Amanda
14-03-2010, 13:07
http://milleeunadonna.blogspot.com/2010_03_01_archive.html
i
NAPOLI, LA MOGLIE DELL' IMAM: DONNE ISLAMICHE USCITE DA CASA E INTEGRATEVI"
NAPOLI (7 marzo) - «Il velo che noi donne islamiche dobbiamo togliere è quello del pregiudizio». A lanciare l’insolito appello è Broucra Charraki, una delle quattro donne che domani saranno premiate nel corso della terza edizione di «Napoli positiva», la manifestazione organizzata dall’associazione «No Comment» per dare visibilità a una cultura del fare», tutta al femminile. Broucra è la moglie dell’imam di San Marcellino, ha 35 anni e tre bambini, ed è marocchina. Anche lei indossa l’hidjab, il velo islamico. Anzi è fiera di portarlo. Per questo ha lanciato l’ appello alle musulmane che vivono a Napoli e in Campania. Un videomessaggio che verrà trasmesso domani, durante la manifestazione che si terrà alle 11, presso l’Istituto statale Don Milani a San Giovanni a Teduccio.«Non basta essere casalinga o mamma» dice, prima in italiano e poi in arabo, guardando dritto nella telecamera. «Dovete, dobbiamo uscire di casa, imparare l’italiano, conoscere la cultura di questo paese. Solo così potremo comprendere di più i nostri figli, che sono nati qui e sono parte integrante di questo mondo». E con queste parole, Broucra, nonostante quel suo copricapo nero, a cui non rinuncerebbe mai, riesce a sollevare un velo più sottile, insidioso e impalpabile: quello del pregiudizio, tessuto nel silenzio da migliaia di donne islamiche. «Io faccio tutto liberamente - spiega - e vorrei che anche altre donne musulmane si integrassero. Oggi sono come «invisibili» per scelta. Per paura di affrontare gli altri, perché non conoscono bene l’italiano o non sanno integrarsi. Preferiscono la strada più facile: rimanere chiuse in casa». Un otto marzo, particolare, dunque. Raccontato da «donna musulmana a donna musulmana» e condensato nel videomessaggio. Ed il premio diventa l’occasione per promuovere l’emancipazione e l’integrazione delle donne islamiche. Broucra Charraki si occupa della casa e della famiglia. Forse per questo è convinta che le donne immigrate debbano aprirsi di più al tessuto sociale in cui vivono. «Le arabe che vogliono migliorare la loro vita - afferma - possono contattarmi direttamente. La donna resta di più con i figli, ma per comprenderne i comportamenti e aiutarli, deve imparare la cultura italiana. Se non lo fa, c’è il rischio che possa fraintendere atteggiamenti che invece sono normali per un ragazzo cresciuto in Italia. Poi - dice - c’è il rischio che «nel tempo i bambini non riescano più a comunicare con le madri». Dunque «non basta che tu sia casalinga e mamma - dice rivolta alle donne nel videomessaggio - devi essere in gamba». Poi un commento sulla sua esperienza. «Il principale problema che ho incontrato in questi dieci anni è il pregiudizio delle persone, che reputano la donna islamica sottomessa al marito. Non è così. Ma noi non abbiamo fatto nulla per far capire chi siamo e che si sbagliano sul nostro conto. Quindi è pure colpa nostra». Anche le altre tre premiate di «Napoli positiva» sono immigrate: Halina Sokhstska, Svitlana Hryhorchuk e Bloom Madhusha. «Sono quattro testimonianze di confine - è la motivazione del premio - storie di donne coraggiose, quattro scelte estreme. La cultura multietnica avanza inarrestabile, e le donne restano il filo conduttore per ogni cambiamento sociale». (Fonte: http://www.ilmattino.it/ )
Leggi tutto ...
i
NAPOLI, LA MOGLIE DELL' IMAM: DONNE ISLAMICHE USCITE DA CASA E INTEGRATEVI"
NAPOLI (7 marzo) - «Il velo che noi donne islamiche dobbiamo togliere è quello del pregiudizio». A lanciare l’insolito appello è Broucra Charraki, una delle quattro donne che domani saranno premiate nel corso della terza edizione di «Napoli positiva», la manifestazione organizzata dall’associazione «No Comment» per dare visibilità a una cultura del fare», tutta al femminile. Broucra è la moglie dell’imam di San Marcellino, ha 35 anni e tre bambini, ed è marocchina. Anche lei indossa l’hidjab, il velo islamico. Anzi è fiera di portarlo. Per questo ha lanciato l’ appello alle musulmane che vivono a Napoli e in Campania. Un videomessaggio che verrà trasmesso domani, durante la manifestazione che si terrà alle 11, presso l’Istituto statale Don Milani a San Giovanni a Teduccio.«Non basta essere casalinga o mamma» dice, prima in italiano e poi in arabo, guardando dritto nella telecamera. «Dovete, dobbiamo uscire di casa, imparare l’italiano, conoscere la cultura di questo paese. Solo così potremo comprendere di più i nostri figli, che sono nati qui e sono parte integrante di questo mondo». E con queste parole, Broucra, nonostante quel suo copricapo nero, a cui non rinuncerebbe mai, riesce a sollevare un velo più sottile, insidioso e impalpabile: quello del pregiudizio, tessuto nel silenzio da migliaia di donne islamiche. «Io faccio tutto liberamente - spiega - e vorrei che anche altre donne musulmane si integrassero. Oggi sono come «invisibili» per scelta. Per paura di affrontare gli altri, perché non conoscono bene l’italiano o non sanno integrarsi. Preferiscono la strada più facile: rimanere chiuse in casa». Un otto marzo, particolare, dunque. Raccontato da «donna musulmana a donna musulmana» e condensato nel videomessaggio. Ed il premio diventa l’occasione per promuovere l’emancipazione e l’integrazione delle donne islamiche. Broucra Charraki si occupa della casa e della famiglia. Forse per questo è convinta che le donne immigrate debbano aprirsi di più al tessuto sociale in cui vivono. «Le arabe che vogliono migliorare la loro vita - afferma - possono contattarmi direttamente. La donna resta di più con i figli, ma per comprenderne i comportamenti e aiutarli, deve imparare la cultura italiana. Se non lo fa, c’è il rischio che possa fraintendere atteggiamenti che invece sono normali per un ragazzo cresciuto in Italia. Poi - dice - c’è il rischio che «nel tempo i bambini non riescano più a comunicare con le madri». Dunque «non basta che tu sia casalinga e mamma - dice rivolta alle donne nel videomessaggio - devi essere in gamba». Poi un commento sulla sua esperienza. «Il principale problema che ho incontrato in questi dieci anni è il pregiudizio delle persone, che reputano la donna islamica sottomessa al marito. Non è così. Ma noi non abbiamo fatto nulla per far capire chi siamo e che si sbagliano sul nostro conto. Quindi è pure colpa nostra». Anche le altre tre premiate di «Napoli positiva» sono immigrate: Halina Sokhstska, Svitlana Hryhorchuk e Bloom Madhusha. «Sono quattro testimonianze di confine - è la motivazione del premio - storie di donne coraggiose, quattro scelte estreme. La cultura multietnica avanza inarrestabile, e le donne restano il filo conduttore per ogni cambiamento sociale». (Fonte: http://www.ilmattino.it/ )
Leggi tutto ...