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Visualizza Versione Completa : No al bavaglio sull’informazione e sulle intercettazioni



Edric
22-05-2010, 16:16
No al bavaglio sull’informazione e sulle intercettazioni (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=1464)

“Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l’ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini”.
Lanny Brauer, sottosegretario al Dipartimento di giustizia americano
(http://www.corriere.it/politica/10_maggio_21/inttercettazioni-sottosegretario-usa_5badd358-64d0-11df-ab62-00144f02aabe.shtml)
“Quello che sta avvenendo da voi, in Cile sta destando parecchia attenzione. Noi siamo una democrazia giovane, sappiamo quanto sia facile perdere la libertà ed i diritti acquisiti, e quando accade di solito è troppo tardi per riconquistarli…”
Juan Antonio Munoz, giornalista cileno de “El Mercurio” (http://unita.it/news/italia/98968/le_firme_della_stampa_estera_la_libert_non_si_imbavaglia)
APPELLO AI SENATORI DELLA REPUBBLICA
“La libertà è partecipazione informata”
Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà
Fiorello Cortiana
Juan Carlos De Martin
Arturo Di Corinto
Carlo Formenti
Guido Scorza
Alessandro Gilioli
Enzo Di Frenna

Facciamo sentire la nostra voce.
Interveniamo direttamente aderendo all’appello e scrivendo ai senatori membri della Commissione Giustizia.


FIRMA LA PETIZIONE SUL SITO NOBAVAGLIO.IT (http://nobavaglio.adds.it/)

TUTTE LE INIZIATIVE IN CORSO (http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/legge-intercettazioni/index.html)


Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=1464)

Pegaso
22-05-2010, 18:58
è gravissimo, se sai di un logo da inserire nel proprio blog o qualcosa del genere, fammelo sapere: una mobilitazione informativa è necessaria per fermare questa deriva

Edric
22-05-2010, 19:24
Io ho usato questo:


http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/gallery/banner/bavaglio.jpg

L'ho linkata a: http://nobavaglio.adds.it/index.php
L'indirizzo al quale si può firmare la petizione.

Tra l'altro sono curioso di capire che cosa è scritto all'articolo 28, che dovrebbe riguardare anche i blog, ed il web in generale.

Edric
23-05-2010, 23:44
«Se non siete d'accordo, fatevi sentire»

PRIMA DI REPORT

«Se non siete d'accordo con questo provvedimento, fatevi sentire nelle sedi competenti perchè presto sarà legge». Si è concluso così un breve appello lanciato da Milena Gabanelli, prima della sigla di apertura della puntata di stasera di Report su Rai 3, in cui la conduttrice ha spiegato le possibili conseguenze del disegno di legge sulle intercettazioni in corso di approvazione da parte del Parlamento: «Se la legge fosse già in vigore, per esempio non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti». La giornalista ha poi ricordato che il provvedimento prevede che gli autori delle registrazioni e delle riprese effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischieranno fino a 4 anni di carcere, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti. «Distinzione sottile ma di sostanza perchè una buona parte dei giornalisti che lavorano nei programmi di inchiesta sono iscritti all'albo dei pubblicisti: non potranno più entrare dentro gli ospedali e documentare come certi medici trattano i pazienti oppure dentro i cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro». «Siccome un'informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi - ha concluso Milena Gabanelli -, valutate, se non siete d'accordo fatevi sentire nelle sedi competenti».

Fonte: Corsera (http://www.corriere.it/politica/10_maggio_23/gabanelli-appello-intercettazioni_f9b7f53c-66a2-11df-b272-00144f02aabe.shtml)

Edric
24-05-2010, 01:48
“Son soddisfazioni, arrivare indenni a quell’età e godersi il copyright. Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate qui a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C’erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C’era l’attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.
Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. “Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me” [...]

Il protagonista di questa intervista (http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/gelli/gelli/gelli.html) del 28 settembre 2003 concessa a Concitta De Gregorio per Repubblica (http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/gelli/gelli/gelli.html) è Licio Gelli, Venerabile Maestro della Loggia Massonica Propaganda 2, meglio conosciuta come Loggia P2.
Il 30 settembre dello stesso anno, anche Tina Anselmi, ex-staffetta partigiana, ex-presidente della Commissione parlamentare della Commissione di Inchiesta che lavoro dal 1981 al 1985 per smascherare i piani eversivi ed antidemocratici di Licio Gelli, rilascio a Repubblica le sue dichiarazioni: “Gelli ha una scatola nera per ciascuno di quelli con cui e’ entrato in relazione. Ha sempre lavorato cosi’: sul ricatto. Anche adesso: dice, non dice, manda a dire. Sono messaggi obliqui che arrivano a chi devono arrivare. In un punto sono d’accordo con lui: nessuno degli affiliati alla P2 si e’ pentito. Sono ancora tutti li’, uno e’ diventato presidente del Consiglio.”
Continua poi la Anselmi: “Diceva il piano di Rinascita di Gelli: Dissolvere la Rai-tv in nome della liberta’ di antenna, impiantare tv via cavo a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese. Non e’ forse quello che e’ successo?. Inutile tanto lavoro d’indagine, tanti buoni risultati, ne emergeva una trama cosi’ chiara: eppure non gli e’ stato dato alcun seguito. Il parlamento aveva avuto mandato di togliere il segreto alla massoneria: rendere visibile un’attivita’ svolta nella segretezza. Non lo ha mai fatto: non ha mai scritto le leggi di applicazione del principio costituzionale che non ammette societa’ segrete.“
Se nel 2003 il Piano di Rinascita Democratica di Gelli era già in fase abbastanza avanzata, oggi si sta completando. D’altronde dichiarava l’Anselmi nel 2003: “Non penso affatto che il pericolo sia cessato. Gli esponenti della P2 sono, per stessa ammissione di Gelli, molti piu’ di quei mille nomi scarsi che furono trovati negli elenchi sequestrati ad Arezzo e a Castiglion Fibocchi. Molte di queste persone sono insediate in ruoli chiave dello Stato. Hanno fatto carriere brillanti e continuano a farne. Dopo vent’anni sono ancora tutti li!”
Nell’editoriale dell’Unità di oggi dal titolo La P2 e il ddl intercettazioni (http://www.unita.it/news/italia/99054/la_p_e_il_ddl_intercettazioni) Concitta De Gregorio riprende l’argomento facendo notare come l’attività legislativa del Governo sia conforme al Piano di Rinascita Democratica (http://guerrecontro.altervista.org/downloads/Loggia_P2_-_Programma_di_Rinascita_democratica.pdf) di Licio Gelli.
Tuttavia, andandoselo a rileggere - o a leggere per chi non lo ha mai letto – oltre che verificare la veridicità delle considerazioni della De Gregorio, non si può non notare anche questo passaggio, relativo al capitolo PROCEDIMENTI 4° punto (Governo Magistratura e Parlamento) :
[...]
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI – PSDI – PRI – Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
[...]

Sono solo io a notare delle analogie con la nascita del PDL e del PD e, più in generale, alla storia degli ultimi 20 anni del nostro paese?

Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=1502)


(http://guerrecontro.altervista.org/downloads/Loggia_P2_-_Programma_di_Rinascita_democratica.pdf)

edolo
24-05-2010, 07:26
io non ricordo ai tempi dei governi Prodi la continua necessita' di difendere la democrazia

Edric
24-05-2010, 13:48
io non ricordo ai tempi dei governi Prodi la continua necessita' di difendere la democrazia

Infatti, neppure io me lo ricordo. Tuttavia, se per caso ai voglia di rileggerti il Piano di Rinascita Demcratica, forse troverai come nel periodo della Seconda Repubblica molte cose siano andate secondo quanto era previsto. Come mai?
Come mai non si è voluto mai risolvere il conflitto di interessi? E' stato un'enorme errore strategico oppure c'è stato qualcosa di più?
Vi sono ambienti del centro-sinistra che subiscono influenze massoniche?
Fino a Berlinguer mi sentirei di escluderlo, ma poi?

edolo
01-06-2010, 21:51
considerazioni angoscianti che inducono a riflettere!

Daruma
04-06-2010, 17:01
Legge-bavaglio, Tabucchi: l’Europa dovrebbe farci un esame di democrazia

<!-- fine TITOLO -->
<!-- inizio TESTO -->di Silvia Truzzi, il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2010

Mentre va in scena il balletto delle mediazioni, del “rimetti quello, leva questo”, delle aggiustatine a una legge impossibile da sanare perché è un morbo senza cura, abbiamo raggiunto Antonio Tabucchi. Che avverte tutti gli altri Paesi: la malattia della democrazia italiana è contagiosa.

Professore, lei dice da tempo che sarebbe giusto rivolgersi all'Europa perché fermi certe violazioni della nostra Costituzione. Ora la Fnsi propone un ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo contro la legge bavaglio.
Credo che sia necessario chiamare in causa l'Europa: il Consiglio d'Europa e la Commissione europea. Un esempio per tutti: venerdì 21 maggio Repubblica riportava una notizia della stampa inglese in una rubrica intitolata La curiosità, “Solo re e sceicchi battono Silvio”. Da questa classifica Silvio Berlusconi risulta essere il quinto uomo più ricco del mondo. Dopo il re di Thailandia, il sultano del Brunei, lo sceicco degli Emirati arabi uniti e il re Abdulah dell'Arabia Saudita che Repubblica definisce “politici”. Noi però siamo in Europa. Se in un Paese europeo il presidente del Consiglio è il quinto uomo più ricco del mondo è ovvio che quel Paese non è una democrazia.

Perché?
Quell’uomo può comprarsi tutto il Paese, come infatti è accaduto in Italia. L'Europa deve finirla con questa favola che ci vuole cittadini di un paese democratico. È una favola a cui non crediamo più. Però tutti fanno finta che tutto vada bene. L'Europa non è un'unione democratica, se uno solo dei suoi Paesi membri non lo è.

Qualche segnale c'era stato. Ad esempio la nomina di Rocco Buttiglione a Commissario europeo, nel 2004, fu respinta per le sue posizioni sull’omosessualità.
Perché questo deve valere per un singolo e non per un paese intero? Perché l'Italia non viene sottoposta a un test sulle regole della democrazia? C’è un vizio nell’Europa attuale. L'Unione non funziona economicamente ma anche politicamente lascia grandi dubbi. Il presidente della Commissione, José Manuel Durão Barroso, è un politico che in passato ha fatto scelte molto radicali, schierandosi con Bush contro l’Onu. Assieme a lui, ad accogliere Bush alle Azzorre, c’era anche Berlusconi. Non è una malignità pensare che tra Barroso e Berlusconi ci sia un'assonanza di vedute. Non trovo convincente che il presidente della Commissione sia un uomo politico con un’ideologia così marcata. Dovrebbe essere un esperto, un saggio, un tecnico. La Commissione risulterebbe più credibile.

Parliamo della legge sulle intercettazioni. Che ne pensa?
Una legge simile esisteva nel Portogallo salazarista. Barroso dovrebbe saperlo. A meno che il suo obiettivo non sia introdurla di nuovo nel suo Paese, perché una legge che diventa vigente in uno Stato membro diventa poi plausibile per tutti gli altri. L’Europa intera dovrebbe essere allarmata, l’Italia è contagiosa, esattamente come lo fu l’Italia di Mussolini immediatamente copiata da Germania, Ungheria, Romania, Spagna e Portogallo. Dunque il problema non riguarda soltanto l'Italia. E non si risolve solo al Parlamento italiano. È dal Parlamento europeo che bisogna esigere che in Italia ci siano le stesse regole di tutti gli altri Stati membri. Berlusconi e il suo governo in quanto a leggi traggono ispirazione da Gheddafi e Putin. L’uso della polizia è quello del Cile di Pinochet: che i responsabili dei massacri del G8 condannati dalla Magistratura siano mantenuti al loro posto, la dice lunga su certe pulsioni violente che il governo italiano nasconde malamente. Si tratta, a ben vedere, di apologia di reato.

Molti altri guai oltre al bavaglio, quindi.
Una legge di censura come quella che vogliono far passare non esiste in nessun Paese occidentale. Rivolgersi alla Corte dei Diritti dell'Uomo è plausibile, ma prima dobbiamo pretendere dal Consiglio d'Europa che da noi siano rispettate le regole proprie di una democrazia. Altrimenti dobbiamo chiederci se l'Europa non sia solo un'unione di contabilità . Non c'è una Commissione giustizia? Non c’è una Commissione che si occupa del funzionamento della democrazia? L'Italia che deve chiedere giustizia al Tribunale di Strasburgo, come se si trattasse di un singolo processo sbagliato. Questo non è un contenzioso tra due cittadini, è un problema di un paese intero.

Però il ricorso può essere per il momento uno strumento per stoppare questa legge.
I politici dell'opposizione con i rappresentanti della stampa potrebbero fare un sit-in a Strasburgo, in tal modo si renderebbe evidente l'anomalia-Italia. Altrimenti, con tutti i problemi economici - la crisi, la Grecia e via dicendo - passerà inosservata questa legge infame e pericolosa. Del resto, da un punto di vista dello stravolgimento delle regole, l'Italia non interessa più a nessuno, Berlusconi ne ha fatte talmente tante che ormai li ha assuefatti all’illegalità.

Non è vero: a Putin e Gheddafi interessa.
Infatti anche questo problema dovrebbe essere posto. Perché Berlusconi si può tranquillamente recare in Kazakhstan, in visite private, quando questo paese, che è guidato da un dittatore, è stato messo all'indice dall'Europa come paese sospetto? Perché un Paese membro può intrattenere questo tipo di amicizie? E ancora: se un incrociatore che batte bandiera russa arriva in visita privata nelle nostre acque territoriali, si deve ispezionare oppure no? Cosa porta a bordo? Perché in Corsica un incrociatore di Putin non può attraccare senza un’ispezione dell’antiterrorismo francese che verifichi cosa c’è nella stiva? Avete mai visto il presidente del Consiglio di un altro paese europeo che abbia un bunker segreto?

Con la Russia siamo grandi amici. L'anno prossimo è l'anno della lingua italiana in Russia e della lingua russa in Italia: 12 mesi di scambi. Un protocollo firmato da Bondi nei giorni di Draquila a Cannes e dell'appello degli editori al salone del libro.
Solo in Italia un Bondi può essere ministro. Un protocollo in più o uno in meno per lui fa lo stesso. Berlusconi, ripeto, è il quinto uomo più ricco del mondo, non è unicamente un presidente del Consiglio e deve curare i suoi affari. I rapporti che intrattiene con personaggi sospetti per la comunità internazionale sono di ordine ideologico o economico? Certe cose l’Europa le sa. Perché fa finta di niente? È stupefacente come l'Italia possa derogare a direttive europee così tranquillamente.

Amnesty International si è espressa in modo molto duro sulle nostre politiche di respingimento degli immigrati.
Amnesty è una grande organizzazione internazionale. Ma non ha nessun potere politico. Di tutte queste questioni si deve occupare l'Europa.

(4 giugno 2010)

Roderigo
04-06-2010, 18:28
Legge bavaglio la posta in gioco

di ANDREA MANZELLA

Sarebbe facile cogliere ed eliminare il punto più debole del progetto di legge sulle intercettazioni, in poco onorevole transito tra Senato e Camera. È nella stramba idea di creare fra segreto istruttorio e pubblicità del processo una terza via: il pubblico-non-pubblicabile. Una marmellata: in cui giudici, imputati, parti civili, pubblici ministeri, cancellieri, poliziotti (insomma i soggetti delle indagini e del processo penale) vengono mescolati con giornalisti, direttori, editori (tutta gente che con il processo non ha nulla a che fare: salvo il diritto-dovere di informare).

Insomma, nella Costituzione e nel codice di procedura penale c'è una distinzione assai netta. C'è il tempo della segretezza: che copre le indagini preliminari e lo stesso avviso di garanzia. E c'è il tempo della trasparenza: esso arriva con la "discovery", cioè quando gli atti dell'indagine e, in particolare il testo delle intercettazioni, devono essere messi a disposizione dell'indagato per l'esercizio del suo diritto di difesa. E' pensabile che in questi due momenti, quando si devono mettere tutte le carte sul tavolo e tutte le parti del processo ne vengono a conoscenza (e ne possono avere copia), solo i media siano costretti ad un innaturale silenzio?
Certo c'è un problema: le intercettazioni indirette, cioè quelle che riguardano persone e fatti all'apparenza del tutto inutili ed estranei alle necessità dell'indagine, ma pur contenute negli atti che il pubblico ministero ha comunque l'obbligo di scoprire interamente per consentirne la valutazione da parte del giudice e, soprattutto, della difesa. Come tutelare l'inviolabilità costituzionale del segreto di queste comunicazioni casualmente intercettate?

Vi è una lacuna nelle leggi attuali. Ed è a questo punto che si inserisce la ragionevole proposta di una udienza, sempre in regime segreto, prima della pubblicazione degli atti. In essa il giudice del processo, sentita l'accusa e la difesa, dovrebbe ordinare lo "stralcio" e la distruzione di tutto quello che non c'entra con i fatti per cui si procede (con ovvie sanzioni penali per chiunque le divulghi). Un rimedio assai semplice e molto più sicuro della incredibile zona grigia del pubblico-non-pubblicabile e dello stesso improbabile obbligo-di-riassunto per i media.

Ma c'è una sconsiderata resistenza ad accettare questo percorso di garanzia, che è quello di rimettere alla responsabilità del giudice il rigido confine tra la fase del silenzio e quella della pubblicità. E si vuole a viva forza coinvolgere la responsabilità di giornalisti, direttori, editori, nella gelatina del pubblico-non-pubblicabile: la responsabilità di farsi censori di se stessi, amputandosi il diritto di cronaca giudiziaria.
Ma se così è, allora, come nelle valigie dei malfattori, il progetto ha un doppio fondo. Quello visibile è dato dalla privacy, dal diritto di non essere spiati, dal rispetto della "vita degli altri". Tutti beni costituzionali che devono essere tutelati (e, come si è visto, possono esserlo, procedendo nella logica del "giusto processo"). Ma qui servono come coperchio a quello che c'è nell'altro fondo. C'è una resa dei conti con i media: sconvolgendone le linee interne di responsabilità e di garanzia; negandogli il diritto di mettere in comunicazione quello che è pubblico nella sfera del processo con la sfera pubblica della cittadinanza. E c'è alla fine di una storia che comprende tutti gli altri buchi neri del progetto (e gli aggravamenti al Senato li hanno resi ancora più visibili e civicamente scandalosi) anche il tentativo di "devitalizzare" le intercettazioni come strumento di indagine giudiziaria.

Il messaggio complessivo che passa è che la lotta al crimine in Italia, terra di molte mafie e di molte corruzioni, sarà indebolita. Perché non potrà contare sull'appoggio di una opinione pubblica informata (e allarmata).
E questa è una questione non negoziabile. I ribassi di pene per non-reati, cioè per la libertà giornalistica di informare su atti non più segreti, non servono a cancellare il non senso strutturale dell'intero progetto.
L'ha capito benissimo quel signor Lanny Breuer, capo degli affari penali del Dipartimento americano della giustizia, venuto da noi a commemorare i giudici Falcone e Borsellino. Ha fatto peccato (diplomatico) a pensar male della legge-bavaglio: ma ci ha indovinato. Ha capito, cioè, che la questione non era di diritto interno italiano, ma di diritto costituzionale internazionale. Quello che ancora si basa sulle quattro libertà proclamate dal Presidente Roosevelt il 7 gennaio 1941, contro il "nuovo ordine della tirannia": libertà di espressione, libertà di religione, libertà dal bisogno, libertà dalla paura. E la Freedom of Speech, veniva prima delle altre. Perfino quando era stampata sul retro delle AM-lire, l'Allied Military Currency, la moneta di guerra messa in circolazione nei territori liberati. Quando il Duce era dall'altra parte.


Repubblica 30 maggio 2010 (http://www.repubblica.it/politica/2010/05/30/news/manzella_bavaglio-4436165/)

Annibale
04-06-2010, 19:01
Ha fatto bene a intervenire il ministro USA, la mafia italiana va a colonizzare altri paesi, se si creano ostacoli al suo perseguimento qui in Italia sono affari anche degli Stati Uniti e degli altri paesi, quindi nessuno può chiamarla ingerenza.

cantone nordovest
09-06-2010, 18:06
La legge bavaglio dell’informazione di imminente licenziamento alle Camere (giugno 2010) introduce una limitazione che , a mio avviso , va ben oltre il dettato della Carta costituzionale – aggirandone la sostanza.

Come tutti sappiamo , la Costituzione repubblicana sancisce la libertà di espressione del proprio pensiero : ebbene una legge che impedisse , ostacolasse , intralciasse o cmq imponesse impropri vincoli alla libera manifestazione del pensiero , sarebbe , ca va sans dire , incostituzionale … e anche PALESEMENTE incostituzionale

La berlusconiana legge bavaglio sulla informazione , invece , NON pone limiti alla libera manifestazione del pensiero (vi sentite tranquilli … ?)

Semplicemente essa agisce “a monte” : essa intende impedire la stessa formazione di un pensiero !

I nuovi vincoli non vertono sulla divulgazione del pensiero ma sulla divulgazione dei FATTI !

Ma senza la conoscenza dei FATTI non ci si può formare un pensiero .. e non ci sarà nessun pensiero da poter liberamente esprimemere e divulgare !

E una censura sui FATTI è ancora più insidiosa e meschina di quella che colpisce la manifestazione delle opinioni !

Ecco : lo vogliamo chiamare ancora quasi-regime o forse meglio ... cripto-regime ?

ugodin
09-06-2010, 19:45
INTERCETTAZIONI: BORRACCETTI, E' LEGGE IMBROGLIO E VERGOGNA
OSPITE DI CONVEGNO A BOLOGNA. CRITICO ANCHE PRESIDENTE FNSI
(ANSA) - BOLOGNA, 9 GIU - ''Un imbroglio e una vergogna'',
oltre che ''una brutta legge e una cattiva riforma che non
risponde nemmeno alla questione della privacy''. Ha usato toni
molto critici il procuratore capo di Venezia Vittorio
Borraccetti per descrivere il ddl sulle intercettazioni in esame
al Senato, durante un convegno sull'argomento organizzato a
Bologna da Magistratura democratica.
Altri ospiti dell'incontro, che si e' svolto nella facolta'
di giurisprudenza, il presidente di Md Claudio Castelli, il
segretario regionale dell'associazione Domenico Truppa, il
professor Vittorio Grevi, docente di procedura penale
all'Universita' di Pavia, il presidente della Fnsi Roberto
Natale. Borraccetti ha rimarcato piu' volte la ''pericolosita'
per i cittadini'' del disegno di legge, di cui ha criticato ad
esempio la prevista concentrazione del lavoro nel tribunale del
distretto (''Questo significa rendere macchinosa la procedura di
autorizzazione delle intercettazioni'') o il termine di durata
delle intercettazioni stesse (''Gia' difficili ora, diventeranno
ancora piu' dure rispetto a fenomeni criminali che richiedono
tempi sufficientemente lunghi''). E ha ricordato un'indagine
veneziana su un traffico di immigrati in cui ''abbiamo
intercettato per un anno ma abbiamo scoperto 70 persone. Questo
non si fara' piu'''. Ha inoltre chiarito che ''non e' vero che i
reati di mafia saranno esclusi dai limiti del ddl. Non e' cosi'
perche' spesso le indagini per mafia partono da reati comuni ad
esempio da estorsioni, usura, riciclaggio. Per il terrorismo
partono dalla contraffazione di un documento''. Contro il
disegno di legge si e' schierato anche Castelli che ha precisato
che ''il problema dei costi e' falso''. ''Oggi paghiamo tanto
per le intercettazioni perche' il sistema e' strutturato male
dal ministero della giustizia - ha detto - Ogni anno per il
noleggio delle apparecchiature nelle varie procure si spendono
circa 200-250 milioni, ma basterebbe fare un contratto nazionale
con piu' lotti per spendere la meta'''. E sui limiti al diritto
di cronaca, ha aggiunto: ''Quello che non e' secretato e'
pubblico perche' e' interesse di tutti, compresi magistratura e
dei difensori''.
Il presidente della Fnsi ha ricordato, infine, che il
sospetto di fondo che anima il ddl nei confronti dei giornalisti
e' se ci si possa fidare o meno della selezione fatta da loro
rispetto alla mole di conversazioni intercettate. ''Ma la nostra
attivita' e' sempre, per definizione, sintesi - ha spiegato
Natale - Se non ci si fida di questo, nessun tipo di attivita'
giornalistica e' lecita''. Percio', a suo avviso, in caso di
approvazione della legge, il vero rischio per l'informazione e'
che ci siano ''fatti tecnicamente pubblici ma di cui non si
potra' parlare. Insomma un'informazione allusiva e
potenzialmente ricattabile'', oltre che ''una distorsione del
sistema informativo perche' costringera' gli editori a
intromettersi nel funzionamento delle redazioni, viste le multe
previste''. (ANSA).

Y1C-CST
09-GIU-10 20:37 NNNN

ugodin
09-06-2010, 20:15
INTERCETTAZIONI: GOVERNO PONE FIDUCIA;IDV OCCUPA SENATO/ANSA
IN AULA SENZA VOTO COMMISSIONE; BERLUSCONI,DDL E' DA MIGLIORARE
(di Anna Laura Bussa)
(ANSA) - ROMA, 9 GIU - Sul ddl intercettazioni il governo
chiede il voto di fiducia: il 34esimo dall'inizio della
legislatura. L'opposizione protesta con tanto di cori e
occupazione finale da parte dell'Idv dell'Aula di Palazzo
Madama.
Si chiude cosi' l'ennesima giornata al cardiopalma sul
fronte delle intercettazioni cominciata verso le 9 con la seduta
della commissione Giustizia per esaminare gli ultimi 13
emendamenti (poi diventati 12) del relatore Roberto Centaro. In
commissione, in realta', si riesce a fare ben poco. I senatori
dell'opposizione intervengono piu' volte su ogni proposta di
modifica facendo spazientire i colleghi della maggioranza. Alla
fine il presidente della Commissione Filippo Berselli e'
costretto a concedere un po' di tempo per l'illustrazione dei
sub-emendamenti e fissando il voto alle 13.30. L'Aula e' pero'
convocata per le 15 e il termine appare subito insufficiente per
votare i 12 emendamenti e i circa 50 sub-emendamenti. Gianrico
Carofiglio (Pd) ai giornalisti dice subito che un voto
conclusivo in commissione non ci sarebbe stato. L'ipotesi viene
confermata da Berselli: ''Per colpa dell'ostruzionismo
dell'opposizione - avverte - il voto finale della commissione
non ci sara'''.
Ma a fare ostruzionismo non e' solo l'opposizione. Stanco di
sentire gli interventi fiume degli ''avversari'', il legale del
premier e senatore del Pdl Piero Longo prende la parola e, visto
che ormai non c'e' piu' niente da fare per arrivare a votare
almeno un emendamento, se la tiene per 20 minuti. Durante i
quali, spiega il collega di partito Franco Mugnai, ''disquisisce
argutamente del merito del provvedimento''. Il diretto
interessato sorride e non commenta. In Aula il clima si
arroventa subito. Berselli nella sua relazione da' tutta la
colpa al centrosinistra. Ma il senatore del Pd Giovanni Legnini
non ci sta e spiega che l'opposizione ha fatto interventi sul
contenuto delle singole proposte per migliorare il testo. La
maggioranza ride e protesta. Legnini solleva quindi alcune
questioni procedurali come il fatto che il presidente del Senato
Renato Schifani - che si e' detto ''rammaricato'' per il mancato
voto in commissione - non abbia indicato un termine per il
confronto.
Subito dopo arriva l'intervento del governo che, con il
ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, pone la
questione di fiducia. Una richiesta che si accompagna ad un
'giallo': quello su quale Cdm avesse autorizzato l'eventuale
apposizione della questione di fiducia. Giallo che si
arricchisce per un errore di Vito che prima indica quello del 29
maggio e poi precisa: no era il 25. Il Pd fa scoppiare il caso:
''e su quale testo?''. Ma una nota di Palazzo Chigi prova a
placare le polemiche: si era deciso genericamente di deliberare
il voto di fiducia. Ma fino all'ultimo si e' sperato che non
fosse necessario. Berlusconi intanto ribadisce di non essere
convinto del testo che piu' in la', assicura', ''dovra' essere
migliorato. ''Ma allora perche' - e' la replica della
Finocchiaro - se non gli piace, il governo ci chiede la
fiducia?''. I senatori dell'Idv annunciano l'intenzione di
promuovere un referendum. Mentre sempre la Finocchiaro afferma
che sarebbe meglio ricorrere prima in Cassazione.
I dipietristi alla fine occupano l'Aula. Passeranno li'
l'intera notte, assicura il capogruppo in commissione Giustizia
Luigi Li Gotti. Seduti ai propri banchi con la bandiera italiana
tra le mani.

BSA
09-GIU-10 21:03 NNNN

ugodin
10-06-2010, 11:34
INTERCETTAZIONI: DI PIETRO, INVITO CITTADINI A RESISTENZA
CON POPOLO VIOLA IN PIAZZA NAVONA
(ANSA) - ROMA, 10 GIU - ''Invito i cittadini a partecipare
alla resistenza perche' non c'e' niente di peggio che stare alla
finestra''. Cosi' Antonio Di Pietro ha riferito a un gruppo di
manifestanti appartenenti al Popolo viola radunatisi in piazza
Navona ''dell'espulsione dall'aula del Senato dei parlamentari
dell'Italia dei valori''.
''Abbiamo resistito finche' non e' arrivato l'ordine del
cosiddetto presidente del Senato che ha disposto l'espulsione
dei parlamentari dell'Idv dai banchi del governo e anche
dall'aula''. Di Pietro invitando i manifestanti a unirsi alla
protesta, ha aggiunto: ''riteniamo che quello che abbiamo fatto
noi possa essere ripetuto in tutta Italia''. L'Italia dei valori
annuncia ''resistenza'' anche alla Camera. ''speriamo che anche
la cosiddetta altra opposizione faccia altrettanto. (ANSA).

Y12/MRS
10-GIU-10 12:32 NNNN

ugodin
10-06-2010, 11:48
INTERCETTAZIONI: MARINO (PD), LEGGE FA PENSARE A DITTATURA

(ANSA) - ROMA, 10 GIU - Quella sulle intercettazioni
attualmente in votazione al Senato e' una legge ''che fa pensare
a una dittatura'. Lo ha affermato il senatore del Pd Ignazio
Marino a margine di una conferenza sulla legge 180 sulle
malattie psichiatriche oggi a Roma.
''Questo provvedimento ci fa pensare a una dittatura
piuttosto che a una democrazia - ha affermato Marino - e' stata
scritta dal presidente del Consiglio, e con la fiducia e' stato
impedito di modificarla a entrambi i rami del Parlamento''.
(ANSA).

Y91
10-GIU-10 12:43 NNNN

ugodin
10-06-2010, 12:05
=== INTERCETTAZIONI: PD NON PARTECIPERA' A VOTO FIDUCIA (AGI) =

Mal
101248 GIU 10

NNNN

ugodin
10-06-2010, 14:49
INTERCETTAZIONI: SIULP, OGGI SI CELEBRA MORTE POLIZIA
AL VIA RACCOLTA FIRME CONTRO PROVVEDIMENTO E MOBILITAZIONE
(ANSA) - ROMA, 10 GIU - Con il provvedimento sulle
intercettazioni approvato dal Senato ''si celebra la morte della
polizia''. E' quanto afferma il segretario del Siulp Felice
Romano sottolineando che il ddl, assieme alla manovra
finanziaria, ''cala una mannaia sull'operativita' delle forze di
polizia'' e annunciando la ''mobilitazione'' dei poliziotti
''contro lo scempio legislativo in atto''.
Con il voto di fiducia al Senato, dice Romano, ''si celebra
il funerale del piu' importante strumento di investigazione
nella lotta alla criminalita' organizzata e non. Lo stesso
strumento che ha consentito, grazie al lavoro di anni, di
assicurare alla giustizia i piu' pericolosi criminali del nostro
paese''. Con i provvedimenti varati, prosegue il Siulp, ''si
mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini, vanificando
l'azione delle forze di polizia, costrette ad eliminare volanti
e gazzelle che controllano il territorio nonche' a diminuire
l'impiego di personale nei servizi di ordine pubblico''.
Romano annuncia che il sindacato avviera' una raccolta di
firme sia contro il provvedimento sulle intercettazioni e sia
contro la manovra finanziaria. ''Bisogna dire basta ad una
politica della sicurezza che non consente ai poliziotti di
lavorare su strada, e che vede nei fatti vanificati tutti i
roboanti annunci. I cittadini gia' hanno capito che la vita
reale e' diversa da quella rappresentata, nei week end, nelle
residenze di Arcore, di Varese o di Agrigento: per questo la
raccolta delle firme avra' inizio proprio sotto queste
residenze'' conclude. (ANSA).

GUI
10-GIU-10 15:48 NNNN

Roderigo
10-06-2010, 14:54
LA LEGGE-BAVAGLIO

Intercettazioni, la "lezione" americana
+26% di intercettazioni per i reati dell'alta finanza

In inchieste diverse da quelle sulla sicurezza, l'anno scorso intercettate 268 mila persone. Il fondatore di un hedge fund sottoposto a 18.150 registrazioni di telefonate. L'Fbi: stessi metodi della lotta al terrorismo

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

http://img710.imageshack.us/img710/3049/07533874289e9cb1c5a1540.jpgNEW YORK - La polizia giudiziaria e la magistratura americana aumentano il ricorso alle intercettazioni telefoniche nella lotta ai reati dei "colletti bianchi". Sempre più spesso l'Fbi sta usando contro la criminalità economica strumenti e tecnologie sperimentate nell'antiterrorismo e nella battaglia contro il narcotraffico. Lo rivela James Trainor, dirigente dell'Fbi di New York, a capo dell'unità investigativa che si occupa di banche e mercati finanziari. Evasione fiscale, frodi, insider trading: "Stiamo applicando ai reati economici e finanziari gli stessi principi in vigore per la sicurezza nazionale", spiega Trainor in un'intervista a The Wall Street Journal. "E' con questi mezzi - dice Trainor - che si può fare una prevenzione più efficace, intervenire prima che il danno raggiunga i miliardi di dollari". Agli ordini di Trainor oggi lavorano centinaia di "intelligence analyst", agenti dell'Fbi che possiedono una formazione specifica sui reati fiscali e di bilancio, sulle normative bancarie e i regolamenti di Borsa. Secondo Trainor i metodi usati dai servizi segreti per sventare complotti terroristici sono preziosi anche per "rompere la cultura dell'omertà" ai vertici delle banche e delle grandi aziende, per "rompere il silenzio tradizionale di Wall Street". "Mai più un altro affare Madoff", è il motto adottato dai reparti dell'Fbi specializzati nelle investigazioni finanziarie: il finanziere Bernard Madoff era riuscito a trafugare 15 miliardi di dollari ai suoi clienti, prima di essere scoperto.

L'uso di intercettazioni telefoniche nelle indagini è in pieno boom. In dodici mesi sono aumentate del 26%. Escludendo tutte le intercettazioni relative all'antiterrorismo e ad ogni altra inchiesta rilevante per la sicurezza nazionale (che hanno una "corsìa segreta" nella National Security Agency), i magistrati americani l'anno scorso hanno autorizzato per 2.376 inchieste il ricorso a operazioni di sorveglianza telefonica. Ma se il numero delle autorizzazioni giudizarie può sembrare basso, è perché una singola pratica riguarda un largo numero di sospetti, in media 113 persone. In totale nell'arco dell'ultimo anno le persone soggette a intercettazioni hanno raggiunto quota 268.488, sempre escludendo tutte le piste relative al terrorismo e alla sicurezza nazionale. Le intercettazioni possono essere autorizzate da tribunali federali oppure dalle corti dei singoli Stati: in quest'ultimo caso sono frequenti le autorizzazioni multiple, che riguardano oltre ai telefoni fissi e cellulari anche le email e ogni altro strumento di comunicazione elettronica.

"C'è una disponibilità sempre maggiore - dice il giurista Daniel Richtman, ex giudice federale e oggi docente alla Columbia Law School - ad estendere ai reati economici le modalità di investigazione usate contro la mafia, i narcos, le grandi organizzazioni criminali, usando gli stessi metodi verso i colletti bianchi". La ragione è evidente, secondo The Wall Street Journal: "L'opinione pubblica è diventata molto più sospettosa verso Wall Street e il mondo della finanza". L'uso dei metodi dell'antiterrorismo e dell'antimafia si giustifica per il danno economico-sociale provocato dai reati dei colletti bianchi nell'ultima grande recessione.

L'esempio più importante di un ricorso massiccio alle intercettazioni è l'inchiesta dell'autunno scorso sullo hedge fund Galleon. Contro il suo fondatore Raj Rajaratnam, il procuratore Jonathan Streeter ha autorizzato "il tipo di intercettazioni che erano più frequenti contro i grandi narcotrafficanti". Il solo Rajaratnam è stato oggetto di 18.150 registrazioni di telefonate. Grazie alle prove raccolte attraverso le intercettazioni, 21 imputati sono stati incriminati, 11 si sono dichiarati colpevoli per patteggiare le pene. Fra i condannati figura Robert Moffat, vicepresidente della Ibm e candidato a diventarne il numero uno. Le trascrizioni delle intercettazioni vennero messe a disposizione della Sec, l'organo di vigilanza sulla Borsa. Vennero rese pubbliche sui mass media dal 17 ottobre 2009 (prima diffusione attraverso l'agenzia stampa Bloomberg). Per la velocità delle indagini nel caso Galleon, il procuratore di Manhattan Preet Bharara ha confermato che "è intenzione del Justice Department estendere al mondo della finanza lo stesso tipo di sorveglianza elettronica che era tradizionalmente riservata alla mafia, al cartello della droga, e al terrorismo".


10 giugno 2010
www.repubblica.it (http://www.repubblica.it/politica/2010/06/10/news/intercettazioni_la_lezione_americana_26_di_intercettazioni_per_i_reati_dell_alta_finanza-4709990/?ref=HREA-1)

taccaromiceto
10-06-2010, 15:31
Pene più severe per i giornalisti
Un mese di galera o 50 milioni di multa: tanto rischia "chiunque pubblichi, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa di informazione, atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione". La Camera ha cambiato così il complesso sistema dei rapporti tra stampa e processo approvando l'articolo17, interno alla legge sul giudice unico con un vero e proprio plebiscito: 343 sì, 5 no
http://www.uniurb.it/giornalismo/du...nni/segreto.htm

Solo che ciò avveniva nel lontano gennaio 1999 quando voi governavate nella XIII legislatura di d'alemaII mediante desistenza


Da D’Alema a Veltroni, quando la sinistra odiava le intercettazioni
Giuseppe Caldarola, Giuseppe Giulietti, Franco Grillini e Marisa Nicchi, tutti dei Ds; Enzo Carra e Roberto Zaccaria della Margherita; Tana de Zulueta e Roberto Poletti dei Verdi; infine Salvatore Cannavò del Prc. Basta. Tutti gli altri, il 17 aprile 2007, alla Camera dei deputati, votarono tranquillamente la legge Mastella che proibiva la pubblicazione di carte & intercettazioni anche solo per «riassunto», esattamente come si vuole fare oggi. I sì furono 447, i no neanche uno e gli astenuti nove. Quella legge fu sostenuta da tutti i gruppi parlamentari. Ricordiamo che Massimo D’Alema (secondo «la Repubblica» del 29 luglio 2007) commentò così: «Voi parlate di tremila euro, di cinquemila euro… ma li dobbiamo chiudere, quei giornali».
http://sottoosservazione.wordpress....ntercettazioni/
Massimo D’Alema (secondo «la Repubblica» del 29 luglio 2007) commentò così: «Voi parlate di tremila euro, di cinquemila euro… ma li dobbiamo chiudere, quei giornali».

Roderigo
10-06-2010, 15:39
Massimo D’Alema (secondo «la Repubblica» del 29 luglio 2007) commentò così: «Voi parlate di tremila euro, di cinquemila euro… ma li dobbiamo chiudere, quei giornali».
Credo infatti che D'Alema non sia particolarmente contrario. Magari sbaglio, ma non ricordo sue prese di posizione in questo senso. Il suo portavce di allora (quando era presidente del consiglio) era Fabrizio Rondolino, che ha appena scritto questo articolo sul suo blog.


La legge sulle intercettazioni è una buona legge

di FR in Editoriali

http://img180.imageshack.us/img180/7143/theconversation300x241.jpgLa privacy – cioè il diritto alla riservatezza – ha un valore molto particolare per gli europei, ha un valore specialissimo in virtù della storia politica del continente. L’Europa ha infatti inventato e attivamente sperimentato tutti i totalitarismi del XX secolo. Lo Stato di polizia, nelle sue versioni fascista, nazionalsocialista o comunista, si regge sull’inesistenza di ogni barriera fra la sfera individuale, privata, e l’ambito sociale, pubblico. Per lo Stato totalitario, letteralmente, il privato è politico: e dunque va spiato e controllato con la stessa urgenza con cui si controllano le manovre del nemico. È per questo che gli europei attribuiscono un enorme valore, e un valore persino fondante, al diritto alla privacy.

La legge sulle intercettazioni in discussione in questi giorni si propone precisamente questo obiettivo: difendere meglio il diritto alla riservatezza dei cittadini, siano essi indagati o no. È dunque, nello spirito e nelle intenzioni, una legge profondamente liberale, giusta, e sacrosanta. In Italia, infatti, le intercettazioni telefoniche molto spesso sono state usate e pubblicate indiscriminatamente non allo scopo di aiutare la ricerca della verità, ma al fine di distruggere la vita privata dell’indagato e il suo profilo morale.
In questo modo però il tribunale dell’opinione pubblica, che in democrazia è l’istanza più alta, non viene chiamato ad esprimersi in base ai fatti, ma esclusivamente secondo l’umore, il gusto e la morale. Tizio è omosessuale, Caio va a puttane, Sempronio ha due amanti – così si articolano, simbolicamente e materialmente, le inchieste italiane (che troppe volte, va aggiunto, si concludono con un nulla di fatto).

La pubblicazione di intercettazioni che niente hanno a che fare con i reati oggetto di un’indagine, contrariamente a quanto sostengono i mozzaorecchi di Repubblica e del Fatto, non c’entra nulla con il diritto all’informazione ma, al contrario, lede profondamente quel diritto perché inganna il cittadino intorbidando le acque, mescolando il piano giudiziario – il solo di cui un magistrato sia titolare – con la sfera personale, intima, privata degli imputati. Regolamentare la pubblicazione degli atti giudiziari (“per riassunto”, come dice la legge) è dunque un rafforzamento, e non un indebolimento, del diritto all’informazione. La Fnsi, se avesse un’idea anche vaga dei principi dello Stato liberale, non potrebbe non essere d’accordo.

Resta da considerare l’impatto che la nuova legge avrà sulle indagini e sui processi, presenti e futuri. La riduzione a 75 giorni (più 3 di proroga) del termine massimo per un’intercettazione è ragionevole e in linea con il resto dell’Occidente; per i reati di mafia e terrorismo non cambia nulla; nessun reato per cui era già prevista la possibilità di intercettazione è stato cancellato, e alla lista è stato aggiunto lo stalking; tutte le intercettazioni compiute restano valide per tutti i processi in atto.
Si sarebbe potuto fare meglio? Senz’altro. Ma francamente è difficile trovare in queste norme le tracce del “bavaglio” alla magistratura e alla stampa di cui parlano gli esagitati. Ha piuttosto ragione Fini: il compromesso è onorevole, il diritto alla riservatezza è rafforzato, la legalità è rispettata, la lotta alla criminalità non viene indebolita. Il resto è cattiva propaganda di un’opposizione senza idee.


10 giugno 2010
www.thefrontpage.it (http://www.thefrontpage.it/2010/06/10/la-legge-sulle-intercettazioni-e-una-buona-legge/)

ugodin
10-06-2010, 16:49
massimo d'alema? quello che ha fatto cadere prodi? quello che ha impedito di affrontare il conflitto d'interesse di berlusconi? quello che voleva bloccare niki vendola?
QUEL massimo d'alema lì?
chissà quanto gli è costato al cavaliere............più del bilan...

taccaromiceto
10-06-2010, 17:08
più di 300 voti a favore,5 contrari ed un astenuto.tutti pagati da Berlusconi e D'Alema?

Roderigo
10-06-2010, 17:10
LA LEGGE BAVAGLIO

Il governo americano: "Intercettazioni utilissime"


http://img375.imageshack.us/img375/1471/45949398jex389363de351.jpg


Il sottosegretario alla Giustizia Breuer, in Italia per partecipare alle commemorazioni per Falcone: "Nessuna norma ostacoli l'ottimo lavoro dei magistrati italiani. Grandi passi avanti nella lotta alla mafia". Poi il comunicato per evitare l'incidente diplomatico


ROMA -Anche il governo americano si schiera contro la legge sulle intercettazioni, con una presa di posizione che ha pochi precedenti. Per l'Amministrazione Obama le intercettazioni telefoniche sono uno "strumento essenziale delle indagini" che non va indebolito. "Non vogliamo che succeda niente che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro fatto finora", ha affermato il vice-sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, Lanny Breuer, commentando il disegno di legge in discussione al Senato. Nel corso di un incontro con la stampa all'ambasciata americana a Roma, Bleuer ha ricordato l'"ottimo livello di cooperazione" con la giustizia italiana. "Sono cosciente del fatto che contro la criminalità possiamo e dobbiamo fare di piu'".

Firma la petizione sul sito Nobavaglio.it 1 (http://www.nobavaglio.it/) e unisciti alla pagina Nobavaglio di Facebook (http://www.facebook.com/noalbavaglio)

"L'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini", ha ricordato Breuer, "siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più". Il sottosegretario Usa ha assicurato che "continueremo a discutere della solida partnership tra Stati Uniti e Italia in diverse indagini e procedimenti in corso".

Breuer incontrerà il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara e il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Nel capoluogo siciliano, il sottosegretario americano rappresenterà il Dipartimento di giustizia Usa alla cerimonia di commemorazione di Giovanni Falcone: "Spero vivamente che la mia presenza - la presenza del Dipartimento di Giustizia statunitense - alla cerimonia di domenica dimostri al popolo italiano e in particolare alle famiglie del giudice Falcone e del giudice Borsellino che gli Stati Uniti sono impegnati a fondo, oggi come non mai, per continuare a rendere onore a quanto ci hanno insegnato nella lotta contro la criminalità organizzata", ha aggiunto.

In serata. una precisazione per evitare l'incidente diplomatico. Non potendo smentire quanto dichiarato in conferenza stampa, l'ambasciata scrive: "Nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso l'ambasciata americana, il vicesottosegretario Breuer ha elogiato la collaborazione giudiziaria e tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata".

Alla domanda di commentare la legislazione attualmente in esame al parlamento italiano in materia di intercettazioni, prosegue la nota, Breuer ha precisato: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'italia", rifiutandosi di commentare sulla legislazione in discussione. Ha aggiunto: "Non conosco i provvedimenti legislativi in discussione". Il ministro della Giustizia Alfano si è dichiarato soddisfatto della precisazione ed è tornato a difendere le norme in discussione: "Difendiamo le indagini e le privacy".


(21 maggio 2010)
www.repubblica.it (http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/america_contro_la_legge-intercettazioni-4239224/9/index.html?ref=search)

Annibale
10-06-2010, 17:37
più di 300 voti a favore,5 contrari ed un astenuto.tutti pagati da Berlusconi e D'Alema?Le opposizioni non hanno partecipato alla votazione.
Quanto ai deputati della maggioranza, si tratta di pigia-bottoni che fanno parte di partiti "carismatici" privi di qualsiasi democrazia interna.

taccaromiceto
10-06-2010, 18:09
Mi riferivo al provvedimento del 2007

Amanda
10-06-2010, 18:43
http://notizie.virgilio.it/notizie/top_news/2010/06_giugno/10/napolitano_a_vanvera_inviti_a_non_firmare_ddl_intercettazioni,24708464.html

Napolitano: a vanvera inviti a non firmare ddl intercettazioni
Il presidente: Ho già detto, nulla da aggiungere



Napoli, 10 giu. (Apcom) - "I professionisti della richiesta al presidente di non firmare" il ddl sulle intercettazioni, oggi approvato al Senato, "sono numerosi ma molto spesso parlano a vanvera": è quanto ha detto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a margine di un convegno organizzato dall'Ipalmo a Napoli. "Io comunque non ho nulla da dire su questi argomenti, su cui ho detto e ho fatto dire negli ultimi giorni. Non ho nulla da aggiungere", ha commentato il presidente della Repubblica. L'Aula di palazzo Madama ha approvato oggi il ddl intercettazioni con voto di fiducia e 164 si, 25 no e moltissimi senatori che hanno abbandonato l'Aula per non partecipare a quello che la capogruppo del Pd ha definito "un voto di fiducia che manca di legittimità". Le polemiche non accennano a placarsi e con il popolo viola di nuovo in piazza davanti al Senato durante le votazioni, il ddl si appresta, dopo un passaggio alla Camera che la maggioranza vorrebbe lampo, a diventare legge dello stato. I dipetristi avevano occupato nella notte l'Aula del Senato e sono stati fatti sgomberare dal presidente prima del voto di stamattina. "Ancora una volta - ha perciò tuonato il leader dell'Idv, Antonio di Pietro, in Transatlantico - maggioranza e presidente del Consiglio usano un atto di forza per rimuovere un ostacolo". Toni e condotta diversi, ma medesimo atteggiamento nei confronti del Ddl anche da parte del Pd. Questo testo, ha detto Anna Finocchiaro annunciando l'uscita dei senatori democratici dall'Aula al momento del voto, "tutela meglio, molto meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati". Intanto si mobilitano i giornalisti: sciopero per silenzio stampa nazionale il giorno del via libera definitivo di Montecitorio, probabilmente il 9 luglio.

Bondourant
11-06-2010, 00:52
missione compiuta

un paese governato da fascisti - boari & delinquenti abituali

siamo il partito del fare
quel cazzo che ci pare
possiamo anche rubare
senza farci intercettare

ps verdini (capocomitati cognati & piduisti) ancora indagato
la cancrena avanza..:mad:

schermo nero e tricolore

http://images.corriere.it/Media/Foto/2010/06/10/pop2.jpg

Küstenland
11-06-2010, 08:21
Non capisco perchè la sinistra protesta contro questa legge, vorrebbe forse pure una sorta di psicopolizia, di nota memoria orwelliana, laddove non è permesso nemmeno di pensare liberamente ?

E' una giusta legge per tutelare la privacy di tutti i cittadini, la sinistra non ha ancora capito che è assolutamente antidemocratico instaurare un regime in stile orwelliano, come narrato nel famoso libro '1984', dove tutti sono spiati e non hanno nemmeno alcun diritto di esprimere emozioni sul volto (il famoso 'voltoreato' in neolingua).

E non deve stupire se la sinistra continua a subire sonore batoste elettorali, visto che non ha ancora la minima idea di cosa sia la democrazia e la privacy.

Preem Palver
11-06-2010, 08:43
"Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances."

Primo Emendamento (Orwelliano?) alla Costituzione degli Stati Uniti d'America.

Edric
11-06-2010, 09:19
massimo d'alema? quello che ha fatto cadere prodi? quello che ha impedito di affrontare il conflitto d'interesse di berlusconi? quello che voleva bloccare niki vendola?
QUEL massimo d'alema lì?
chissà quanto gli è costato al cavaliere............più del bilan...

Ma adesso sta uscendo fuori anche qualche fondato dubbio sul perchè.

http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/gallery/torna-l039asino/massoni_pd.jpg

Annibale
11-06-2010, 12:39
Non capisco perchè la sinistra protesta contro questa legge, vorrebbe forse pure una sorta di psicopolizia, di nota memoria orwelliana, laddove non è permesso nemmeno di pensare liberamente ?

E' una giusta legge per tutelare la privacy di tutti i cittadini, la sinistra non ha ancora capito che è assolutamente antidemocratico instaurare un regime in stile orwelliano, come narrato nel famoso libro '1984', dove tutti sono spiati e non hanno nemmeno alcun diritto di esprimere emozioni sul volto (il famoso 'voltoreato' in neolingua).

E non deve stupire se la sinistra continua a subire sonore batoste elettorali, visto che non ha ancora la minima idea di cosa sia la democrazia e la privacy.E' una legge infame che serve ai ricchi e ai potenti per continuare a rubare indisturbati.

Preem Palver
11-06-2010, 12:52
Dichiarazione (Orwelliana?) dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (26 agosto 1789)

Article 11 - La libre communication des pensées et des opinions est un des droits les plus précieux de l'homme ; tout citoyen peut donc parler, écrire, imprimer librement, sauf à répondre de l'abus de cette liberté dans les cas déterminés par la loi.

afam
11-06-2010, 13:00
Come si dice in "padano" "Privacy"? Usare parole straniere....che vergogna!

taccaromiceto
11-06-2010, 13:41
Inanzitutto bisognerebbe dividere il problema tra la limitazione delle intercettazioni e i restrignimenti per la stampa.

Ritengo il primo provvedimento un obbrobrio,mentre ritengo infondato il casino messo su dalla stampa.

Con ''la repubblica'' in prima linea..

E vorrei vedere,come fanno a vendere centinaia di migliaia di copie ,sui casi come Noemi Letizia o il caso Marrazzo,dove nessun reato era prefigurato?

A ben vedere,viene vietata solo la diffusione tramite stampa di materiali di pertinenza delle procure, acquisiti come atti interni di indagine.
Quindi non vengono vitatati di per se gli argomenti trattati che, se acquisiti all'interno di una indagine giornalistica, sono del tutto pubblicabili.
Da cui la "libertà di stampa" tanto invocata poi non suona così bene applicata al problema concreto trattato.
Sarebbe come dire che l'istituzione del reato di ricettazione sia un impedimento al libero commercio.

ugodin
11-06-2010, 14:11
Inanzitutto bisognerebbe dividere il problema tra la limitazione delle intercettazioni e i restrignimenti per la stampa.

Ritengo il primo provvedimento un obbrobrio,mentre ritengo infondato il casino messo su dalla stampa.

Con ''la repubblica'' in prima linea..

E vorrei vedere,come fanno a vendere centinaia di migliaia di copie ,sui casi come Noemi Letizia o il caso Marrazzo,dove nessun reato era prefigurato?

A ben vedere,viene vietata solo la diffusione tramite stampa di materiali di pertinenza delle procure, acquisiti come atti interni di indagine.
Quindi non vengono vitatati di per se gli argomenti trattati che, se acquisiti all'interno di una indagine giornalistica, sono del tutto pubblicabili.
Da cui la "libertà di stampa" tanto invocata poi non suona così bene applicata al problema concreto trattato.
Sarebbe come dire che l'istituzione del reato di ricettazione sia un impedimento al libero commercio.
premesso che uno può andare anche con i cavalli se gli fa piacere e premesso che uno non può andare con minorenni, perché i cittadini non devono sapere tutto di chi li vuole rappresentare?
in ogni democrazia ogni candidato a una carica pubblica viene vagliato ai raggi x.
il fatto che un presidente del consiglio della repubblica, cioè il capo dell'esecutivo nazionale, a 73 anni assione per le ragazzine di 17 anni, è un fatto importante o no? il fatto che riceva prostitute - esponendosi a ricatti - è importante o no? il fatto che un ministro della repubblica (con la più alta facoltà di spesa del consiglio) si faccia regalare la casa da un pubblico corruttore è importante o no?

Preem Palver
11-06-2010, 14:20
premesso che uno può andare anche con i cavalli se gli fa piacere e premesso che uno non può andare con minorenni, perché i cittadini non devono sapere tutto di chi li vuole rappresentare?
in ogni democrazia ogni candidato a una carica pubblica viene vagliato ai raggi x.
il fatto che un presidente del consiglio della repubblica, cioè il capo dell'esecutivo nazionale, a 73 anni assione per le ragazzine di 17 anni, è un fatto importante o no? il fatto che riceva prostitute - esponendosi a ricatti - è importante o no? il fatto che un ministro della repubblica (con la più alta facoltà di spesa del consiglio) si faccia regalare la casa da un pubblico corruttore è importante o no?

Ma può essere importante anche il fatto che il Capo dell'Esecutivo ami farsi praticare la fellatio da parte di impiegate precarie del suo ufficio
E anche il fatto che il Presidente di una Regione trovi piacere nella compagnia di travestiti, esponendosi anch'egli a ricatti.

Ma soprattutto, posto che nessuno degli atti di cui sopra si configura come reato: chi è che decide se il fatto merita di essere riportato o meno?

ugodin
11-06-2010, 14:25
io non credo che inglesi, danesi, svedesi, americani, olandesi siano stupidi. nel senso che se le grandi democrazie secolari hanno deciso, tutte senza eccezione, che la stampa sia sempre e comunque libera e che qualsiasi notizia su coloro che ricoprono cariche pubbliche vada pubblicata, ecco io credo che questa sia la strada da seguire.
se ti candidi a una carica pubblica rinuncia alla tua riservatezza e accetti di essere studiato e criticato.

Daruma
11-06-2010, 14:25
Come si dice in "padano" "Privacy"?
Si dice "fuera da i ball, terùn!"

taccaromiceto
11-06-2010, 14:29
premesso che uno può andare anche con i cavalli se gli fa piacere e premesso che uno non può andare con minorenni,

Vedi?
Il tuo ANDARE è ben preciso,anche se nessuno lo ha mai ammesso o scritto direttamente.
Questo è il problema,non è giusto insinuare nulla se non si hanno le prove.


[COLOR="blue"]
perché i cittadini non devono sapere tutto di chi li vuole rappresentare?

Perchè è proprio per questo che siamo diventati uno schifo di paese.
Le persone vanno elette in base alla propria capacità politica,non in base a cosa fanno (di penalmente irrilevante) nelle ore in cui non svolgono le loro attività parlamentari.


[COLOR="blue"]
in ogni democrazia ogni candidato a una carica pubblica viene vagliato ai raggi x.

La stessa logica che ha ucciso Lady Diana


[COLOR="blue"]
il fatto che un presidente del consiglio della repubblica, cioè il capo dell'esecutivo nazionale, a 73 anni assione per le ragazzine di 17 anni, è un fatto importante o no? il fatto che riceva prostitute - esponendosi a ricatti - è importante o no? il fatto che un ministro della repubblica (con la più alta facoltà di spesa del consiglio) si faccia regalare la casa da un pubblico corruttore è importante o no?

Nei casi dove non si fa niente di penalmente rilevante,non è importante al fine della vita politica del paese.
E' importante solo per il nostro lato bigotto,commaristico e pettegolo.

taccaromiceto
11-06-2010, 14:36
io non credo che inglesi, danesi, svedesi, americani, olandesi siano stupidi. nel senso che se le grandi democrazie secolari hanno deciso, tutte senza eccezione, che la stampa sia sempre e comunque libera e che qualsiasi notizia su coloro che ricoprono cariche pubbliche vada pubblicata, ecco io credo che questa sia la strada da seguire.
se ti candidi a una carica pubblica rinuncia alla tua riservatezza e accetti di essere studiato e criticato.

In Italia è successo qualcosa di ben diverso.

Vuoi un esempio fuori dalla politica?

Cosa centrava con le intercettazioni di calciopoli, il tentato tradimento del figlio di moggi,nei confronti della moglie?

Mi riferisco al tntativo di ingropparsi la D'Amico.

Quale rilevanza aveva in tutta questa storia?

Oppure eraun motivo come un altro per gettare fango sui Moggi? (e te lo dice un milanista)

Questo è quello che accade oggi in politica.

Daruma
11-06-2010, 14:46
Credo infatti che D'Alema non sia particolarmente contrario. Magari sbaglio, ma non ricordo sue prese di posizione in questo senso.
Il suo portavce di allora (quando era presidente del consiglio) era Fabrizio Rondolino, che ha appena scritto questo articolo sul suo blog.

Poi si stupiscono - e si offendono - che Travaglio scherzi su Violante 1 e Violante 2.

Questa banda di Gatti (Veltrutelloni) e Volpi (Dalema e soci) è la stessa degli infiniti salvagenti al Piccolo Grande Farabutto.

D'alema è lo stesso D'alema del "BIANCHETTO" e della bicamerale, della realpolitik che sta soffocando ogni spiraglio di creatività (chi ricorda la "neutralizzazione di Kofferaty?) e soprattutto l'autore dell' orrido scult "Un Paese Normale": insomma, un normalizzatore (e per di più, di questo "schifo").

L'articolo di Rondolino è raccapricciante, ma indicativo dell'orientamento (occulto) PD, che è ancora quello di salvare il B. in quanto, "dopo di lui il diluvio".

Questi hanno paura di vincere, perchè non sanno cosa rinnovare, e forse è meglio così, in quanto - nel poco tempo loro concesso - hanno fatto quasi più danni del B., quasi siano una sua agenzia periferica (privatizzazioni a kaz, cococo, bocconi amari a ràffica).

Viene da pensare che senza affondare questi inetti/conniventi, non si può estirpare il "Tumore" denominato B.

E bisogna darsi una mòssa ormai, che sta diventando "Maligno".

:yikes:

Daruma
11-06-2010, 15:11
LEGGE CRIMINALE PER I CRIMINALI

(MA CON INTERNET SI PUÒ AGGIRARE)


Potremo leggere le notizie vietate grazie al Web globale.


Il Senato approva il Bavaglio.
E si scopre che Anemone ristrutturò la casa di Scajola.
Con questa legge non sapremmo della Cricca e lui sarebbe ancora ministro.


(fonte) (http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2497780&yy=2010&mm=06&dd=11&title=legge_criminale_per_i_criminal)


Contro il bavaglio
vi faremo un sito così


Peter Gomez

In Birmania il regime vieta le videocamere e tiene sotto controllo la Rete. In Cina 40 mila funzionari comunisti si occupano della censura sul Web. Ma, nonostante le molte persone finite in prigione, attraverso Internet riusciamo lo stesso a vedere e sapere ciò che accade. Ebbene, ieri in Italia un esecutivo retto da un premier sedicente liberale ha fatto votare una legge di stampo birmano. Una norma che non impedirà solo la pubblicazione, anche per riassunto, delle intercettazioni non più coperte da segreto. Ma che pure vieterà agli elettori di rivolgersi ai media per diffondere video e file audio da loro registrati.

A legge approvata, se un cittadino vedrà un sindaco o un parlamentare a cena con un boss mafioso e lo immortalerà col telefonino, rischierà la galera. Per questo tipo di riprese, effettuate da non iscritti all’Ordine dei giornalisti, sono previste pene fino ai 4 anni di carcere. Dobbiamo preoccuparci? Sì, perché la maggioranza dei nominati in Parlamento, terrorizzata dalle indagini sulla corruzione, dimostra di voler togliere agli italiani non solo la libertà di sapere, ma anche quella di dire. Dobbiamo aver paura? No, perché a ulteriore prova di come la Casta viva ormai in una sorta di realtà parallela, il cosiddetto legislatore non ha fatto i conti con la tecnologia.

Gli uomini di Berlusconi – unico leader al mondo incapace persino di accendere un computer (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/55001girata.asp)– non hanno ben capito quale tipo di mostro sia stato da loro partorito. Già a cominciare dalle prossime ore migliaia di file verranno inviati dall’Italia a siti esteri disposti a pubblicarli. Quando e se scatterà l’ora del Bavaglio (la legge è adesso alla Camera) il Web diventerà così la nuova frontiera degli uomini liberi. Ma per orientarsi, spesso sarà necessaria una guida. Anche per questo il nuovo sito de Il Fatto Quotidiano verrà alla luce nelle prossime settimane.

Fin da ora ci impegniamo non solo a violare la legge con atti di disobbedienza civile, ma anche a segnalare i link dove trovare quelle che noi consideriamo vere notizie. È inevitabile infatti che, in questo clima da fine impero, sul Web finisca per arrivare di tutto. Pure documenti o immagini (magari in reale violazione della privacy) che mai sul nostro giornale troverebbero spazio. Quindi continueremo a fare il nostro mestiere. Racconteremo i fatti. E in base alla nostra capacità di selezionarli chiederemo di essere giudicati. Non dai tribunali costretti ad applicare le norme Bavaglio. Ma dai lettori.

11 giugno 2010 Il Fatto Quotidiano

ugodin
11-06-2010, 15:21
In Italia è successo qualcosa di ben diverso.

Vuoi un esempio fuori dalla politica?

Cosa centrava con le intercettazioni di calciopoli, il tentato tradimento del figlio di moggi,nei confronti della moglie?

Mi riferisco al tntativo di ingropparsi la D'Amico.

Quale rilevanza aveva in tutta questa storia?

Oppure eraun motivo come un altro per gettare fango sui Moggi? (e te lo dice un milanista)

Questo è quello che accade oggi in politica.
provo a ripetere.
al di là dei personaggi pubblici (quello era il tuo esempio cui fare riferimento, negli stati uniti, un paese cui sembri isopirarti, la stampa non ha alcuna limitazione. ti cito una sentenza della corte suprema statunitense:
nel 1972 il giudice della Corte suprema Hugo Black in occasione dei pronunciamenti sul Watergate ha scritto: "Il governo non potrà mai porre alcun limite alla critica garantita dalla libertà di stampa, questo affinchè la stampa resti per sempre libera di criticare il governo".
quindi nessun governo, nessuna legge potrà porre alcun limite alla libertà di stampa negli stati uniti perché sarebbe anticostituzionale. negli stati uniti, cioè, si è preferito qualsiasi eccesso della stampa alla pur minima limitazione alla stampa. questo perché nelle grandi democrazia occidentali è stato deciso che la libertà di stampa è la base della democrazia.
se poi tu, il centro destra o berlusconi siete più intelligenti dei legislatori che hanno scritto la costituzione americana, la magna charta inglese e le costituzioni scandinave, allora scusami.

Preem Palver
11-06-2010, 15:39
Nei casi dove non si fa niente di penalmente rilevante,non è importante al fine della vita politica del paese.
E' importante solo per il nostro lato bigotto,commaristico e pettegolo.

Non sono d'accordo. Ci sono fatti che hanno rilevanza penale e, come tali vanno perseguiti, e fatti che hanno rilevanza politica.
Ad esempio: il fatto che il Presidente del Consiglio frequenti delle prostitute non ha rilevanza penale, ma ha rilevanza politica, in quanto lo stesso diventa ricattabile. E che il Capo dell'Esecutivo del mio paese sia ricattabile da una mignotta o da chi ce l'ha mandata a me interessa non come pettegolezzo, ma perché le decisioni del Presidente riguardano me e la mia vita.

taccaromiceto
11-06-2010, 16:04
E' ricattabile sempre per colpa di chi fa il bigotto.

Se rispondessimo in coro ''e chi cazzo se ne fotte'',vedresti che non sarebbe più ricattabile

Preem Palver
11-06-2010, 16:24
E' ricattabile sempre per colpa di chi fa il bigotto.

Se rispondessimo in coro ''e chi cazzo se ne fotte'',vedresti che non sarebbe più ricattabile

Non direi. Parlando in termini generali, un tizio che frequenta delle prostitute non ha certo piacere che della cosa vengano informati la moglie o i figli.
Se mia moglie mi beccasse con una mignotta, prima mi manderebbe all'ospedale e poi chiederebbe la separazione per colpa, con i risultati economici che ciascuno può immaginare.
Quindi qualcuno interessato alla cosa c'è sempre.

Daruma
11-06-2010, 16:39
Hanno la faccia come il Foglio

Finalmente il bavaglio è passato al Senato.

Ora si spera che passi alla svelta pure alla Camera e diventi legge,
così vedremo se abbiamo ancora un capo dello Stato (che in teoria non
dovrebbe firmare), una Corte costituzionale (che in teoria dovrebbe
bocciare), una Costituzione (che in teoria tutelerebbe la libertà
d’informazione e la legalità) e una libera stampa (che in teoria
dovrebbe far disobbedienza civile).

Finalmente tutte le carte sono in tavola. Si vede quant’è rocciosa
l’opposizione del Pd, che dopo aver minacciato per giorni
l’occupazione dell’aula (“Se non fate i bravi, occupiamo”), non solo
non l’ha occupata, ma l’ha addirittura disertata al momento del voto.

Forse per evitare di sentirsi ricordare che il bavaglio su
intercettazioni e atti d’indagine faceva parte del suo programma
elettorale del 2008.

Si vede quant’è tetragona la fronda dei finiani, rimessi a cuccia con
un piatto di lenticchie. E si vedranno le conseguenze di una legge
che, a parole, poteva essere spacciata per il suo contrario: quando si
passerà ai fatti, si capirà perché è stata voluta.

Con un po’ d’informazione e un po’ di coraggio dei magistrati e delle
forze dell’ordine, la suprema porcata potrebbe addirittura diventare
la tomba della banda che qualcuno ancora chiama governo.

Esattamente come l’indulto del 2006 divenne la tomba dell’Unione: ogni
giorno saltava su un magistrato o un poliziotto a raccontare che il
tizio arrestato per omicidio, o stupro, o rapina era appena uscito
grazie all’indulto, così la gente capiva i danni del “liberi tutti”e
la maggioranza che l’aveva votata (assieme a B. e a Piercasinando, ci
mancherebbe) ne pagava le conseguenze.

Ora, ogni qualvolta un pm dovrà astenersi dal processo per aver detto
due parole sull’inchiesta, ogni qualvolta si dovranno interrompere gli
ascolti perché il termine massimo di 75 giorni (con proroghe di due
alla volta), ogni qualvolta un delitto resterà impunito perché si
possono piazzare cimici solo dove si sta commettendo (non più dove si
sta progettando o commentando) il reato, magistrati e poliziotti
potranno spiegare ai cittadini che il colpevole la farà franca non per
colpa loro, ma a norma di legge bavaglio.

Così chi ha votato per la banda in nome della “sicurezza” e della
“tolleranza zero” avrà di che picchiare la testa contro il muro e
dirne quattro ai suoi parlamentari preferiti. Basterà leggere le
cronache dall’estero per capire che, contrariamente alla propaganda di
regime, negli altri paesi si intercetta molto più.

Se in Italia, negli ultimi due anni, le intercettazioni sono
diminuite, negli Stati Uniti – lo racconta Repubblica – “le
intercettazioni telefoniche nelle indagini sono in pieno boom. In 12
mesi sono aumentate del 26%.
Escludendo quelle dell’antiterrorismo e per la sicurezza nazionale
(che hanno una ‘corsia segreta’ nella National Security Agency), i
magistrati Usa l’anno scorso hanno autorizzato intercettazioni per
2.376 inchieste su 268.488 persone”, venti volte quelle intercettate
in Italia.

Naturalmente, quando le indagini toccano personaggi o vicende di
interesse pubblico, i giornali scrivono tutto, com’è appena avvenuto
per l’inchiesta sulle truffe di Goldman Sachs e come accadde due anni
fa con l’arresto per corruzione del governatore dell’Illinois Rod
Blagojevic, fedelissimo a Obama.

Arrampicandosi sugli specchi, Il Foglio tenta di sostenere che “sono i
fatti che hanno portato alla caduta di Blagojevic, non la loro
rappresentazione in intercettazioni”.

Già, ma se i giornali non le avessero pubblicate (dopo che il
procuratore aveva tenuto una conferenza stampa e distribuito gli atti
ai giornalisti), chi li avrebbe conosciuti, i fatti?

Per questo da noi si fa la legge bavaglio: i giornalisti potranno
riassumere soltanto le ordinanze di arresto ma senza alcun riferimento
alle intercettazioni, così i giornalisti non avranno più nulla da
riassumere e i cittadini non capiranno più niente.

Quando Blagojevic ha detto “ho sbagliato, mi scuso”, voleva dire: ho
sbagliato paese.


11 6 10 - Marco Travaglio - il Fatto Quotidiano

fantasma76
11-06-2010, 16:59
Se rispondessimo in coro ''e chi cazzo se ne fotte'',vedresti che non sarebbe più ricattabile
Scusa ma non è quello che rispondete in continuazione?

secondo me a beneficiare di tutto ciò sarà solo l'opposizione, d'altronde i Berlusconiani sono di bocca buona, sempre pronti a giustificare i loro, sono quelli dall'altra parte che sono schizzinosi, e che come sentono che uno dei loro ha sbagliato si impuntano e non vanno a votare, fosse la volta buona che si torna tutti a votare?

taccaromiceto
11-06-2010, 17:13
ç Daruma.

20 vole le intercettazioni italiane su un territorio 1000 volte più grande.

Ergo,l'Italia in proporzione, effettua decine di intercettazioni per ognuna fatta negli states

fantasma76
11-06-2010, 19:05
ç Daruma.

20 vole le intercettazioni italiane su un territorio 1000 volte più grande.

Ergo,l'Italia in proporzione, effettua decine di intercettazioni per ognuna fatta negli states

Popolazione italiana 60.340.328 x 20 = 1.206.806.560
Popolazione USA 303.824.640

Spero tu abbia un fiscalista onesto che ti faccia i conti, perché altrimenti ergo che ti freghi un capitale.

Annibale
11-06-2010, 19:15
ç Daruma.

20 vole le intercettazioni italiane su un territorio 1000 volte più grande.

Ergo,l'Italia in proporzione, effettua decine di intercettazioni per ognuna fatta negli states
Quello che conta è la popolazione, non il territorio
la popolazione USA è 5 volte la nostra
se le intercettazioni USA sono 20 volte le nostre (l'hai detto tu) allora in proporzione là intercettano 4 volte più che da noi

fantasma76
11-06-2010, 22:49
Quello che conta è la popolazione, non il territorio
Quello che conta è sparare palle, e più grosse sono più si divertono.
L'Italia ha una superficie di 301.338 Km2 x 1000 farebbero 301.338.000 Km2 gli stati uniti hanno appena una superficie di 9.372.614 Km2 per farti un idea le intere terre emerse hanno una superficie 200.000.000 Km2.
Ha sparato una palla talmente grossa che non entra sulla terra.

Roderigo
11-06-2010, 23:28
La vittoria della società opaca


http://img810.imageshack.us/img810/5132/schermata.png


di Alexander Stille


L’argomentazione principale a favore di queste norme è più o meno questa: «Si immagina il povero cittadino che si vede sbattuto sulle prime pagine dei giornali - con sue frasi prese fuori contesto - e poi magari prosciolto perché il fatto non sussiste?», mi disse una volta Niccolò Ghedini, l’avvocato di Silvio Berlusconi e uno dei promotori della legge.In primo luogo, in tutti gli anni che ho girato l’Italia non ho mai sentito dire da un cittadino normale: «Quello che ci vuole in questo paese è una bella legge sulle intercettazioni telefoniche perché sono stufo di vedermi sbattuto in prima pagina per reati che non ho commesso!». Da cittadini normali ho sentito invece esprimere migliaia di volte il desiderio di essere liberi da un sistema soffocante di corruzione, clientela, favoritismi e crimineorganizzato che rappresenta una minaccia seria allo sviluppo dell’Italia e ai diritti più elementari dei suoi cittadini.

Il desiderio di una legge sulle intercettazioni l’ho visto esprimere solamente dai politici, e solo da una minoranza di essi, in genere quelli attorno a Silvio Berlusconi, il quale si è proprio stufato di vedersi sbattuto in prima pagina con conversazioni davvero imbarazzanti che rivelano frequentazioni assai discutibili e giochi di potere al confine tra il lecito e l’illecito. Il numero di persone intercettate - a differenza del numero di apparecchi messi sotto controllo - è in realtà stimato intorno ai 20.000 all’anno. Il telefono del primo ministro non è mai stato messo sotto controllo: ha soltanto la strana abitudine di parlare con frequenza allarmante con alcuni di questi 20.000 sospettati.

È non solo giusto ma importante che i cittadini conoscano gli indizi di reato, soprattutto in casi che riguardano l’amministrazione pubblica, prima di un processo. Immaginiamo per un momento che l’attuale proposta di legge fosse stata in vigore durante l’anno passato. Non sapremmo nulla dello scandalo della Protezione Civile e della "cricca" di appaltatori che ne hanno beneficiato. Il pubblico italiano continuerebbe a pensare che Guido Bertolaso è l’uomo dei miracoli e che il sistema della Protezione Civile - che salta le normali procedure d’appalto - è il modo migliore per fare opere pubbliche in Italia. Non sapremmo nulla dei massaggi e dei festini offerti a Bertolaso dall’imprenditore Diego Anemone. Il ministro Scajola sarebbe ancora al suo posto nel bellissimo appartamento comprato in buona parte con i soldi di Anemone. Le intercettazioni telefoniche probabilmente non sarebbero concesse in questo caso - non trattandosi di reati di mafia o di terrorismo - e, se fatte, non sarebbero state rese pubbliche.

Nessuno di questi signori è stato processato ed è del tutto possibile che nessuno di loro sarà condannato. Ed è giusto che sia così: le prove devono essere molto consistenti e i magistrati devono seguire procedure giudiziarie molto precise per garantire i diritti degli imputati. Ma qualcuno davvero pensa che sarebbe meglio se non sapessimo nulla di tutta questa palude? I magistrati sono costretti dalla legge, durante un’inchiesta, a fornire prove prima di arrestare un sospetto criminale o al momento di chiedere il rinvio a giudizio. A questo punto, molte prove - comprese le intercettazioni - diventano di dominio pubblico. Anche se gli imputati possono essere eventualmente scagionati, è giusto che il pubblico abbia la possibilità di conoscere il loro contenuto.

In primo luogo questo dà la possibilità alla società di reagire al malcostume, di cambiare rotta, di sostituire ufficiali pubblici sospettati di reati o semplicemente colti in comportamenti poco etici ma forse non illegali. In secondo luogo, il fatto che certi passaggi importanti non avvengano nel buio è una garanzia del funzionamento del sistema giudiziario e politico. Siccome nessuno è perfetto, compresa la magistratura, è giusto che l’opinione pubblica serva come controllo sia alla magistratura sia al mondo politico. È la ragione per cui i processi avvengono in aule aperte al pubblico. In Italia, abbiamo visto tanti processi affossati e finiti nel nulla nonostante prove agghiaccianti.

Poi, lavorando senza malafede, la magistratura può archiviare un caso sulla base di considerazioni tecniche. Il lavoro del giudice non è di stabilire la verità; ha un compito molto più limitato: stabilire se le prove, raccolte e presentate secondo criteri molto precisi, sono sufficienti per portare a una condanna. Il tribunale - per proteggere lo stato di diritto e semplificare una realtà potenzialmente infinita - limita molto il tipo di prove che può esaminare. È costretto a scartare alcuni elementi di prova per ragioni puramente tecniche: prove raccolte illegalmente o la parola di testimoni che non si presentano in aula. E poi anche il semplice passare del tempo - specialmente in Italia con la sua legge sulla prescrizione - può vanificare un processo.

Questo non ha niente a che fare con la ricerca della verità che è il compito dello storico ma anche un diritto dell’opinione pubblica e quindi un dovere del giornalista. Molte prove hanno una grande importanza anche se non costituiscono un reato. Per esempio, intercettazioni fatte su Giuseppe Mandalari, un commercialista di Corleone considerato dalla polizia italiana come il fiscalista del boss Totò Riina, poco dopo le elezioni del 1994 hanno prodotto rivelazioni sconvolgenti. «Bellissimo, tutti i candidati amici miei e tutti eletti!», ha detto Mandalari dopo che il "Polo del Buongoverno" capeggiato da Berlusconi aveva vinto 54 seggi su 61 seggi in Sicilia. Poi nei giorni successivi tre politici della nuova coalizione vincente - due senatori e un deputato - hanno telefonato a Mandalari per ringraziarlo e uno gli ha mandato un fax con il curriculum di suo figlio. I tre parlamentari in questione non sono stati incriminati perché, evidentemente, non c’erano altre prove per dimostrare piena collusione con la mafia. E quindi con la nuova legge non sarebbero mai venute alla luce. Ma è giusto che siano state rese pubbliche anche in tempi rapidi. Il cittadino ha tutto il diritto di sapere se i suoi rappresentanti parlano con mafiosi o furfanti anche se fare ciò può non essere un reato.

Ormai, è un fatto acquisito, tra economisti e politologi, che la trasparenza sia fondamentale per una democrazia sana e che la trasparenza vada di pari con altre cose positive: la crescita economica, la libertà di stampa e lo stato di diritto. Nel novembre del 1999, la Transparency International ha rilevato che i costi di costruzione della metropolitana di Milano sono scesi del 57 per cento dopo l’inchiesta di Mani Pulite. Ma l’Italia da un po’ di tempo sta andando nella direzione sbagliata. Dal 2004 al 2009, l’Italia è scesa dal 42esimo al 63esimo posto nella graduatoria di Transparency. La corruzione, invece, cresce nel buio. Secondo la Corte dei conti, i contribuenti italiani perdono tra 50 e 60 miliardi di euro all’anno a causa della corruzione. Questa legge introduce buio dove finora c’è stata un po’ di luce.


Repubblica 11 giugno 2010 (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/11/la-vittoria-della-societa-opaca.html)

Roderigo
11-06-2010, 23:33
Se la norma infrange il diritto


http://img812.imageshack.us/img812/4217/apertura.jpg


di Gustavo Zagrebelsky


È adeguato alla serietà delle questioni sollevate dal disegno di legge del Governo sulle intercettazioni telefoniche e sulle limitazioni alla libertà di stampa il dibattito, anzi la rivolta, che ne è seguita. Siamo alle fasi finali della procedura parlamentare ma la procedura parlamentare non chiuderà la partita, anche se l’impostazione della legge è ormai definita. I poteri d’indagine penale risulteranno ridotti e, parallelamente, l’impunità della criminalità sarà allargata; i vincoli procedurali, organizzativi e disciplinari saranno moltiplicati a tal punto che i magistrati inquirenti ai quali venisse ancora in mente, pur nei casi ammessi, di ricorrere a intercettazioni saranno scoraggiati: a non fare non sbaglieranno; a fare correranno rischi a ogni piè sospinto. La libertà degli organi d’informazione d’attingere ai contenuti delle intercettazioni disposte nelle indagini penali sarà ridotta fortemente e la violazione dei divieti sarà sanzionata pesantemente.

Tutto in proposito è stato ormai detto. Nulla potrebbe ancora aggiungersi e nulla potrebbe togliersi.

Al di là delle valutazioni circa le singole disposizioni, è stato anche colto il significato che una legge di questo genere non può non assumere presso l’opinione pubblica avvertita, nel momento attuale della vita pubblica del nostro Paese, mai come ora intaccata dalla corruzione: l’auto-immunizzazione con forza di legge di "giri di potere" oligarchico che intendono governare i propri interessi al riparo dai controlli, siano quelli della legge o siano quelli dell’opinione pubblica.

Tutto è stato detto per ora, ma la partita non si chiuderà di certo in Parlamento, nella dialettica tra la maggioranza e l’opposizione. La prima potrà sconfiggere la seconda con gli strumenti parlamentari di cui può far uso e abuso (la questione di fiducia in materia di diritti fondamentali) e così mettere per iscritto la volontà di chi comanda e fare la legge. Ma al di là della legge c’è pur sempre il diritto, e col diritto la legge deve fare i conti. Forse mai come in questo caso legge e diritto, lex e ius, queste due componenti dell’esperienza giuridica, sono apparsi così nettamente distinti, anzi, contrapposti. Quando ciò accade, la forza della legge è debole perché è avvertita come arbitrio e, prima o poi, anche se con costi e sofferenze, l’equilibrio sarà ristabilito.

Che cosa sia la legge, basta guardarne il testo. Che cosa sia il diritto, è cosa meno semplice ma più profonda. Innanzitutto, la legge dovrà passare alla promulgazione del Presidente della Repubblica, il cui potere di rinvio alle Camere è un’espressione non del capriccio personale ma del diritto. Poi la legge sarà sottoposta all’interpretazione, entro le coordinate dei principi del diritto; poi sarà sottoposta al controllo della Corte costituzionale, nel nome del diritto più profondo, su cui ogni legge deve appoggiarsi; poi sarà forse sottoposta a una valutazione popolare, in nome di quel diritto legale di resistenza che è il referendum abrogativo. Questo, nell’insieme, è il diritto con il quale questa legge dovrà fare i conti e questi sono i suoi strumenti. A ciò oggi si aggiunge il diritto dell’Europa, da cui la validità della legislazione degli Stati che ne fanno parte è condizionata.


* * *

Alla luce di questo quadro complesso, la legge che il Parlamento s’accinge a varare non supera il vaglio del diritto, soprattutto per quanto riguarda quello che a me pare il vizio macroscopico, che macroscopicamente tradisce una mentalità illiberale, o meglio autoritaria, di chi l’ha impostata, presumibilmente senza nemmeno rendersene conto (poiché altrimenti, pronunciando ogni giorno parole di libertà, certamente avrebbe evitato...).

In ogni regime libero, l’informazione è un delicatissimo sistema di diritti e di doveri, in cui l’interesse dei cittadini a essere informati e il connesso diritto-dovere dei giornalisti di fare cronaca, onesta e completa, dei fatti di rilevanza pubblica incontra i soli limiti che derivano dal rispetto dell’onore e della riservatezza delle persone. Sono le persone offese che, ricorrendo al giudice, in un rapporto per così dire, paritario con il giornalista o il giornale, possono chiedere la riparazione del loro diritto violato. Il potere politico, governo o parlamento, non c’entrano per niente. Non possono prendere provvedimenti o stabilire per legge quel che i giornali, gli organi d’informazione in genere, possono o non possono pubblicare. Possono certo stabilire casi di segretezza o di riservatezza, per proteggere l’interesse al buon andamento di funzioni pubbliche (ad esempio, trattative diplomatiche, operazioni dei servizi di sicurezza, svolgimento di indagini giudiziarie, ecc.) e, a questo fine, possono prevedere sanzioni a carico dei funzionari infedeli che violano il segreto e la riservatezza. Ma non possono estendere il divieto e la sanzione agli organi dell’informazione i quali, quale che sia stato il modo, siano venuti in possesso di informazioni rilevanti e le abbiano portate alla conoscenza della pubblica opinione.

In breve: il potere politico può proteggersi, ma non può farlo imbavagliando un potere - il potere dell’informazione - che ha la sua ragion d’essere nel controllo del potere. Potrà sembrare un’anomalia che la lecita auto-tutela della politica non si estenda fino alle estreme conseguenze, non investa la stampa. Ma in ogni regime libero un’anomalia non è, perché l’informazione appartiene a un’altra sfera e non può diventare un’appendice, una funzione servente, un organo della politica e del governo (come avviene nei momenti eccezionali della guerra o del pericolo per la sicurezza nazionale). È la separazione dei poteri (e l’informazione è un potere) a richiederlo e a determinare la possibilità della contraddizione. Sono i regimi autoritari, quelli in cui non vi sono contraddizioni. Ma allora, lì, la stampa vive delle informazioni che il potere politico, caso per caso o per legge non fa differenza, l’autorizza a rendere pubbliche; vive degli ossi che il padrone le butta.

Da dove traiamo questo principio d’autonomia e libertà della stampa? Innanzitutto dalla cultura e dalla civiltà costituzionale, cioè dal quadro di sfondo che dà un senso alla democrazia. Poi dall’art. 21 della Costituzione, che proclama il diritto alla libertà d’informazione senza limiti diversi dal buon costume, vietando per sovrapprezzo, e come rafforzamento, le autorizzazioni e le censure, cioè gli strumenti di asservimento della stampa conosciuti sotto il fascismo.

Oggi poi è la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quando, nel 2001, è assurta a livello costituzionale e al medesimo livello si collocano le interpretazioni che ne dà la Corte di Strasburgo, altra base sicura del diritto alla libertà della stampa. L’art. 10 § 2 della Convenzione ammette bensì "formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni", ma solo quando siano "misure necessarie in una società democratica" per tutelare certe esigenze di sicurezza, ordine pubblico, ecc., che nel caso della legge italiana certamente non ricorrono in generale.

La Corte europea ha precisato che le limitazioni possono derivare solo da "bisogni sociali imperativi" (non esigenze di funzionamento di pubblici poteri), che le misure prese "non devono essere di natura tale da dissuadere la stampa dal partecipare alla discussione di problemi di legittimo interesse generale" e, nel celebre caso Dupuis contro Francia (7 giugno 2007), riguardante la pubblicazione di notizie coperte dal segreto processuale, che quando c’è di mezzo il diritto all’informazione, "il potere di apprezzamento degli Stati si arresta di fronte all’interesse delle società democratiche ad assicurare e mantenere la libertà di stampa". Si trattava, per l’appunto, di giornalisti che si erano documentati attraverso fughe di notizie o documenti e conversazioni confidenziali: tutte cose che le società libere non demonizzano affatto (pur cercando di impedirle da parte dei funzionari pubblici), quando vengono nelle mani di giornalisti.


* * *

Il disegno di legge che sta per essere trasformato in legge non tiene conto di tutto questo, anzi lo contraddice. A carico dei giornalisti e degli editori sono stabiliti divieti tassativi di pubblicazione. Sanzioni penali, disciplinari e amministrative li collocano in una ragnatela di condizionamenti, esterni e interni alle imprese giornalistiche, certamente incompatibile con la libertà della stampa di fare il proprio dovere "in una società democratica". Questi condizionamenti, altrettanto certamente, sono tali (si pensi a che cosa rappresenta per le piccole imprese giornalistiche la sanzione in denaro che può raggiungere diverse centinaia di migliaia di euro) da "dissuadere la stampa dal partecipare alla discussione dei problemi di interesse generale" come, tanto per fare un esempio di fantasia, la pubblica corruzione. Ci sono tutte, e sono evidenti, le ragioni per le quali questa legge finirà col cozzare contro quel diritto.


Repubblica 11 giugno 2010 (http://www.repubblica.it/politica/2010/06/11/news/commento_zagrebelsky-4742982/index.html)

Francesca
12-06-2010, 09:36
Non capisco perchè la sinistra protesta contro questa legge, vorrebbe forse pure una sorta di psicopolizia, di nota memoria orwelliana, laddove non è permesso nemmeno di pensare liberamente ?

E' una giusta legge per tutelare la privacy di tutti i cittadini, la sinistra non ha ancora capito che è assolutamente antidemocratico instaurare un regime in stile orwelliano, come narrato nel famoso libro '1984', dove tutti sono spiati e non hanno nemmeno alcun diritto di esprimere emozioni sul volto (il famoso 'voltoreato' in neolingua).

E non deve stupire se la sinistra continua a subire sonore batoste elettorali, visto che non ha ancora la minima idea di cosa sia la democrazia e la privacy.


Ciò che hai scritto è un classico esempio di Bispensiero orwelliano.
La cosa è tragicamente comica.

Il Bispensiero, da "1984"

« Raccontare deliberatamente menzogne ed allo stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile. »

ugodin
12-06-2010, 10:03
anch'io ho pensato la stessa cosa.
"bipensiero".
infatti spacciano il diritto a non essere criticati e giudicati dalla collettività come di un diritto collettivo fondamentale.

Kekko
13-06-2010, 22:59
Mi son letto tutto quello che avete scritto voi, un po meno i vari articoli in quanto quelli li sto leggendo da un bel po di giorni da solo cercando tra i vari blog, siti di informazione e agenzie di stampa.

Sul problema intercettazioni sollevato in Italia ormai sembra evidente che la fretta sia venuta fuori solo dopo che la piccola punta dell'iceberg del caso Scajola è diventato di colpo un immensa montagna con l'aggiungersi dei nomi di Verdini, Letta...sa faccio prima a dire tutta la parte dell'ex partito Forza Italia. In calabria ( dato che sono calabrese ) ho visto questo modo di fare solo da persone "mafiose" perche la mafia è uno stile di vita ancor prima di essere una organizzazione. Una persona che non vuol far uscire argomenti scomodi non fa casino come i manifestanti in piazza, ma agisce in silenzio cercando di eliminare il problema alla radice senza attirare gli occhi di molti. La legge ci viene presentata come strumento necessario per la salvaguardia della nostra privacy, quando in realtà vogliono solo tutelare l'anonimato dei loro interessi.

Vi faccio fare una riflessione:"Io oggi non so se sono intercettato o meno, non so quindi nemmeno se la mia privacy è tutelata o no. So però per certo che non ho nulla da nascondere, sono pulito, quasi un santo. Morale della riflessione: vivo tranquillo e sereno.

E dopo la riflessione, una domanda:"Io oggi non so se sono intercettato o meno, non so quindi nemmeno se la mia privacy è tutelata o no. So però per certo che ho qualcosa da nascondere. Domanda:"Vivo tranquillo e sereno come nella riflessione, o inizio a viver nella paura di essere beccato?"...Se vivo con questa paura e ho il potere di poter cambiare le leggi, penso alla tutela dei cittadini o penso al mio interesse personale?.

E sul fatto dei numeri di intercettazioni tra Italia e USA. Le intercettazioni degli USA hanno un sistema complesso che permetta una scrematura enorme della mole di dati da analizzare. I loro centri di controllo non vedon impiegati con cuffie e registratori 24 su 24 ad ascoltare persone, hanno dei computer con appositi software che controllano tutto il traffico che passa nei terminali USA ( controllano email, telefoni, sms...tutti i tipi di comunicazione ) tali software hanno un database di parole chiave. Ogni qual volta il PC rileva tali parole allora appositi algoritmi informatici analizzano il messaggio e vedono se compaiono altre parole del database. Questi messaggi vengon quindi registrati su supporto Harddisk in forma digitale e solo in un secondo momento vengon analizzati da personale competente. Se il pc non rileva parole strane il messaggio non viene registrato. Tale procedura fa si che venga effettuato una intercettazione a strascico come in Italia, ma viene fatta nel piu completo anonimato e senza un altissimo impiego di risorse. Quindi è ovvio che se ho un supporto informatico che mi fa una enorme scrematura del materiale importante da quello inutile, io faccio solo le minime e necessarie intercettazioni del caso.

Bondourant
13-06-2010, 23:25
questa legge assurda è urgente per i comitati d'affari che circondano questo governo (e ne fanno parte)
le ultime carte consegnate dai ROS lasciano intravedere cose gravi riguardanti persone (e personaggi/faccendieri)
che dal 2001 si spartiscono (a botte di euro/case e mignotte) tutti gli appalti importanti.

la legge è ancora più urgente perchè la vogliono applicata anche ai processi/indagini in corso.
tempo fa dissi che qualche tombino di questa rete fognaria stava saltando (nonostante le continue menzogne di UMUNGUS)
in realtà il primo tombino - anzi una bella falla nel sistema- è saltato ed è targato scajola (l'insultamorti di imperia).

scajola (ex cancrena DC) non è un fringuello aveva per le mani uno dei ministeri fondamentali per qualsiasi governo
quindi il cosiddetto presidente del consiglio del facciamo quel cazzo che ci pare teme un ulteriore esplosione nella rete fognaria
(verdini in primis). quindi la legge è URGENTISSIMA. capito perchè...

Edric
14-06-2010, 00:32
Le nuove norme contenute nel ddl licenziato al Senato

http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/06/freedomhouse-300x206.jpg (http://guerrecontro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/06/freedomhouse.jpg)



Fonte: ANSA
Dal limite dei 75 giorni alle sanzioni per gli editori e i giornalisti, ecco i punti salienti del ddl che ha avuto il via libera del Senato con il voto di fiducia.
LIMITI: Intercettazioni possibili solo per i reati puniti con più di cinque anni. Ci sono i reati contro la Pubblica amministrazione e c’é anche lo stalking. I telefoni possono essere messi sotto controllo per 75 giorni al massimo. Se c’é necessità, vengono concessi altri tre giorni prorogabili di volta in volta con provvedimento del gip. Per i reati più gravi (mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, più altri venti prorogabili.
DIVIETI E SANZIONI: Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati non tra virgolette ma con un riassunto. Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano fino a 300mila euro di multa. Le intercettazioni sono off limits per la stampa fino a conclusione delle indagini: per gli editori che sgarrano ci sono 300 mila euro di multa, che salgono a 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Colpiti anche i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro se pubblicano intercettazioni durante le indagini o atti coperti da segreto.
CIMICI: niente più microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati. Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.
PM CIARLIERI: Se il responsabile dell’inchiesta passa alla stampa atti coperti dal segreto d’ufficio e semplicemente va in tv a parlare dell’inchiesta può essere sostituito dal capo del suo ufficio.
TALPE: Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere.
NOMA TRANSITORIA: Le nuove regole si applicano ai processi in corso. Quindi, anche se erano già state autorizzate intercettazioni con le vecchie regole, dovrà essere applicato il tetto dei 75 giorni.
RIPRESE: Sulle riprese tv per i processi decide il presidente della corte d’appello, che può autorizzarle anche se non c’é il consenso delle parti.
IENE, STRISCIA, REPORT: le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti. Possono essere realizzate anche se c’é in ballo l’interesse dello Stato oppure per dirimere controversie giudiziarie. Negli altri casi, carcere da uno a quattro anni (norma in virtù della quale sarebbe stata condannata la escort Patrizia D’Addario per le sue registrazioni di Berlusconi a Palazzo Grazioli).
CLERO: Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la discesi; se l’intercettato è un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana.


Fonte: Guerre Contro (http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=1931#more-1931)

Amanda
14-06-2010, 00:36
http://img130.imageshack.us/img130/1692/kitw.jpg

taccaromiceto
14-06-2010, 07:03
Vi faccio fare una riflessione:"Io oggi non so se sono intercettato o meno, non so quindi nemmeno se la mia privacy è tutelata o no. So però per certo che non ho nulla da nascondere, sono pulito, quasi un santo. Morale della riflessione: vivo tranquillo e sereno.

E dopo la riflessione, una domanda:"Io oggi non so se sono intercettato o meno, non so quindi nemmeno se la mia privacy è tutelata o no. So però per certo che ho qualcosa da nascondere. Domanda:"Vivo tranquillo e sereno come nella riflessione, o inizio a viver nella paura di essere beccato?"...Se vivo con questa paura e ho il potere di poter cambiare le leggi, penso alla tutela dei cittadini o penso al mio interesse personale?.


Quindi:

Io sono completamente a favore dell'installazione di telecamere a circuito chiuso in tutto il paese,in tutte le piazze,in tutte le strade.

Hanno qualcosa da nascondere tutti quelli che non lo sono?

Bondourant
14-06-2010, 08:13
Quindi:

Io sono completamente a favore dell'installazione di telecamere a circuito chiuso in tutto il paese,in tutte le piazze,in tutte le strade.

Hanno qualcosa da nascondere tutti quelli che non lo sono?

hanno qualcosa da nascondere (e da rubare) tutti quelli che stanno costruendo questa legge fascista.
io non sono mancopocazz favorevole alle telecamere dappertutto. ma metterei sotto controllo FISSO
tutti i telefoni dell'entourage del cosiddetto presidente dei cognati corrotti

e sono anche favorevole ad una legge GIACOBINA contro la corruzione,
invece sono fortunati, hanno a che fare con dei magistrati che in fondo sono anche buoni
si meriterebbero Robespierre.

Bondourant
14-06-2010, 08:16
http://img130.imageshack.us/img130/1692/kitw.jpg

unico obbiettivo del governo berlusconi

http://www.ideacartasrl.it/images/prodotti/buste.jpg

Küstenland
14-06-2010, 08:47
Quindi:

Io sono completamente a favore dell'installazione di telecamere a circuito chiuso in tutto il paese,in tutte le piazze,in tutte le strade.

Hanno qualcosa da nascondere tutti quelli che non lo sono?

Invece io sarei più favorevole a installare telecamere a circuito chiuso, in tutte le strade, in tutte le piazze ed in tutti i negozi e luoghi pubblici, ma soltanto in meridione, per prevenire e combattere la criminalità di stampo mafioso e camorristico.

Preem Palver
14-06-2010, 09:10
Invece io sarei più favorevole a installare telecamere a circuito chiuso, in tutte le strade, in tutte le piazze ed in tutti i negozi e luoghi pubblici, ma soltanto in meridione, per prevenire e combattere la criminalità di stampo mafioso e camorristico.

Che notoriamente si concretizza per strada: si sa che mafia e camorra si arricchiscono con gli scippi alle vecchiette e lo spaccio di erba al minuto.

Küstenland
14-06-2010, 09:50
Che notoriamente si concretizza per strada: si sa che mafia e camorra si arricchiscono con gli scippi alle vecchiette e lo spaccio di erba al minuto.

Gli scippi alle vecchiette e lo spaccio sono bazzeccole in confronto alle rapine armate commesse da ragazzini meridionali ed alla maleducazione ed inciviltà (per es. bruciare cassonetti della spazzatura sulle strade - Napoli e Palermo docet) e al razzismo meridionale nei confronti dei turisti padani (strozzinaggio, frodi, furti, aggressioni, insulti, ecc..)

Preem Palver
14-06-2010, 10:05
Gli scippi alle vecchiette e lo spaccio sono bazzeccole in confronto alle rapine armate commesse da ragazzini meridionali ed alla maleducazione ed inciviltà (per es. bruciare cassonetti della spazzatura sulle strade - Napoli e Palermo docet) e al razzismo meridionale nei confronti dei turisti padani (strozzinaggio, frodi, furti, aggressioni, insulti, ecc..)

Ma tu non eri quello che diceva di non essere mai stato al Sud? Mi domando come fai a conoscere questi casi di razzismo nei confronti dei turisti settentrionali
Comunque per maleducazione e inciviltà, sembra che tu non abbia mai visto Milano

Bondourant
14-06-2010, 11:02
quel rintronato di zaia quando ammazzarono quella povera ragazza a Loret del Mar
disse he era un posto tranquillo,n'idiota. lo sanno anche i sassi che
in quel posto c'è uno sballo fisso, (24 h al giorno ) e io dovrei affidare una regione del mio paese a un incapace sprovveduto di quella fatta ?

padania falla finita state mandando il paese nella merda per i vostri incubi di gloria e le vostre cazzate
razziste. vai fuori dai coglioni se non ti piace questo paese. ekekazz ! :mad:

Küstenland
14-06-2010, 12:11
Ma tu non eri quello che diceva di non essere mai stato al Sud?

Sono stato al Sud soltanto una volta e mai ci ritornerò per ovvi motivi.



Mi domando come fai a conoscere questi casi di razzismo nei confronti dei turisti settentrionali

Semplice, le voci circolano anche se tali casi non vengono mai divulgati tramite i mass-media.



Comunque per maleducazione e inciviltà, sembra che tu non abbia mai visto Milano

Evidentemente perchè nell ultimo decennio a Milano c'è stata una progressiva degenerazione, dovuta all'aumento dell'immigrazione extracomunitaria e meridionale, e di conseguenza c'è stato un parallelo aumento della maleducazione ed inciviltà.


quel rintronato di zaia quando ammazzarono quella povera ragazza a Loret del Mar
disse he era un posto tranquillo,n'idiota. lo sanno anche i sassi che
in quel posto c'è uno sballo fisso, (24 h al giorno ) e io dovrei affidare una regione del mio paese a un incapace sprovveduto di quella fatta ?

In primo luogo, Zaia non è il sindaco della cittadina di Loret Del Mar, ed in secondo luogo dovreberro essere le autorità spagnole a prendere provvedimenti.



padania falla finita state mandando il paese nella merda per i vostri incubi di gloria e le vostre cazzate
razziste. vai fuori dai coglioni se non ti piace questo paese. ekekazz ! :mad:

Innanzitutto, noi siamo in prima fila contro il razzismo, in quanto siamo continuamente vittime del razzismo meridionale antipadano.

Dateci l'indipendenza della Padania e sarete contenti e felici.

Amanda
14-06-2010, 12:55
Invece io sarei più favorevole a installare telecamere a circuito chiuso, in tutte le strade, in tutte le piazze ed in tutti i negozi e luoghi pubblici, ma soltanto in meridione, per prevenire e combattere la criminalità di stampo mafioso e camorristico.

http://www.giuliocavalli.net/2010/06/12/bye-bye-barbaro-imprenditori-finalmente-mafiosi-del-nord/


Antimafia » Bye bye Barbaro, imprenditori (finalmente) mafiosi del Nord

giugno 12th, 2010

Fino a ieri si poteva affermare che a Milano dagli anni ‘90 non c’erano state condanne per il reato di associazione mafiosa. Fino a ieri alcuni politici e rappresentanti delle istituzioni “disinformati” potevano dichiarare che a Milano la mafia non esisteva. Fino a ieri appunto. Perchè ieri qualcosa è cambiato.

Dopo molti anni, proprio nel capoluogo lombardo, c’è stata una sentenza di condanna in primo grado per l’art.416 bis c.p. Il boss Salvatore Barbaro è stato condannato a 9 anni di reclusione, il padre Domenico (detto l’australiano) e il fratello Rosario a 7 anni. Tuttavia, la condanna più rumorosa è sicuramente quella di 4 anni e 6 mesi inflitta all’imprenditore Maurizio Luraghi che, secondo la sentenza, avrebbe messo a disposizione del clan la sua azienda, la “Lavori stradali Srl”.

I giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano hanno riconosciuto l’imprenditore milanese colluso con le attività criminali della famiglia Barbaro- Papalia. Finalmente la presenza di questo clan ‘ndranghetista radicato profondamente nel territorio lombrado viene riconociuta da una sentenza. Finalmente, inoltre, viene punito un imprenditore che ha chiuso gli occhi e agevolato gli affari della criminalità organizzata.

Maurizio Luraghi attraverso la sua azienda si aggiudicava gli appalti per poi girarli in subappalto alle...continua

==============================================================

tanto per cominciare...

Amanda
14-06-2010, 13:05
Invece io sarei più favorevole a installare telecamere a circuito chiuso, in tutte le strade, in tutte le piazze ed in tutti i negozi e luoghi pubblici, ma soltanto in meridione, per prevenire e combattere la criminalità di stampo mafioso e camorristico.

http://www.articolo21.org/780/notizia/la-lotta-alla-mafia-non-e.html | Lunedì, 14 Giugno 2010 -


"La lotta alla mafia non è un’utopia"


di Micol Sarfatti



«A Milano la mafia ha raggiunto il suo scopo: è diventata invisibile e quindi ancora più pericolosa. Milano è la più grande lavatrice di denaro sporco d’Europa, qui coesistono tutte e quattro le organizzazioni criminali nostrane. Le infiltrazioni mafiose sono presenti soprattutto nell’hinterland: Buccinasco, Cologno Monzese, Pieve Emanuele, solo per citare alcuni comuni. E’inutile far finta di non vedere. La mafia non ha più la coppola e la lupara, non parla più il gergale dei gangster, ma il linguaggio delle banche e delle istituzioni.» Parla senza mezzi termini Frediano Manzi, sa bene cos’è la mafia. Nel 1997 ha fondato Sos Racket e Usura, dopo aver conosciuto personalmente il dramma della criminalità organizzata ed essere stato lasciato solo dalle istituzioni.
«Ho voluto mettere la mia esperienza da vittima al servizio dei cittadini. Per avviare la mia attività avevo chiesto aiuto alle banche, ma mi negarono il credito, fui costretto a rivolgermi agli usurai. Continuarono a minacciarmi e a danneggiarmi anche se pagavo il pizzo. Quando l’usura ti colpisce entra in possesso delle tue attività, al nord la mafia agisce così.»..CONTINUA
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Edric
15-06-2010, 20:15
giugno 15, 2010

<!-- more-content -->
L’Osce (http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Organizzazioni_Internazionali/OSCE.htm) chiede all’Italia: rinunci al ddl intercettazioni o lo modifichi in linea con standard internazionali sulla liberta’ d’espressione.
“Sono preoccupata che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia” – dichiara Dunja Mijatovic, responsabile per la libertà dei media dell’Organizzazione per sicurezza e cooperazione in Europa – “I giornalisti devono poter scegliere come condurre un’indagine responsabile”.

Tramite Fabrizio Massari, suo portavoce, la Farnesina si è fatta sentire “un intervento su una misura legislativa il cui iter non e’ completato rischia di interferire e turbare il dibattito democratico in Parlamento fatto a colpi di fiducia“.


Il grassetto è mio.

Amanda
16-06-2010, 05:47
http://www.rosarossaonline.it/dettaglio.php?id=5575










La stampa estera boccia l’Italia
La legge bavaglio vergogna mondiale


La tanto discussa legge bavaglio ha fatto il giro dei siti di mezzo mondo suscitando l’indignazione internazionale. Molti giornali stranieri hanno accusato Berlusconi di voler attaccare la libertà di stampa mettendo i propri interessi al di sopra della legge e hanno incitato l'Italia ad andare avanti nella protesta. Lo ha fatto il Times, scrivendo che "gli italiani non solo sono preoccupati da quello che sembra essere l’ennesimo tentativo della classe dirigente di difendere se stessa e i suoi privilegi, ma sono anche allarmati dal desiderio evidente di Berlusconi di mettere i propri interessi al di sopra di quelli della legge"; e la BBC che ha ipotizzato che la legge potrebbe essere portata di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo proprio perché violerebbe la difesa della legalità e la libertà di stampa.
Il quotidiano spagnolo El Pais ha parlato della protesta della stampa italiana contro la legge bavaglio, mettendo in luce che La Repubblica era uscita con la prima pagina in bianco e che il Fatto Quotidiano e il gruppo Sky si erano listati a lutto per la libertà di stampa.
Anche il britannico The Guardian e il francese Le Monde hanno sottolineato le razioni dei nostri principali quotidiani, raccontando la protesta dei media italiani contro la legge bavaglio di Berlusconi.
Ma sono arrivate anche delle critiche molto severe nei confronti di una prassi tutta italiana della pubblicazione sui giornali, insieme alle intercettazioni telefoniche relative a indagini in corso, di particolari privati sulla vita degli intercettati veri e propri e degli intercettati per caso.
L’Economist ha scritto infatti che, nonostante sia ovvio che uno dei principali beneficiari della legge sia proprio Silvio Berlusconi, non si può dimenticare che in Italia le intercettazioni siano spesso usate in modo improprio: "Un conto sono le cattive intenzioni, un conto sono le cattive leggi. Una delle cose a cui gli italiani sono abituati è la quotidiana violazione dei diritti delle persone indagate e di altre persone finite anche solo in maniera collaterale nelle inchieste. Le informazioni vengono diffuse in modo selettivo ai giornalisti prima del processo, spesso creando una presunzione di colpa che poi diventa difficile da ribaltare, si tratti del tribunale o dell’opinione pubblica.
Alcune delle restrizioni proposte dalla legge sono ritenute normali in molti paesi. Vietano la pubblicazione dei dettagli di un’inchiesta fino alla formulazione di una sentenza, quando i giornalisti potranno riportare la sostanza (ma non le parole esatte) delle conversazioni registrate; impediscono ai giudici di lasciare commenti sulle indagini che stanno seguendo; limitano la possibilità di riprendere con le telecamere all’interno delle aule dei tribunali". Ma chiarito questo, l’Economist riconosce l’anomala condizione dell’Italia, un paese notoriamente corrotto, con una forte sovrapposizione tra politica e giustizia, dove la lentezza dei procedimenti giudiziari spesso fa trascorrere anni prima che si arrivi a una sentenza.
Su una posizione simile si pone anche il Daily Telegraph, che però ha dato risalto anche alle restrizioni sulla stampa: "Molte delle persone che fanno parte del sistema giudiziario in Italia si comportano in modo scorretto. Convinti che non riusciranno mai a far condannare i ricchi e i potenti, diffondono abitualmente le informazioni delle loro inchieste ai giornali, in modo che le loro tesi si affermino almeno nell’opinione pubblica. È un modo vergognoso di superare i tempi del processo, e non importa quanto possa essere giustificato. Ma l’attacco di Berlusconi contro i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche o altre informazioni provenienti da fonti giudiziarie è inaccetabile. I giornalisti hanno il dovere di informare e hanno il dovere di pubblicare tutto quello in cui si imbattono per portare alla luce fatti che potrebbero essere di pubblico interesse".
L'eco delle intercettazioni è arrivato anche molto lontano, in Argentina ad esempio dove il giornale Clarin ha sottolineato che "il senato italiano dava il via libera alla legge bavaglio di Berlusconi". In Australia, invece, è stato il Sydney Morning Herald a scrivere che Berlusconi era riuscito a limitare l'uso delle intercettazioni.
Le reazioni della stampa estera, come si può vedere, sono state tante e possono essere utili per avere un'idea più ampia grazie al distacco che hanno gli altri nei confronti di una situazione che non li tocca da vicino. In questo senso fa riflettere la posizione singolare dell'Economist, ma ciò non toglie che la legge in discussione sicuramente non garantisce un corretto equilibrio tra privacy e diritto all’informazione. Ed è per questo che dobbiamo continuare a lottare.


15 Giugno

Roderigo
27-06-2010, 00:54
IL DOSSIER

Ecco l'Italia delle intercettazioni
sotto ascolto solo 26mila persone


http://farm5.static.flickr.com/4077/4736248420_9c7e7bb074.jpg (http://farm5.static.flickr.com/4077/4736248420_9c7e7bb074_b.jpg)


Il premier: "Siamo tutti spiati". E calcola 7,5 milioni di persone nella rete degli ascolti. Ma i numeri raccontano una verità diversa. Gli addetti ai lavori in rivolta: "Dal governo cifre sballate, più facile vincere al lotto che finire ascoltati"



di PIERO COLAPRICO


MILANO - "Il tandem Berlusconi-Alfano sta raccontando del mondo delle intercettazioni un cumulo di menzogne. Purtroppo non possiamo dire esattamente quello che pensiamo con nome e cognome, perché con questi ci dobbiamo lavorare. Aiutateci". La protesta sale ovunque. Ma è soprattutto al Nord, dove hanno sede le principali società specializzate in telefoni e microspie, che si trasecola. Ieri c'è chi è andato su Youtube, chi ha cercato le agenzie stampa, molti sono di centrodestra e non credevano alle loro orecchie nel sentire il premier che, tra gli applausi della Confcommercio, raccontava che 1 "In Italia siamo tutti spiati. vengono fuori sette milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia.".

Meno di 30 mila gli intercettati. I numeri reali smentiscono (pesantemente) la versione di Berlusconi. Il dato ufficiale diffuso dal ministero di Grazia e giustizia indica in 132.384 i "bersagli intercettati". Ma - attenzione - non sono persone e non sono case. Ogni "bersaglio", nel gergo usato da chi le intercettazioni le fa, corrisponde ad un numero di telefono. Dunque, spiega Elio Cattaneo della Sios, una delle società d'intercettazioni più attive, "se si conta che un italiano medio dispone di un telefono cellulare personale, più uno aziendale, più uno fisso a casa, più parenti stretti eccetera, noi calcoliamo che intercettare una persona vuol dire mettere sotto controllo un numero di 5,3 telefoni/bersaglio. Inoltre, se si intercetta uno straniero o un mafioso che delinque utilizzando anche telefoni esteri, la media bersagli che riguardano uno stesso soggetto sale a dieci, dodici".

Quindi, se si fanno come alle elementari i conti che Silvio Berlusconi e il centrodestra, decisi ad affossare questo strumento d'indagine, non hanno fatto, il risultato è all'opposto dei milioni di "ascoltati". Prendiamo le persone che abitano in Italia: circa 60 milioni. Le dividiamo per i 132.384 bersagli, divisi a loro volta per una media di circa 5 telefoni a bersaglio: il risultato porta (siamo larghi) a circa 27 mila persone intercettate, vale a dire, lo 0,045%, una persona ogni 2.200 abitanti. Secondo l'avvocato e senatore Luigi Li Gotti, gli intercettati sono ancora meno, tra i 20 e i 23mila. "E' più facile vincere al lotto che essere ascoltati", continua l'imprenditore brianzolo Cattaneo.

Dodici euro al giorno. "I costi delle intercettazioni sono altissimi, non ce li possiamo permettere", tuonano sempre dal centrodestra. Invece, tenere sotto controllo oggi il telefono di un narcotrafficante "costa circa 12 euro al giorno di media per telefono, mentre pedinarlo - spiegano gli esperti - significa impiegare almeno sei uomini, mandarli in trasferta, spendere in benzina e alberghi". E dunque, secondo un esperto dell'antimafia, il costo sarebbe di circa 2.500 euro al giorno.

L'intercettatore senza divisa. Un bandito entra nella sua auto, posteggiata nel box blindato.

Esce, incontra un socio e comincia a parlare dei suoi traffici, ma viene intercettato e, prima o poi, sarà catturato. Chi è riuscito a eludere i sistemi d'allarme, aprire l'auto e piazzare la microspia? Un carabiniere, un poliziotto, un finanziere, direbbero molti, "vittime" delle fiction tv. E sarebbe uno sbaglio: a installare la cimice elettronica è quasi sempre un consulente esterno (della Procura e dei detective). E' un ingegnere, un elettricista, un perito, o anche un ex-detective che ha mollato la divisa: è quest'uomo "senza volto" che fa il lavoro difficile, dalla strage di Capaci a quella di via D'Amelio, dal terrorista islamico al faccendiere di partito.

Questa la realtà oggettiva che viene "omissata" dai dibattiti parlamentari e televisivi. In Italia la magistratura e le forze dell'ordine "non" possiedono la tecnologia delle microspie (e nemmeno gli strumenti minimi). E più i software dei computer, dei telefonini, delle trasmissioni radio e delle "memorie" elettroniche diventavano complessi, più la nostra polizia giudiziaria si è affidata ai tecnici esterni: era ritenuto l'unico modo per stare all'avanguardia e fronteggiare un crimine sempre più internazionale e inafferrabile. Ogni Procura, in assenza di leggi, s'è data dei criteri di trasparenza più o meno efficienti e i vari ministri della Giustizia hanno lasciato fare.

Centocinquanta società strutturate. Oggi in Italia, nel settore delle "cimici" elettroniche e delle deviazioni dei flussi telefonici e informatici, esistono quasi 150 società ben strutturate. Le più solide aziende del settore sono "nascoste" tra Milano, Lecco e Como (come Area, Rcs, Sio e Radiotrevisan), più c'è la Innova di Trieste: da sole hanno assunto a tempo indeterminato circa 400 dipendenti e avevano fatturati che superano i 30 milioni. Una cinquantina di società, da due anni, si sono riunite nell'Iliia, con sede a Milano. Se si contano però anche gli ex marescialli che entrano nel settore quando vanno in pensione, o tantissimi sub-appaltatori, si arriva a circa 400 partite Iva. I dipendenti assunti regolarmente in Italia da queste ditte superano quota mille. Se si fermano loro, si fermano le intercettazioni.

E il ministro Alfano non paga il conto. Nel 2006, con l'idea di tenere maggiormente sotto controllo i conti dello Stato, il centrosinistra toglie alle Poste il compito di "fare da banca" allo Stato. Da allora, per farsi pagare le fatture dei lavori svolti, le varie società d'intercettazione devono presentare il conto non più agli uffici postali, ma direttamente a Roma, al ministero di Grazia e giustizia: dov'è nel frattempo arrivato dalla Sicilia Angiolino Alfano, ex segretario di Silvio Berlusconi.

E il ministero che fa? "Fa né più né meno come quei clienti che fuggono dal ristorante dopo aver mangiato: non paga il conto", spiegano dall'interno di queste società. Nell'autunno 2008, ormai strangolati, le aziende d'intercettazione mandano i loro amministratori a Roma: "Non arriviamo alla fine del mese, se non ci pagate chiudiamo, licenziamo, buttiamo a mare indagini delicatissime".

Preso in contropiede, il ministro di un governo che ha basato la sua campagna elettorale perenne sulla sicurezza pubblica, prova a metterci una toppa. E con aria trionfante, (tra lo sconcerto muto e preoccupato di chi lavora nelle intercettazioni) fa un annuncio all'inaugurazione di quest'anno giudiziario: "L'immediata azione del mio dicastero (...) ha fatto sì che i debiti pregressi fossero onorati".

Il conti del ministero i conti della realtà. Onorati è una parola fuori luogo. I debiti nel 2008 erano circa 450 milioni. Nel 2009 - anno in cui Alfano comincia a parlare del tema, dopo aver lasciato incancrenire la situazione - queste società hanno continuato a lavorare, fatturando altri 250 milioni circa di euro, Iva compresa. Sempre nel 2009 le varie procure, con i fondi del ministero, hanno pagato agli intercettatori un acconto sul debito post 2006 di circa 120 milioni. Dopo di che, sempre nel 2009, e sempre con la transazione del ministero di Alfano (che ha imposto uno sconto del dieci per cento e ha semplicemente azzerato gli interessi), sono arrivati alle società altri 100 milioni.

Quindi, ricapitoliamo i conti: 450 milioni di debito sino al 2008, più 250 di debito nel 2009, meno 120, meno ancora 100, porta a un totale di 480 milioni: è ancora questo, al 31 dicembre 2009, il debito Iva compresa che lo Stato ha nei confronti di queste società. Come può dunque il ministro vantarsi di aver "onorato" il debito? Dalla Sios di Cantù, il titolare ieri protestava, amareggiato: "Uno lavora una vita e poi vede la sua inventiva e le sue energie buttate a mare solo perché la politica ha deciso di fare la guerra ai magistrati e così, per colpire loro, calpesta noi e i nostri diritti. Al ministero sanno che se non ci fossero le risorse personali di noi imprenditori, e le banche che ancora ci sostengono, saremmo già chiusi. E così ci sarebbero zero intercettazioni, senza nemmeno il bisogno della legge-bavaglio".


(17 giugno 2010)
www.repubblica.it (http://www.repubblica.it/politica/2010/06/17/news/ecco_l_italia_delle_intercettazioni_sotto_ascolto_solo_26mila_persone-4910021/index.html)

Roderigo
27-06-2010, 00:57
INTERCETTAZIONI: SPESI 15 MILIONI RECUPERATI 4 MILIARDI


Solo dalle inchieste Telecom-Fastweb, Antonveneta e dai proventi della lotta alla mafia lo Stato ci guadagna centinaia di volte


http://antefatto.ilcannocchiale.it/ (http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2498216&yy=2010&mm=06&dd=12&title=intercettazioni_spesi_15_milio)

Bondourant
27-06-2010, 08:19
il problema è che quello affermato con certi mezzi conta 1000 volte di più
e forma il pensiero collettivo. quindi cancrena/ berlusconi avrà sempre ragione.

i danni alla realtà (al quotidiano, al reale) fatti da questo sono incalcolabili.
fra un po' voleranno anche i maiali, gli asini volano già...

Roderigo
14-07-2010, 02:04
LEGGE BAVAGLIO

Intercettazioni, interviene l'Onu
"Legge da abolire o modificare"

Le Nazioni Unite chiedono al governo di intervenire sul ddl perché "può minare il diritto alla libertà di espressione" e annunciano missione nel 2011 per verificare situazione. Frattini: "Sconcertato e sorpreso"

http://a.imageshack.us/img202/3074/1319220389bbcce627d4444.jpgGINEVRA - Anche l'Onu boccia la legge-bavaglio: non solo chiede al governo di "sopprimere o rivedere" il discusso ddl intercettazioni, ma annuncia una missione in Italia, nel 2011, per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione. A lanciare l'allarme è il relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, Frank La Rue, che in un comunicato chiede al governo italiano di "abolire o modificare" il disegno di legge sulle intercettazioni perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia".

Un avvertimento che ha "spiazzato" il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si dice "fortemente sconcertato e sorpreso per la posizione del rappresentante dell'Onu" sul ddl intercettazioni". In "tutti i paesi democratici il parlamento è sovrano e decide" ha aggiunto, e comunque "le proposte legislative prima vanno lette".

La Rue, incaricato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di monitorare la situazione del diritto alla libertà di opinione e di espressione nel mondo, auspica sul tema della libertà di stampa l'avvio di discussioni tra l'Onu e il governo italiano. Il relatore si è detto "consapevole" del fatto che il disegno di legge vuole rispondere alle preoccupazioni relative "alle implicazioni della pubblicazione delle informazioni intercettate per il processo giuridico e il diritto alla privacy". Ma ha precisato che "nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla libertà di espressione".

Ricordando le manifestazioni del 9 luglio 1 scorso contro il ddl, l'esperto ha quindi raccomandato al governo di non "adottarlo nella sua forma attuale, e di impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione". E si è detto pronto "a fornire assistenza tecnica per garantire" il rispetto di "standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla libertà di espressione".

Secondo il disegno di legge 1415, ricorda la nota, chi non è accreditato come giornalista professionista può essere condannato alla reclusione fino a quattro anni per la registrazione di qualsiasi comunicazione o conversazione senza il consenso della persona coinvolta e la diffusione di tali informazioni. "Una sanzione così severa - ha sottolineato l'esperto - minerebbe seriamente il diritto di tutti gli individui a cercare e comunicare informazioni, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'Italia è parte".

La Rue ha inoltre espresso preoccupazione per la prevista introduzione di una sanzione per i giornalisti e gli editori che pubblicano materiale intercettato prima dell'inizio di un processo. "Una tale punizione, che include fino a 30 giorni di carcere e una sanzione fino a 10mila euro per i giornalisti e 450mila euro per gli editori, è sproporzionata rispetto al reato", ha affermato. Inoltre, "queste disposizioni possono ostacolare il lavoro dei giornalisti di intraprendere giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, quali la corruzione, data l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, sottolineata a più riprese dal Consiglio d'Europa", ha osservato La Rue.

Idv: "Onu conferma inaudita gravità". "Dopo il dipartimento della Giustizia americano, dopo l'Osce 2, ora persino l'Onu dice che il ddl intercettazioni va abolito" commenta il presidente dei deputati di Idv, Massimo Donadi, secondo il quale "una simile concentrazioni di critiche, tutte provenienti da organismi internazionali - sottolinea - non conosce precedenti e si giustifica soltanto con l'inaudita gravità di un provvedimento che è insieme criminogeno e lesivo del fondamentale diritto costituzionale alla libertà di informazione". "Ci domandiamo - aggiunge l'esponente dipietrista - cosa aspetti ancora questa maggioranza a prendere atto che, per seguire i deliri senili anti-giudici e anti-stampa di Berlusconi, sta mettendo a rischio la sicurezza e la credibilità del Paese".

Diliberto: "Richiamo Onu non può essere disatteso". "Il governo ritiri la legge, a meno che non voglia dichiarare guerra all'Onu" dichiara Oliviero Diliberto, segretario del Pdci. "Il richiamo delle Nazioni Unite, che boccia senza appello il testo sulle intercettazioni, non può essere disatteso. La legge incivile del governo non può passare, in caso contrario il nostro Paese diventerebbe lo zimbello del mondo".

Capezzone: "Onu si occupi di dittature". "Da antico e convinto militante dei diritti umani e civili - afferma Daniele Capezzone, portavoce del Pdl - troverei utile che i funzionari dell'Onu dedicassero il loro tempo a contrastare le dittature, che troppo spesso dettano legge, o trovano comunque sostegno e copertura, anche nei comportamenti del Palazzo di Vetro. Lo sanno bene gli oppressi di tanti regimi, che in troppe occasioni hanno dovuto fare i conti con i comportamenti e le scelte di questo o quell'organo, di questo o quell'ufficio, di questo o quel funzionario delle Nazioni Unite". "E' invece paradossale che si entri nei processi legislativi di uno Stato libero e democratico. Ed è ancora più paradossale che si faccia finta di non vedere che in nessun Paese dell'Occidente avanzato esiste un malvezzo di pubblicare lenzuolate di intercettazioni, in spregio della legge, in clamorosa violazione del segreto istruttorio, travolgendo i diritti dei cittadini, come invece continua ad accadere in Italia".

Bongiorno: "Ok novità ma testo migliorabile". Intanto il governo procede con le modifiche al ddl. "Sono apprezzabili le proposte emendative della maggioranza 3 nelle parti relative ai presupposti e alle limitazioni temporali delle intercettazioni" afferma il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno. "Cercherò di contribuire a questi innegabili miglioramenti - aggiunge - con alcuni emendamenti in tema di responsabilità giuridica dell'editore, intercettazioni dei parlamentari, intercettazioni ambientali e intercettazioni dei reati che riguardano ignoti".

Udc: "Bene modifiche ma restano nodi". "Le modifiche proposte dalla maggioranza sono senz'altro positive perché recepiscono numerose osservazioni delle opposizioni e migliorano il testo licenziato dal Senato. Restano tuttavia ancora alcuni nodi insoluti: sull'informazione libera da condizionamenti e sulla semplificazione delle procedure che rallentano e complicano le indagini" dichiarano in una nota congiunta i deputati Michele Vietti, Roberto Rao e Lorenzo Ria, componenti dell'Udc della commissione Giustizia della Camera.

13 luglio 2010
www.repubblica.it (http://www.repubblica.it/politica/2010/07/13/news/onu_ddl-5557116/?ref=HRER1-1)

Edric
14-07-2010, 09:47
[...]
Immediata, la replica del senatore Pd Vincenzo Vita sulle dichiarazioni razziste di Capezzone in merito a funzionari dell’Onu, ‘guatemaltechi e non’: “l’Onu deve occuparsi delle vere dittature? Appunto”.

[...]

Fonte: Il Fatto quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/intercettazioni-onu-ddl-va-abolito-o-rivisto/39392/)

Bondourant
21-07-2010, 07:56
Intercettazioni, cade l'obbligo del segreto
Berlusconi: "Non siamo un Paese civile"



L'esecutivo ha presentato il suo testo. In pratica si istituisce un meccanismo grazie al quale il gip di intesa con l'accusa e la difesa decidera' le parti pubblicabili e quelle che invece vengono secretate. Il Cavaliere: "Per colpa della Costituzione non si riesce ad ammodernare". Pd: "Un compromesso ancora da valutare". Esultano i finiani. Csm ancora "fortemente critico"


ROMA - La svolta arriva sotto forma di un emendamento del governo. Nonostante le ripetute promesse berlusconiane 1 che il testo non sarebbe stato toccato, il governo ha cambiato idea. Anche a fronte delle perplessità dei finiani, del Colle e alla montante protesta di moltissimi cittadini contro la legge bavaglio. E che retromarcia sia stata lo si capisce dalla stizza del Cavaliere 2: "Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile". Intanto il Csm ha emesso un nuovo parere: nonostante alcune modifiche proposte abbiano "migliorato" il testo, resta "fortemente critica" la posizione dei consiglieri dell'organo di autogoverno della magistratura


La modifica. Il testo presentato oggi modifica il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari, che era previsto dalla parte del testo del ddl già approvata sia alla Camera che al Senato. In pratica si istituisce il meccanismo della cosiddetta udienza filtro con la quale il gip di intesa con l'accusa e la difesa decidera' le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate. Questo significa che le intercettazioni saranno coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta 'udienza-filtro'. Tuttavia, la proposta di modifica dell'esecutivo non fissa alcun termine entro il quale debba essere celebrata tale udienza, termine invece richiesto dagli emendamenti del Pd. La proposta di modifica comporterà molto probabilmente lo slittamento dell'esame del provvedimento a domani: sarà necessario, infatti, dare tempo ai gruppi di presentare sub emendamenti.

I tempi. L'annuncio arriva dopo che i lavori della Commissione Giustizia della Camera sul ddl intercettazioni erano slittati nuovamente. La seduta odierna doveva iniziare con il giudizio del governo sui 600 emendamenti presentati dalla maggioranza e dall'opposizione. Ma pochi minuti prima dell'inizio, la comunicazione del rinvio fino al termine dei lavori odierni dell'aula di Montecitorio. Uno slittamento che suonava come la conferma della difficile ricerca dell'accordo sul testo che doveva soddisfare i rilievi sollevati dal Colle, il punto di vista dell'esecutivo e le diverse sensibilità all'interno della stessa maggioranza. E che aveva fatto prefigurare uno slittamento a settembre. Ma Enrico Costa, capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia della Camera, smentisce: "Non ci sarà nessun rinvio a settembre. Quello che presenterà il governo è un maxi emendamento di sintesi: il provvedimento approderà in aula il 29 luglio".

Il Csm "fortemente critico". Nuove critiche dal Consiglio superiore della magistratura. Nonostante alcune modifiche proposte abbiano "migliorato" il testo, sulla riforma proposta dalla maggioranza resta "fortemente critica" la posizione dei consiglieri dell'organo di autogoverno delle toghe: la preoccupazione è ancora quella che ci sia una "forte limitazione dello strumento d'indagine". Il nuovo giudizio è stato messo nero su bianco in un nuovo parere approvato dalla VI Commissione di Palazzo dei Marescialli a larga maggioranza - con il solo voto contrario del laico del Pdl Gianfranco Anedda - che va a "integrare" il testo già approvato dal Csm sull'insieme di norme.
FONTE (http://www.repubblica.it/politica/2010/07/20/news/ddl_sliitano_i_lavori_in_commissione_ipotesi_slittamento_a_settembre-5700431/?ref=HRER1-1)

Guido1707
21-07-2010, 13:35
Che l'Italia non sia un paese civile lo sappiamo, l'inciviltà è dirattamente proporzionale agli anni dei suoi governi: più ci governa, più diventiamo incivili.

fantasma76
21-07-2010, 20:15
potranno raccontare quello che però non possono più intercettare, visti che non hanno modificato le norme sulle intercettazioni.
Quindi alla fine sempre ci hanno inculato.

Amanda
22-07-2010, 10:17
http://img175.imageshack.us/img175/4605/23074635.png

cantone nordovest
31-07-2010, 19:13
Diciamolo chiaramente : le intercettazioni fanno male agli affari !

Sono un affare per lo Stato , e parlo in termini puramente economici , ma lo ripeto .. DISTURBANO LA COSA NOSTRA !

ecco perchè sono un affare per lo Stato :

www.corriere.it/editoriali/08_giugno_10/ferrarella_sfilza_leggende_566bbb54-36aa-11dd-97b9-00144f02aabc.shtml

Leggende spacciate per verità [Le intercettazioni costano troppo !]

[..]

Ma il dato più ignorato , rispetto al ritornello per cui «le intercettazioni costano troppo» , è che sempre più si ripagano.

Fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro.

Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia.