che li rendeva competitivi senza cadere in mano all'usura. Se abbassavano costi i concorrenti, sarebbero presto falliti.
Un altro punto da considerare sulla questione salari è quello dell'eccesso di offerta di lavoro. Essa si articolava grosso modo in tre branche: braccia provenienti dall'agricoltura o forze di immigrazione, specie dall'Irlanda; ritorno a casa dei militari impegnati nelle campagne di guerra ed alla ricerca di una sistemazione; ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro e ricorso sistematico al lavoro minorile.
Come racconta Phyllis Deane: «Il numero di tessitori, dapprima insufficiente, era cresciuto oltre misura, e tra i nuovi arrivati c'erano molti contadini abituati a vivere con salari inferiori e disposti a sottomettersi senza proteste alle condizioni dettate dai fabbricanti. » (Deane, cit)

Il dibattito sui salari
Se esista o meno un metodo universale e scientifico in grado di stabilire cos'è un salario giusto, non saprei. Nemmeno Marx, pure accusato di essenzialismo metodologico, riuscì a venirne a capo. Ma poiché il suo problema non era quello del giusto, ma quello del salario, l'impressione è che non si sia impegnato a fondo nel cercare di delineare la questione.
Adam Smith, sulla scorta di quanto aveva già affermato Cantillon, era andato molto vicino alla definizione del problema quando aveva scritto nella Ricchezza delle nazioni: «Un uomo deve sempre vivere del suo lavoro, e il suo salario deve essere almeno sufficiente a mantenerlo; direi che nella maggior parte dei casi deve essere qualcosa di più, altrimenti non potrebbe allevare una famiglia e la razza di questi operai non potrebbe continuare oltre la prima generazione.»
La misura minima del salario non veniva ricavata quindi dal lavoro, ma dalla categoria del reddito indispensabile al mantenimento di sé ed alla riproduzione della specie. Solo in un secondo tempo, come affermava Smith, subentrano altre considerazioni inerenti le caratteristiche del lavoro stesso.
Secondo Smith, comunque, esisteva anche una tendenza generale all'equilibrio che era meglio rispettare: se cresceva il reddito complessivo, dovevano crescere anche i salari.

A determinare la misura di un salario concorrono diverse concause: in primo luogo, proprio come dice Smith, il salario dovrebbe conferire a chi lo riceve la possibilità di sopravvivere in modo più o meno dignitoso. Il che significa, ancora come dice Smith, che un individuo non impiegato stabilmente in un solo settore, e per tutti i giorni della settimana, dovrebbe comunque cumulare salari diversi pari ad un salario medio. Altrimenti è giustificato che in alcuni settori, e Smith cita il lavoro del camallo nel porto, la paga oraria sia molto più alta che altrove. Del resto, nella fatica di un lavoro di facchinaggio si concentra un dispendio energetico pari a quello di molte ore seduto a cucire camice.
In secondo luogo, il salario non dovrebbe aumentare eccessivamente i costi di produzione del proprietario dell'impresa. In terza battuta, dovrebbe incentivare chi lavora a distinguersi per impegno e serietà. Van bene salari uguali, ma chi ottiene risultati migliori, dovrebbe essere incentivato. Ma si tratta di parametri teorici, esistenti sulla carta. Nella realtà, tale tipo di incidenze non è mai puro, ma deve spesso sottomettersi ad altre condizioni imposte dalla dinamica economica complessiva, nonché dalla specifica situazione di un'azienda e dal potere contrattuale che i lavoratori stessi hanno saputo conquistarsi.
All'inizio della rivoluzione industriale tale potere è minimo, pressoché inesistente. Non esistono sindacati, non esiste ancora la classica Union inglese. Esistono solo società di mutuo soccorso di durata precaria e limitate ad assicurare assistenza nei periodi di malattia, nonché a garantire un fondo comune di solidarietà in caso di scioperi o serrate, ed eventuali periodi di disoccupazione. Molte di queste società sono segrete, o semiclandestine.
Al contrario, i padroni hanno le loro organizzazioni, concorrono ad eleggere parlamentari, cominciano ad avere intellettuali che fiancheggiano e sostengono le loro istanze. In tale situazione gli operai non possono fa altro che lanciare appelli generali e rivolgersi ad avvocati perché questi erano i soli in grado di metterli per iscritto.

Se è vero che un salario è sempre troppo basso per chi lo riceve ed è sempre troppo alto per chi lo deve pagare, una volta ammesso che esso non può scendere sotto il livello minimo di sussistenza, sarebbe fondamentale stabilire se, a volte, ed anche per lo più, conviene pagare salari alti oppure bassi. Non è questione di sensibilità e atteggiamento umanitario: è ancora un problema di strategia e di tattica per il governo dell'ordine sociale. E' in questa chiave che gli economisti classici inglesi cominciarono ad affrontare il problema. Non muovendo da che si può fare concretamente, caso per caso, ma ruotando intorno al problema in modo astratto e teoretico. Ma poiché, com'è noto, tra gli inglesi è sempre prevalso un atteggiamento empirico, la questione veniva affrontata partendo dall'esperienza.
Essi constatarono, in primo luogo, che i salari inglesi erano mediatamente più bassi che in America e mediamente più alti che in Francia. Arthur Young calcolò che un salario francese era circa il 76% di un salario inglese. E, sebbene egli fosse stato in precedenza un fervente sostenitore della necessità di tenere bassi i salari per favorire le esportazioni, dopo un viaggio in Francia, si convinse del contrario. I vantaggi dei salario basso erano più apparenti che reali, e scrisse: «... nella generalità dei casi il lavoro è più a buon mercato in termini reali proprio dove esso è nominalmente il più caro, è certo che la qualità del lavoro, l'abilità e la destrezza con le quali l'operaio svolge le sue mansioni dipendono moltissimo, in media, dallo stato di agiatezza nel quale vive. Se è ben nutrito e vestito, ed il suo corpo è tenuto in stato di vigore e di attività, eseguirà il suo lavoro incomparabilmente meglio di un uomo la cui povertà gli permette solo di nutrirsi scarsamente.»
E dopo poche righe, Young constata che le merci inglesi sono incomparabilmente superiori a quelle francesi, ed è per questo che vendono di più.
Adam Smith, dal canto suo, aveva fatto considerazioni certamente più profonde.
Nel paragrafo intitolato Diseguaglianze che dipendono dalla natura degli impieghi stessi (Libro I, X Dei salari e dei profitti) scrive:«Le cinque principali circostanze che, per quanto io sono stato in grado di notare, compensano i modesti guadagni pecuniari in alcuni impieghi e sono compensate da ingenti guadagni in altri, sono: innanzi tutto la gradevolezza o sgradevolezza degli impieghi stessi; secondariamente, la facilità o la difficoltà di imparare il mestiere e l'alto o basso costo dell'apprendimento; in terzo luogo, la stabilità o l'instabilità degli impieghi, in quarto luogo il grado di fiducia piccolo o grande che bisogna avere in chi li esercita; e, infine, la probabilità o l'improbabilità di riuscirvi.
Innanzi tutto, i salari del lavoro variano a seconda che l'occupazione sia lieve o faticosa, pulita o sporca, onorevole o disonorevole. Perciò, quasi ovunque, in capo ad un anno, un lavorante sarto guadagna meno di un lavorante tessitore. il suo lavoro è più lieve. Un lavorante tessitore guadagna meno di un lavorante fabbro: il suo lavoro non sempre è più lieve, ma è molto più pulito. Un sarto, benché si tratti di un artigiano, raramente guadagna in dodici ore quanto un minatore, che è solo un manovale, guadagna in otto ore nelle miniere di carbone.» (Smith, cit)
Tra i lavori che dovrebbero essere meglio pagati, ed in realtà lo sono, annota Smith, dovrebbero figurare quello del macellaio e quello del boia: sono i più ripugnanti e sgradevoli, ma hanno una rilevanza sociale ineguagliabile.
Ma al di là di questo dibattito puramente teorico, che comunque dimostra come i "filosofi" non sempre si occupino solo della luna, ma anche delle circostanze sociali ed economiche, ed è questo che li rende sopportabili e persino utili, è evidente che l'armamentario etico-sociologico di questi stessi filosofi, tra i quali Adam Smith e David Hume sono certamente i più rappresentativi dell'epoca e della cultura britannica, vacilla di fronte alla realtà: dove stava la simpatia naturale, la socievolezza humeana tra gli esseri umani, che a loro avviso era l'unica soluzione naturale al problema sociale? E dove stava, sopratutto, la mano invisibile individuata da Smith, quella magica manina che trasforma l'agire egoistico di ognuno in un vantaggio per tutti?
Poi non so se hai visto i video, ma si parla di sostituire 5milioni di lavoratori con delle macchine, il Giappone ha un problema di spopolamento, e assumerà robot che portano treni e auto, pass elettronici invece dei controllori, sistemi di videosorveglianza invece dei poliziotti, badanti infermieri e medici robot, impalcature meccaniche che sostituiscono i molti operai che montano ancora impalcature di bambù per i grattacieli, macchine agricole satellitari comandate da facebook, e non è fantascienza, molte macchine sono già in funzione, e molte dei prototipi attualmente troppo costosi e non competitivi, con un umano, appena l'umano divetterà più costoso del prototipo sarà sostituito.
La vecchia ditta in cui lavoravo dimezzò il personale sostituendolo con scanalatrici, fissatori di tubazioni elettriche, un dispositivo passa fili 50 m in 3 secondi.
Pensa che per fare le tracce eravamo 6 persone con mozzala e scarpelli a rompere pareti per 2 3 giorni, la scanalatrice ne fa 100 metri al giorno, per passare i cavi prima infilavi la sonda poi uno tirava e l'altro guidava il filo, oggi metti la passa cavi vicino alla parete, spari e quella ti passa la guida leghi i cavi, e col telecomando quella te li tira dall'altra stanza, tu devi solo guidarli.

Ora pensa almeno gli extracomunitari, producono PIL, pagano le tasse, versano i contributi, e consumano, quando diventerà conveniente sostituirli con macchine, chi farà tutto questo?
E quando gli imprenditori avranno la loro badante robotica, se noi staremo ancora continueremo ad ammazzarci fra poveri, come faremo se non troviamo un metodo per una sopravvivenza mondiale, visto che loro saranno i proprietari di tutte le risorse e le terre?

taccaromiceto
26-06-2010, 19:00
In Gran Bretagna regole più severe sui lavoratori extracomunitari

di Nicol Degli Innocenti

Il Governo britannico insiste sul tema dei "British jobs for British workers": i lavoratori britannici devono essere privilegiati nell’assegnazione di posti di lavoro. Cambia quindi la politica sull’immigrazione per "riflettere le condizioni economiche attuali," ha spiegato il ministro dell’Interno Jacqui Smith. Il giro di vite riguarda i lavoratori provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea, che l’anno scorso erano 3,8 milioni in Gran Bretagna. Le nuove regole prevedono che a partire da aprile i cittadini non-Ue che vogliono venire a lavorare in Gran Bretagna dovranno avere non solo la laurea ma anche un Master o equivalente qualifica post-laurea e dovranno dimostrare di avere uno stipendio superiore alle 20mila sterline annue. Nessun posto di lavoro inoltre dovrà essere concesso a uno straniero se è possibile trovare un cittadino britannico con le qualifiche richieste. "Data la situazione economica, non deve essere possibile che qualcuno arrivi nel nostro Paese e ottenga un impiego qualificato a meno che quel posto di lavoro sia stato prima offerto a lavoratori britannici tramite il centro di collocamento Jobcentre Plus," ha detto la Smith. Secondo il ministero la nuova misura bloccherà l’ingresso di almeno 12mila immigrati già quest’anno.

La Smith ha anche annunciato l’avvio di un’inchiesta sull’impatto sociale dell’arrivo in Gran Bretagna delle famiglie dei lavoratori stranieri. "Devono dimostrare il contributo che intendono dare all’economia britannica," ha detto il ministro.

La questione dei lavoratori stranieri è diventato un tema caldo in seguito alle polemiche sulla raffineria di Lindsey, controllata dalla Total. Gli operai britannici avevano protestato per una settimana contro l’utilizzo di lavoratori italiani e portoghesi da parte della ditta siciliana che aveva vinto l’appalto. La disputa si era conclusa poi con una vittoria del sindacato britannico e la garanzia di un impiego per gli operai del posto.


Il Sole24Ore 23 febbraio 2009

Perchè il sindacato e la sinistra italiana si comportano al contrario?

Manca il tuo commento Rod.

Daruma
29-06-2010, 09:53
Giappone: robot al posto degli immigrati (http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_aprile_06/vanguard_giappone_figli_robot_current_51f8c84c-22bc-11de-9ce1-00144f02aabc.shtml)
E poi onestamente piuttosto di fare la fine del Giappone preferisco gli immigrati

...o gli Stati Uniti: al "grande" capitale delle corporations non glie ne frega niente se i "lavoratori" siano macchine e/o umani: ridurre entrambi a "robot", e possibilmente "bambini" da crescere e/o da costruire, possibilmente con una mentalità infantile, come quella tipica degli elettori di Berluskoney (parole sue! :)))...


Usa, arriva Zeno, il robot-bambino


http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/robot-bambino/ap111811791309170349_big.jpg


(fonte) (http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/robot-bambino/ap111811791309170349_big.jpg&imgrefurl=http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/robot-bambino/1.html&usg=__dE32VyU76UpDNXQJTUoYI8JXVrA=&h=481&w=700&sz=46&hl=en&start=1&um=1&itbs=1&tbnid=BwRPm1zbYRh0XM:&tbnh=96&tbnw=140&prev=/images%3Fq%3DUsa,%2Barriva%2BZeno%2Bil%2Brobot-bambino%26um%3D1%26hl%3Den%26sa%3DG%26tbs%3Disch:1)


<EMBED height=330 type=application/x-shockwave-flash width=400 src=http://www.la7.it/swf/flvplayer.swf FlashVars="contentURL=/news/2007/09/robot.flv&imgPath=/img/video/320X240/3673.jpg" allowFullScreen="true"></EMBED>


:yikes:


La COSCIENZA... ETERO-DIRETTA ...di ZENO !


:))

fantasma76
29-06-2010, 11:27
...o gli Stati Uniti: al "grande" capitale delle corporations non glie ne frega niente se i "lavoratori" siano macchine e/o umani: ridurre entrambi a "robot"
e mentre noi continuiamo ancora la guerra fra poveri, ci chiudiamo nelle città, non ci accorgiamo che già stanno per sostituirci.
E oggi almeno gli extracomunitari fanno girare l'economia, ma quando domani non li faremo venire più, e in 4 gatti visto che stiamo scomparendo, riusciremo a opporci ai capitalisti e ai loro robot, o saremo extracomunitari a casa nostra?

Daruma
29-06-2010, 14:49
....visto che stiamo scomparendo, riusciremo a opporci ai capitalisti e ai loro robot, o saremo extracomunitari a casa nostra?


http://www.enoughroomforspace.org/app/webroot/uploads/straniero1gra(1).jpg

:p

taccaromiceto
29-06-2010, 18:24
Perchè il sindacato e la sinistra italiana si comportano al contrario?

Manca il tuo commento Rod.

Ti riinvito a discutere di questa legge

Roderigo
02-07-2010, 17:29
Naturalmente, quella legge non mi piace. Somiglia molto al principio leghista "Prima noi poi gli altri". Per me, a parità di condizioni, deve avere la precedenza chi ha più bisogno, a prescindere da qualsiasi appartenenza.

taccaromiceto
02-07-2010, 20:54
Tutto bello ma......
Chi stabilisce colui che ha più bisogno?
In Italia lavora il più ricattabile,questo perchè i colloqui e le assunzioni le fanno gli imprenditori e non la finanza tramite la dichiarazione dei redditi,ne risulta che lavorerà il più ricattabile,che non sempre vuol dire bisognoso.
Tirando in basso la lancetta dei diritti dei lavoratori
Invece quella legge è un'importantissima protezione dei diritti dei lavoratori.
Per questo i sindacati inglesi l'hanno fortemente voluta.
Rende gli inglesi egli stranieri meno ricattabili.
Li i camionisti,ma anche i stagionali del turismo,continueranno a prendere 4 volte lo stipendio di un rumeno,PER SEMPRE finchè ci sarà quella legge.
Quando si lasceranno andare all'ideologia,succederà quello che è successo da noi:

Parrucchieri che si offrono per la metà
Camionisti che si offrono per un quarto
Camerieri che si offrono per un terzo

Inoltre ti rammento che tale disputa viene guidata dal loro ufficio di collocamento,a garanzia che tutti i richiedenti abbiano reale bisogno e voglia d lavorare.
Non c'è concorrenza in quei ruoli che REALMENTE gli inglesi rifiutano (contadini,colf ec),ed è finalemnte dimostrabile,non da studi di settore,ma di vissuto reale.