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kalandar
29-12-2009, 10:33
"Signor Baghi lei non vivrà molto a lungo"



Il brutale arresto del paladino dei diritti umani



http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/200912images/baghi01g.jpg





CLAUDIO GALLO
TEHERAN
Poco prima delle 7 di mattina, un gruppo di energumeni in borghese, con le pistole spianate bussa alla porta di Emad Baghi, celebre attivista iraniano per i diritti civili. Quattro di loro piombano in casa, altri stanno sul pianerottolo: lei è in arresto dicono al padrone di casa.

Sono protervi, bestiali. Si piazzano nell’appartamento insultando la moglie e le figlie di Emad. Frugano nei cassetti e nel computer, buttano all’aria libri e quaderni. Tra le altre cose, lo accusano per una sua lunga intervista al Grand’Ayatollah Montazeri trasmessa dalla Bbc persiana qualche giorno fa. Il fratello della moglie protesta e viene selvaggiamente picchiato. Minacciano di uccidere anche lui. Forse è bene ricordare che Baghi è un pio musulmano, ha studiato a Qom con Montazeri, e quei gorilla dovrebbero essere il volto della giustizia islamica.

Prima di essere strattonato via legge un passo del Corano che insegna a essere paziente e tollerante nelle avversità. Uno sgherro commenta: «La tua vita sarà troppo breve perché tu possa vedere il futuro». Così lo portano via, senza dire dove. Uno delle centinaia arrestati ieri. A 48 anni, Emad Baghi è già stato due volte nel terribile carcere di Evin a Teheran, in tutto per sei anni, sempre per reati di opinione. La seconda volta, nell’ottobre del 2007, era accusato, tra l’altro, di essere stato invitato a una conferenza negli Emirati a cui non partecipò. Aveva appena vinto il premio Martin Ennals per i Diritti Umani ma gli era stato impedito di andarlo a ritirare a Ginevra, così come nel 2003 non potè andare a Parigi per ritirare un analogo riconoscimento dalle mani dell’allora premier Villepin.

Alto, la barba già argentata, gli occhi scuri e profondi, è nato in Iraq dove il padre, un imprenditore oppositore dello Scià, aveva dovuto rifugiarsi. Quando la famiglia tornò in patria si ritrovò i beni confiscati e dovette trasferirsi nei sobborghi poveri di Teheran. Si laureò in Sociologia a Teheran e in Teologia a Qom, sotto la guida di Montazeri. Fu in prima fila nella rivoluzione del 1979 con il suo gruppo «Maysam». Scrittore, ha diretto e fondato numerose testate nell’era riformista del presidente Khatami, tutte rigorosamente chiuse dal regime. Ha pubblicato una ventina di libri, per la maggior parte su democrazia e religione, sui diritti umani e contro la pena di morte. Sei suoi titoli sono tutt’ora proibiti in Iran.

Professore universitario, fu cacciato dalla cattedra perché le lezioni erano «troppo aperte». Condannato a oltre 7 anni di carcere per sue idee, ne sconta solo tre ma quando esce fonda un’associazione per difendere i diritti dei detenuti. La sua linea è: nessuna distinzione tra i diritti di detenuti politici e comuni. La figlia maggiore sposa Mohammad Gouchani, il più giovane direttore di giornali del Paese, anche lui arrestato (e poi rilasciato qualche mese dopo su cauzione) nelle giornate burrascose del giugno scorso. In un articolo inviato per «La Stampa» rispecchiava le sue idee parlando del pensiero del maestro Montazeri (Grazie a Hamid Ziarati per la traduzione): «La libertà non è una conquista per i sostenitori del governo bensì un diritto inalienabile degli oppositori. I diritti umani vanno scissi dall’ideologia individuale e dalla fede di ciascun individuo».

Ricordava che Montazeri nel suo ultimo libro «condannò di fatto la pena di morte in quanto non prevista dall’Islam». Paladino di un Islam umanista, Baghi si trova ora nelle grinfie di un regime islamico che crede solo nella forza. Disse Montazeri ai basiji poco prima di morire: siete sicuri di servire Dio e non invece il diavolo?».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200912articoli/50772girata.asp

kalandar
29-12-2009, 10:35
x gladiatore:

anche quest'uomo è musulmano, anche lui fa parte del popolo iraniano ed anche il suo mondo è la cultura iraniana.

kalandar
29-12-2009, 10:36
Iran: Amnesty International chiede al governo di fermare il bagno di sangue


CS153: 28/12/2009

Amnesty International ha condannato l'ulteriore e del tutto evitabile perdita di vite umane durante le commemorazioni religiose dell'Ashura e ha chiesto alle autorità di garantire a tutte le persone che prenderanno parte, nei prossimi giorni, ad altre commemorazioni e a funerali, il diritto di riunirsi pacificamente e di esprimere la propria opposizione nei confronti del governo.

"La spirale di violenza è in aumento e il ricorso all'uso eccessivo della forza, da parte degli apparati di sicurezza, incontra una resistenza imprevista da parte dei manifestanti" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Le manifestazioni di ieri, domenica 27 dicembre, sono state fronteggiate dai Basiji, paramilitari in borghese agli ordini delle Guardie rivoluzionarie, e dalle unità delle Forze speciali di polizia. I Basiji hanno fatto spesso uso delle armi da fuoco durante le dimostrazioni seguite alle elezioni presidenziali di giugno.

"La perdita di vite umane durante l'Ashura era del tutto evitabile e questo bagno di sangue deve finire immediatamente" - ha aggiunto Sahraoui.

Amnesty International è riuscita a contattare persone che hanno preso parte alle manifestazioni e agli scontri nel centro di Teheran.

"Nonostante gli appelli provenienti da più parti, Amnesty International inclusa, nei giorni precedenti l'Ashura, le autorità non hanno consentito lo svolgimento di commemorazioni pacifiche. La Guida suprema e il governo devono ordinare alla polizia di porre fine all'uso della forza e le Guardie rivoluzionarie devono togliere dalle strade i Basiji, la cui azione e presenza ha chiaramente esasperato gli scontri, provocando perdite di vite umane" - ha sottolineato Sahraoui.

Amnesty International ha nuovamente sollecitato il governo iraniano a invitare nel paese esperti indipendenti, tra cui quelli delle Nazioni Unite, per condurre indagini imparziali sulle violazioni dei diritti umani.

Ieri sera, il direttore ad interim delle Forze per l'applicazione della legge nella Grande Teheran, Ahmad Reza Radan, aveva ammesso la morte di quattro persone e comunicato l'arresto di 300 dimostranti. L'agenzia Jaras aveva poi fatto i nomi di cinque persone uccise. Oggi la tv di stato ha affermato che i manifestanti uccisi sono stati 15.

Secondo le ultime notizie provenienti dall'Iran numerose personalità di spicco sono state arrestate nelle ultime ore: tra queste figurano il leader politico Ebrahim Yazdi, tre consulenti del candidato dell'opposizione Mir Hossein Moussavi, l'Ayatollah Mousavi Tabrizi e l'attivista per i diritti umani Emadeddin Baghi.

Un giornalista siriano, corrispondente di una tv di Dubai, risulta scomparso da ieri.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 28 dicembre 2009

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2953

Salvo
29-12-2009, 10:51
l'articolo de La Stampa è molto importante. Le vicende di Baghi, uomo aperto, credente nella fede e nella democrazia, impegnato nel rispetto dei diritti testimonia come, in questo momento tragico per il popolo iraniano, vi sia differenza tra i pensatori, gli intellettuali, buona parte del popolo e la leadership di Ahmadinejad.

Salvo
29-12-2009, 10:54
Iran, arrestata la sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi
Shirin Ebadi, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2003


«E' una ritorsione per le mie attività in difesa dei diritti umani in Iran»

TEHERAN
L’intelligence iraniana ha arrestato la sorella di Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003. Lo ha annunciato la stessa Ebadi, spiegando che tre uomini e una donna si sono presentati ieri sera presso l’abitazione di sua sorella a Teheran. Dopo una perquisizione dell’edificio, hanno prelevato la donna, Nushin Ebadi, 47anni, e portato via il suo computer.

«L’hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro», ha detto alla Cnn Shirin Ebadi, avvocatessa e attivista per i diritti umani di 62 anni. «Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta», ha aggiunto.

La Ebadi, che non rientra in Iran da giugno, quando si sono tenute le controverse elezioni presidenziali, ha spiegato di aver parlato al telefono con la sorella poco prima che gli agenti del ministero dell’Informazione si recassero in casa sua, verso le 21 ora di Teheran.

Più volte - ha spiegato il premio Nobel - la donna, che vive con il marito e due figli, era stata contattata dalle autorità che le avevano chiesto di tagliare i contatti con Shirin Ebadi. L’ultima volta Nushin Ebadi era stata contatta mercoledì della scorsa settimana, quando le era stato chiesto di rivolgersi alla sorella, invitandola a mettere fine alle sue attività e a non rilasciare più commenti sulla situazione in Iran. «Sono preoccupata, perchè (Nushin) è stata arrestata per il lavoro che faccio», ha detto la Ebadi, ribadendo che sua sorella non è coinvolta in alcun modo nelle sue attività.

L'arresto arriva dopo gli scontri originati dalla repressione delle manifestazioni dell'opposzione, in cui hanno perso la vita almeno 15 persone, come hanno confermato fonti ufficiali del governo iraniano. Barack Obama ha condannato duramente le violenze del governo dei mullah: in una nota ufficiale ha chiesto al governo iraniano di «rispondere agli obblighi internazionali in materia di rispetto dei diritti del proprio popolo». Poche ore prime era arrivata la condanna dell'Unione Europea per l’uso della «violenza contro dimostranti che cercavano di esercitare la loro libertà di espressione».

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200912articoli/50786girata.asp

Amanda
29-12-2009, 16:57
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Annibale
29-12-2009, 17:23
l'articolo de La Stampa è molto importante. Le vicende di Baghi, uomo aperto, credente nella fede e nella democrazia, impegnato nel rispetto dei diritti testimonia come, in questo momento tragico per il popolo iraniano, vi sia differenza tra i pensatori, gli intellettuali, buona parte del popolo e la leadership di Ahmadinejad.Musulmani liberali ci sono, e le loro posizioni sono interessanti e salutari come quelle dei cattolici liberali del XIX secolo. Resta da stabilire quanti sono e che forza hanno, anche tenendo conto del fatto che non sempre chi riempie le piazze è maggioranza. Auguro agli iraniani, come a qualsiasi popolo del mondo, di conquistarsi la libertà.

gladiatore78rm
29-12-2009, 17:27
x gladiatore:

anche quest'uomo è musulmano, anche lui fa parte del popolo iraniano ed anche il suo mondo è la cultura iraniana.

appunto. in iran, come altrove, è in atto uno scontro interculturale. l'iran è uno dei paesi più giovani del mondo, le nuove generazioni iraniane (come è successo in europa nel 68) hanno una cultura, dei valori e dei riferimenti, diversi e incompatibili con quelle delle generazioni precedenti che ora sono al potere. l'incompatibilità tra la vecchia cultura e la nuova crea lo scontro, in attesa che o la nuova cultura sostituisca la vecchia (il che a mio avviso è abbastanza inevitabile perchè sono i giovani a sostituire i vecchi e non viceversa) o la vecchia cultura prevarrà.

Annibale
29-12-2009, 18:35
appunto. in iran, come altrove, è in atto uno scontro interculturale. l'iran è uno dei paesi più giovani del mondo, le nuove generazioni iraniane (come è successo in europa nel 68) hanno una cultura, dei valori e dei riferimenti, diversi e incompatibili con quelle delle generazioni precedenti che ora sono al potere. l'incompatibilità tra la vecchia cultura e la nuova crea lo scontro, in attesa che o la nuova cultura sostituisca la vecchia (il che a mio avviso è abbastanza inevitabile perchè sono i giovani a sostituire i vecchi e non viceversa) o la vecchia cultura prevarrà.Ma sono di cultura iraniana e religione islamica sia il regime Khamenei-Ahmadinejad che i riformisti. Lo scontro non è tra due culture ma tra due idee politiche (o probabilmente più di due perchè immagino che all'opposizione ci siano idee diverse).

kalandar
29-12-2009, 20:21
appunto. in iran, come altrove, è in atto uno scontro interculturale. l'iran è uno dei paesi più giovani del mondo, le nuove generazioni iraniane (come è successo in europa nel 68) hanno una cultura, dei valori e dei riferimenti, diversi e incompatibili con quelle delle generazioni precedenti che ora sono al potere. l'incompatibilità tra la vecchia cultura e la nuova crea lo scontro, in attesa che o la nuova cultura sostituisca la vecchia (il che a mio avviso è abbastanza inevitabile perchè sono i giovani a sostituire i vecchi e non viceversa) o la vecchia cultura prevarrà.

hai letto quanti anni ha baghi? e montazeri sai quanti anni aveva? e la ebadi? e perfino akhmadinejad? e musavi? e sourush? ma per dire, mossadeq di che periodo era?
se vuoi continuo.

Shadow
29-12-2009, 22:40
E' inutile continuare, Tai, bisognerebbe spiegare che in Iran lo scontro tra integralisti e riformisti risale all'indomani della Rivoluzione con la repressione brutale della componente laica rivoluzionaria da parte degli ambienti integralisti, come nel caso del Tudeh, o sbaglio?? Qui non si tratta di scontri generazionali, si tratta di visioni di una futura società iraniana diametricalmente opposte, da una parte la teocrazia, dall'altra la democrazia. Ma se non lo si riesce a capire, è inutile spendere tante parole...;)

kalandar
29-12-2009, 22:47
E' inutile continuare, Tai, bisognerebbe spiegare che in Iran lo scontro tra integralisti e riformisti risale all'indomani della Rivoluzione con la repressione brutale della componente laica rivoluzionaria da parte degli ambienti integralisti, come nel caso del Tudeh, o sbaglio?? Qui non si tratta di scontri generazionali, si tratta di visioni di una futura società iraniana diametricalmente opposte, da una parte la teocrazia, dall'altra la democrazia. Ma se non lo si riesce a capire, è inutile spendere tante parole...;)

è che poi bisonerebbe parlare anche della ingerenze occidentali che hanno cambiato la storia di un popolo.
è più facile dire che l'islam è incapace di...anzi no, non l'islam, alcuni popoli...oppure no, le culture...meglio: le multiculture.

argh.

Shadow
29-12-2009, 22:50
Musulmani liberali ci sono, e le loro posizioni sono interessanti e salutari come quelle dei cattolici liberali del XIX secolo. Resta da stabilire quanti sono e che forza hanno, anche tenendo conto del fatto che non sempre chi riempie le piazze è maggioranza. Auguro agli iraniani, come a qualsiasi popolo del mondo, di conquistarsi la libertà.

E anche chi fa la voce più grossa non è sempre rappresentativo della maggioranza, ma guarda caso gli integralisti sono sempre in prima pagina dei mass media a discapito delle iniziative riformiste, chissà come mai... Forse perchè danno ampia soddisfazione alle visioni pregiudiziali ed islamofobiche tipicamente occidentali, ed è certamente più difficile accettare in virtù di questo pensiero il fatto che esistono musulmani liberali e riformisti.

Ma lo sai quanti intellettuali riformisti, oltre a AbdelKarim Souroush potrei citarti per darti ampia rappresentazione dello schieramento riformista islamico?? E a cosa servirebbe?? Del resto il ragionamento che proponi mi sembra quello che mi rinfacciava Deborah Fait un paio di anni fa (e Raptor ed Artas lo possono testimoniare...:D) ovvero voleva sapere nome e cognome di tutti i riformisti perchè era convinta che al massimo erano un paio...:D:D

Nel caso iraniano non si tratta di riempire o meno le piazze, ma è una lotta che si protrae dall'indomani della Rivoluzione, come ho detto nel mio precedente post, e che magari è stato silenzioso ma è sempre esistito uno strisciante malcontento. La truffa delle elezioni è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e le piazze di conseguenza sono state la prevedibile reazione di un popolo esasperato da un regime dittatoriale non di meno di quello
dello Shah. E questo l'Ayatollah Montazeri (che Allah lo vegli e lo preservi) lo sapeva e lo denunciava, ed è per questo che è stato ostracizzato, arrestato, ma non ridotto al silenzio, per tutti questi anni nonostante fosse lui il diretto successore di Khomeini.

Salvo
29-12-2009, 23:04
Musulmani liberali ci sono, e le loro posizioni sono interessanti e salutari come quelle dei cattolici liberali del XIX secolo. Resta da stabilire quanti sono e che forza hanno, anche tenendo conto del fatto che non sempre chi riempie le piazze è maggioranza. Auguro agli iraniani, come a qualsiasi popolo del mondo, di conquistarsi la libertà.

Il messaggio che troppo spesso attraverso i media si fa passare è che l'Islam sia composto da fondamentalismo in maggioranza e i moderati siano una minoranza. Io credo il contrario. Bisogna tenere presente come facciano più notizia - e i media ne sono consapevoli- i fondamentalisti e come questi cerchino di balzare alle cronache atrraverso i vari canali di comunicazione. Usano la relgione islamica come strumento per le loro logiche di potere.
Nel caso iraniano è palese come ciò avvenga, siamo davanti ad una dittatura che chiude qualsiasi spazio della società civile e reprime il malcontento del popolo. Si, la protesta ha diverse anime ma credo che abbia una forza dirompente chi voglia il cambiamento, chi ha criticato lo stesso Khomeini, chi vuole il rispetto della propria religone senza farla diventare strumento di potere, chi vuole diritti per tutto il popolo. E' importante ricordare come vi sia la partecipazione di ex presidenti, ad es Khatami un riformatore, o cosa è stato l'ayatollah Montazeri.
Dalla rivista Limes 4/2009 egli concesse un'intervista dal titolo "Questo regime calpesta l'islam".
Ecco due passaggi importanti:
1) tratto dall'introduzione:"Montazeri ha sofferto duri anni di arresti domiciliari, tra il 1997 e il 2003, nella sua casa di Qom. Ma le pressioni del regime non lo hanno piegato. I suoi editti religiosi (fatwa) ne riflettono la visione tollerante dell'islam, compresi i diritti delle donne. Per il suo coraggio di fronte alle persecuzioni del regime è rispettato persino da molti anticlericali.";
2) Domanda limes: Ahmadinejad sostiene che l'Iran è il paese più libero al mondo.
Risposta: "Parole senza riscontro nella realtà. Il popolo è privato dei diritti basilari. Quando gente come me, che ha avuto un ruolo primario nella rivoluzione, si ritrova con le proprietà confiscate e la bocca tappata, si può immaginare come il regime si comporti con le persone ordinarie. Vari miei seguaci sono stati incarcerati, entrano ed escono dalle prigioni. Spesso senza un capo d'accusa, come per Hadji Ghabel o Emad Baghi, liberato da pochi mesi. Una nazione che mette in galera i suoi pensatori, colpevoli solo di difendere opinioni non allineate con la linea del governo, non può definirsi islamica. Certo il regime gestisce il paese in nome dell'islam . Così suscitando diffidenza tanto verso le istituzioni che verso la nostra fede. Lo scià aveva compiuto molti errori, mai però in nome dell'islam. Ora è necessario separare religione e potere politico.";
3) domanda limes: E la condanna a morte per apostasia che molti Stati islamici comminano a chi abbandona la religione musulmana per un'altra fede?";
Risposta: "Non ha fondamento nel Corano. Se una persona, dopo aver attentamente approfondito una religione, intende convertirsi ad essa, deve poterlo fare. La sua scelta deve essere rispettata, i suoi diritti protetti...."

Amanda
29-12-2009, 23:10
anni fa ho conosciuto un giovane iraniano che frequentava la facolta' di architettura, mi parlava dei suoi amici e della vita che conduceva nel suo paese

io rimasi sorpresa da come erano avanzati sotto tutti i livelli, culturali, musicali ecc.

sono i preconcetti e la mancanza di conoscenza che non ci permettono di valutare le cose nella giusta dimensione

kalandar
29-12-2009, 23:16
...mi parlava dei suoi amici e della vita che conduceva nel suo paese

io rimasi sorpresa da come erano avanzati sotto tutti i livelli, culturali, musicali ecc.
...

eh si, dalla caverna erano usciti da un po'.

( scusascusascusa. ho capito che vuoi dire ma è più forte di me )

Edric
29-12-2009, 23:21
Che Vis polemica!

Guarda che i preconcetti e la mancanza di conoscenza sono indiscutibilmente un patrimonio di tutta l'umanità. :blow:

kalandar
29-12-2009, 23:23
Che Vis polemica!

Guarda che i preconcetti e la mancanza di conoscenza sono indiscutibilmente un patrimonio di tutta l'umanità. :blow:

ho chiesto scusa.

Edric
29-12-2009, 23:29
E anche chi fa la voce più grossa non è sempre rappresentativo della maggioranza, ma guarda caso gli integralisti sono sempre in prima pagina dei mass media a discapito delle iniziative riformiste, chissà come mai... Forse perchè danno ampia soddisfazione alle visioni pregiudiziali ed islamofobiche tipicamente occidentali, ed è certamente più difficile accettare in virtù di questo pensiero il fatto che esistono musulmani liberali e riformisti.
...


Credo anche io che in parte sia così. Però per quanto riguarda i giornali non succede solo in questo caso ma è un leiv motiv affidarsi a ciò che fa più notizia.
Le responsabilità maggiori sono nella politica.

Shadow
29-12-2009, 23:37
Hai ragione, ma le responsabilità della politica riguardo islamofobia ed tolleranza permissivista nei confronti dell'estremismo islamico sono amplificate e sostenute dall'atteggiamento dei media. In qs modo si alimenta il pregiudizio ed il sospetto, e del resto i media in Occidente sono troppo spesso veicolo della cosidetta "voce del padrone", non credi??

Shadow
29-12-2009, 23:41
ho chiesto scusa.

Troppo facile, alla prossima ricorrenza di Ashurà ti voglio con una djellaba da penitente ed il flagello in mano per punirti di tale ironia del tutto fuori luogo. E dopo la auto - fustigazione, di corsa a sbattere la capoccia su una torbah di granito, quattro metri per quattro, donna!!! :D:D:D

Edric
29-12-2009, 23:42
ho chiesto scusa.

:hug:Lo sò. Comprendo lo stato d'animo.

Comunque è vero quello che diceva Adry. E' molto facile a volte per tutti - anche per le persone più attente e sensibili - avere delle immagini in qualche modo stereotipate.
Alcuni se ne accorgono solo quando vengono a conoscenza che le cose non stanno così; altri, purtroppo non se ne accorgono mai, e non fanno neanche nulla per aprirsi al confronto, o hanno paura di muoversi controcorrente.

Edric
29-12-2009, 23:55
Troppo facile, alla prossima ricorrenza di Ashurà ti voglio con una djellaba da penitente ed il flagello in mano per punirti di tale ironia del tutto fuori luogo. E dopo la auto - fustigazione, di corsa a sbattere la capoccia su una torbah di granito, quattro metri per quattro, donna!!! :D:D:D

Ecco, ben detto! :)
Mentre Adry la mandiamo a Nocera Terminese ad eseguire il rito dei “Vattienti”.

Edric
30-12-2009, 00:02
Hai ragione, ma le responsabilità della politica riguardo islamofobia ed tolleranza permissivista nei confronti dell'estremismo islamico sono amplificate e sostenute dall'atteggiamento dei media. In qs modo si alimenta il pregiudizio ed il sospetto, e del resto i media in Occidente sono troppo spesso veicolo della cosidetta "voce del padrone", non credi??
Certo che la voce del padrone conta, eccome.
Che cosa intendi per tolleranza permissivista nei confronti dell'estremismo islamico?
Io temo che ci sia molta ignoranza anche da parte della classe politica su questa materia.
Ho la sensazione che hanno la capacità di muoversi soprattutto di pancia, non molto diversamente dagli elettori, solo che loro lo fanno con il fine di guadagnare facili consensi.
Ho l'impressione che la permissività nei confronti dell'estremismo islamico sia in qualche modo una conseguenza indiretta di questo modo di porsi. Talvolta per reazione, avendo come base lo stesso livello di ignoranza, o di non conoscenza, se la vogliamo mettere in modo più soft.
Dare voce alla parte più riformatrice, o per lo meno più moderata della società, non rientra nei loro obiettivi ma - temo - neanche nelle loro capacità. E' questo il dramma.

Amanda
30-12-2009, 00:31
ho chiesto scusa.

mi sono espressa io male:(

la mancanza di conoscenza genera non un pregiudizio, ma un'incognita

il pregiudizio e' un giudizio preventivo, come si fa a giudicare una cosa che non si conosce?

Amanda
30-12-2009, 00:33
Che Vis polemica!

Guarda che i preconcetti e la mancanza di conoscenza sono indiscutibilmente un patrimonio di tutta l'umanità. :blow:

tu mi conosci un po' meglio, evidentemente..:beerchug:

Edric
30-12-2009, 00:38
mi sono espressa io male:(

la mancanza di conoscenza genera non un pregiudizio, ma un'incognita

il pregiudizio e' un giudizio preventivo, come si fa a giudicare una cosa che non si conosce?
Appunto, adesso a pasqua te ne vai a Nocera Terminese.

No, invece secondo me il pregiudizio ci sta eccome. Penso, che non ci sia nessuno - noi compresi - che possiamo ritenerci esenti da pregiudizi. Poi, come nell'esempio personale che ha i fatto, in certi casi siamo disposti a rivederli, se si è disponibili al confronto.

Amanda
30-12-2009, 00:58
Appunto, adesso a pasqua te ne vai a Nocera Terminese.

No, invece secondo me il pregiudizio ci sta eccome. Penso, che non ci sia nessuno - noi compresi - che possiamo ritenerci esenti da pregiudizi. Poi, come nell'esempio personale che ha i fatto, in certi casi siamo disposti a rivederli, se si è disponibili al confronto.

dipende da cosa si intende per pregiudizio e verso cosa e' indirizzato,
io da ragazza preferivo sempre la compagna di ragazzi stanieri, possibilmente greci, spagnoli, arabi e non italiani o norvegesi, dunque il mio pregiudizio verso chi era rivolto?

Edric
30-12-2009, 01:07
dipende da cosa si intende per pregiudizio e verso cosa e' indirizzato,
io da ragazza preferivo sempre la compagna di ragazzi stanieri, possibilmente greci, spagnoli, arabi e non italiani o norvegesi, dunque il mio pregiudizio verso chi era rivolto?

Che ne sò! :D

Non sò quali pregiudizi potevi avere... o se era predominante su tutto l'esigenza di ampliare i propri orizzonti.
Quello che volevo dire è che spesso capita di avere delle idee anche su ciò che non si conosce. Un pò perchè abbiamo assimilato probabilmente dei modelli indotti, un pò anche come forma di difesa rispetto a ciò che appunto non si conosce.

Amanda
30-12-2009, 02:02
Che ne sò! :D

Non sò quali pregiudizi potevi avere... o se era predominante su tutto l'esigenza di ampliare i propri orizzonti.
Quello che volevo dire è che spesso capita di avere delle idee anche su ciò che non si conosce. Un pò perchè abbiamo assimilato probabilmente dei modelli indotti, un pò anche come forma di difesa rispetto a ciò che appunto non si conosce.

e' vero,anche se e' sbagliato, a volte crediamo di conoscere cio' che non conosciamo, pero' i tipi di pregiudizi differiscono, non tutti abbiamo lo stesso stereotipo

e' qui' che voleva mandarmi? ma questi si flaggellano veramente?
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kalandar
30-12-2009, 14:04
L’Iran dopo Montazeri




30/12/2009

Original Version: Iran After Montazeri

Con la morte dell’Ayatollah Montazeri, il Movimento Verde perde una figura importante, ma la scomparsa di questa personalità dall’alto valore simbolico e spirituale potrebbe anche segnare una svolta nella storia del ruolo politico del clero iraniano – scrive Mea Cyrus da Londra

***

La scomparsa dell’Ayatollah Hossein Ali Montazeri ha portato a conclusione un importante capitolo nella storia della Repubblica Islamica, ma può anche aver aperto un nuovo capitolo per quelli che in Iran hanno sfidato le intimidazioni e hanno espresso la loro insoddisfazione per le controverse elezioni presidenziali di giugno e le sue sanguinose conseguenze.

Montazeri, uno dei primi architetti della Rivoluzione del 1979, era destinato a prendere in consegna le redini del potere dopo Khomeini, ma divenne invece uno strenuo oppositore del governo. Il regime lo tollerò a malincuore, e alla fine lo mise agli arresti domiciliari. Ma ricorse anche ad altri mezzi per limitare la sua influenza: il suo seminario a Qom venne chiuso, il chierico che gestiva il suo sito web fu chiamato a comparire dinanzi al Tribunale speciale del Clero, e tre nipoti di Montazeri furono arrestati.

Essendo un uomo che ebbe tanto rilievo nella storia della Repubblica Islamica, Montazeri attirò strali contro di lui da ogni parte. A metà degli anni ‘80, fu coinvolto nella vicenda Iran-Contras, uno degli episodi più controversi nella storia dei rapporti USA-Iran. Mehdi Hashemi, che faceva parte dello staff di Montazeri, fece trapelare delle informazioni su questi accordi segreti, e fu successivamente giustiziato per tale ragione. Montazeri appoggiò Hashemi fino alla fine, e dovette pagare un caro prezzo per questo, etichettato come “uno sciocco” da Khomeini, il quale in passato lo aveva definito “il frutto della mia vita”. Dopo che egli era finito al di fuori del sistema che aveva contribuito a costruire, le foto di Montazeri furono rimosse dai luoghi pubblici e alcuni scherzi cominciarono a circolare su di lui, considerato uno sciocco facilmente manipolabile.
Nel corso degli anni, Montazeri è diventato uno dei pochi esponenti del clero che hanno osato contestare pubblicamente le credenziali religiose della Guida suprema Ali Khamenei. In un raro discorso tenuto nel 1997, egli rifiutò di riconoscere Khamenei come un Marja, ovvero come una Fonte di Emulazione, il grado religioso più alto per un chierico sciita. Dopo questo episodio, Montazeri venne messo agli arresti domiciliari per cinque anni, mentre gli agenti del governo distrussero il luogo che egli aveva utilizzato per i suoi sermoni religiosi.

Alla fine del primo mandato presidenziale di Khatami, tali limitazioni furono revocate e gli studenti ed altri poterono incontrarsi con Montazeri più liberamente, ma non senza uno stretto controllo da parte della sicurezza. Durante un viaggio che feci a Qom nel 2001, la presenza di agenti delle IRGC (il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana) in borghese e in divisa, di guardia attorno alla sua casa e al suo ufficio, era evidente. Ma Montazeri non fece mai marcia indietro. Nel 2007, disse a uno dei suoi allievi, Emad Baghi: “Questa non è una Repubblica Islamica”. La conferma di ciò sarebbe giunta con le elezioni del giugno 2009.

L’Ayatollah Montazeri è stato il primo fra gli esponenti del clero a criticare Khamenei per il caos post-elettorale, utilizzando termini come “Estebdad” (dittatura) per condannare la Guida suprema per il suo abuso di potere. Egli ha ricordato a Khamenei che è un peccato picchiare le persone con i manganelli mentre esse stanno agendo nell’ambito dei loro diritti, e ha messo in dubbio il suo responso islamico secondo cui le confessioni dei detenuti e dei prigionieri politici non erano il prodotto di coercizione e potevano essere usate come prova contro di loro in un tribunale. Montazeri ha anche invitato i militari e i Basij a rifiutare di eseguire l’ordine di picchiare i manifestanti, e ha avvertito che tutti sarebbero stati ritenuti responsabili delle loro azioni, a prescindere dalle presunte giustificazioni sulla cui base era stato ordinato loro di agire in modo così selvaggio.

La coincidenza della sua morte ha immediatamente spinto molti a ritenere che il governo fosse in qualche modo complice. In ogni caso, anche se non vi è alcuna prova che possa corroborare una cosa del genere, i seguaci di Khamenei devono essere stati sollevati davanti alla certezza di non avere più un uomo di un così colossale peso politico e spirituale sulla loro strada. Il regime si augura probabilmente che la morte di Montazeri indebolirà il Movimento Verde privandolo di un potente alleato, anche se i leader dell’opposizione tenteranno di fare di questo schietto leader spirituale una loro icona, usando la sua morte per mobilitare i loro sostenitori. Per i riformisti, tuttavia, il rispetto per Montazeri in qualità di figura simbolica non sarà sufficiente a colmare il vuoto lasciato dalla sua morte.

Gli iraniani sono noti per il fatto di commemorare lungamente i defunti e tesserne le lodi, dunque Montazeri avrà la garanzia di essere tenuto ancora in grande considerazione, soprattutto tenuto conto del clima di tensione politica in Iran. Ma la lunga e pesante campagna di propaganda del regime contro Montazeri ha macchiato il suo nome e la statura. Kayhan, un quotidiano diretto da Hossein Shariatmadari, rappresentante della Guida suprema al Kayhan Press Institute, è stato in prima linea negli attacchi contro Montazeri, spingendo Attaollah Mohajerani, ministro dell’orientamento e della cultura islamica nella prima amministrazione Khatami, a chiedersi in un’intervista, “chi rappresenta colui che dirige Kayhan, che ha così duramente e abusivamente attaccato l’Ayatollah Montazeri?”.

Per ironia della sorte, anche se Montazeri sarà tenuto in grande considerazione da alcuni segmenti religiosi e conservatori della società iraniana, molti all’interno dell’opposizione iraniana non hanno grande stima di nessun esponente del clero. I mullah possono essere applauditi quando si esprimono pubblicamente contro la repressione del governo, ma difficilmente possono essere visti come leader capaci di unire la società iraniana sotto un’unica bandiera, dopo 30 anni di fallita teocrazia. In questo senso, l’Ayatollah Montazeri è stato una figura venerata da utilizzare per attaccare l’establishment religioso, ma non uno che potesse guidare l’opposizione. Questo argomento può essere applicato in una certa misura anche ad altri religiosi ed ex-funzionari, compreso Mussavi. Queste personalità sono appoggiate dall’elite laica ed istruita solo perché condividono un obiettivo comune: cacciare Ahmadinejad e Khamenei. Ma fino a quando il movimento di opposizione non sarà in grado di produrre dei leader propri, le personalità religiose e gli ex-funzionari, vivi o morti, saranno una buona base su cui costruire l’opposizione.

* * *

Molti sono accorsi a Qom per i funerali di Montazeri allo scopo di mostrare la forza dell’opposizione. Dopo il terzo e il settimo giorno, il quarantesimo giorno dopo la morte di Montazeri rappresenterà un’altra opportunità di calendario per ulteriori cortei e proteste, per non parlare poi di ogni anniversario successivo. Temendo questa possibilità, gli agenti in borghese delle IRGC e dei Basij si sono talmente stipati nella moschea dove si sarebbe dovuta tenere la commemorazione di Montazeri che è stato necessario annullare tutto. Nelle interviste rilasciate alla stampa, il figlio di Montazeri, Saeed, ha detto che erano improvvisamente apparse nella moschea talmente tante foto di Khamenei che tutti hanno avuto la sensazione che si trattasse quasi del funerale della Guida suprema.

Per ironia della sorte, un grande ayatollah la cui statura era al di sopra di quasi tutti gli esponenti del clero – sia quelli scesi in politica che gli altri – è diventato un’icona per coloro che perseguono la democrazia e la trasparenza, o addirittura il concetto più radicale di un sistema politico laico. Solo pochi mesi fa, l’Ayatollah Montazeri ha ammesso che ciò che lui ed altri volevano con il principio del velayat-e faqih (il governo del giurisperito), visto come base di un sistema di governo post-rivoluzionario, è stato un “errore “, e ha dichiarato che il sistema era deragliato dalla traiettoria voluta. Eppure, la linea ufficiale del governo nei confronti di Montazeri lo ha dipinto come uno che ha cambiato linea di pensiero ed è diventato a dir poco un burattino nelle mani di elementi anti-rivoluzionari, al servizio dei nemici e dei sionisti.

In passato, l’Ayatollah aveva anche ritirato il proprio appoggio al sequestro dell’ambasciata americana a Teheran, definendolo anch’esso un errore. Tuttavia, il vero scontro che rese Montazeri un nemico dello stato fu la sua robusta e pubblica protesta contro le esecuzioni di massa di migliaia di detenuti – fra cui molti membri dell’MKO (Organizzazione dei Mojahedin-e-Khalq, anche nota come PMOI o MEK) (N.d.T.) ), un’organizzazione che con l’aiuto degli iracheni cercò di rovesciare il regime dei mullah durante la guerra Iran-Iraq, verso la fine degli anni ‘80.

In una famosa lettera all’Ayatollah Khomeini, Montazeri condannò fermamente le uccisioni definendole un atto che avrebbe avuto una ricaduta negativa sul regime. Invece di dar retta al suo appello, la macchina di propaganda politica della Repubblica Islamica lavorò sodo per dipingerlo come una persona impotente e incapace, che non meritava di guidare il paese. Khomeini, nella lettera in cui respinse Montazeri come suo successore, dichiarò di non essere stato favorevole all’elezione di quest’ultimo (da parte dell’Assemblea degli Esperti) come suo erede al potere a causa della “debolezza e stoltezza” di Montazeri.

Religiosi come Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, che era allora presidente del parlamento, collaborarono alla campagna. Rafsanjani si schierò dalla parte del governo e rimase cauto negli anni successivi, al fine di evitare di simpatizzare pubblicamente con Montazeri. Questo spiega perché molti religiosi attivi in politica non hanno partecipato alla sua sepoltura; coloro che lo hanno fatto erano principalmente appartenenti a un fronte di chierici noti per il loro dissenso. Ci sono stati altri religiosi molto conosciuti che sono accorsi a rendere il loro omaggio, ma come l’Ayatollah Javadi Amoli, essi non sono coinvolti nella politica, e vedono Montazeri principalmente come una figura religiosa.

Dopo Khomeini, qualsiasi figura politica o religiosa che mostrava qualche segno di simpatia nei confronti di Montazeri fu ostracizzata, anche nell’ambito dei seminari islamici. La nuova Guida suprema ritenne, ad esempio, che Mussavi e Abdullah Nouri, un ex ministro degli interni, erano politicamente sorpassati perché continuavano a mostrare un grande rispetto per Montazeri. A Qom, essere uno studente della scuola di Montazeri comportava alcuni pericoli, ma era anche un elemento di distinzione. Un accademico di cui feci la conoscenza in passato quasi sussurrava, ai nostri corsi universitari, ogni volta che voleva parlare dei contributi di Montazeri al pensiero politico islamico. Lo chiamava Faghih-e Alighadr (Sua Eccellenza, o studioso di grande importanza), una tendenza che continua ancora oggi.

Con la morte di Montazeri, il Movimento Verde perde una figura importante al vertice dei suoi ranghi, le cui idee e le cui critiche erano molto difficili da contrastare per il regime. Mussavi e altri leader dell’opposizione erano soliti farsi consigliare dall’Ayatollah Montazeri e da altri religiosi invisi all’establishment. Altri, e in una certa misura l’Ayatollah Saanei Yousef, hanno incoraggiato attivamente la gente a resistere alla repressione. Ma il fatto che sia venuta a mancare una figura così importante avrà i suoi effetti sul movimento.

Tuttavia, sia a livello personale che simbolico, Montazeri e altri religiosi mancano dell’appeal necessario per essere i leader dell’opposizione politica, e in ultima analisi, di un nuovo governo. La tendenza attuale nella Repubblica Islamica è quella di allontanarsi dal clero per quanto riguarda gli incarichi politici. Basta confrontare il secondo o terzo Majlis (parlamento), che erano dominati dal clero, con quello di oggi. O considerare gli incarichi governativi come quello della presidenza, in cui i nuovi leader provengono dai ranghi delle forze armate e degli apparati di sicurezza, e non da Qom.

Per rimanere rilevanti, alcuni religiosi hanno cominciato a mettersi dalla parte della gente. Se si ascolta con attenzione la loro retorica, ci si rende conto che essi hanno cominciato a ricavare sempre più i loro orientamenti dalle esigenze e dai desideri della gente, ed hanno agito di conseguenza. Non troppo tempo fa, religiosi di alto rango come Montazeri o Khomeini sfornavano principi rivoluzionari come quello di un governo islamico in un quadro repubblicano. Ma ora, non sono più nella posizione di dire alla gente cosa fare o cosa perseguire. Invece, essi ascoltano e offrono il loro peso politico e religioso al popolo.

Ciò rende quasi impossibile prevedere chi sarà in prima linea per la successione, quando Khamenei morirà. Questo non vuol dire che i chierici abbiano cessato di avere qualsiasi influenza o potere, ma solo che la loro immagine è stata offuscata e la loro influenza è in declino.
Esiste una maggioranza nelle zone rurali e anche nelle aree urbane dell’Iran che continua ad essere religiosa, cosa che dà al clero un certo potere. Ma esiste anche una corrente storica sotterranea che è stata lungamente all’opera nel secolo scorso, almeno a partire dalla Rivoluzione Costituzionale, e ciò potrebbe alla fine confinare i religiosi nei seminari e separare la politica dalla religione.

Mea Cyrus (Londra)

http://www.medarabnews.com/2009/12/30/iran-dopo-montazeri/

Edric
31-12-2009, 00:08
Quello che traspare in questo ultimo articolo è, secondo me, un'analisi molto prudente, che prevede che al momento il fermento che c'è in Iran in questi giorni sia si un segnale importante ma anche solo il prodromo di un cambiamento che avverrà nel tempo.
Insomma non siamo, secondo gli autori, ancora di fronte alla possibilità di una rivoluzione in senso più democratico.

Amanda
31-12-2009, 13:49
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Iran: rivoluzione via Facebook

31 dicembre 2009

di Valerio Venturi

Iran anno zero. Mentre cresce la repressione di pasdaran e basij, nel martoriato Paese si apre la prospettiva seria di una svolta. Anche grazie al web. Ahmed Rafat, giornalista italo-iraniano che Ahmadinejad non volle in sala al vertice della Fao a Roma '08 perchè "sgradito", scommette su un cambiamento: "La gente è nelle strade e non vuole tornare a casa; nonostante la violenza del governo, le manifestazioni di resistenza sono quotidiane. Se Internet funziona, ce la faranno".

Che ruolo stanno svolgendo il web e i nuovi sistemi di comunicazione?

Sta per uscire un libro che ho scritto per l'editore Barbes che si intitola "Iran: la rivoluzione online", ed è il frutto di interviste fatte su web: la tesi è che questa sia la prima rivoluzione a livello mondiale che si svolge grazie all'uso dei social network, dei telefonini...Ho parlato con uno dei capi di Facebook ed era sorpreso: non si aspettava che la loro piattaforma potesse servire per la democrazia in Iran. Ma è così: le riunioni si organizzano su web, con sms, le persone si scambiano le informazioni con il bluetooth, e non è un caso che il governo stia facendo di tutto per 'tagliare' internet e gli sms.

Quali sono i leader della rivolta?

Il movimento verde non accetta leader; sono i leader, semmai, che corrono dietro al movimento. Lo slogan è: "per Moussavi e Carrubi. Con voi, finchè siete con noi". Non c'è carta bianca ma critica dal basso. Questa è un'altra novità: la piazza si auto-organizza e trascina i leader usando le tecnologie. Moussavi, il più in vista, deve correggersi ogni volta per adeguarsi alla volontà del popolo; nella rivolta contro lo Scià, la gente eseguiva i comandi che venivano dall'alto.

Chi sono i manifestanti?

L'Iran ha 70 milioni di abitanti, più del 60% hanno meno di 30 anni. Il movimento verde è giovane e comprende persone che sanno bene cosa succede altrove - ci sono 52 canali e 500 radio in farsi; soggetti che sanno usare il web e le nuove tecniche. I rivoltosi sono non violenti: pure quando subiscono, non uccidono nè feriscono. Quando i miliziani sono catturati, vengono spogliati dei loro vestiti, che si bruciano; quindi sono cacciati con l'arma al collo. La scelta della non violenza e l'uso determinante delle nuove tecnologie sono la risposta dell'Onda all'arretratezza e alla violenza del regime.

C'è un orientamento politico predominante?

Il movimento è arcobaleno: comprende al suo interno dai marxisti ai conservatori religiosi non radicali. Una fascia ampissima di moderati, laici...

Quasi come il Pd. Non c'è rischio di visioni divergenti?

La varietà è una ricchezza e un limite. In Iran non c'è cultura di partiti politici e questo può rappresentare un problema perchè non c'è alternativa, c'è la paura che si parli e basta, o che, come già accadde, un 'settore' prevalga sugli altri. Si va per gradi. Si dà per scontato che il governo post-rivoluzione sia formato da religiosi riformisti, così come pare certo che il presidente eletto - per la gente è Moussavi - sostituirà Ahmadinejad. Ma non sarà forte, dovrà far i conti con una piazza sveglia e vigile.

Cosa chiede la piazza?

Gli slogan diventano sempre più radicali e determinati. Si diceva: "ridammi il voto", ora "dovete andarvene". Si chiede la fine della repubblica islamica e si invoca la democrazia. I Paesi occidentali devono sostenere il cambiamento per avere un partner affidabile e un nucleare non pericoloso. Occorre bloccare le interazioni con Ahmadinejad, studiando il modo per fornire internet via satellite ai manifestanti.

Da Il Fatto Quotidiano del 31 dicembre

Amanda
31-12-2009, 14:04
buon anno ai giovani iraniani

kalandar
11-01-2010, 13:55
vi prego di firmare l'appello e di farlo girare il più possibile.


Iran : arrestato dopo la commemorazione dell'Ashoura


Data di pubblicazione dell'appello: 08.01.2010
Status dell'appello: attivo
AU 05 MDE 13/003/2010


http://www.amnesty.it/flex/images/D.03cb9f1cbb08270d0cc5/200Baghi.jpg


Difensore dei diritti umani e vincitore del premio Martin Ennals, Emadeddin Baghi è stato arrestato il 28 dicembre 2009, il giorno dopo le dimostrazioni durante le commemorazioni dell'Ashoura. Baghi è un prigioniero di coscienza.

Emadeddin Baghi è stato arrestato nella sua abitazione alle 6.45 del 28 dicembre 2009 da quattro ufficiali armati e in borghese. Questi, dopo aver fatto irruzione, hanno picchiato ripetutamente il cognato di Baghi, che si era rifiutato di fornire i documenti. Baghi, mentre veniva portato via, ha rassicurato la moglie e la sorella che avrebbe tenuto duro in prigione; gli ufficiali gli hanno risposto che non c'era bisogno di tenere duro dal momento che non sarebbe sopravvissuto a lungo in carcere.

Le autorità non hanno fornito alcuna informazione su quanto accaduto né hanno autorizzato il suo avvocato a contattarlo. Il 6 gennaio, la famiglia ha riportato che un uomo, da poco rilasciato dalla prigione di Evin (Teheran), avrebbe sentito la voce di Baghi nel carcere, dove sarebbe detenuto in isolamento. Baghi ha gravi problemi di salute, molti causati da una precedente detenzione. Il suo dottore ha chiesto alle autorità di non sottoporlo a pressione per evitare il peggiorarsi delle sue già gravi condizioni di salute.


Informazioni aggiuntive

Emaddedin Baghi è un noto difensore dei diritti umani, giornalista e scrittore, che è stato ripetutamente arrestato. Ha fondato l'Associazione per la difesa dei diritti dei detenuti, che le autorità hanno chiuso nell'agosto 2009, a seguito delle denunce di numerose violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza commesse dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009. Dalla sua costituzione nel 2002, l'Associazione ha fornito molte informazioni sulle torture e altri abusi commessi contro i detenuti.

Nell'ottobre 2008, Baghi è stato rilasciato dal carcere di Evin dopo aver scontato la condanna a un anno di detenzione per "minacce alla sicurezza nazionale", emessa nel 2003 a seguito delle sue critiche sull'uso della pena di morte da parte del governo.

Mentre era in custodia, gli è stato impedito di andare in bagno per quattro giorni e la polizia gli ha fornito con forte ritardo le cure mediche urgenti e necessarie. Gli è stato concesso un permesso per motivi di salute, ma ha ancora problemi a un rene, alla vescica e altre complicazioni causate dai maltrattamenti subiti.

Altri difensori dei diritti umani sono stati arrestati nelle recenti settimane, inclusi sette membri del Comitato dei reporter dei diritti umani, Saeed Kalanaki, Saeed Jalalifar, Shiva Nazar Ahari, Koohyar Goodarzi, Saeed Haeri, Parisa Kakayi e Mehrdad Rahimi.

Il 28 dicembre 2009 è stato arrestato, tra gli altri, l'ex ministro degli Esteri Ebrahim Yazdi, 78 anni, principale membro del Movimento per la libertà, consigliere dell'ex presidente Mohammad Khatami e del candidato alle elezioni presidenziali del giugno 2009, Mir Hossein Mousavi. Secondo il giornale online Parleman, Morteza Haji e Hasan Rasoulid, amministratori dell'Organizzazione non governativa dell'ex presidente Khatami, Baran, e Alireza Beheshti, Ghorban Behzadian-Nejad e Mohammad Bagherian, tutti consiglieri di Mousavi, sono stati arrestati.

Tra il 28 e il 29 dicembre sei noti giornalisti sono stati arrestati. Mashallah Shamsolvaezin, Morteza Kazemian, Keyvan Mehregan, Reza Tajik, e due donne, Badrolsadat Mofidi e Nasrin Vaziri, sono tra le numerose persone arrestate a seguito delle commemorazioni dell'Ashoura.

Mashallah Shamsolvaezin, ex presidente dell'associazione dei giornalisti iraniani (ufficialmente chiusa nel 2008) è stato arrestato il 29 dicembre da sei ufficiali della sicurezza in borghese, che hanno fatto irruzione nella sua abitazione. Quando ha chiesto di vedere il mandato di arresto, è stato minacciato e portato via in un luogo di detenzione sconosciuto.

Morteza Kazemian, che collabora con il sito d'informazione Jaras, vicina a Mousavi, è stato arrestato alle 01,00 del 29 dicembre. Reza Tajik, giornalista del quotidiano Etemad, è stato arrestato di fronte agli uffici del giornale alle 14,15 del 29 dicembre da ufficiali del ministero dell'Intelligence. Era già stato in prigione per 46 giorni dopo le elezioni del giugno 2009. Badrolsadat Mofidi è la segretaria dell'Associazione dei giornalisti iraniani mentre Nasrin Vaziri è la corrispondente parlamentare per l'agenzia di informazione dei laburisti iraniani e per Khabar online.

Firma subito l'appello (http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/225)