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Visualizza Versione Completa : Alfabeto Bonino



catluc
24-03-2010, 14:18
http://www.dols.net/immagini/AlfabetoBonino225.png

di Caterina Della Torre

Il primo libro di Emma Bonino è una storia in keywords, da leggere ed apprezzare.
Un libro da tenere nella propria libreria personale. Per ricordare quello che siamo stati e ciò che dobbiamo ancora fare.
Se pensate di trovare in questo libro solo memorie storiche, la storia di un partito, vi sbagliereste. In queste pagine c'è tutta Emma, la donna che molti italiani nel 1994 avrebbero voluto come loro presidente (chi non ricorda Emma for president?). Ma anche la donna di tante battaglie e molte conquiste. Pronta ancora a lottare.

Il libro è a cura di Cristina Sivieri Tagliabue.

Abbiamo voluto intervistarla alle porte della sua nuova sfida: diventare presidente della regione Lazio.

''Emma Bonino Alfabeto Bonino''. Un bel titolo per un libro. Molto medializzabile. Vuol dire che lei nella sua carriera politica ha toccato molti se non tutti i grandi temi della politica?
Beh, sicuramente un libro di agevole lettura anche per chi non ha troppa dimestichezza con la politica. Ho molti anni di vita e militanza politica e dunque i grandi temi li ho vissuti e portati avanti, con la cocciutaggine radicale, insieme ai miei compagni. Aborto clandestino, laicità, emancipazione femminile, economia e lavoro, politica internazionale, diritti civili e politici, in Italia e nel mondo. Tanto per citarne alcuni. Ma nell'alfabeto sono presenti anche dei pensieri personali, su questioni magari meno note, semplici, che Cristina Tagliabue ha deciso di selezionare e che in effetti rendono questo libro una efficace rapsodia accessibile a tutti, che spazia da argomenti molto seri a quelli un po' più disimpegnati.

Fare il politico oggi è diverso da ieri? E una donna in politica che chance ha, oltre a quelle di essere belloccia, oggi? La passione politica non è di tutti, vero? E la preparazione?
Spero francamente che l'essere belloccie o meno non sia nè un vantaggio nè uno svantaggio per chi fa politica. Andrei oltre il velinismo, oltre le polemiche che negli ultimi anni ci sono state, legate alle tornate elettorali e alle candidature più o meno improbabili. Posto che poi ogni partito si assume onore ed onere delle scelte che compie e non sono nè una bacchettona nè una moralista. Ad esempio è anche strano -trovo- che tutti si interroghino solo sulla preparazione delle donne, e non su quella degli uomini. Non ho mai sentito mettere in dubbio la preparazione di un qualsiasi parlamentare o candidato uomo. Pero', belle o brutte, veline o non, ciò che conta davvero è sì la passione politica, capacità che puo' anche accomunare molte e molti, ma soprattutto la costanza e la preparazione. E consentitemi, anche le idee nuove. La politica credo si impari, si rielabori, con curiosità, umiltà, pazienza, senza cooptazioni e senza fretta. In casa radicale si usa dire che la durata, oltre che la tenuta, sono la forma delle cose. Credo possa valere per tutte e tutti.

Molti uomini hanno famiglia (anche più famiglie) ma le donne che sono arrivate a più legislazioni oggi, hanno rinunciato al “modello lavoro/famiglia e si sono votate quasi esclusivamente alla politica o , se hanno avuto figli, si sono fermati a uno solo. Qual è il motivo? I tempi della politica parlamentare non fanno per le donne?
Non so se tutte le mie colleghe si siano votate esclusivamente alla politica. Ho compagne di partito parlamentari che hanno famiglia e figli. Tuttavia è vero che la politica, che spesso si gioca con ritmi e orari molto maschili, che non tengono conto di alcune esigenze oggettive, puo' allontanare anche le persone appassionate e volenterose. Io credo che più donne in politica riuscirebbero anche a cambiare qualche regola del gioco. Quanto a me, io ho fatto una scelta della quale non mi pento e che forse prescinde dalla politica e dai ritmi. Ma come dicevo, in politica conta molto la tenuta, e questo riguarda uomini e donne.

E le donne possono ritenersi soddisfatte o ci sono ancora tante battaglie da fare?
Soddisfatte, mai. Anche perché in Italia e nel mondo, c'è così tanto da fare. Dai diritti civili e umani, alle battaglie di parità nell'accesso al mercato del lavoro, alle retribuzioni, alla condivisione dei carichi familiari, alla salute sessuale... e potrei continuare....

Perché si è schierata per la pensione a 65 anni delle donne? Non crede cha l’accudimento dei figli sia sufficiente per meritare loro una pensione anticipata rispetto agli uomini?
Credo che andare in pensione prima per le donne sia stata l'accettazione di un finto risarcimento per una vita di fatica straordinaria, con un welfare dei servizi di cura e assistenza interamente gettato sulle loro spalle. Io credo che normalmente, finché si accettano i risarcimenti, implicitamente si accettano anche i danni. Non accettare più il risarcimento peloso, (che peraltro è anche dannoso perché decreta che le donne vadano di fatto con meno anni di contribuzione con una pensione necessariamente più bassa rispetto a quella di un uomo), significa dire che così non si puo' più andare avanti e chiedere un welfare in Italia come quello europeo. E ovviamente, avere anche le risorse per poterlo ottenere.

Lei è presidente onoraria di Pari o dispare. Crede sia possibile riversare su questa associazione il suo amore per la parità dei sessi da lei sempre perseguita? Oppure crede che nel mondo delle pari opportunità si sia già ottenuto tutto l’ottenibile?
Pari o Dispare è un esperimento, non facile, che prova a mettere insieme delle forze al femminile -ma non solo- che si impegnino sulle politiche di genere. Abbiamo scelto 3 punti chiave e stiamo lavorando, cercando di fare squadra, allargando orizzonti e contatti. Poi ognuna di noi ha il proprio ambito lavorativo in cui si impegna ugualmente a portare avanti a vario titolo molte dei punti che pari o dispare propone. La politica oggi e' senz'altro uno dei terreni più importanti in cui investire per provare a cambiare qualcosa in positivo per tutte.
Siamo molto lontane dagli obiettivi di Lisbona, e in Italia, perfino da regione a regione, ci sono situazioni gravi e diversissime da affrontare con tempestività ed efficacia. Siamo troppo in ritardo e rischiamo di non vedere luce.

Veniamo alle elezioni. Cosa si aspetta dall’eventuale carica di governatrice che avrebbe se vincesse le elezioni? Gestire una regione è diverso da gestire un paese.
Non ho problemi con il potere, se non quello di averne avuto sempre troppo poco. E credo di potere e sapere occuparmi di cose diverse, data l'esperienza politica da Commissaria europea, parlamentare italiana ed europea, Ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee, e anni di militanza e studio di questioni molto diverse. Chi mi conosce sa che sono una che si applica, che non apre bocca fino a che non ha qualcosa di preciso e lungamente studiato da dire. Credo che queste siano caratteristiche giuste per riuscire ad essere una buona amministratrice. Una possibile Presidente di Regione che in più ha un vantaggio: quello di avere una visione europea per il Lazio e legami internazionali che possano aprire la Regione a uno sviluppo reale e a intraprendere nuove sfide.

Cosa prometterebbe ai suoi elettori? Trasparenza, equità, innovazione etc.?
Efficienza, partecipazione, trasparenza e legalità. Legalità e trasparenza sono le cose che non solo prometto, ma che le persone, al mercato come per strada, ti chiedono. E queste sono quelle cose che intendo perseguire nel Lazio se saro' Presidente.

Come presidente di una regione è meglio una donna o un uomo?
E' meglio chiunque abbia mani libere, sappia non farsi tirare per la giacchetta, sappia gestire le gestioni e avere tenuta. Uomo o donna che sia. Io ci sono e queste cose so farle.