Visualizza Versione Completa : L'eredita' del fascismo
http://censurato.splinder.com/post/19140749/L'EREDITA'+DEL+FASCISMO.+ECCO+
http://www.indicius.it/massmedia/fascist_legacy.htm
Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi – e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.
fascimo e nazismo a confronto
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1927d.htm
Tzazzamita
27-01-2010, 22:13
cerca 'circolare C' o 'circolare 3 C' fronte di yugoslavia
http://www.deportazione.too.it/
http://pinerolo-cultura.sail.it/gouthier/134campiitaliani.htm
http://www.olokaustos.org/
cerca 'circolare C' o 'circolare 3 C' fronte di yugoslavia
http://www.deportazione.too.it/
http://pinerolo-cultura.sail.it/gouthier/134campiitaliani.htm
http://www.olokaustos.org/
Quest'ultimo pianifica la repressione promulgando la circolare 3 C il 1 marzo 1942 (ripubblicata il 1 dicembre 1942).
Roatta successivamente si spinge a proporre ulteriori misure contro i favoreggiatori dei ribelli, soprattutto nei confronti dei parenti: la deportazione e la fame!
http://www.criminidiguerra.it/generaliSloda.shtml
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e' questa?
sto sentendo su rai 1, nel raccondo dei sopravvissuti, che Mussolini diede l'ok alla richiesta d i Hitler di consegnarli gli ebrei presenti sul territorio italiano, ma gli ufficiali italiani disattesero questa richiesta, poi leggo
2009
ELENCO EBREI DEPORTATI DALL'ITALIA , ARRESTATI IN LOCALITA' DELLA BRIANZA.
http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.com/2009/01/normal-0-14-elenco-degli-ebrei.html
sappiamo quanti furono in tutto gli ebrei deportati dall'Italia nei campi di concentramento?
Tzazzamita
28-01-2010, 05:37
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneelenchi.htm
Molto interessante Tzaza.
1943/45 "Schiavi di Hitler"
Gli italiani in cifre
(da "Rassegna ANRP" n°1/2 - gennaio/febbraio 2001)
di Claudio Sommaruga
C'è schiavo e schiavo, qualcuno è più sfruttato degli altri.
Gli schiavi "commerciabili", come quelli dei piantatori americani, avevano speranze di sopravvivere; quelli "di stato", come quelli di Hitler, avevano un costo, non un prezzo, e la loro vita era sospesa a un perfido calcolo
di costi e benefici. Le tutele umanitarie dei vinti sono recenti; per migliaia di anni le guerre non facevano prigionieri, ma razziavano schiavi, come forze di lavoro a basso costo, da mantenere finché utili.
Anche l'operazione "Asse" della Wehrmacht non si limitò, l'8 settembre 1943, a neutralizzare l'Esercito Italiano, ma lo deportò nel Reich per colmare vuoti di energie sempre meno reintegrabili dopo Stalingrado.
Gli "schiavi di Hitler" erano "vuoti a perdere", "pezzi usa e getta" tutt'al più cedibili, a centinaia, ma non a milioni, alle case farmaceutiche per 170 marchi cadauno o noleggiabili a fabbriche e contadini a 6 marchi al giorno (meno di metà di un operaio tedesco), con costi di approvvigionamento e gestione inferiori a 2
marchi. Anche le fabbriche traevano rilevanti profitti e l'esercito poteva inviare più soldati al fronte! I numeri non hanno anima, ma possono essere spietati, anche gonfiati o risicati dagli utenti per partigianeria o ignoranza ma sempre omertosi ed enigmatici per lacune di raccolta e dei contenuti; possono riuscire, tuttavia, più obiettivi ed eloquenti delle parole. Le cifre che qui si riportano sono solo orientative, valgono come ordini di grandezza per ancorare una storia che la memoria labile ed emotiva può fuorviare. Sono cifre che sembrano meno sbagliate e più accettabili, nella ridda dei numeri ricorrenti, ufficiali o a spanne e sono state vagliate e mediate tra varie fonti e ricercatori italiani e tedeschi.
Tra questi si menzionano: Luigi Cajani, Carmine Lops, Gabriele Hammermann, Lutz Klinkhammer, Brunello Mantelli, Gustavo Ottolenghi, Giorgio Rochat, Antonio Rossi, Gerhard Schreiber, Claudio Sommaruga ed altri e gli archivi ministeriali militari e civili italiani (repubblichini e regi/repubblicani) e tedeschi. La galassia concentrazionaria nazista sfruttò, di fatto, dal 1933 circa 25.000.000 di schiavi di 28 nazioni, dei quali 9.250.000 prigionieri militari (di cui 5.300.000 russi e 700.000 italiani - IMI); 4.350.000 deportati politici (di cui 2.300.000 tedeschi); 7.900.000 deportati razziali e "diversi" (ebrei, zingari, omosessuali, alienati, criminali...); 3.850.000 lavoratori sedicenti liberi, emigrati o rastrellati, dalla Francia, Italia ed Europa Orientale. I Lager di detenzione furono: 24 di sterminio diretto o col lavoro duro sottoalimentato (KL, KZ) (con 1.700 dipendenze e 9.950 siti); 850 Lager militari e dipendenze (St., Of., etc., di cui 142 principali); 2.000 Battaglioni di lavoratori militarizzati (Bau-Btl); alcune decine di migliaia di Arbeits Kommando di fabbrica (AK).
Tutto il Grande Reich coi Governatorati (G.G.) e i territori occupati erano un immane Lager di sopraffazione dei diritti della persona umana, quest'ultima catalogata in Obermenschen, i superuomini (ariani dolicocefalo-biondi nordici e prussiani; brachicefalo-bruni alpini), Menschen, scarsamente uomini (ariani
mediterranei dolicocefalo-bruni e poco alti) e Untermenschen, i subumani o cose (asiatici, euro-orientali, siberiani, semiti, tarati, etc.). I morti, in prevalenza ebrei e russi, furono 16.000.000 (per inedia, tifo, tbc, bombardamenti, gas e pallottole) dei quali 4.600.000 militari, 4.700.000 civili e 6.700.000 "diversi" (razziali, etc.).
I superstiti furono solo 9.000.000. Ogni commento è superfluo, perché le cifre sono eloquenti! Negli anni di guerra, i non idonei al lavoro (donne, bambini, anziani, inabili) venivano soppressi al più presto; gli altri venivano spremuti col lavoro duro e fame, come olive fino alle sanse, con speranze di vita ottimizzate, in un calcolo crudele di costi/benefici, in 9 mesi, salvo accorciamenti, con 1750 calorie giornaliere (min. 600/900, max poco più di 2000 per lavori pesanti) contro un fabbisogno, secondo il lavoro, di 2500/3000. Il deficit energetico era fornito dalle riserve corporee, con un contributo complessivo annuo di 500 mila tonnellate di petrolio equivalente! Gli schiavi italiani furono in tutto 1.000.000, di cui 716.000 i cosiddetti intemati militari (IMI e KGF) iniziali, 44.000 deportati in KZ, 170.000 lavoratori liberi civili (volontari e precettati) ed infine 78.000 altoatesini emigrati, che avevano optato per la nazionalità tedesca, ma riscopertisi italiani a guerra perduta! In queste cifre non sono compresi gli schiavi sfruttati direttamente dai tedeschi in Italia, nella Todt e, indirettamente, nei battaglioni di disciplina: alcune migliaia di coscritti renitenti della "leva Graziani" e poi trasferiti in parte nel Reich come ausiliari della RSI. I deportati politici e razziali nei KZ e Straflager/Gestapo furono in tutto circa 44.000, dei quali 8.900 ebrei e zingari (6.750 ebrei italiani, alcune centinaia di stranieri catturati in Italia e 1.900 ebrei del Dodecaneso), forse 30.000 "oppositori" (inclusi dei partigiani arrestati senz'armi), alcune centinaia di ufficiali antifascisti rastrellati, 2200 carcerati militari di Peschiera. A questi si aggiungono 3000 coatti IMI transitati nei KZ e Straflager (con oltre 900 ufficiali, di cui 374 nello Straflager di Colonia), per lo più per resistenza ideologica, sabotaggi, tentata evasione, infrazioni gravi.
Tra i deportati di truppa (molti nelle fabbriche sotterranee di Dora) ci furono dei bravi minatori senza colpe, ma validi capi squadra. I sopravvissuti furono circa 4.000 "politici" ed ex IMI, 830 ebrei italiani e 179 dell'Egeo.
Tra i lavoratori civili, detti ipocritamente "liberi", all'8 settembre 1943 erano presenti in Germania 80/120.000 italiani civili, residuo di un numero maggiore di emigrati dal 1940, in parte rimpatriati per fine contratto o per ferie e sorpresi in Italia dall'"8 settembre". Parecchi erano fascisti, non avendo vissuto in Italia il crollo del regime. Agli emigrati si aggiunsero, nel '44, 74.000 operai volontari o rastrellati in Italia (per un decimo donne), così da raggiungere 170.000 civili presenti, a fine guerra, dei 246.000 emigrati dal 1940. I deceduti per malattia o sotto i bombardamenti sarebbero stati 10.000.
I militari lavoratori "ausiliari" (volontari e obbligati) erano al seguito diretto delle FF.AA. germaniche (Wehrmacht, Luftwaffe, Flak, nebbiogeni) o della "Todt", mentre i "combattenti" erano inquadrati come "legionari RSI" nelle divisioni allogene delle SS (italiana, sud tirolese e miste di varie nazionalità). Degli
810.000 militari italiani catturati dai tedeschi, 94.000 optarono alla cattura, per coerenza od opportunismo, come combattenti (14.000) o ausiliari (80.000). Dei 716.000 IMI restanti, durante l'internamento, 43.000 optarono nei Lager come combattenti (nei primi 8 mesi) e 60.000 (in tutto l'internamento) come ausiliari (nei Bti di lavoratori militarizzati, assegnati in prevalenza alla Luftwaffe) in alternativa alla "civilizzazione". I Bti, un centinaio e particolarmente del Genio, costituiti da reparti già esistenti o di formazione, avevano una forza di 500/1.000 elementi coordinati da sottufficiali (raramente da ufficiali) italiani agli ordini di un
maresciallo tedesco.
Le disposizioni iniziali dell'OKW (Ober Kommando Wehrmacht, a stretto contatto col Fuhrer) prevedevano l'eliminazione sul campo dei militari italiani resistenti con le armi, l'internamento (IMI) dei non resistenti e lo "status" di prigionieri di guerra senza tutele (KGF) per i resistenti catturati senz'armi e considerati come disertori badogliani. I KGF erano inquadrati in battaglioni (Bti) anche misti o affiancati con Bti di ausiliari volontari, al servizio diretto della Wehrmacht, nelle retrovie del Fronte Orientale e in quelle, indefinite, del
Fronte Balcanico; non dovevano operare nei territori del Reich nè avere contatti con gli IMI e con la popolazione tedesca. I KGF furono al massimo 21.000 e provenivano dalla difesa di Roma, dalla Francia e soprattutto dalla Grecia (isole Ionie, Egee, etc.) e dai Balcani. Nei KGP furono anche inquadrati 2.200 ex
partigiani italiani dei Balcani, catturati senz'armi e considerati disertori. Lo "status" dei KGF italiani era mal definito, figurando nelle statistiche, anche per propaganda, come KGF, IMI, "ausiliari" della RSI a disposizione dei tedeschi o direttamente "ausiliari" delle FF.AA. germaniche. E come "ausiliari" e collaboratori li considerarono i russi che, anziché liberarli come gli IMI, ne deportarono 12.200 in Bielorussia e in Siberia, in seconda prigionia (con 1.150 deceduti), rimpatriandoli con un anno di ritardo coi sopravissuti dell'ARMIR (coi quali però non ebbero contatti) e magari indottrinati.
I lavoratori IMI, intemati nel Reich e nei territori controllati, in 284 Lager e dipendenze, di transito, smistamento o detenzione (una novantina nel Reich e in Polonia, di cui un quarto con ufficiali), furono inizialmente 716.000 ridottisi, nel corso della prigionia, di 103.000 unità per "opzioni" militari: 42.000 combattenti (19.000 nelle SS, 23.000 con la RSI) e 61.000 ausiliari lavoratori, in prevalenza per la Luftwaffe.
Altre riduzioni si ebbero per decessi (51.000), deportazioni in KZ (3.000), per lavoro civile volontario o inquadramenti nei Bau-Btl militarizzati (fino a 100.000 uomini, 60.000 a fine 1944 nei Balcani), ridottisi a 28.000, nel Reich, a fine guerra. La storia del lavoro degli IMI si svolge in due fasi.
1 - Dalla "cattura" all'agosto 1944 - Forza lavoro disponibile iniziale 716.000 uomini, ridotti al 1 luglio 1944, dopo opzioni e decessi, a 588.000 IMI (di cui 499.000 nel Reich, compresi 19.000 ufficiali). La truppa IMI, come i prigionieri di guerra, fu obbligata a lavorare, in condizioni vietate dalle Convenzioni internazionali, sotto diretto controllo delle FF.AA. germaniche nei Bti, o presso terzi, come manovalanza, edili, ferrovieri, minatori, contadini. La retribuzione era marginale, da O a 20 Lager-Mark/giorno, secondo rendimenti e multe. Gli Ufficiali non erano obbligati, ma pressati a lavorare: 2.300 si ingaggeranno come lavoratori volontari, ma 463 verranno coatti (374 nello Straflager-Gestapo di Colonia).
2 - Dall'agosto 1944 alla "liberazione" - Gli accordi Mussolini-Hitler del 20 luglio 1944, comunicati il 2 agosto, prevedevano la smilitarizzazione abusiva dei militari italiani (che si consideravano prigionieri di guerra di un altro esercito) e la loro civilizzazione d'autorità. I renitenti subiranno violenze, verranno dismessi
d'autorità dai Lager (dopo il 1° settembre 1944) e costretti a presentarsi agli uffici di collocamento per ottenere il lavoro e la tessera annonaria per poter mangiare. L'accattonaggio era punito con la deportazione ai lavori forzati. Il 20 agosto 1944, in molti Lager viene celebrata la "Festa dell'apertura dei cancelli", ma per ragioni tecniche e per la resistenza degli IMI, gli ingaggi si protrarranno fino al marzo 1945. Esauriti i volontari, inizieranno le precettazioni anche degli ufficiali (2.300 a Wietzendorf). A fine guerra a Wietzendorf verranno liberati 4.000 ufficiali IMI, già depennati dagli archivi WAST, ma che non si fece in tempo ad avviare al lavoro. In questo periodo, di fronte al lavoro, gli IMI si distinguono in:
ausiliari lavoratori, nei Bti, in alternativa alla "civilizzazione". Con quelli del 1° periodo a fine guerra saranno 61.000;
lavoratori volontari liberi, impegnatisi per fame e depressione, con rinuncia alla fuga (prerogativa dei prigionieri). Molti, allo stremo delle forze, se non ci fosse stata la civilizzazione non avrebbero retto un secondo inverno nei reticolati e la propaganda fascista si farà vanto del loro provvidenziale salvataggio!
lavoratori precettati liberi e finti precettati (volontari sostituenti precettati per crearsi un alibi), trattati come i volontari coatti per lo più irriducibili renitenti al lavoro, punibili col lavoro duro, sotto scorta armata, in KZ o Straflager; o internati restanti nel Lager, in attesa di precettazione, ufficiali superiori, anziani inabili, sanitari, cappellani e ordinanze.
Gli ex IMI "civilizzati", a fine guerra saranno 495.000, per 2/3 volontari (per fame o depressione!) con firma di impegno e per 1/3 precettati. Tra i lavoratori liberi figurano 8.050 ufficiali di cui 5.400 volontari, 2.300 precettati e 358 coatti in Straflager (Muhiberg e altri), più 2.300 ex IMI e militari deportati in KZ dall'Italia. I deceduti sono circa 10.000. I civilizzati, al rilascio dal Lager, ricevevano in marchi gli eventuali accrediti precedentemente maturati e burocraticamente registrati, che potevano aggirarsi, complessivamente, in
poco o nulla per la truppa e sui 1.150 marchi per un sottotenente, fino a 2.100 per un tenente colonnello.
Essi godevano, inoltre, di una illusoria semilibertà di movimento e di orario, ricevevano un salario mensile di 120 (max 180) marchi al mese, ma dovevano pagarsi tutto: vitto, integrazioni alimentari, sigarette, alloggio (magari nell'ex Lager coi cancelli aperti e il piantone tedesco), vestiario, lavanderia, riuscendo difficilmente a risparmiare e a mandar soldi a casa. Alla liberazione, la Wehrmacht aveva ancora in forza 28.000 lavoratori dei Bti e 14.000 IMI (8.000 ufficiali in attesa di precettazione al lavoro, ufficiali superiori e anziani, inabili nei
lazzaretti, un migliaio di ordinanze e un miglialo di sanitari). Rimpatriarono 560.000 ex-IMI (lavoratori e non), ma tra loro si mimetizzarono 40.000 civili e collaboratori, non identificati dal Ministero ma dai conteggi. Gli schiavi non sono tutti uguali e alcuni sono più schiavi di altri. I numeri non hanno anima, ma in quelli degli "schiavi di Hitler" c'è tutto il dolore di una umanità impotente e sopraffatta!
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazione1.htm
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionefascismo1g.htm
Fascismo e deportazioni
Le responsabilità di Mussolini
Dibattito
Luigi Miragliuolo: "E' falso che i fascisti non sapevano nulla della soluzione finale"
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dando per scontato che Mussolini sapeva, infatti in tv si e' visto un documento di avallo alla richiesta di Hitler di consegnarli tutti gli ebrei presenti sul suolo italiano, gli alti ufficilai che dovevano eseguire gli ordini, hanno rimandato, cercato di opporsi a questo ordine? sembra di si secondo il programma della tv, nel senso che i nostri alti ufficiali avessero orrore di mandare nei campi soprattutto donne e bambini
c'e' una differenza tra la brutalta' e spietatezza dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani?
...
c'e' una differenza tra la brutalta' e spietatezza dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani?
Io risponderei così:
dall'articolo che ho postato sopra
[...]
Tutto il Grande Reich coi Governatorati (G.G.) e i territori occupati erano un immane Lager di sopraffazione dei diritti della persona umana, quest'ultima catalogata in Obermenschen, i superuomini (ariani dolicocefalo-biondi nordici e prussiani; brachicefalo-bruni alpini), Menschen, scarsamente uomini (ariani
mediterranei dolicocefalo-bruni e poco alti) e Untermenschen, i subumani o cose (asiatici, euro-orientali, siberiani, semiti, tarati, etc.). I morti, in prevalenza ebrei e russi, furono 16.000.000 (per inedia, tifo, tbc, bombardamenti, gas e pallottole) dei quali 4.600.000 militari, 4.700.000 civili e 6.700.000 "diversi" (razziali, etc.).
I superstiti furono solo 9.000.000. Ogni commento è superfluo, perché le cifre sono eloquenti! Negli anni di guerra, i non idonei al lavoro (donne, bambini, anziani, inabili) venivano soppressi al più presto; gli altri venivano spremuti col lavoro duro e fame, come olive fino alle sanse, con speranze di vita ottimizzate, in un calcolo crudele di costi/benefici, in 9 mesi, salvo accorciamenti, con 1750 calorie giornaliere (min. 600/900, max poco più di 2000 per lavori pesanti) contro un fabbisogno, secondo il lavoro, di 2500/3000. Il deficit energetico era fornito dalle riserve corporee, con un contributo complessivo annuo di 500 mila tonnellate di petrolio equivalente![...]
Un massacro pianificato con una logica teutonica.
La differenza è calcolabile in termini di efficienza.
Bondourant
28-01-2010, 12:53
perchè io devo dimenticare che gli eredi di quell'orrore stanno seduti in parlamento grazie a berlusconi ? :mad:
Tzazzamita
28-01-2010, 15:26
perchè io devo dimenticare che gli eredi di quell'orrore stanno seduti in parlamento grazie a berlusconi ? :mad:
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm
Io risponderei così:
dall'articolo che ho postato sopra
[...]
Tutto il Grande Reich coi Governatorati (G.G.) e i territori occupati erano un immane Lager di sopraffazione dei diritti della persona umana, quest'ultima catalogata in Obermenschen, i superuomini (ariani dolicocefalo-biondi nordici e prussiani; brachicefalo-bruni alpini), Menschen, scarsamente uomini (ariani
mediterranei dolicocefalo-bruni e poco alti) e Untermenschen, i subumani o cose (asiatici, euro-orientali, siberiani, semiti, tarati, etc.). I morti, in prevalenza ebrei e russi, furono 16.000.000 (per inedia, tifo, tbc, bombardamenti, gas e pallottole) dei quali 4.600.000 militari, 4.700.000 civili e 6.700.000 "diversi" (razziali, etc.).
I superstiti furono solo 9.000.000. Ogni commento è superfluo, perché le cifre sono eloquenti! Negli anni di guerra, i non idonei al lavoro (donne, bambini, anziani, inabili) venivano soppressi al più presto; gli altri venivano spremuti col lavoro duro e fame, come olive fino alle sanse, con speranze di vita ottimizzate, in un calcolo crudele di costi/benefici, in 9 mesi, salvo accorciamenti, con 1750 calorie giornaliere (min. 600/900, max poco più di 2000 per lavori pesanti) contro un fabbisogno, secondo il lavoro, di 2500/3000. Il deficit energetico era fornito dalle riserve corporee, con un contributo complessivo annuo di 500 mila tonnellate di petrolio equivalente![...]
Un massacro pianificato con una logica teutonica.
La differenza è calcolabile in termini di efficienza.
se il fascismo avesse avuto la stessa efficienza sarebbe stato come il nazismo?
si per quanto riguarda Mussolini ed Hitler, ma gli italiani, con lo stesso potenziale, si sarebbero comportati come i nazisti?
io non credo..
ma il documentario di ieri sera, in cui si parlava dell'umanita' di alcuni alti ufficiali italiani, l'ho visto solo io?:confused:
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm
Michele Sarfatti e Liliana Picciotto, del Centro di documentazione di Milano, illuminano di nuova luce la Shoah in Italia. In due rispettivi libri, in uscita per la Giornata della memoria, demoliscono due miti: il preteso non razzismo di Mussolini, sostenuto da Renzo De Felice, e la mancata collaborazione tra italiani e tedeschi.
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invece nel documenarioin onda in tv si diceva che gli alti ufficiali italiani avevano disatteso le richieste tedesche, attraverso rinvii,i consolilati attraverso permessi di residenza falsi, in Grecia, per esempio
http://ospitiweb.indire.it/~copc0001/ebraismo/fascismo.htm
In realtà, non solo le azioni antiebraiche delle SS iniziarono immediatamente dopo la resa, senza la minima collaborazione degli italiani, ma anche dopo tutte le istruzioni date alle SS in Italia presuppongono la resistenza degli italiani a collaborare alla politica di genocidio. Il manifesto di Verona pur denotando la radicalizzazione dell'antisemitismo fascista, rispecchia tuttavia tutte le differenze tra italiani e tedeschi in materia. Per i fascisti gli ebrei erano nemici fino alla fine della guerra; per i nazisti erano gli eterni nemici dell'intero genere umano.
La maggiore preoccupazione di Mussolini non era il destino degli ebrei, ma la difesa della sovranità
Bondourant
28-01-2010, 16:10
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm
bell'articolo, ma non vedo il nesso.
bell'articolo, ma non vedo il nesso.
il razzismo di Mussolini e la collaborazione tra fascisti e tedeschi nello sterminio
Bondourant
28-01-2010, 17:02
il razzismo di Mussolini e la collaborazione tra fascisti e tedeschi nello sterminio
certo..
ma la mia domanda era questa
http://www.metaforum.it/forum/showpost.php?p=256708&postcount=8
Hava Leh
30-01-2010, 13:19
se il fascismo avesse avuto la stessa efficienza sarebbe stato come il nazismo?
si per quanto riguarda Mussolini ed Hitler, ma gli italiani, con lo stesso potenziale, si sarebbero comportati come i nazisti?
io non credo..
ma il documentario di ieri sera, in cui si parlava dell'umanita' di alcuni alti ufficiali italiani, l'ho visto solo io?:confused:
E' un fatto che Mussolini non sia riuscito a raggiungere i livelli d'infamia del suo alleato.
Ricordo che allora si diceva che gli italiani non l'avrebbero accettato.
Ed e' un fatto che l'unico lager in Italia sia stato la famigerata risiera. Allora si spiegava che solo i triestini non si sarebbero opposti perche' piu' antisemiti degli altri italiani.
Nei campi d'internamento italiani per profughi ebrei le condizioni furono piu' umane e la vita sopportabile anche per i bambini.
Pur essendo le leggi razziali crudeli e vergognose non cosi' si puo' dire del comportamento degli italiani in generale.
Io che ho vissuto quel periodo in Italia posso affermare che gli italiani sono intervenuti moltissime volte per salvare gli ebrei, anche nel tempo dell'occupazione tedesca mettendo se stessi in pericolo, compreso il clero sul quale ci sono tante accuse. Le chiese ed i conventi furono un rifugio che salvo' tanti.
Su questo tema e' stato scritto un libro che descrive il grande aiuto dato ai profughi ebrei dai cittadini e dal clero di Assisi.
Bisognerebbe fare il paio con tutte le delazioni che ci furono nello stesso periodo.
Hai scritto bene più sopra che la retorica del dopoguerra rappresento l'Italia come vittima ella stessa del regime nazista. Siamo un popolo che tende ad auto-assolversi ed a dimenticare sempre nell'ottica di "italiani brava gente".
Trovo abbastanza fuoriovviante questo approccio, a meno che non si vogliano vedere le cose come stanno.
L'avete letto il link di Tzazza?
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm
Le cose potevano andare molto peggio se non in alcuni casi per circostanze in qualche modo fortuite, quali la liberazione del sud Italia da parte degli anglo-americani.
E' un fatto che Mussolini non sia riuscito a raggiungere i livelli d'infamia del suo alleato.
Ricordo che allora si diceva che gli italiani non l'avrebbero accettato.
Ed e' un fatto che l'unico lager in Italia sia stato la famigerata risiera. Allora si spiegava che solo i triestini non si sarebbero opposti perche' piu' antisemiti degli altri italiani.
Nei campi d'internamento italiani per profughi ebrei le condizioni furono piu' umane e la vita sopportabile anche per i bambini.
Pur essendo le leggi razziali crudeli e vergognose non cosi' si puo' dire del comportamento degli italiani in generale.
Io che ho vissuto quel periodo in Italia posso affermare che gli italiani sono intervenuti moltissime volte per salvare gli ebrei, anche nel tempo dell'occupazione tedesca mettendo se stessi in pericolo, compreso il clero sul quale ci sono tante accuse. Le chiese ed i conventi furono un rifugio che salvo' tanti.
Su questo tema e' stato scritto un libro che descrive il grande aiuto dato ai profughi ebrei dai cittadini e dal clero di Assisi.
hai centrato il punto, l'umanita' di alcuni italiani nei confronti dei perseguitati ebrei
perche' i tedeschi erano meno umani? il popolo germanico ha cercato di salvare qualche ebreo?
da cosa aveva origine il sadismo dei militari tedeschi? io non riesco proprio a spiegarmelo..
hai centrato il punto, l'umanita' di alcuni italiani nei confronti dei perseguitati ebrei
perche' i tedeschi erano meno umani? il popolo germanico ha cercato di salvare qualche ebreo?
da cosa aveva origine il sadismo dei militari tedeschi? io non riesco proprio a spiegarmelo..
una risposta seppur parziale, secondo me è questa:
2.300.000 tedeschi deportati nei campi di concentramento per motivi politici.
Quindi anche i tedeschi non erano tutti uguali.
Bisognerebbe fare il paio con tutte le delazioni che ci furono nello stesso periodo.
Hai scritto bene più sopra che la retorica del dopoguerra rappresento l'Italia come vittima ella stessa del regime nazista. Siamo un popolo che tende ad auto-assolversi ed a dimenticare sempre nell'ottica di "italiani brava gente".
Trovo abbastanza fuoriovviante questo approccio, a meno che non si vogliano vedere le cose come stanno.
L'avete letto il link di Tzazza?
http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazioneebrei6.htm
Le cose potevano andare molto peggio se non in alcuni casi per circostanze in qualche modo fortuite, quali la liberazione del sud Italia da parte degli anglo-americani.
l'articolo l'ho letto, ma non c'e' accenno al popolo
inseriamo il tutto nel contesto storico e cerchiamo di capire quale fu realmente si comportarono gli italiani, senza sconti ne' assoluzioni
interroghiamoci, noi non c'eravamo..
avevano paura? erano convinti delle leggi razziste di Mussolini? erano indifferenti?
una risposta seppur parziale, secondo me è questa:
2.300.000 tedeschi deportati nei campi di concentramento per motivi politici.
Quindi anche i tedeschi non erano tutti uguali.
cosi' come la nostra Resistenza
alcuni italiani hanno salvato gli ebrei, anche il popolo tedesco ha fatto lo stesso? quanti ebrei hanno salvato?
quanti ebrei sono morti nei campi di concentramento italiani?
in quelli tedeschi circa 12 milioni
Annibale
30-01-2010, 16:12
hai centrato il punto, l'umanita' di alcuni italiani nei confronti dei perseguitati ebrei
perche' i tedeschi erano meno umani? il popolo germanico ha cercato di salvare qualche ebreo?
da cosa aveva origine il sadismo dei militari tedeschi? io non riesco proprio a spiegarmelo..Gli ebrei nascosti dai tedeschi furono pochissimi, forse 2000, nonostante che in Germania ce ne fossero molti di più che in Italia, e che i tedeschi avessero molte più possibilità economiche degli italiani per nasconderli.
Annibale
30-01-2010, 16:13
quanti ebrei sono morti nei campi di concentramento italiani?
in quelli tedeschi circa 12 milioniGli ebrei morti nella Shoah furono 5,5 milioni, e non tutti nei lager perchè ci furono le fucilazioni di massa sul fronte russo.
Nei lager italiani fino all'8-9-1943 morirono pochissimi ebrei di malattie infettive. Dopo l'8-9-1943 è più corretto parlare di lager tedeschi in territorio italiano (sebbene non mancasse personale italiano), e in quel periodo ci furono centinaia di esecuzioni.
Annibale
30-01-2010, 16:17
Secondo me si può dire che tra tedeschi e italiani, nazisti e fascisti, ci fu sensibile differenza, quella tra un male maggiore e un male minore. Tuttavia la differenza fu meno di quanto comunemente si creda: anche gli italiani commisero massacri di civili, e ci fu collaborazione italiana alla deportazione degli ebrei verso i luoghi in cui sarebbero stati uccisi. E' falso e fuorviante il detto "italiani brava gente".
Tzazzamita
30-01-2010, 16:25
hai centrato il punto, l'umanita' di alcuni italiani nei confronti dei perseguitati ebrei
perche' i tedeschi erano meno umani? il popolo germanico ha cercato di salvare qualche ebreo?
da cosa aveva origine il sadismo dei militari tedeschi? io non riesco proprio a spiegarmelo..
secondo me parti da un'ottica come dire ottocentesca, un sottomultiplo dello stato etico che ci porta a codificare una sorta di responsabilità collettiva.
le responsabilità sono individuali, non può mai essere valutato un popolo nel suo insieme, ma singolo caso umano per singolo caso umano.
la domanda da porsi è:
perchè il singolo sulla base delle informazioni in suo possesso fece quella scelta?
facendo questa domanda puoi mettere a calcolo il diritto naturale delle genti e porre l'individuo difronte ad esso come ad una legge universale superiore alla legge statale. e ci sono dei specifici nell'ordinamento italiano attuale
diversamente se le azioni possibili dell'individuo sono solo quelle codificate dalla legge, allora sentirai le stesse parole dei gerarchi nazisti a norimberga con cui cercavano di giustificare il loro operato ovvero perchè obbligati da un ordine gerarchico quindi dalla legge statale a cui non potevano opporsi.
in definitiva il teorema della 'banalità del male' di Harendt sta proprio in questo nello spogliarsi del singolo delle proprie responsabilità per proiettarle al proprio esterno di cui non può disporre come verso 'un ordine gerarchico' generato in luoghi lontani
Hava Leh
30-01-2010, 16:25
hai centrato il punto, l'umanita' di alcuni italiani nei confronti dei perseguitati ebrei
perche' i tedeschi erano meno umani? il popolo germanico ha cercato di salvare qualche ebreo?
da cosa aveva origine il sadismo dei militari tedeschi? io non riesco proprio a spiegarmelo..
Freud che come si sa fu lui stesso vittima dei nazisti, spiega che il popolo tedesco ha rinunciato al super-ego personale consegnandolo al dittatore e facendolo responsabile di un super-ego collettivo.
Per gli italiani carenti in disciplina una tale dinamica non sembra possibile.
Tzazzamita
30-01-2010, 16:41
Secondo me si può dire che tra tedeschi e italiani, nazisti e fascisti, ci fu sensibile differenza, quella tra un male maggiore e un male minore. Tuttavia la differenza fu meno di quanto comunemente si creda: anche gli italiani commisero massacri di civili, e ci fu collaborazione italiana alla deportazione degli ebrei verso i luoghi in cui sarebbero stati uccisi. E' falso e fuorviante il detto "italiani brava gente".
la differenza fra italiani e tedeschi stava solo nell'apparato produttivo.
sai cos'era la decimazione?
creato dalle legioni romane è stato applicato fin al Regio Esercito Italiano nella IWW ed è il più terribile ordine militare interno possibile.
Quest'ordine consiste affinchè la truppa non sbandi vien ucciso uno su dieci a sorteggio come forma di terrore.
E nel 1917 quest'ordine fu dato, addirittura si dice che la salma del Milite Ignoto molto probabilmente sia un 'decimato.
quindi credi che agli italiani manchino risorse spirituali per essere 'malvagi'?
semplicemente gli italiani sono come tutti gli uomini operano delle scelte sulla base di informazioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Decimazione
Freud che come si sa fu lui stesso vittima dei nazisti, spiega che il popolo tedesco ha rinunciato al super-ego personale consegnandolo al dittatore e facendolo responsabile di un super-ego collettivo.
Per gli italiani carenti in disciplina una tale dinamica non sembra possibile.
il popolo tedesco si e' identificato in Hitler, facendo propri tutti i suoi deliri
grazie Hava, penso che la spiegazione possa essere questa
secondo me parti da un'ottica come dire ottocentesca, un sottomultiplo dello stato etico che ci porta a codificare una sorta di responsabilità collettiva.
le responsabilità sono individuali, non può mai essere valutato un popolo nel suo insieme, ma singolo caso umano per singolo caso umano.
la domanda da porsi è:
perchè il singolo sulla base delle informazioni in suo possesso fece quella scelta?
facendo questa domanda puoi mettere a calcolo il diritto naturale delle genti e porre l'individuo difronte ad esso come ad una legge universale superiore alla legge statale. e ci sono dei specifici nell'ordinamento italiano attuale
diversamente se le azioni possibili dell'individuo sono solo quelle codificate dalla legge, allora sentirai le stesse parole dei gerarchi nazisti a norimberga con cui cercavano di giustificare il loro operato ovvero perchè obbligati da un ordine gerarchico quindi dalla legge statale a cui non potevano opporsi.
in definitiva il teorema della 'banalità del male' di Harendt sta proprio in questo nello spogliarsi del singolo delle proprie responsabilità per proiettarle al proprio esterno di cui non può disporre come verso 'un ordine gerarchico' generato in luoghi lontani
infatti individualmente alcuni italiani hanno cercato di aiutare..
la differenza fra italiani e tedeschi stava solo nell'apparato produttivo.
sai cos'era la decimazione?
creato dalle legioni romane è stato applicato fin al Regio Esercito Italiano nella IWW ed è il più terribile ordine militare interno possibile.
Quest'ordine consiste affinchè la truppa non sbandi vien ucciso uno su dieci a sorteggio come forma di terrore.
E nel 1917 quest'ordine fu dato, addirittura si dice che la salma del Milite Ignoto molto probabilmente sia un 'decimato.
quindi credi che agli italiani manchino risorse spirituali per essere 'malvagi'?
semplicemente gli italiani sono come tutti gli uomini operano delle scelte sulla base di informazioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Decimazione
come dire che in tempi di pace siamo tutti buoni e viceversa..
sulla "decimazione" non ne sapevo nulla
piu' mi addentro in questo orrore e piu' ritengo di essere fortunata ad essere nata in un tempo in cui in Europa sono state bandite le guerre
ma tu.. sei un pozzo di scienza?
Annibale
30-01-2010, 16:52
In Germania c'è sempre stato molto più antisemitismo che in Italia, trasversale a destra e sinistra, e la presenza nel paese degli ebrei non è mai stata accettata prima del 1945. Questa è la spiegazione fornita da D.J. Goldhagen.
Ci sarà un motivo se nel 1938 il KPD criticò la Notte dei Cristalli solo per la distruzione di beni che si sarebbero potuti assegnare al popolo tedesco (sic!) mentre nel 1943 il PCI condannò il rastrellamento di Roma in termini molto più duri e facendo riferimento alle vittime.
Hava Leh
30-01-2010, 17:05
il popolo tedesco si e' identificato in Hitler, facendo propri tutti i suoi deliri
grazie Hava, penso che la spiegazione possa essere questa
non solo i deliri, ma soprattutto quella presentata da lui come eccelsa morale, per il bene della patria e del mondo......
Annibale
30-01-2010, 17:08
la differenza fra italiani e tedeschi stava solo nell'apparato produttivo.
sai cos'era la decimazione?
creato dalle legioni romane è stato applicato fin al Regio Esercito Italiano nella IWW ed è il più terribile ordine militare interno possibile.
Quest'ordine consiste affinchè la truppa non sbandi vien ucciso uno su dieci a sorteggio come forma di terrore.
E nel 1917 quest'ordine fu dato, addirittura si dice che la salma del Milite Ignoto molto probabilmente sia un 'decimato.
quindi credi che agli italiani manchino risorse spirituali per essere 'malvagi'?
semplicemente gli italiani sono come tutti gli uomini operano delle scelte sulla base di informazioni
http://it.wikipedia.org/wiki/DecimazioneLa decimazione non era la più grande porcata che esistesse. Era uno strumento atroce per punire militari codardi. Secondo me c'è di peggio, ad esempio prendersela con i civili magari per motivi di razza o religione.
Tzazzamita
30-01-2010, 17:18
La decimazione non era la più grande porcata che esistesse. Era uno strumento atroce per punire militari codardi. Secondo me c'è di peggio, ad esempio prendersela con i civili magari per motivi di razza o religione.
ho scritto ordine militare interno,
ed è contro i propri uomini.
non centra il saccheggio o un'errrata concezione del nemico.
immaginati tenentino di plotone che sulla base di una giocata a dadi ........
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In Germania c'è sempre stato molto più antisemitismo che in Italia, trasversale a destra e sinistra, e la presenza nel paese degli ebrei non è mai stata accettata prima del 1945. Questa è la spiegazione fornita da D.J. Goldhagen.
Ci sarà un motivo se nel 1938 il KPD criticò la Notte dei Cristalli solo per la distruzione di beni che si sarebbero potuti assegnare al popolo tedesco (sic!) mentre nel 1943 il PCI condannò il rastrellamento di Roma in termini molto più duri e facendo riferimento alle vittime.
da dove nasceva penso possiamo concordare sulla identificazione tra popolo e dittatore
ma prima dell'avvento di Hitler come erano visti gli ebrei in Germania?
e' nato tutto con quel criminale?
[QUOTE=Hava Leh;257381]non solo i deliri, ma soprattutto quella presentata da lui come eccelsa morale, per il bene della patria e del mondo......[/QUOTE
individuando negli ebrei cosa? solo l'orribile atrocita 'della superiorita' della razza o altro?
Hava Leh
30-01-2010, 18:06
[QUOTE=Hava Leh;257381]non solo i deliri, ma soprattutto quella presentata da lui come eccelsa morale, per il bene della patria e del mondo......[/QUOTE
individuando negli ebrei cosa? solo l'orribile atrocita 'della superiorita' della razza o altro?
una specie inferiore che nuoce al mondo e non ha diritto di vivere.
[QUOTE=adry57;257398]
una specie inferiore che nuoce al mondo e non ha diritto di vivere.
come ha potuto una teoria cosi infame fare presa su tante persone..
con tutta l'identificazione possibile ed immaginabile
Tzazzamita
30-01-2010, 19:23
come ha potuto una teoria cosi infame fare presa su tante persone..
con tutta l'identificazione possibile ed immaginabile
perchè ha più storia di quanto tu possa immaginare, il thread sullo schiavismo non è stato messo a caso.
prima della scoperta delle americhe, gli europei conosceano il diverso:i mori, i cinesi, per certi versi anche gli ebrei (anche se erano popolo commensale) .
quindi cosa era diverso sapevano cos'era.
ma cinesi e mori utilizzavano la stessa tecnologia dei navigatori europei.
ora immaginati su un galeone del 1500 e vieni a contatto per la prima volta con una civiltà tecnologicamente all'età del bronzo, ma non solo la vedi tecnologiamente diversa, ma la vedi anhe fisicamente diversa.
Un sorta di Avatar del 1500 però realmente vissuto, cosa penseresti, come spiegheresti con la 'cassettta degli attrezzi' che hai una così grande differenza?
Hava Leh
30-01-2010, 19:53
perchè ha più storia di quanto tu possa immaginare, il thread sullo schiavismo non è stato messo a caso.
prima della scoperta delle americhe, gli europei conosceano il diverso:i mori, i cinesi, per certi versi anche gli ebrei (anche se erano popolo commensale) .
quindi cosa era diverso sapevano cos'era.
ma cinesi e mori utilizzavano la stessa tecnologia dei navigatori europei.
ora immaginati su un galeone del 1500 e vieni a contatto per la prima volta con una civiltà tecnologicamente all'età del bronzo, ma non solo la vedi tecnologiamente diversa, ma la vedi anhe fisicamente diversa.
Un sorta di Avatar del 1500 però realmente vissuto, cosa penseresti, come spiegheresti con la 'cassettta degli attrezzi' che hai una così grande differenza?
ma gli ebrei non sono mai stati differenti dai popoli in cui vivono, non nell'aspetto e non nel livello culturale. La teoria della razza e' una pura invenzione, e resa inverosimile da Mussolini che dichiaro' l'esistenza di una pura razza italica diretta discendente dai legionari romani....
Tzazzamita
30-01-2010, 20:36
ma gli ebrei non sono mai stati differenti dai popoli in cui vivono, non nell'aspetto e non nel livello culturale. La teoria della razza e' una pura invenzione, e resa inverosimile da Mussolini che dichiaro' l'esistenza di una pura razza italica diretta discendente dai legionari romani....
nel post precedente mancava un passaggio, prima delle scoperte geografiche, benchè gli europei conoscessero il diverso, non avevano ancora codificato un idea di razza.
questo avverrà con l'incontro con civiltà tecnologicamente inferiori,di cui sopratutto militarmente avrà facile sottomissione
perchè Rosseau nell'epoca dei lumi scrive del 'buon selvaggio', da dove prende le idee per tale scritto?
perchè nasce l'idea del 'fardello dell'uomo bianco'?
perchè viene utilizzata la cartina di mercatore benchè non fosse la più esatta? perchè la visione eurocentrica è il simbolo del paradigma di un creato eurocentrico voluto da D-o.
l'europeo con le scoperte geografiche comincerà a codificare una superiorità voluta dalle forze celesti che con il pensiero positivista del 1800 diventerà scienza con l'antropologia razzista
Annibale
30-01-2010, 20:42
da dove nasceva penso possiamo concordare sulla identificazione tra popolo e dittatore
ma prima dell'avvento di Hitler come erano visti gli ebrei in Germania?
e' nato tutto con quel criminale?Secondo Goldhagen gli ebrei in Germania sono odiati da secoli. Già al tempo della peste nera del 1348 ci furono vasti massacri di ebrei. Poi Lutero scrisse cose terribili su di loro. Persino i liberali tedeschi del XIX secolo volevano l'emancipazione perchè volevano che gli ebrei si assimilassero al resto della popolazione e scomparissero come comunità a se stante.
http://coalova.itismajo.it/ebook/Mostra/approfondimenti/at017.htm
L’uso della violenza era una pratica quotidiana, parte integrante della vita nei lager. Le vittime internate nei campi erano continuamente soggette a questa violenza, fine a se stessa e volta quindi unicamente alla creazione di dolore. «Era il frutto della follia collettiva dei nazisti, i quali avevano generato questo disumano piano di distruzione»[1].
La violenza nei campi era attuata per lo più per sadismo: le vittime venivano malmenate, torturate e sottoposte alle più terribili umiliazioni per semplice divertimento delle SS. Questa malignità gratuita e deliberata aveva effetti, certo, sul piano fisico, ma anche e soprattutto su quello psicologico: secondo Primo Levi, l’intento principale era distruggere la personalità del deportato, umiliarlo e offenderlo fino al punto di favorirne l’assuefazione, cioè l’avvio della sua trasformazione da essere umano in animale[2]. A queste parole si possono affiancare quelle di Sergio Coalova: «La nostra personalità è ormai del tutto compromessa: la sottile perfidia dei nazisti riesce, nel breve volgere di pochi giorni, a trasformare in un branco di esseri abbrutiti coloro che avevano osato opporsi alla loro belluina violenza e alla loro arroganza di dominatori»[3].
La più terribile delle morti era quella per disperazione: per spegnere l’ultimo barlume della speranza di salvezza ancora presente nei prigionieri, “occorreva che il campo fosse continuamente percosso e terrificato dall’imperversare di un uragano di criminale follia”, “affinché lo spirito morisse prima della carne”[4].
Il nazismo aveva ideato una vera e propria scienza della distruzione della personalità, tale da gettare l’individuo nell’angoscia più totale, riversando su ognuno l’agonia di tutti i compagni.
Alcune manifestazioni di questa violenza si potevano riscontrare nella costrizione escrementizia e nella costrizione alla nudità: l’offesa al pudore faceva parte del ritmo quotidiano del lager e per i prigionieri era veramente faticoso ed umiliante abituarsi all’enorme latrina collettiva, ai tempi stretti ed alla presenza degli altri che ne dovevano usufruire e che quindi assistevano; le SS si facevano addirittura beffa dei deportati piazzando uno di essi con un costume buffo davanti ad una latrina, con l’ordine di concedere a coloro che erano afflitti da qualche disturbo un solo minuto per liberarsi.
La costrizione alla nudità prevedeva invece la rasatura totale e settimanale di ogni prigioniero e tutta una serie di spoliazioni per il controllo dei pidocchi o per la perquisizione degli abiti: senza peli, capelli, scarpe e vestiti i prigionieri, pervasi da una sensazione di impotenza e posti sotto gli occhi di tutti, si sentivano come lombrichi che potevano essere schiacciati da un momento all’altro.
Un’altra imposizione, escogitata con il preciso intento di umiliare, consisteva nel far mangiare i prigionieri come cani, senza cucchiai, nonostante questi non mancassero.
Far restare i deportati per due o tre ore sotto la pioggia a dieci-venti gradi sotto zero aveva lo scopo di portare......
http://coalova.itismajo.it/ebook/Mostra/approfondimenti/at017.htm
la sera suonava per le SS pezzi di Bach, Grieg o Wagner e durante il giorno, oltre a regolare la marcia dei prigionieri, era a volte costretta a suonare il cosiddetto “tango della morte”, con il quale si accompagnavano le esecuzioni dei condannati.
4. I metodi di uccisione e di tortura
La “morte con acqua” è solo uno degli innumerevoli metodi di eliminazione utilizzati dai nazisti. Ve ne erano infatti molti altri:
le camere a gas, nelle quali le vittime erano spinte dentro dalle SS con fruste e baionette e la morte avveniva per asfissia in seguito all’introduzione di ossido di carbonio o acido prussico;
lo strangolamento, attuato da alcuni capi del campo;
l’impiccagione a nodo di canapo lento o per i piedi, così da procurare una morte più lenta e dolorosa;
il colpo alla nuca;
la calce viva, per cui si costringevano le vittime a discendere in una fossa riempita di calce bianca, nella quale veniva diretto un getto d’acqua che ne provocava l’ebollizione;
il far precipitare le vittime dall’alto della cava (a Mauthausen);
l’iniezione di fenolo al cuore;
i ganci da macellaio, ai quali le vittime venivano appese per il mento;
le fucilazioni, per le quali si riunivano svariati prigionieri nel “budello”, uno stretto corridoio tra due alte staccionate che sboccava in un avvallamento sabbioso dove avvenivano le esecuzioni; a volte i prigionieri rimanevano nel budello anche due o tre giorni per raggiungere un numero un po’ nutrito e “giustificare” la passeggiata fino all’avvallamento della SS incaricata della fucilazione.
Vi erano poi altre innumerevoli violenze che spesso provocavano la morte dei prigionieri:
i cani feroci, aizzati contro di loro se non erano abbastanza veloci a schierarsi per l’appello;
le esercitazioni di tiro al bersaglio, dove il bersaglio era il deportato di turno;
gli abusi sessuali di donne o giovani;
estenuanti esercizi fisici, canti corali e evoluzioni in ordine chiuso eseguiti dagli ammalati;
le bastonate e le “botte” subite per essersi fermati un attimo o per aver scambiato una parola con il compagno;
l’introduzione di aghi nei testicoli di un deportato o di supposte roventi nella vagina delle donne;
il “carcere nel carcere”, cioè un’ulteriore prigione all’interno del campo, in cui venivano rinchiusi alcuni deportati, che venivano poi torturati instancabilmente giorno e notte.
Il sadismo dei tedeschi non aveva fine.
Dice Simon Wiesenthal: «C’è dunque qualcosa di orribile che io ancora non conosca? Tutte le atrocità e gli orrori che un cervello malato può inventare mi sono ben noti. Li ho provati sulla mia pelle, li ho visti nel lager»[18].
http://www.ombrecorte.it/rass.asp?id=15
Italiani senza onore
I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951)
La Repubblica - 3 maggio 2005
Uno studio sui crimini commessi dai nostri soldati in Jugoslavia durante l'occupazione
MISFATTI D'ITALIA
di SIMONETTA FIORI
La lista dei crimini è lunga: villaggi incendiati, stragi, rappresaglie, esecuzioni indiscriminate di partigiani, deportazione di migliaia di civili nei campi di concentramento, sevizie e torture. I responsabili sono quegli Italiani senza onore - cosi il titolo del libro di Costantino Di Sante - di stanza nei Balcani durante il secondo conflitto mondiale. Criminali di guerra che la nostra diplomazia ha voluto per decenni occultare, alimentando così quel mito del "bravo italiano" rivelatosi sempre più malinconicamente infondato. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951) è il sottotitolo di questo nuovo j'accuse contro generali, ufficiali, semplici soldati, poliziotti, carabinieri, funzionari civili, ritenuti colpevoli di delitti non dissimili da quelli nazisti - e contro i governanti che ne hanno lungamente assicurato l'impunità - sorretto da una nutrita documentazione proveniente dagli archivi del ministero degli Esteri e dell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. Lo pubblica, con una prefazione di Filippo Focardi, una piccola casa editrice, Ombre Corte (pagg. 270, euro 18,00). L'autore del volume, Di Sante, è ricercatore presso l'Istituto di Liberazione marchigiano, studioso dei campi di concentramento nell'Italia littoria.
Secondo me si può dire che tra tedeschi e italiani, nazisti e fascisti, ci fu sensibile differenza, quella tra un male maggiore e un male minore. Tuttavia la differenza fu meno di quanto comunemente si creda: anche gli italiani commisero massacri di civili, e ci fu collaborazione italiana alla deportazione degli ebrei verso i luoghi in cui sarebbero stati uccisi. E' falso e fuorviante il detto "italiani brava gente".
Quell'Italia complice dell'Olocausto
di Gianluca Di Feo
Migliaia di ebrei catturati dalla polizia e consegnati ai tedeschi, senza pietà per donne, vecchi e bambini. Una macchina di morte voluta da Mussolini. Ora un libro ricostruisce le responsabilità nel genocidio. A partire dal campo di Fossoli
Sulle torrette del campo dove venivano rinchiusi gli ebrei c'erano agenti di pubblica sicurezza. A scortare il treno per Auschwitz c'erano carabinieri. Ed è stato un italianissimo commissario ad arrestare una bambina di sei anni, individuata a Venezia nella famiglia dove i genitori l'avevano nascosta, e ad accompagnarla fino a quel recinto di filo spinato alle porte di Carpi: il primo passo di un cammino che si sarebbe concluso nella camera a gas. Così come erano italiani i loro colleghi delle forze dell'ordine che dal novembre 1943 alla fine della guerra hanno dato la caccia agli ebrei in tutte le città del Nord. Retate ricostruite nel dettaglio in un volume che spazza via i luoghi comuni sulle responsabilità della Repubblica di Salò nell'Olocausto e ci costringe a guardare un capitolo della nostra storia che da 65 anni nessuno vuole approfondire. In "L'alba ci colse come un tradimento" Liliana Picciotto, la più importante studiosa italiana della Shoah, sintetizza anni di ricerche.
Nelle 312 pagine pubblicate da Mondadori non fa mai ipotesi: elenca fatti, si limita ai documenti. Calcola le presenze nelle anticamere padane dei lager in base alle razioni di pane fornite, confronta diari e testimonianze, atti di processi nascosti nel dopoguerra in nome della ragione di Stato. Non usa un solo aggettivo.
Non servono, perché il risultato del suo lavoro è agghiacciante: la ricostruzione della vita e della morte di migliaia di ebrei, arrestati da italiani nei territori della Repubblica sociale, spediti nel campo modenese di Fossoli e poi deportati nei lager. Chi prese parte a questa colossale caccia all'uomo poteva ignorare la "soluzione finale"? Poteva ignorare la strage a cui stava collaborando? Era difficile credere che ultrasettantenni e bambini venissero trasferiti nel Reich per lavorare e contribuire alla macchina bellica tedesca.
Quando anche i vecchietti dell'ospizio israelita di Firenze vengono caricati sui treni, nessuno a Fossoli si fa più illusioni. Ma ancora altri ebrei vengono rastrellati dai funzionari della polizia e dei residui carabinieri rimasti in servizio al Nord (la maggioranza dell'Arma si schierò con la monarchia e venne perseguitata dai nazisti), fino a pochi giorni prima della Liberazione: uomini che spesso hanno continuato a indossare la stessa uniforme nella Repubblica del dopoguerra. Il giorno della Memoria celebrato il 27 gennaio anche nel nostro Paese non dovrebbe ricordare solo le colpe altrui: ci sono grandi responsabilità italiane, di istituzioni e di singoli.
La scorsa domenica Benedetto XVI nella storica visita alla sinagoga di Roma ha ancora una volta condannato l'antisemitismo e rievocato il primo grande rastrellamento, «una tragedia di fronte alla quale molti rimasero indifferenti». Ma molti altri italiani ebbero un ruolo attivo nel genocidio. Il 14 novembre 1943 il Partito nazionale fascista aveva dichiarato: «Tutti gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica». Due settimane dopo il ministro dell'Interno ne ordinò l'arresto e l'internamento.
Al momento dell'armistizio nel territorio della Repubblica sociale erano rimasti intrappolati 32-33 mila ebrei: poco meno di un terzo venne ucciso dai nazisti. Le vittime identificate della Shoah sono 8948, ma c'è la certezza che altre centinaia di persone siano sparite nei forni crematori. Dopo l'8 settembre 1943 i nazisti portarono avanti i primi rastrellamenti da soli: il più drammatico quello del Ghetto di Roma, con 1.020 persone catturate di cui 824 assassinate poche ore dopo l'arrivo ad Auschwitz-Birkenau. Ma già dal 3 novembre 1943 i reparti speciali delle Ss vennero affiancati dagli agenti delle questure: insieme agirono a Firenze, Genova, Bologna, Siena, Montecatini. Da dicembre tutte le operazioni passarono nelle mani dei poliziotti italiani, che per non essere inferiori all'alleato, "ripulirono" subito il ghetto di
Venezia e quello di Mantova. Per gran parte del 1944 furono solo le forze dell'ordine italiane ad alimentare la macchina dello sterminio, eliminando le comunità ebraiche dell'Italia centro-settentrionale.
Vennero creati 29 campi provinciali, con una struttura centrale, l'anticamera fascista dell'Olocausto: Fossoli, una serie di baracche e recinti a pochi chilometri da Carpi costruiti per custodire i prigionieri di guerra inglesi. Fossoli è rimasto totalmente sotto controllo italiano fino al febbraio 1944: non c'erano crudeltà, né fame, né malattie. Gli internati non erano obbligati al lavoro e potevano scambiare posta con l'esterno. Insomma, nulla a che vedere con le condizioni dei lager nazisti. Ma la sorte finale era la stessa. Si saliva sui treni per Auschwitz e all'arrivo chi non era giudicato utile per il lavoro veniva assassinato. «Gli italiani riempivano Fossoli, i tedeschi lo svuotavano».
E questo meccanismo è proseguito anche dopo l'insediamento a Fossoli delle Ss, che lasciarono agli agenti della questura solo la sorveglianza delle recinzioni esterne, rendendo più dure le condizioni di vita. Il primo convoglio partì il 22 febbraio 1944 con circa 640 persone: 153 furono selezionate per le fabbriche, il resto finì direttamente nelle camere a gas. Tra loro Leo Mariani, un bambino di pochi mesi: la madre venne arrestata dalla polizia nell'ospedale di Firenze dove era ricoverata in attesa del parto. Venivano da 22 città diverse - da Como a Vicenza, da Pavia a Cuneo - ed erano stati tutti arrestati da agenti e carabinieri. Da Fossoli in nove mesi sono partiti 12 treni. Quello del 5 aprile 1944, per esempio, trasportò 609 persone: solo 50 sono sopravvissute al lager. Tra quelli che non sono tornati c'erano 41 ultrasettantenni e 33 bambini: Roberto Gattegno aveva solo dieci mesi. Le liste delle persone spedite verso i forni erano scelte spesso casualmente. Ricorda Nina Neufeld Crovetti, ebrea figlia di un matrimonio misto e obbligata a fare la segretaria nel campo emiliano: «Il vicecomandante Hans Haage veniva in ufficio e diceva: "Su avanti ragazza! Si comincia di nuovo, ci sbarazziamo di un bel gruppo!". Se ne rallegrava ogni volta».
Da Fossoli partirono in 2.844, solo un decimo è sopravvissuto: tra i pochi, Primo Levi. In Italia c'erano altri due campi - quello di Bolzano e quello di San Sabba, usato anche per assassinare partigiani e oppositori politici - nelle province che erano state annesse al Reich: il Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, parte del Veneto e l'Istria. Solo da Bolzano presero la via dei lager altre 4.500 persone, altre migliaia dalla Risiera di San Sabba. Il tutto sempre con la collaborazione di italiani. I vertici di Salò trattarono la questione con la stessa freddezza burocratica dei gerarchi nazisti. Il libro si chiude con l'esposto che i familiari ariani dei deportati scrivono a Benito Mussolini: «Eccellenza, ci sono casi pietosi. Madri con bambini (fra le quali la Uggeri con una piccola di 4 anni)... donne anziane, vecchie con salute malferma... I sottoscritti vivono ore pietose, essendo privi da oltre due mesi di notizie e temono per la vita dei loro cari. Sono mariti, mogli, figli che piangono senza avere nessuna colpa».
La supplica viene girata dalla segreteria particolare del Duce all'Ispettorato per la razza. La risposta del 1° marzo 1945 è raccapricciante: «Questo Ispettorato, trattandosi di misure di polizia rispetto alle quali esso ha competenza nella determinazione delle direttive di massima in collaborazione con altri dicasteri chiamati a decidere, non può avocare a sé una decisione sull'istanza degli interessati». E Liliana Picciotto conclude: «Come a dire che la macchina della persecuzione antiebraica, avviata nel 1938 dal regime fascista e radicalizzata nel 1943, non era da tempo più governabile.
Questo fatto non attenua in nulla la responsabilità che i governanti, le istituzioni, l'amministrazione, la burocrazia italiani portano pesantemente per le le sofferenze inflitte e per le migliaia di lutti provocati». In appendice al volume c'è una raccolta di testimonianze dirette. Tra tutte, la deposizione di una SS, Eugen Keller, che in un processo berlinese ha descritto il viaggio da Fossoli ad Auschwitz del 16 maggio 1944: «Cosa volesse dire Auschwitz lo seppi durante il viaggio da uno degli ebrei. Disse che Auschwitz era un campo di annientamento nel quale sarebbero stati uccisi. Dapprima non gli credetti...».
Eugen Keller racconta che nel vagone sigillato una donna aveva partorito. Carolina Lombroso Calò, moglie di un eroe della resistenza, «non era fuggita dalla sua casa rifugio a Cascia di Reggello in provincia di Firenze perché non pensava che una mamma incinta con tre bambini (Elena di 6 anni, Renzo di 4, Albertino di meno di 2 anni) potesse essere arrestata. Invece i carabinieri avevano obbedito agli ordini e fermato il gruppetto». La donna e i suoi quattro bambini, incluso il neonato, furono tutti uccisi poche ore dopo l'arrivo nel lager. «Abbiamo obbedito agli ordini» è la giustificazione di tutte le Ss chiamate in causa per l'Olocausto. Ma in Germania da sessant'anni ci si interroga e ci si chiede come sia stato possibile che un popolo intero abbia partecipato al massacro. In Italia delle migliaia di ebrei consegnate nelle mani dei carnefici non si parla. Nonostante quegli ordini fossero stati emanati da Benito Mussolini, ancora oggi c'è chi ripete in modo assolutorio che «il Duce non uccise gli ebrei». Vero: si limitò a consegnarne migliaia al boia. E nel libro di Liliana Picciotto ci sono tutte le prove: un'opera definitiva, senza attenuanti.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-fascismo-e-la-shoah/2119570&ref=hpsp
perchè io devo dimenticare che gli eredi di quell'orrore stanno seduti in parlamento grazie a berlusconi ? :mad:
http://utenti.multimania.it/luciavincenti/
Dulcis in fundo, la notizia data il 14 Dicembre 2001 dal telegiornale
regionale siciliano della decisione da parte del comune di Ragusa di dedicare una statua a Filippo Pennavaria,gerarca fascista dell’epoca, sottosegretario del governo Mussolini nel 1926 e artefice della elevazione di Ragusa a capoluogo di provincia. “
Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista
di Franzinelli Mimmo
Descrizione
Mimmo Franzinelli affronta, sulla base di fonti d'archivio e testimonianze, il fenomeno della delazione anonima, alleata insostituibile del regime fascista. Scopriamo così che a tradire furono i finti amici allettati dalla taglia, cittadini insospettabili, squallidi personaggi intenzionati a nuocere ai "nemici della Patria", ma anche uomini illustri, da Italo Balbo a padre Gemelli.
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altre fonti sulla delazione?
http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=397412b01701cbfa
Costrette a prostituirsi nei bordelli dei campi di concentramento. Una delle pagine più crudeli e meno conosciute della Shoa viene raccontata dai documenti storici esposti alla mostra “La prostituzione forzata nei lager nazisti”, al Museo della Liberazione, fino al 14 febbraio. Finalità “sensibilizzare sulla violenza subita dalle donne, in ogni società e in ogni momento storico”.
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