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Visualizza Versione Completa : Un capello biondo riapre il caso Stasi



Amanda
04-05-2010, 18:11
http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_01/Un-capello-biondo-per-accusare-Stasi-fasano_2da95ab6-54f6-11df-a414-00144f02aabe.shtml


Un capello biondo per accusare Stasi

Critiche al gup: «Ultragarantista». I genitori di Chiara chiedono analisi su un martello in casa del ragazzo



VIGEVANO - Si ricomincia. Da un capello da studiare daccapo, da un martello mai studiato, una bicicletta tenuta fuori gioco, le scarpe senza tracce di sangue, il Dna di Chiara... È il caso Garlasco. È Chiara Poggi con il cranio sfondato la mattina del 13 agosto 2007. Ed è Alberto Stasi di nuovo in scena come accusato, l’unico: in tasca l’assoluzione di primo grado, in mente i giorni difficili che verranno, davanti ai giudici della Corte d’appello di Milano dove tornerà ad essere il fidanzato di Chiara, «uccisa con crudeltà» a 26 anni. Venerdì mattina la madre della ragazza, Rita Preda, si è presentata in procura a Vigevano a depositare le 179 pagine con le quali chiede il processo d’appello contro Alberto. Vuole giustizia, Rita. E perché sia chiaro che con Alberto lo strappo è definitivo, ha deciso di andare di persona in tribunale. «Ci tenevo» dice «a essere io a consegnare queste carte». Altre carte - stavolta depositate dal pubblico ministero Rosa Muscio - chiedono la stessa cosa: un nuovo processo contro il biondino di Garlasco che era laureando quando Chiara fu uccisa e che oggi è dottore in economia ed ha 27 anni.

Nelle pagine consegnate da Rita Poggi l’avvocato Gian Luigi Tizzoni premette: «Nella sentenza di assoluzione di primo grado si rilevano obiettive incongruenze e gravi errori - sia di metodo, sia di interpretazione dei dati emersi nel corso delle indagini e nel giudizio - in cui il Giudice è incorso pesantemente, ispirato - forse - da un eccesso di protezione dei diritti dell’imputato che ha finito per calpestare i diritti della vittima e dei suoi familiari». Un attacco frontale al gup Stefano Vitelli che sarà ribadito anche in un altro passaggio nel quale si parla di «una visione ultra-garantista». La partita, in appello, sarà giocata su due fronti: l’interpretazione differente degli indizi e nuovi accertamenti che la parte civile ritiene indispensabili. Dna ed analisi scientifiche: il giudice di primo grado non ha ritenuto che fossero prove elementi che invece per la parte civile, se valutati assieme, sono indizi «gravi e concordanti » sufficienti per una condanna. Il capello biondo, per esempio. Ha una lunghezza di 1,2 centimetri. È più corto e decisamente più chiaro (tra il biondo e il castano) rispetto alla ciocca di capelli insanguinati (poi attribuiti alla vittima). Su questo capello, munito di radice (e quindi verosimilmente strappato), stretto nella mano sinistra di Chiara, la parte civile ha chiesto nuove analisi considerate più attendibili scientificamente di quelle eseguite subito dopo l’omicidio. Poi c’è l’esame sulle unghie della vittima, «reperti solo parzialmente analizzati durante l’autopsia». I vecchi accertamenti - dicono gli esperti della parte civile - non possono «assicurare l’effettiva assenza di materiale biologico» che potrebbe appartenere all' assassino. Entra in scena anche su un martello da muratore, con l'impugnatura in plastica di colore rosso, compatibile con le ferite della vittima, sequestrato a casa Stasi ma mai analizzato.

E torna in gioco l’ormai famosa bicicletta nera da donna appoggiata al muretto di cinta di villa Poggi la mattina del 13 agosto, nell’ora compatibile con il delitto. Due testimoni l’hanno vista e concordano su colore e tipologia. La famiglia Stasi ne ha una «decisamente compatibile con la descrizione » fornita, ma - fa notare la parte civile - Alberto non lo dice ai carabinieri: «Stasi ha omesso di dichiararne la disponibilità agli inquirenti, nonostante gli fosse stata rivolta un’espressa domanda». Elemento che viene «ignorato senza motivazione alcuna dal Giudice». L’ipotesi della famiglia Poggi è la seguente: Alberto potrebbe aver «utilizzato in un primo momento per compiere il crimine la bicicletta nera da donna ed in un secondo momento (per occultare l’arma e gli abiti sporchi) la bicicletta bordeaux da uomo» sulla quale è stato trovato dna di Chiara (sul pedale). Fra gli elementi che sarebbero stati trascurati dal giudice, infine, ci sono i primi due gradini delle scale sulle quale Alberto ha ritrovato il cadavere di Chiara. «Sono sceso di uno o due gradini» disse lui negli interrogatori. Ma gli esami dei periti del giudice sulla sua camminata all’interno della casa non ne hanno tenuto conto.



Erika Camasso
Giusi Fasano
01 maggio 2010(ultima modifica: 02 maggio 2010

Amanda
04-05-2010, 18:15
http://cavadaliga.altervista.org/blog/?p=1385

Ma ora un capello biondo (lungo 1,2 cm con tanto di radice e quindi presumibilmente strappato), rinvenuto nella mano di Chiara, riapre il caso

satya
04-05-2010, 23:39
Io, davanti a questi "casi", resto di stucco.
Ma, dico io, se c'è un capello "nelle mani della vittima", non è la PRIMISSIMA cosa da analizzare?
E se c'è il sospetto che un tal biondino abbia usato un certo martello, non è pure quello tra le PRIMISSIME cose da analizzare (invece di fare balletti e prove e controprove per vedere se è possibile driblare le macchie di scarpe sul pavimento)?

Cioé: ma come cavole si danno le priorità, 'sti investigatori, così a caso, con la fionda?????????
Non è il mio mestiere, per carità, ma se quanto riportano questi articoli è minimamente vero, beh, una casalinga farebbe molto ma molto meglio dei RIS (il buon senso, almeno, non le mancherebbe).


E poi qualcuno mi deve spiegare com'è che capelli, tracce ematiche e di DNA vengano fuori dopo mesi, dopo anni, e non SUBITO!!! Il tenente Colombo ci ha abituato ad altri scenari di investigazione scientifica...
Bah.