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Visualizza Versione Completa : L'immigrato non fa più paura



Roderigo
14-06-2010, 23:50
Si normalizza il rapporto con gli stranieri

Contrordine ora l'immigrato non fa più paura

Gli italiani che hanno lavori precari considerano gli extracomunitari come concorrenti.
Ma crescono fiducia e amicizie


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L´immigrazione sta diventando un fatto normale. Le relazioni tra noi e gli altri si stanno intensificando. Cala la diffidenza. Quel carattere di emergenza sociale, legato al problema criminalità, pare attenuarsi. La stessa crisi economica, che spinge i soggetti più deboli - immigrati e italiani a rischio occupazione - a competere sullo stesso mercato del lavoro, non alimenta il nesso immigrazione-insicurezza. Gli stranieri, semmai, vengono visti più come diretti competitor, che come una minaccia per l´ordine pubblico. Si tratta di uno dei risultati che emergono dall´ultima indagine dell´Osservatorio Demos-Coop sul Capitale sociale.



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Oggi, quasi la metà degli italiani (48%) ha amici tra gli immigrati. Uno su tre come colleghi di lavoro. E così via: vicini di casa, compagni di scuola dei figli, badanti, colf. Quanti hanno contatti frequenti con gli immigrati erano il 28% tre anni fa. Oggi sono il 35%. Dunque, le occasioni per conoscersi, e stemperare la sfiducia, sono cresciute. Il trend delle opinioni sugli immigrati delinea un quadro orientato alla progressiva confidenza. Vengono valorizzati come risorsa per il sistema produttivo italiano (51%; +10 punti rispetto al 2007). Parallelamente si riduce l´idea dell´immigrato come minaccia per l´occupazione (26%; -8,7) o pericoloso per la sicurezza (31%; -12,2). Ancora meno vengono percepiti come rischio per la cultura nazionale (20%; -14). Solo una minoranza (13%) vede con favore classi scolastiche separate (peraltro in calo: -6 punti in 3 anni).



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La strada, dunque, sembra essere quella della progressiva "normalizzazione" della questione immigrati. Ma cosa succede tra gli italiani più deboli, che vivono situazioni di rischio sul piano del lavoro? E magari competono con chi è venuto da molto lontano per quello stesso lavoro? Qui le opinioni in parte cambiano. Nelle famiglie in cui la crisi ha colpito maggiormente - perdita lavoro, mobilità, cassa integrazione - l´idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l´occupazione è più elevata rispetto a chi invece non ha vissuto questi problemi (37% contro 23%). Il che lascia intendere come la crisi produca alimenti tensioni nei settori più deboli della società. Ma anche chi si trova a confrontarsi con gli immigrati su questi problemi li vede, anzitutto, come concorrenti, sul piano del lavoro, più che soggetti che minacciano l´ordine e la sicurezza.



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Repubblica 14 giugno 2010
www.demos.it (http://www.demos.it/a00466.php)

gladiatore78rm
15-06-2010, 07:22
credo che l'errore di questi sondaggi sia quello di voler generalizzare un dato che è enormemente sfaccettato.
quando si parla di immigrati, in senso generico, si mette dentro al calderone il pizzettaro egiziano, il lavavetri indiano e l'ingegnere elettronico coreano, come se fossero lo stesso fenomeno.
il presupposto, ideologicamente sbagliato, è quello che l'essere a favore o contro la presenza di immigrati sia un dato emotivo o ideologico, spesso scambiato per razzismo, per cui se chiedi limiti e regole all'immigrazione è perchè odi la gente di colore (per esempio) e dunque se hai amici di colore e non hai problemi con loro non puoi che essere a favore, senza se e senza ma, a una presenza illimitata di qualsiasi straniero.
ovviamente non è così. in questo senso io credo che sarebbe giusto, come hanno proposto alcuni nella destra, di vincolare la cittadinanza a una serie di elementi, come la conoscienza della lingua, delle leggi etc.
in sostanza ci possono essere due tipologie di immigrati, che pongono gli "autoctoni" in condizioni radicalmente diverse.
i primi sono quelli che vengono qui perchè apprezzano la nostra cultura e il nostro stile di vita, e questo tipo di immigrati tenderà a integrarsi velocemente e a non creare alcun tipo di attrito. saranno insomma, a brevissimo, degli italiani qualunque sia il loro paese di origine e la loro etnia.
ci sono poi altri che invece vengono qui per ragioni esclusivamente economiche ma che considerano come riferimento la loro cultura originaria. questi tenderanno a non integrarsi, a stare tra di loro, a allevare i propri figli coerentemente con la cultura originaria. in questi casi io credo non si dovrebbe concedere la cittadinanza. se vengono per questioni lavorative, e la cosa conviene a entrambe le parti, è giusto che rimangano fino a quando sussiste questo rapporto e non creano problemi.