Visualizza Versione Completa : Berlusconi: Troppa libertà di stampa
=== BERLUSCONI: LIBERTA' STAMPA? IN ITALIA FIN TROPPA (AGI) =
Bal
041803 MAG 10
NNNN
dico: ma ci può essere troppa libertà di stampa?
http://www.disinformazione.it/libertadistampa.htm
Libertà di stampa?
L'Italia è al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud
"Reporter Sans Frontières" www.rsf.fr
fantasma76
04-05-2010, 18:05
Detto dal partito della libertà è un programma.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=126&ID_articolo=252&ID_sezione=277&sezione=
4/5/2010 - UNA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE BERLUSCONI CAUSA ASPRE POLEMICHE
Ma davvero "ce n'è fin troppa"
di libertà di stampa in Italia?
Un ulteriore intervento che suona come minaccia
Oggi, in una conferenza stampa ufficiale, rispondendo alla domanda di un giornalista, il Presidente del consiglio dei ministri ha detto con qulche tono di sprezzo che "in Italia, di libertà di stampa ce n'è fin troppa".
Non è davvero la prima volta che B esprime simili opinioni, che hanno un suono minaccioso, e certamente non sono rispettosi del ruolo di un capo di governo di un paese democratico. E mi rendo conto che si rischia ancora una volta di riproporre un tema di dibattito nel quale gli umori di pancia troppo spesso prevalgono sulle ragioni di una riflessione critica.
Ma la dichiarazione è troppo violenta perchè io non debba consegnarla alla vostra attenzione. La commento con una nota che ho trasmesso alle agenzie di stampa a nome di Reporters Sans Frontières, di cui - come alcuni di voi sanno - sono presidente della sezione italiana. Il testo dice:
"Quanto dichiara il Presidente del consiglio, sulla “troppa libertà di stampa in Italia”, suona amaramente come una di quelle minacciose dichiarazioni che erano pratica di governo di certi poteri che venivano definiti “latinoamericani”. Reporters sans Frontières pone l’Italia al 49.mo posto nella classifica mondiale sulla libertà di manifestazione del pensiero, ultima tra i paesi di democrazia avanzata: la colpa di questa delusa classificazione sta nelle anomalie del nostro sistema mediatico, che certamente non cancella la libertà dei massmedia ma ne condiziona drammaticamente l’esercizio, nel settore privato quanto in quello pubblico. Giornalisti epurati se dissenzienti, giornalisti premiati se servili, attacchi agli spazi di investigazione, normative penalizzanti del lavoro di cronaca politica, minacce continue contro le voci che denunciano un clima di pesante riduzione al conformismo, mistificazione spudorata della realtà, utilizzo spregiudicato del conflitto di interessi: altro che “troppa libertà”, si va instaurando una cultura dell’esercizio intollerante del potere che viene fatto passare come legittimo uso del voto popolare. Che è invece un tradimento dell’art.1 della Costituzione italiana, che riconosce “la sovranità del popolo” ma ne condiziona la forza e la vigenza “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Difendere la Costituzione nella integrità del suo dettato deve essere – dovrebbe essere – il dovere solennemente giurato di un governo rispettoso del valore del giudizio critico che la stampa esercita senz’altri limiti che quelli della legge, La libertà di stampa non è mai troppa, in una democrazia: ne difende le ragioni e la stessa identità di sistema”.
http://ilsalottodellalternativo.splinder.com/post/22673182/Libert%C3%A0+di+stampa%3A+ora+l%27Ital
Libertà di stampa: ora l'Italia è 72esima
Siamo scesi al 72esimo posto. Freedom House ha stilato la sua consueta classifica sulla libertà di stampa e l'Italia figura tra i paesi parzialmente liberi. Tranquilli, siamo ancora davanti a paesi come Nanibia e Botswana e anche l'anno scorso eravamo già classificati come non del tutto liberi. Ma a differenza di 12 mesi fa perdiamo ancora posizioni, a scapito di Trinitad e Tobago, Cile, Vanuatu, Tonga e Sud Africa. Il merito? Ovvio, gran parte è suo. Del premier italiano. Non ci sono dubbi. In un'Europa occidentale in cui il 92% dei paesi sono classificati come "free", l'Italia merita il penultimo posto, seguita solo dalla Turchia, con cui occupa il restante 8% residuo di "party free". Secondo la Freedom House l'Italia è parzialmente libera per l'incremento dei tentativi del Governo di interferire nella politica editoriale delle emittenti pubbliche. Secondo Karlekar, responsabile della Ong, in Italia "le condizioni sono peggiorate da quando Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura delle sue vicende personali, arrivando ad azioni legali contro testate sia nazionali che straniere, e da quando emittenti controllate dallo Stato hanno censurato i contenuti critici".....
volevo rispondere con richiami ai classici greci e ai grandi pensatori del passato, poi ho pensato che ci saremmo detti le solite cose tra di noi... e che sappiamo già.
perciò mi limito a far notare, di nuovo, l'estrema capacità di orientare le masse ipnotizzate con luoghi comuni dettati dall'ignoranza che pervade tanto la casta parlamentare quanto il ventre puzzolente delle masse elettrici di questa tumefazione politica.
silviuccio e baphomet dalemuccio parlano al colesterolo degli ipnotizzati televisivi utilizzando frasi e concetti "stradali"....così come aveva fatto il padaiolo bossi e congrega cantante....
dalemuccio insulta, silviuccio dice castronerie da decerebrato deculturato.......ma:
hanno ragione, si stanno adeguando, ed è un modo per cercare consenso.
.....costoro non mi hanno mai rappresentato, non mi rappresentano, non mi rappresenteranno mai
:mad::mad:
http://100cosecosi.blogspot.com/
giovedì 6 maggio 2010
Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira
Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira
Un "diario segreto" non autorizzato scritto da Michel Abbatangelo cittadino franco italiano è oggetto di una denuncia per diffamazione e attentato all’onorabilità di Renzo Bossi figlio di Umberto Bossi.
La mia è una parodia caricaturale della nostra realtà politica giocata attraverso una narrazione iperbolica cui non è affatto estranea la realtà della cronaca, anzi essa la ispira conta molto sulla maturità del lettore assiduo di blog. "Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi", dice Michael Moore e continua "la satira presume che il pubblico abbia un cervello".
La narrazione letteraria delle "avventure-disavventure" di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo (un anno fa) dalla tragica cronaca quotidiana, cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia s’impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo, passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia.
Potevo dimenticare di essere figlio di immigranti ed a mia volta immigrato in terra di Francia e assistere indifferente a quanto stravolgeva con una violenza inaudità l’identità del mio paese e la mia?
Avevo sette anni quando mio padre in Argentina mi insegno a disegnare e colorare la bandiera italiana in quanto di lì a poco si sarebbe rientrati a casa! Essendo io, prima di tutto, un’artista, un un pittore che intereagisce con la realtà attraverso l’uso creativo dell’immaginazione e dell’emozione, che cerco di sublimare e rilanciarla in termini di visione umanista, mi sento mosso da una fortissima passione etica e morale tanto che il mio stile è conosciuto come "metafisicaetica" e dentro cerco di metterci quella cosa brutta che risponde al nome di Filosofia...
Tornando a noi. Cercai una tecnica letteraria che mi permettesse di esprimere tutto il mio sdegno, la mia indignazione e trovai ispirazione nel leggendario quotidiano satirico francese "Le Canard Enchainé", il resto venne di getto sotto l’impulso di una grande rabbia.
I blog pullulavano di fatti rivoltanti, tra i più sintomatici di un certo clima: il manifesto sulla leggittimità della tortura sugli immigrati in quanto atto di autodifesa, il gioca su facebook che invitava ad affondare i barconi degli immigrati, oppure del video passato su Canal+ in cui Borghezio dà istruzioni all’estrema destra nazi-fascista francese su come infiltrare e mimetizarsi attraverso le istanze "localiste": "prima i padani o prima gli italiani o prima i francesi", fino ad arrivare al recente "assalto" al consolato marocchino di Milano sempre ad opera di Borghezio e della sua starnazzante isterica claque.
O ancora il "bianco natale" di Coccaglio o la distribuzione di saponette nei supermercati della Toscana, affinché la gente potesse lavarsi le mani dopo averle strette ad un immigrato, o dell’autobus "verde" di Milano in cui vengono caricati gli immigrati sorpresi senza biglietto per essere portati in Questura e poter procedere alla loro espulsione,e di li a poco abbandonati nel deserto libico a morire di sete e sfinimento, sempre se scampati ai pestaggi ed alle torture dei libici....continua
Preem Palver
06-05-2010, 13:19
Ma siamo davanti o dietro allo Zimbabwe?
comunque fa tristezza pensare una cosa: con il nuovo disegno di legge "anti intercettazioni" (bugiardo anche nel nome visto che su 18 articoli di programma, 15 sono solo di limitazioni al diritto di cronaca) verrà vietato informare anche sulle "attività d'indagine", cioè su qualsiasi indagine in corso. questo vorrà dire, ad esempio, che la faccenda scajola non sarebbe mai venuta a galla.
ma è ancora democrazia?
vi immaginate una legge del genere in qualsiasi altra democrazia occidentale?
http://img404.imageshack.us/img404/3015/freedo1.png
http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/05/freedom-house-2010-liberta-di-stampa.html
http://img293.imageshack.us/img293/3015/freedo1.png
http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/05/freedom-house-2010-liberta-di-stampa.html
fantasma76
06-05-2010, 15:49
comunque fa tristezza pensare una cosa: con il nuovo disegno di legge "anti intercettazioni" (bugiardo anche nel nome visto che su 18 articoli di programma, 15 sono solo di limitazioni al diritto di cronaca) verrà vietato informare anche sulle "attività d'indagine", cioè su qualsiasi indagine in corso.
Ero indeciso se postarlo l questa discussione, o in questa http://www.metaforum.it/showthread.php/15138-Marco-Travaglio-Il-trionfo-del-crimine ma visto che mi ci tiri per i piedi la posto qui
Le intercettazioni
Con la nuova legge neppure una riga
Se la nuova legge fosse già in vigore neanche una riga sulla casa di Scajola
Le intercettazioni
Con la nuova legge neppure una riga
Se la nuova legge fosse già in vigore neanche una riga sulla casa di Scajola
Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. E nulla gli italiani ancora saprebbero perché nulla i giornali avrebbero potuto scriverne in questi 12 giorni, e ancora fino a chissà quanti altri mesi. Al contrario di quello che i promotori della legge raccontano, e cioè che con essa intendono impedire la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, l’attuale testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato vieta, con la scusa delle intercettazioni, la pubblicazione — non solo integrale ma neanche parziale, neanche soltanto nel contenuto, neanche soltanto per riassunto — degli atti d’indagine anche se non più coperti dal segreto, e questo fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza. In più, aggancia la violazione di questo divieto a un’altra legge già esistente (la 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale), e per ogni pubblicazione arbitraria fa così scattare non solo ammende maggiorate per i cronisti (da 2 a 10 mila euro, dunque con oblazione a 5 mila euro), ma soprattutto maxi-sanzioni a carico delle aziende editoriali fino a 465 mila euro a notizia
Per dare un’idea dell’impatto, i quotidiani nazionali, con quello che hanno pubblicato di vero e di più non segreto in questi 12 giorni, rischierebbero già 4/5 milioni di euro, e i loro cronisti oblazioni già per 60 mila euro a testa (sempre che il giudice non ritenga, a motivo della gravità del fatto, di negare l’oblazione e avviare il giornalista a un processo che potrebbe concludersi con la condanna a 2 mesi di arresto per ogni pubblicazione arbitraria).
Il caso di Scajola è ancor più istruttivo perché rivela quanto ipocrita sia il ritornello di chi vuole far discendere dalla sola rilevanza penale la condizione di «scrivibilità» di una vicenda giudiziaria, e dalla sola qualifica di indagato l’unico criterio di interesse pubblico di una notizia. Il ministro non è indagato dalla Procura di Perugia ed è possibile che nemmeno lo sia in futuro, quindi in base a questo buffo criterio non si dovrebbe scriverne alcunché. Allo stato, anzi, Scajola è un «terzo» estraneo ai fatti di reato contestati invece ad Anemone e Zampolini per il controverso tragitto immobiliare di quegli 80 assegni, e dunque la sua vicenda, misurata su questo singolare parametro, dovrebbe restare esente da attenzioni giornalistiche. Ma quanto questo sarebbe assurdo l’ha dimostrato indirettamente proprio un importante dirigente del partito di Scajola e di Alfano, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, quando poche settimane fa convocò una conferenza stampa per sventolare alcune intercettazioni allegate a una memoria difensiva depositata agli atti e dunque non più segrete, dalle quali a suo avviso emergevano non reati ma indebiti comportamenti di un dirigente del centrosinistra toscano. Iniziativa assolutamente legittima, se l’onorevole Verdini la ritiene valida e se, come ogni giornalista, se ne assume la responsabilità (su veridicità e continenza) rispetto ai già oggi esistenti confini della diffamazione. Solo che il coordinatore del Pdl dovrebbe andare a farlo presente al ministro della Giustizia, appena approderà in Parlamento la legge che dichiara di voler fermare le intercettazioni selvagge ma in realtà vieta la cronaca. O provare a ricordarlo al presidente del Consiglio quando, come ieri, afferma che in Italia «c'è fin troppa libertà di stampa».
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