Visualizza Versione Completa : Riforme, Fini: maggioranza da sola non basta a riscrivere regole
PRATO (Reuters) - Le riforme devono essere quanto più possibile condivise. Lo ha detto oggi il presidente della Camera Gianfranco Fini.
"Riscrivere la regole deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa... Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani", ha detto Fini a Prato.
"L'esperienza recente deve insegnare a tutti che se vogliamo riforme condivise, in grado di gettare solide basi di credibilità delle istituzioni per il prossimo futuro, non ci si deve stancare di cercare il confronto ed evidenziare positivamente quello che può unire mettendo in disparte o in secondo piano tutto ciò che può dividere".
Fini ha poi aggiunto che "il Paese non può continuare a dilaniarsi come in una perenne campagna elettorale".
Fonte:http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE5AF0JU20091116
Fini: rispetto per arbitro e regole. Berlusconi: sono tutti contro di me
Il premier a Bruxelles: la mia unica colpa, dice, è quella di dire le cose come stanno
Fini: rispetto per arbitro e regole. Berlusconi: sono tutti contro di me
RENDE (COSENZA) - In politica "ci si scontra ma si rispetta l'arbitro e si rispettano le regole del campionato": Gianfranco Fini ricorre ad una metafora calcistica per sottolineare la necessità nella politica italiana di "avere dei valori condivisi". Parlando all'università della Calabria, il presidente della Camera rileva: "Nella politica servono valori condivisi e la parola avversaria è tipica del gergo sportivo. Come in Milan-Inter o Roma-Lazio ci si scontra ma si rispettano l'arbitro e le regole del campionato".
BERLUSCONI: DAL COLLE A FINI TUTTI CONTRO ME - Me ne hanno dette di tutti i colori, dal presidente della Camera al presidente della Repubblica, anche il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi parlando ai giovani del Ppe incontrati a margine del vertice del Consiglio europeo, a Bruxelles, secondo quanto riferito da diversi presenti. La mia unica colpa, ha aggiunto facendo riferimento al suo intervento di ieri al congresso del Ppe di Bonn, è quella di dire le cose come stanno. Berlusconi è poi tornato a lamentarsi di 'Annozero' spiegando che i contenuti della trasmissione di ieri gli sono stati riferiti dal suo portavoce Paolo Bonaiuti. Il cavaliere ha parlato di processo mediatico, sottolineano le medesime fonti, e di accuse teatrali nei suoi confronti.
BERSANI, SE CERCA STRAPPO AVRA' REAZIONE DURA - "Se Berlusconi va avanti a strappi, credo si troverà davanti una reazione dura e credo che anche il centrodestra dovrebbe riflettere". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, intervenendo alla manifestazione del pubblico impiego e della scuola della Cgil, ha commentato le parole pronunciate ieri da Berlusconi al congresso del Ppe. Bersani ha ricordato la giornata di ieri: "E' iniziata con una discussione aberrante sulla finanziaria; poi c'é stata la protesta degli enti locali; poi ci sono stati i terremotati dell'Aquila, che in 30 mila sono ancora negli alberghi della costa; e alla fine sui giornali tutto questo scompare perché Berlusconi ha detto la sua. Da questo meccanismo il Paese esce rotto. Noi non possiamo accettare che il Paese e il Parlamento non affrontino i problemi dei cittadini". Secondo Bersani Berlusconi sta volutamente "drammatizzando lo scontro, sta cercando una situazione da giudizio di Dio. Se fosse uno statista non farebbe questo ma cercherebbe gli interessi del Paese. Ma se va avanti a strappi credo che si troverebbe davanti una reazione dura e credo che anche il centrodestra dovrebbe riflettere". "Assistiamo - ha detto ancora il segretario del Pd - a delle martellate, delle picconate ai muri della casa comune. Berlusconi fa riferimento a un sistema senza bilanciamento, dove chi vince non governa ma comanda, e in un sistema democratico non funzione così". "Noi ci opporremo - ha concluso Bersani - e credo che non saremo soli, perché anche chi ha votato centrodestra no può accettare questo".
SCAJOLA,RIEQUILIBRIO POTERI PER SERENA ATTIVITA' - "Da tempo il presidente del Consiglio pone il problema di un doveroso riequilibrio dei poteri che rispetti la sovranità popolare. Oggi c'é molta confusione e prima viene risolto questo problema, prima si garantirà il procedere dell'attività parlamentare e governativa". Così il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha commentato le dichiarazioni rese ieri dal premier Silvio Berlusconi al Ppe e i successivi commenti da parte del presidente della Repubblica e del presidente della Camera. Scajola, a margine di un convegno dedicato a Guglielmo Marconi, ha comunque riconosciuto "tutto il doveroso rispetto verso il capo dello Stato e le principali autorità istituzionali".
GASPARRI, C'E' UN ATTACCO FORSENNATO SINISTRA - "C'é un attacco forsennato della sinistra politica e giudiziaria che, non riuscendo a ribaltare democraticamente il risultato elettorale, attraverso sentenze, pentiti pluriomicidi che inventano menzogne di ogni tipo alimentano una forte tensione". Così il presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri, intervenendo questa mattina alla trasmissione 'Un caffe' con' di Sky Tg24 sulle dichiarazioni del premier al Congresso del Ppe a Bonn. "Berlusconi, con le modalità che gli sono proprie, ha denunciato - ha aggiunto - una manovra che è certamente in atto. Si può condividere o meno lo stile, il tono, ma certamente ne ha tutte le ragioni perché l'attacco è reiterato, forsennato, infondato e non altera gli equilibri del consenso che sono a favore di Berlusconi e del centrodestra perché la gente sa distinguere chi governa e chi semina menzogne". Sulla scelta poi di utilizzare una platea internazionale quale il congresso di Bonn, Gasparri osserva che "Berlusconi ha parlato al Ppe, la nostra casa madre. Credo che avesse il diritto di dare la sua chiave di lettura davanti a leader che leggono notizia deformate. Lo ha fatto con toni che gli sono propri, ma a volte la denuncia vibrante è anche arma dell'ironia e dell'auto-ironia. Credo che sia stato utile denunciare anche a livello internazionale la vergogna dell'uso di pluriomicidi in sedi giudiziarie per campagne di menzogne. Dovrebbero essere riarrestati come calunniatori e forse - ha concluso Gasparri - anche quelli che li manovrano, con la toga o senza, se ci fosse un tribunale serio dovrebbero essere chiamati a rispondere di quello che fanno".
DI PIETRO, E' COME CAUDILLO SUDAMERICANO - "Berlusconi è come qualche 'caudillo' sudamericano che pensa che le istituzioni siano sue proprietà". Così Antonio Di Pietro, leader di Idv, durante la manifestazione della Cgil su scuola e pubblico impiego, ha commentato le affermazioni di ieri di Berlusconi. "Sta succedendo qui da noi - ha aggiunto - quello che succede in alcuni paesi del Sud America, dove non c'é rispetto delle istituzioni". Quanto al presidente della Camera Gianfranco FIni, Di Pietro ha detto di essere "grato" per il fatto che egli "fa il suo dovere istituzionale, di regolare i giochi parlamentari in modo imparziale". "Contro questo governo - ha concluso Di Pietro - si arriverà allo scontro di piazza".
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/12/11/visualizza_new.html_1645259117.html
Il Cavaliere vede tutti tranne Fini
Gianfranco Fini vorrebbe riequilibrare i pesi nel Pdl
Il silenzio tra i due leader del partito
E Vittorio Feltri attacca la Polverini
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Dovevano incontrarsi a ridosso di Natale e non se n’è fatto niente. Poi l’appuntamento doveva essere fissato prima della fine dell’anno ma il telefono non è squillato né a Montecitorio né ad Arcore dove il «premier dell’amore» si sta curando le ferite. Ora a Palazzo Chigi assicurano che Berlusconi e Fini si vedranno dopo la Befana, «come è logico, alla ripresa dell’attività politica...». Attività che, per la verità, il presidente del Consiglio non ha mai interrotto, neanche quando era all’ospedale. Durante le feste il Cavaliere ha aperto i cancelli di Villa San Martino al suo amico Bossi e allo stato maggiore leghista, ha ricevuto capi e vicecapigruppo del Pdl, decine di parlamentari. Tutti di stretta fede berlusconiana che hanno intonato lo stesso ritornello: «Fini è isolato, in minoranza anche dentro la componente ex An. Ce lo assicurano lo stesso Gasparri e La Russa». E Berlusconi annuisce sornione, dall’alto dei consensi che volano dopo l’aggressione di Piazza del Duomo. Fini può cuocere a fuoco lento.
Chissà se e quando ci sarà il rendez-vous che il presidente della Camera aveva chiesto per chiarire alcune questioni, a cominciare dalla necessità di rinegoziare il patto fondativo del Pdl. In soldoni, Fini non si sente rappresentato da nessuno dei tre coordinatori del partito, compreso Ignazio La Russa, e nell’ufficio di presidenza dove gli uomini che rispondono a lui sono un’esigua minoranza. E non è un caso infatti che Berlusconi sia diventato l’alfiere del partito strutturato, con un milione di tessere, che prende le decisioni negli organismi interni, a maggioranza. Tutto ciò serve a seppellire la logica spartitoria 70-30 su cui si fondava la fusione Fi-An.
Ma non sembra che Fini voglia desistere dall’intenzione di far rispettare i patti e di contare anche sulle scelte economiche e sulla riforma fiscale che il ministro Tremonti sta studiando con il premier e Bossi. La terza carica dello Stato ha messo la sordina a certi suoi cavalli di battaglia come la cittadinanza breve per non danneggiare la «sua» candidata nel Lazio, Renata Polverini. Non è però disposto a farsi bastonare dal Giornale di Vittorio Feltri, che ieri in prima pagina ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente («Quando Fini voleva cacciare gli immigrati»), corredato dai volantini che An distribuiva nel 2006 per sostenere lo stop all’immigrazione clandestina.
Berlusconi assicura di non essere responsabile degli attacchi del Giornale di sua proprietà. Fini non ci crede e ci vede sempre lo zampino del Cavaliere dietro le sortite di Feltri. Il quale ieri ha detto che non voterebbe mai la Polverini: la segretaria dell’Ugl è «un Guglielmo Epifani in gonnella». Insomma, dicono dalle parti di Montecitorio, la «candidata di Fini» viene impallinata dall’ala dura dei berlusconiani che voglio la guerra e l’espulsione di Fini, dopo aver visto fallire il piano di elezioni anticipate. E dietro Feltri lo stesso Fini vede i «cattivi suggerimenti» di Daniela Santanchè, la quale viene data in entrata nel governo: sottosegretaria al Welfare; una posizione che potrebbe dare molto fastidio quando si parlerà di immigrazione e cittadinanza. E’ Berlusconi che ha promesso alla Santanchè l’ingresso nell’esecutivo nonostante il veto di Fini. Inoltre l’altro sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento dovrebbe essere Carmelo Viceconte, anche lui berlusconiano.
E in quota Fini non andrà nulla. «Attorno al Giornale - spiega il senatore finiano Andrea Augello - si salda un pezzo del Pdl che rappresenta la spinta più oltranzista volta a liquidare Fini. Eppure l’indicazione della Polverini era un segnale di serenità nei rapporti tra il premier e il presidente della Camera. L’attacco di Feltri mira ad evitare che scoppi la pace. Il 2010 si apre con la novità di un giornale di destra che cerca di fare un favore al centrosinistra». L’incontro tra Fini e Berlusconi, se e quando ci sarà, non potrà essere interlocutorio. Tra qualche settimana, ragionano i finiani, la maggioranza dovrà votare il legittimo impedimento e il processo breve. L’avvertimento è chiaro: «Non è il caso di mettere alla prova la forza parlamentare di Fini».
Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/50893girata.asp
Fini: dopo il voto, le riforme
«Non c'è Tangentopoli bis»
Appello del presidente della Camera ai Poli: «Dopo marzo un disegno di riforma della Costituzione»
MILANO - Dopo le Regionali, riforme condivise. È l'appello-auspicio che il presidente della Camera Fini rivolge ai Poli. «Spero che, finita la consultazione elettorale di marzo, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione» dice il numero uno di Montecitorio durante un incontro al Teatro Comunale di Pietrasanta. Fini torna anche sulle indagini che riguardano grandi eventi e appalti, sostenendo di non ritenere che si tratti di una «nuova tangentopoli» ma di un «fenomeno di malcostume diffuso». «Non è sufficienti essere arrestati - è l'opinione di Fini - per essere automaticamente dei delinquenti». I magistrati che indagano sulle inchieste sul G8 e sull’Aquila si devono vergognare, come ha detto il premier Silvio Berlusconi?, chiedono al presidente della Camera. «No», risponde Fini. «È notorio che il capo del governo usa espressioni molto dirette, perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune procure: ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi sì garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi, ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è».
LISTE PULITE - Il numero uno di Montecitorio lancia anche la sua personale proposta sulle "liste pulite" andando oltre il piano di Berlusconi di escludere dalle elezioni i candidati corrotti. «Se domani - è il pensiero del co-fondatore del Pdl - il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe "meno male", reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi».
«PIANO ANTICRISI? PRONTO A LAVORARE» All'appello di Fini sulle riforme condivise risponde in breve tempo il leader del Pd Pier Luigi Bersani: «Le elezioni sono importanti ma c'è un Paese - spiega il segretario dei democratici -. Le riforme se condivise possono essere fatte prima, dopo e durante ma la questione è: di cosa stiamo parlando. Quando si parla di riforme arrivano cose strane in Parlamento». «Io farei da subito - aggiunge Bersani - qualche buona operazione sull'economia con delle riforme. Ed invece da due mesi in Parlamento arrivano cose stravaganti». Alle riforme, sostiene il leader Pd, bisogna «dare un nome e un cognome: parliamo di un piano nazionale anticrisi? Sono d'accordo e pronto a lavorare da subito». Laconico il commento del leader dell’Idv, Antonio di Pietro: le riforme da fare sono molte, secondo l'ex pm, che però sottolinea: «Di questo governo non mi fido». «L'invito ad aprire un confronto - afferma di Pietro replicando agli auspici del presidente della Camera Gianfranco Fini - sui temi istituzionali è destinato a cadere nel vuoto perché la reale volontà del governo, fino ad oggi, è stata quella di calpestare i principi della Costituzione adattandola agli interessi dei soliti furbetti del quartierino e di utilizzare il Parlamento a proprio uso e consumo. Si continua a parlare di riforme ma - conclude l’ex pm - le uniche proposte che abbiamo visto sono le stesse contenute nel progetto della P2: pieno controllo e abolizione della libertà di stampa, subordinare il potere giudiziario a quello legislativo e indebolire il sindacato».
Fonte: http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_22/fini_riforme_appello_2fc232a6-1fd5-11df-b445-00144f02aabe.shtml
___________________
Trovo giusto l'appello alla condivisione. Ma oggi c'è qualcosa politicamente da condividere con due schieramenti che sono un'amalgama di interessi particolaristici di questo o di quel poltico?
Mentre non condivido il fatto che la corruzione italiana sia solo "malcostume". No, la corruzione è da noi parte del sistema, e con essa non si vuol fare i conti anche se ognuno dichiara di "volerla lottare".
Powered by vBulletin® Version 4.2.1 Copyright © 2013 vBulletin Solutions, Inc. All rights reserved.