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Visualizza Versione Completa : L'Aquila 10 mesi dopo tra bugie e interventi



Amanda
14-02-2010, 17:11
http://img202.imageshack.us/img202/3071/casefognatura3.jpg

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=19655040d2c9f4f3
Domenica 14 Febbraio 2010
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CRONACA - Tutte
C.a.s.e.: i quartieri dormitorio senza fogne, liquami scaricati nei fiumi


L'AQUILA. Gli scarichi degli insediamenti del progetto C.a.s.e realizzati freneticamente nei mesi scorsi scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.


* CONTRIBUTI A IMPRESE, GUARDA L'ELENCO DEGLI AVENTI DIRITTO




Le nuove cittadelle sorte dopo il 6 aprile con il passare dei mesi portano alla luce tutte le magagne.
Con l'investimento ingente fatto, magari ci si aspettava che tutto fosse perfetto. Invece da mesi si rincorrono lamentele di piccoli e grandi disagi, che riguardano strutture e finiture che già accuserebbero i primi problemi.
Già, perchè come avevamo ricostruito qualche mese fa, tutto il progetto C.a.s.e. è costato un po' più di 743 milioni di euro, tirando in ballo solo ed esclusivamente i soldi pubblici.
Tra le spese più alte quelle relative alla gestione del verde: sono stati spesi ben 14 milioni di euro.
Ma per le fognature, aspetto forse sottovalutato, il risultato è molto scarso.
La denuncia arriva dal presidio di Libera L’Aquila che nelle ultime settimane ha effettuato una serie di sopralluoghi a seguito di denunce e lamentela da parte degli inquilini dei nuovi quartieri.
«Abbiamo così verificato», spiega Angelo Venti, «che lo scarico delle fogne senza depurazione è reale almeno per i nuovi insediamenti di Bazzano, Sant’Elia, Paganica, Camarda e Assergi.
Più precisamente: il nuovo quartiere di Bazzano scarica direttamente nel fiume Aterno; quelli di Camarda e Paganica nel fiume Vera (affluente dell’Aterno), mentre l’insediamento di Assergi scarica, allacciandosi alle opere di scolo delle acque del ponte autostradale, nel fiume Raiale (affluente del Vera)».
Quasi una follia se si considera che spulciando alcuni dei documenti sugli appalti si scopre che le opere relative alla fognatura, solo per Assergi-Paganica, avevano un importo a base d’asta di 2,5 milioni.
Per gli altri insediamenti Libera non dispone ancora di dati certi, «ma da una prima ricognizione», spiega Venti, «la situazione non risulta diversa e lo stesso discorso vale anche per gli insediamenti dei Map, ovvero i moduli abitativi provvisori. Spesso le nuove fogne si allacciano alle condotte preesistenti, a loro volta prive di adeguati impianti di depurazione».
«Così in Abruzzo», denuncia ancora Angelo Venti, «l’emergenza del terremoto si è aggiunta a un’altra già preesistente, quella ambientale del fiume Aterno, il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi, nuclei industriali e persino della Facoltà di ingegneria ambientale dell’Università dell’Aquila».
Proprio per “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”, il 9 marzo 2006, la Protezione civile era intervenuta con l’emanazione della Ordinanza del Consiglio 3504 e con la nomina di un Commissario delegato, l'architetto Adriano Goio.




«MANCA L'ALLACCIO CON I DEPURATORI»

Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, dunque tre anni dopo l’ordinanza di Goio, risultavano aperti solo alcuni cantieri per la realizzazione di depuratori, come quelli di Bazzano e Fossa, ma nessuno di loro sembra ancora in funzione.
«Risulta che alcuni altri interventi parziali», spiega Venti, «sono stati finora eseguiti sulle condotte fognarie preesistenti, ma dalle nostre ricognizioni tali condotte non risultano ancora completate o allacciate a depuratori».
Il caso del depuratore di Bazzano - inizio lavori gennaio 2009 e ultimazione prevista per il 21 gennaio 2010 - è emblematico.
Come racconta Primo Di Nicola su L’espresso lo stesso sarebbe stato ultimato in fretta e furia proprio per consentire a Berlusconi di presentare gli alloggi del quartiere simbolo di Bazzano il 29 settembre scorso, giorno del suo compleanno.
«Ma lo stesso depuratore», denunciano ancora da Libera, «si presenta come ultimato ma non attivo - pare - solo per i ritardi dell’Enel che da 7 mesi ancora non fornisce l’energia elettrica».
«Ciononostante - si legge nell’articolo - il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l’accesso all’impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare».



LIQUAMI DRITTI DRITTI NEL FIUME

«A tal proposito», prosegue Venti, «precisiamo che nell’ultimo nostro sopralluogo effettuato ieri pomeriggio, i liquami del quartiere di Bazzano continuavano a essere scaricati, sempre senza depurazione, direttamente nel fiume Aterno».
L'associazione Libera, anche alla luce delle precedenti inchieste e delle notizie che stanno emergendo dall’inchiesta della Procura di Firenze sulle modalità operative del Dipartimento di Protezione civile, pone alcune domande anche sul tema dell’emergenza inquinamento del fiume Aterno.
«Chiediamo di sapere - dopo 4 anni e nonostante il ricorso agli ampi poteri previsti dalla decretazione d’urgenza - a che punto sono i lavori per l’emergenza Aterno, quando si prevede la loro ultimazione, quanto è costato finora tale commissariamento, quali sono le ditte impegnate nei lavori, quali sono le modalità di assegnazione di incarichi e appalti».
Ieri mattina, su questo tema, è stata presentata una interrogazione parlamentare e altre interrogazioni sono state preannunciate da consiglieri regionali.
Nelle ultime ore, infine, pare che l’Enel si sia decisa ad allacciare l’energia elettrica al depuratore di Bazzano mentre, contemporaneamente si registra una accelerazione dei lavori sulle condutture delle fognature.

foglie di acqua
16-02-2010, 14:52
L'Aquila è nostra


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14 febbraio 2010

foglie di acqua
20-02-2010, 15:58
L'Aquila 10 mesi dopo tra bugie e interventi

http://www.laquilanuova.org/wp-content/uploads/2009/06/chiesa_paganica21.jpg


Riccardo Iacona

È da ottobre che Presadiretta sta seguendo la ricostruzione all’Aquila e domani sera vi faremo vedere quello che abbiamo trovato e quello che abbiamo scoperto. Vi dico subito che il quadro non è per niente positivo. Del PROGETTO C.A.S.E. - le famose «case di Berlusconi» che abbiamo visto nelle decine di consegne in diretta televisiva, corredate di tutto quello che serve per riprendere a vivere, dalla lavastoviglie al televisore al plasma - a quasi un anno dal terremoto ne mancano ancora 250 da consegnare. Per quelle centinaia di persone che sono ancora in attesa che i lavori finiscano il famoso slogan «dalle tende alle case!» non ha funzionato. Presadiretta vi farà vedere anche quanto sono costate: dai 2400 ai 2700 euro a metro quadro, una fortuna! E infatti quasi tutto il miliardo di euro messo in campo dal governo per la prima emergenza se n’è andato per costruirle. Poi ci sono i soldi per mantenerle, che nessuno calcola mai.

Il Comune dell’Aquila, che è praticamente senza un euro in cassa, dovrà sobbarcarsi le spese di gestione delle 19 new town volute dal governo, dagli autobus, alla raccolta dell’immondizia, oltre a tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinarie di case che sono state costruite in pochissimi mesi e che non sono proprio perfette. Siamo entrati per esempio con le telecamere nelle case di Cese di Preturo, uno dei diciannove insediamenti che si trova a una quindicina di chilometri dal centro dell’Aquila. Il cantiere non era ancora terminato ma mano a mano che venivano finiti gli appartamenti venivano immediatamente consegnati: era novembre, l’inverno era già arrivato all’Aquila con le prime nevicate e c’era urgenza di tirare fuori la gente dalle tende; sì, perché anche questo abbiamo visto, la gente ancora nelle tende, con gli anziani e i bambini in pieno inverno. Abbiamo accompagnato dentro le nuove case queste persone stremate da sette mesi nelle tendopoli, con i bagni da campo, le docce da campo, la cucina da campo e lo spazio privato ridotto a quindici metri quadri di tenda, dove ci devi far entrare tutto, anche un simulacro di spazio dove far giocare i bambini. E li abbiamo visti piangere mentre prendevano possesso degli appartamenti. Ma poi ci sono venuti incontro quelli che già ci abitavano da qualche settimana e ci hanno fatto vedere il legno esterno non adeguatamente protetto.

«Questi reggono un inverno e poi bisognerà passarci sopra qualcosa altrimenti con il freddo si spacca», mentre da una delle scale interne, per la mancanza di una copertura sul tetto scendeva una cascata d’acqua che entrava persino dentro gli appartamenti. È chiaro che ci vorranno ancora tanti soldi per mantenere le nuove case e mi domando da dove usciranno visto che il Comune è al verde. Poi mancano ancora 1500 tra MAP e MAR, quasi la metà di quelli previsti, per più di 3000 persone: sono i prefabbricati leggeri in legno, che la Protezione Civile sta facendo costruire in fretta e furia perché le case di Berlusconi non bastano. Ne ho visti anche su due piani, vere e proprie palazzine in legno, anche molto belle da vedere. Sono facili da costruire, da montare, sono antisismici al cento per cento, perfettamente coibentati ed ecocompatibili e dentro hanno tutto quello che c’è negli appartamenti delle case di Berlusconi. E soprattutto una volta terminato l’uso si buttano anche giù facilmente. Le case prefabbricate in legno costano un terzo di quelle del progetto C.A.S.E.: 700 euro a metro quadro contro i 2700 che sono costate le case di Berlusconi.

L’architetto Antonio Perrotti, dirigente della regione Abruzzo ha calcolato che se all’Aquila si fosse scelto di sistemare tutti gli sfollati in questi tipi di alloggi a quest’ora sarebbero già tutti dentro i MAP e i MAR, e si sarebbe speso la metà di quello che si è speso. E invece sono ancora 10.028 gli «aquilani perduti», dispersi tra gli alberghi della costa, negli appartamenti affittati, i più fortunati nelle seconde case. Ed è del tutto evidente che è dal loro ritorno che dipende il futuro dell’Aquila. E qui entriamo nel capitolo dolente della ricostruzione: a quasi un anno dal terremoto non è stata ancora emanata l’ordinanza per la ricostruzione del centro storico e a parte qualche puntellamento niente è stato fatto dentro la città dell’Aquila. Anche se sono centinaia, come vi faremo vedere, le abitazioni che con poca spesa sarebbero potute essere oggi abitabili. Per quanto riguarda invece le case che sono fuori della zona rossa, per colpa di ordinanze contraddittorie e di una farraginosa macchina burocratica, la gran parte dei cittadini sta ancora aspettando la risposta alle richieste di finanziamento e di fatto i lavori non sono ancora cominciati. Infine mancano i soldi per sostenere l’economia aquilana: non è stato varato un piano di sostegno al commercio e neanche alla piccola e media industria. La battaglia per far tornare le persone e tenerle attaccate alla loro città, la battaglia per far rivivere L’Aquila è ancora tutta da cominciare.


Si chiama "La Ricostruzione" ed è dedicata al dopoterremoto in Abruzzo la puntata di Presadiretta di domani su Rai3 alle 21,30.


20 febbraio 2010


http://www.unita.it (http://www.unita.it/news/italia/95306/laquila_mesi_dopo_tra_bugie_e_interventi)

Amanda
21-02-2010, 19:33
http://notizie.virgilio.it/notizie/top_news/2010/02_febbraio/21/aquilani_in_piazza_il_sindaco_scoppiera_una_questione_sociale,23090506.html


Altri Cittadini in piazza all'Aquila stamani per chiedere lo sgombero delle macerie del terremoto del 6 aprile. Al grido di 'riprendiamoci la città' in migliaia hanno manifestato entrando nella zona rossa, tra i vicoli più stretti del centro storico. Presente tra la gente anche il sindaco Massimo Cialente: "Qui mancano le case, non c'è la possibilità di togliere le macerie, la città risulta inacessibile". La miccia sta per far esplodere tra pochi gorni la grande questione sociale - ha detto Cialente ai microfoni di Sky -. Qui il governo non ha ancora speso i soldi stanziati dopo il terremoto. C'è, ad esempio, il problema delle case popolari. Per il loro restauro erano previsti 150 milioni di euro, ma il Cipe ancora non ha assegnato questi soldi. E ora, il commissario per l'emergenza (il presidente della Regione Gianni Chiodi, ndr.) deve andare a bussare alle porte delle banche". Gtz feb 10 MAZ

fantasma76
21-02-2010, 21:05
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Nel corso della mobilitazione di questa mattina all'Aquila (video di Giuseppe Ferrante)

La Troupe era guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando "scodinzolini, scodinzolini!" e accusando l'emittente nazionale di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo.

"Quello che io posso dire - ha spiegato poi la Busi all'Ansa - è che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire - ha detto ancora - che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita"


http://tv.repubblica.it/copertina/tg1-contestato-nel-cratere/42907?video

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foglie di acqua
23-02-2010, 09:07
L'Aquila la protesta delle 'mille chiavi':

"Ridateci la città"


http://img203.imageshack.us/img203/3311/appunti01q.jpg

Una folla di aqilani appende simbolicamente le chiavi di casa alle transenne che chiudono la zona rossa.
I più anziani cantano: "L'Aquila bella mè, tu che me sci vist' 'e nasce, tu che me sci vist 'e cresce, te vojo revede".
Contestata la troupe di Tg1 con Maria Luisa Busi


Sono tornati in centro per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così "riprendiamoci la città", ma stavolta non si sono accontentati di varcare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e di lì raggiungere tutti quei vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile. Vicoli dove le macerie non sono state neanche ordinate e le porte e le finestre sono spalancate,in balia di chiunque.

Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, si sono uniti ai manifestanti per un confronto. Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all'indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie che sono ai lati delle vie e delle piazze principali.

I più anziani radunati, in un angolo di piazza Palazzo, dove si trova l'antica sede del Municipio, cantano: "L'Aquila bella mè, tu che me sci vist' 'e nasce, tu che me sci vist 'e cresce, te vojo revede". "E' il regalo più bello che potevo farmi per il mio compleanno di domani - commenta Donatella Capulli, tra i manifestanti - perchè non avrei mai sperato di poter tornare alle mie strade, dove sono nata". I cittadini che in queste ore stanno calpestando la zona rossa dell'Aquila sono molti di più rispetto ai trecento protagonisti della mobilitazione dei giorni scorsi".

Il centro è presidiato dalle forze dell'ordine, che hanno scelto però di non intervenire alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi, così tutto il centro dell'Aquila è accessibile.


Nel corso della mobilitazione decine di persone hanno rivolto contestazioni animate a una troupe del Tg1, guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, sul posto per un servizio di approfondimento di Tv7.

I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando "scodinzolini, scodinzolini!" e accusando l'emittente nazionale di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo. A loro, la giornalista ha replicato: "capisco la situazione e capisco gli aquilani" e ha parlato di una contestazione "molto forte nei confronti del Tg1".

"Quello che io posso dire - ha spiegato Busi- è che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita".


21 febbraio 2010


http://ilcentro.gelocal.it (http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/laquila-la-protesta-delle-mille-chiavi:-ridateci-la-citta/1865931)

foglie di acqua
23-02-2010, 09:10
“Mille chiavi per riaprire la città”:
Contestata Troupe Tg1 con Maria Luisa Busi.


L'Aquila
Nel corso della mobilitazione di questa mattina all'Aquila, decine di persone hanno rivolto contestazioni animate a una troupe del Tg1, all'Aquila. La Troupe era guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando "scodinzolini, scodinzolini!" e accusando l'emittente nazionale di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo.

A loro, la giornalista ha replicato: "capisco la situazione e capisco gli aquilani" e ha parlato di una contestazione "molto forte nei confronti del Tg1". "Quello che io posso dire - ha spiegato poi Busi all'Ansa - é che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire - ha detto ancora - che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita".

In merito Vincenzo Vita (Pd) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto), portavoce di Articolo 21 hanno dichiarato "Esprimiamo solidarietà a Maria Luisa Busi, che si è trovata a essere il bersaglio simbolico delle giuste proteste all'Aquila dei cittadini esasperati, critici della disinformazione del Tg1. Il tg ha tenuto, infatti, un costante atteggiamento manipolatorio sulla tragica vicenda del terremoto, persino occultando la notizia della manifestazione che si tenne davanti alla Camera dei deputati. E' davvero augurabile che la vicenda di oggi sia la premessa per una discussione nelle sedi competenti sulla faziosità della principale testata della Rai, che non parla della realtà del paese. Altro che querelle sulla par condicio al festival di Sanremo".

"Il Tg1 - ha rilanciato il Capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi - ha raccontato per mesi una serie di menzogne sull'Aquila facendo da amplificatore alle bugie di regime e alla resa dei conti, è stato sbugiardato. Il Tg1 ha sempre fatto apparire in forma patinata tutta la vicenda del post-terremoto, nascondendo tutti i problemi e riportando solo la voce di chi, come Berlusconi, diceva che tutto andava per il meglio, mistificando la realtà. Ora i cittadini, che da mesi si sentono presi in giro, hanno reagito". "Bene ha fatto la giornalista del Tg1, Maria Luisa Busi, contestata all'Aquila, a prendere le distanze dalla disinformazione che il principale telegiornale pubblico ha attuato in questi mesi da quando è alla sua guida il nuovo direttore Minzolini. Porteremo il caso - ha concluso Pardi - in commissione di Vigilanza".

Critico anche il coordinatore della segreteria nazionale del PdCI Federazione della sinistra, Alessandro Pignatiello “La contestazione subita all’Aquila da una troupe del Tg1, al grido di ‘Scodinzolini’, testimonia lo scarso gradimento che l’informazione del Tg della rete ammiraglia, diretto da Augusto Minzolini, ha da parte dei diretti interessati, che la tragedia del terremoto la vivono quotidianamente sulla loro pelle”Le stesse parole della giornalista Maria Luisa Busi sulla realtà aquilana testualmente: ‘migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non e’ partità - sono emblematiche. E’ evidente che sul Tg1 di Minzolini finora è andata in onda un’informazione lontana dalla realtà, compiacente solo ai voleri del padrone di turno e poco aderente ai problemi veri dei cittadini aquilani”


"E' davvero sconcertante come la sinistra prenda a pretesto anche il terremoto in Abruzzo per perseverare nella sua crociata contro il Tg1 - ha ribattuto Giovanni Mottola (Pdl), componente della commissione di Vigilanza Rai "Contestare chi, come i componenti della troupe del Tg1, si reca sui luoghi del post sisma per raccontare la verità dei fatti, non fa bene a nessuno. Strumentalizzare questo per crociate ideologiche e di partito, come fanno gli esponenti del Pd - conclude Mottola - è soltanto da sciacalli"

Più moderata la reazione di Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della Vigilanza. "Piena e totale solidarietà a Maria Luisa Busi del Tg1 per la situazione difficile in cui si è trovata mentre svolgeva regolarmente il suo lavoro di cronista all'Aquila - ha sottolineato - Semmai la contestazione, che va sempre respinta e denunciata, può forse essere letta come uno stimolo affinché il servizio pubblico svolga sino in fondo il suo ruolo di informazione imparziale, pluralistica e oggettiva".

Dal CDR Tg1 sono subito arrivate dimostrazioni di solidarietà nei confronti di Maria Luisa Busi: "Il lavoro di tutti va rispettato - si legge in una nota del cda - a maggior ragione il lavoro di cercare le notizie e di raccogliere i punti di vista. Altro sono la critiche, legittime perché provengono dagli aquilani, direttamente interessati, alla linea editoriale che spesso, anche in occasione del terremoto e del post terremoto si è rivelata appiattita sulle posizioni del governo. Tutti i colleghi hanno lavorato in questi undici mesi con onestà, impegno e professionalità consapevoli del bene irrinunciabile che ha connotato la storia del Tg1: la credibilità".

"Spero di poter andare quanto prima all'Aquila - ha sottolienato Carlo Verna, segretario dell'Usigrai - per raccontare tutta l'opposizione che un numero crescente di giornalisti sta facendo all'attuale impostazione del Tg1 e naturalmente di poter solidarizzare con chi si lamenta per non vedere i propri diritti assistiti da un cane da guardia della democrazia quale dovrebbe essere l'informazione. Attenti, però, a non fare di ogni erba un fascio".
"La collega Maria Luisa Busi (come la stragrande maggioranza dei giornalisti Rai, cresciuti nell'azienda) - ha aggiunto Verna in una nota - ha una storia personale e professionale che esige dei distinguo e il suo stare in Abruzzo dovrebbe essere considerata una garanzia da chi vive il dramma del post terremoto. Nell'esprimerle piena solidarietà aggiungo di aver fatto un sogno, dopo aver ammirato l'orgoglio degli orchestrali di Sanremo: vedere un giorno non lontano appallottolati dai colleghi tutti i menabò e gli ordini di servizio di Minzolini".

"Saper distinguere tra una corretta informazione e il rispetto sempre dovuto al pubblico e ai professionisti della comunicazione è il compito di ogni buon giornalista e di ogni politico che si rispetti - ha commentato Piero Testoni (Pdl) - Dare la solidarietà a una collega contestata in circostanze precise e subito dopo approfittarne per costruire un commento, questo sì parziale e dunque fazioso, alla linea editoriale del più prestigioso telegiornale italiano sconfina su un terreno per lo meno discutibile". "Lasciamo sempre al pubblico e alla sua intelligente capacità di giudizio la scelta dell'informazione migliore - conclude Testoni - ma guardiamoci allo specchio, politici e giornalisti, prima di lanciare sentenze approssimative sul lavoro dei colleghi, che va sempre rispettato in entrambi gli ordini gerarchici: cominciando dal basso o dall'alto è lo stesso".


"Un grido unanime e compatto scaturito da una situazione intollerabile". Così Concetta Alfieri, viceresponsabile per l'Abruzzo dell'Italia dei Diritti, commenta la protesta di un migliaio di cittadini aquilani che, dopo aver varcato la zona rossa del capoluogo devastato dal sisma del 6 aprile, ha appeso le chiavi degli appartamenti ancora in fase di ristrutturazione su alcune transenne. Lo sdegno degli abitanti ha assunto poi maggiore concretezza una volta entrati in contatto con una troupe del Tg1 presente per uno speciale, rea di avere in cura solo i risvolti propagandistici sulla tragica vicenda. "L'Aquila è una gemma che stenta a rifiorire per colpa di politiche di recupero a dir poco superficiali. E' stata vergognosamente abbandonata e - continua l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - probabilmente verranno abbattuti palazzi storici del centro piuttosto che salvaguardarli attraverso doverosi lavori di ripristino. Non trovo francamente deprecabile neanche la rabbia dei manifestanti, - conclude la Alfieri - alla luce dello scandalo che ha coinvolto la tanto lodata Protezione Civile".

Sulla vicenda sono intervenuti anche personaggi locali. "Alla troupe del Tg1 ed alla giornalista Maria Luisa Busi va la mia solidarietà per essersi trovati nel bel mezzo di una contestazione durante lo svolgimento del proprio lavoro, ma ovviamente le critiche non erano rivolte a chi oggi si è recato a L'Aquila per raccontare l'ennesima manifestazione pacifica organizzata dai cittadini aquilani, ma al direttore del Tg1 Minzolini che negli ultimi mesi ha letteralmente scherzato con la nostra tragedia" ha commentato Michele Fina, segretario del PD dell'Aquila, che ha così commentato la contestazione da parte dei cittadini aquilani alla troupe del Tg1. "Con un racconto assolutamente parziale di quella che è stata l'emergenza all'Aquila dal dopo terremoto ad oggi - ha continuato Fina - abbiamo assistito ad edizioni del Tg1 ridotte a mere veline del governo e molti italiani ad oggi non hanno ancora avuto la possibilità di capire in che condizione versano L'Aquila e gli aquilani. Gli abruzzesi invece lo sanno bene e non è un caso che stiano aumentando le manifestazioni come quella di oggi, che simbolicamente ha visto legare alle transenne che delimitano la zona rossa centinaia di chiavi di casa di chi ancora non si rassegna all'idea di aver perso la propria storia, la propria identità. Berlusconi non risolverà tutto con un enorme spot televisivo, persino una comunità disgregata gioco forza come la nostra ha capito che tramite il web ed i social network iniziative come quella di oggi possono servire a mandare un messaggio chiaro al governo. Un messaggio di sopravvivenza, ma semplice. Che vuole risposte".




http://www.ilcapoluogo.com (http://www.ilcapoluogo.com/news.php?extend.2266.3)